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QUI TOURING dell'ottobre 1972 - Copertina con interrogativo: "E' ancora possibile salvare la natura ?"

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La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 
 
 
 

Fotografie © GIOVANNI MENCARINI

 
Castelli medievali
PONTREMOLI - Il Castello del Piagnaro che è anche sede del Museo delle Statue Stele
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Il Piagnaro di Pontremoli
In Italia la Lunigiana ha la più alta concentrazione di antichi castelli. Se ne contano circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati e/o ristrutturati, altri un po' meno. Tutti hanno alle spalle storie interessanti.
Uno di questi è il Castello del Piagnaro di Pontremoli, sede del "Museo delle Statue Stele" (vedi link "Liguri Apuani"), che custodisce la più ricca raccolta di questi originali idoli di pietra. Costruito con funzione di controllo dei percorsi della Via Francigena che mettevano in comunicazione la Pianura Padana con la Val di Magra e la costa tirrenica, fu distrutto nel 1110 dall'Imperatore Arrigo V. Nel 1167 resistette all'assalto di Federico Barbarossa. Fu abbattuto nuovamente nel 1252 da Federico II e ricostruito nel 1257 ad opera del figlio Enzo.
Il maniero rivela la successione di numerosi interventi di restauro, resisi necessari a causa dei danni subiti nella sua funzione di difesa della città e della valle del Magra. Il maschio risale alla prima metà del XIII secolo. Significativi interventi di recupero si ebbero nei secoli XIV e XV.
Dal 1650, in virtù di questi ampliamenti e ristrutturazioni, venne considerato più simile ad una fortezza che ad un castello vero e proprio.
CASTELLO DEL PIAGNARO - La compagnia Arteatro recita Shakespeare (1) CASTELLO DEL PIAGNARO - La compagnia Arteatro recita Shakespeare (2) CASTELLO DEL PIAGNARO - La compagnia Arteatro recita Shakespeare (2)

La compagnia Arteatro recita Shakespeare (Sogno di una notte di mezz'estate)
nell'incantevole cornice del castello del Piagnaro a Pontremoli

●STAGE:  Eleonora Ambrosini,  Gabriele Boni,  Erika Canaccini,  Lorena Capellini,
Letizia Cecchinelli, Alfonso Di Maria,  Riccardo Nardinocchi,  Silvano Pelagotti,  Raffaello Piotto,
Tullia Bonaschi, Antonella Tofani,  Marco Visca  ● SCENE E COSTUMI:  Paolo Punzo e
Gloria Ferrari  ● LUCI:  Michele Giorgi   ● REGIA:  Roberto Menconi

● Bagnone
In un diploma di Ottone II del 981 si cita un "mercatum in plebe Sancti Cassiani", individuando qui un luogo di scambi commerciali facente riferimento alla pieve di Sant'Ippolito e Cassiano e difeso dal Castello.
La pieve, collocata nell'area della Via Francigena che conduceva verso il Passo di San Nicolao di Tea e verso la città del Volto Santo (Lucca), era inglobata in un sistema che per Offiano, Codiponte, Soliera, Monti e Bagnone conduceva all'incontro dei due percorsi nei pressi di Filattiera. Il Castello apparteneva ad una linea di fortificazioni individuabile nelle torri di Bagnone, Treschietto, Apella, Comano, forse Torre Nocciolo, Castevoli, Verrucola, Casola, Viano e Minucciano di Garfagnana.
Per lungo tempo la vita politica, amministrativa ed economica di Bagnone si svolse unicamente presso la collina del Castello. In seguito, venuto a cadere il sistema curtense ed aprendosi il sistema feudale al movimento delle merci, cominciò a nascere un nuovo borgo più in basso: Gutula (o pozzo), poi Borgo di Bagnone e quindi Bagnone, che crebbe per tutto il VI secolo, sviluppando una certa attività molinaria (nel 1446 la famiglia Malaspina fece costruire parecchi mulini lungo il torrente Pendeggia ed il fiume Bagnone).
Le case sul colle, attorno al castello, rimasero allora denominate "Castello", dalla persistente presenza della famiglia nobiliare dei Malaspina di Filattiera prima, e poi per la presenza del governo fiorentino dopo la seconda metà del Quattrocento.
E' proprio coi fiorentini che Bagnone diventa importante podesteria, sede del capitanato di giustizia. Il Castello segue le sorti delle vicende sociali e dell'epoca feudale, con la distruzione di parte delle mura e delle torri: oggi rimane un unico bastione circolare, che aveva funzione di polveriera ai tempi del Granducato.
Le poche mura rimaste circondano l'imponente villa Noceti, cresciuta su una piccola casupola, ampliata ed abbellita da un loggiato e da un ampio giardino nato sulle antiche mura, concesse a Francesco Noceti dalla Repubblica Fiorentina nel 1470. La torre richiama invece ad un più rude passato malaspiniano, sotto lo spino fiorito di Filattiera.
L'ultimo marchese Malaspina fu Cristiano, che vendette feudo e Castello alla Repubblica Fiorentina nel 1385, stanco delle continue ingerenze e delle sollevazioni della popolazione.
Si ricorda anche una piccola parentesi di dominio milanese, con l'assedio a Bagnone del condottiero Nicolò Piccinino, quando il Duca di Milano era in guerra con Firenze.
● Castiglione del Terziere
Castiglione del Terziere sorge a 230 metri sul livello del mare, fra i torrenti Bagnone e Civiglia, luogo ideale per abbracciare con un colpo d'occhio la verdeggiante conca lacustre lunigianese sottostante, disseminata di villaggi. Castiglione, in origine, era detto dei Corbellari, perché una famiglia con tale nome era stata infeudata dagli Estensi. Ora è chiamato del Terziere per avere formato quota della terza parte del patrimonio feudale del primo Marchese di Filattiera, Obizzo Malaspina, lasciata al figlio nel 1275.
Il borgo ha dato i natali a Giovanni Francesco Segalara, famoso capitano di Ventura del XVI secolo.
Tra il VI e VII secolo in questa località esisteva probabilmente un complesso fortificato che faceva parte della linea di difesa bizantina a protezione di Luni.
La struttura originaria del maniero indica una datazione costruttiva anteriore all'XI secolo, con pianta a quadrilatero e presenza di accesso fortificato, oggi identificabile nel dongione (mastio) centrale, nei resti di un recinto e di almeno una torre di fiancheggiamento verso sud-est. Erano fortificazioni destinate al controllo del territorio, molto probabilmente collegate da sistemi di segnali con altre torri di avvistamento.
Nel XII secolo, sotto il dominio del Corbellari, fu eretta ad oriente una grande torre quadrilatera a difesa del fianco più esposto del castello. La torre presenta i caratteri più avanzati della tipologia medievale.
Nel 1355 fu riconosciuto da un diploma di investitura di Carlo IV al marchese Franceschino Malaspina (detto "il soldato"), signore di Castiglione (feudatario del Terziere), il quale ristrutturò l'ala di levante, riorganizzò le mura e fece costruire il torrione circolare, che aveva un'accentuata scarpatura per adeguare le difese del castello alle nuove tecniche militari nelle quali iniziava a farsi strada l'impiego delle armi da fuoco..
La dominazione di Castruccio Castracani degli Antelminelli, che qui pose nel 1321 una sua sede seguendo il sogno di fare una grande dominio su Lunigiana, Garfagnana, Lucchesia e Versilia, e l'importanza che dal '400 il castello venne ad assumere nei disegni fiorentini di controllo del territorio e delle vie di comunicazione, indicano Castiglione del Terziere come presidio strategico nel tempo poiché ubicato all'incontro dei due rami della Via Francigena, quello di fondovalle e quello proveniente da Lucca attraverso il Passo di Tea.
Nel XVI secolo, sotto la Signoria di Firenze e il Granducato di Toscana subì continue migliorie edilizie per renderlo consono alle nuove funzioni di rappresentanza e sede amministrativa del territorio (capitanato di Giustizia) e quindi assumere le funzioni di prestigiosa dimora di magistrati e funzionari della signoria fiorentina. Di quel periodo è particolarmente suggestivo il salone delle udienze con il grande camino rinascimentale.
Il castello è stato restaurato negli anni '70 dal Prof. Loris Jacopo Bononi che lo elesse anche a propria dimora fino alla sua scomparsa. Oggi è sede del "Centro di Studi Umanistici Niccolo V" e di una importante biblioteca, con testi rari e unici, curata da questo insigne medico appassionato di letteratura.
Tra questi si segnala il volume "Legenda aurea sanctorum" di Jacopo da Varazze (stampato nel 1476 ed unico esemplare esistente in Italia), e il "De civitate Dei" di Augustinus Aurelius.
Il Comitato Omnia Vanitas sta attualmente collaborando con il Dipartimento degli studi di Firenze e Roma, Facoltà di Architettura, per realizzare un progetto di ricerca che mira a valorizzare il territorio, istituendo come punto di riferimento il castello di Castiglione. In memoria dell'opera e degli insegnamenti del prof. Bononi, il maniero dovrebbe diventare presto un luogo di studi internazionale, atto ad accogliere universitari provenienti da tutto il globo. Maggiori informazioni su questo progetto si trovano nella pagina principale sulla Lunigiana (vedi link nella colonna a sinistra).
● Fosdinovo
Secondo alcune ipotesi storiche il castello del borgo murato di Fosdinovo (un tempo detto "Città Imperiale") risale al IX secolo e le sue origini sono riconducibili alla leggenda della traslazione della salma di San Terenzio, ucciso nei pressi di Avenza.
Il maniero venne edificato in tre diversi tempi. Verso il 1200 i nobili d'Erberia costruirono il Cassero, che restò poi annesso alla rocca, fondata dai Malaspina e man mano ingrandita. In questa sono evidenziabili la Torre del Medioevo, le logge del secolo XVI e il palazzo moderno.
E' documentata una corte altomedievale, propaggine del potere lucchese che qui possedeva una torre o domignone. Decaduti i vescovi di Luni, sulla fine del XIII secolo si affermò la signoria dei Malaspina, che prese possesso di Fosdinovo. La costruzione del primo nucleo del castello si deve alla volontà di Spinetta il Grande (o del nipote Galeotto), che ne fece il centro del potere politico e militare dei domini del ramo dello spino fiorito.
Successivamente, sotto il marchesato di Carlo Francesco Malaspina, venne ampliato e trasformato in chiave barocca, con l'aggiunta del teatro e della cappella di corte.
L'impianto è di forma quadrangolare con cortile centrale, munito agli angoli di torri circolari, collegate tra loro da un camminamento di ronda coronato da merlature ghibelline. Dall'ingresso, che reca ancora visibili segni di un ponte levatoio, si accede alla parte più antica, costituita dalla cosiddetta "piazzetta dei cannoni". E' certo che nel 1449, all'interno della Rocca, esisteva un giardino mentre, nel Cinquecento, Lorenzo Malaspina fece realizzare il cenacolo, il portico con volte a crociera e gli ornamenti con fregi marmorei. Il disegno, che risale al XVIII secolo, illustra l'imponente mole fortificata, evidenziando le modifiche barocche.
Nel castello troviamo anche la stanza di Dante, così chiamata perché tradizione vuole che vi avesse soggiornato il "sommo poeta" durante la sua permanenza in Lunigiana. In questo credeva anche il letterato fivizzanese Giovanni Fantoni (nell'Arcadia conosciuto come Labindo) che, amico del marchese ultimo dei feudatari, voleva spesso dimorare in questo locale per ispirarsi all'alta poesia.
Il mito del soggiorno di Dante nel castello è richiamato dalla rappresentazione da girone infernale dei contrafforti digradanti verso valle.
L'ultimo signore di Fosdinovo fu il marchese Carlo Emanuele Malaspina, grande cacciatore, appassionato di teatro e di giochi sportivi, che nel luogo detto il Fosso, fuori della Porta di Sotto, fece costruire un'arena per il gioco del pallone.
Come testimoniato da un'iscrizione posta sull'architrave marmoreo dell'ingresso, a lui si deve anche il restauro, avvenuto nel 1770, dell'antico teatro posto accanto al castello, dove si rappresentavano commedie e melodrammi. Affrescato e dotato di ricche decorazioni, ospitava all'interno il palchetto marchionale in legno scolpito, veniva attivamente frequentato dal Fantoni e rappresentava lo spirito mecenatico dei Malaspina, vivo fin dal tempo dei trovatori occitani e provenzali.
I marchesi di Fosdinovo, oltre al privilegio di battere moneta, avevano pure quello di condannare a morte, di laureare dottori e di legittimare i bastardi. I metodi con i quali venivano eseguite le condanne erano i più vari. Le impiccagioni si tenevano fuori dalle mura, dove ora sorge la Maestà di Mezzo (altrimenti detta Monte della Forca). Chi provocava grossi danni con un incendio veniva arso vivo; i bestemmiatori finivano alla berlina, con la lingua inchiodata per tre ore. Le torture erano date in pubblico, in vicinanza del Castello, e i torturati venivano appesi con una corda ad un braccio di ferro infisso a circa otto metri dalla strada. Coloro che erano messi alla berlina venivano legati con le mani dietro le spalle all'inferiata di una casa, presso la chiesa di San Remigio, con un morso da cavallo in bocca ed un cartello attaccato sul petto.
La Zecca di Fosdinovo si affacciava su quello che oggi è Largo Felice Vatteroni, un piccolo spiazzo al centro del borgo. La fondò il marchese Pasquale Malaspina con diploma imperiale del 1666. Dal 1668 al 1677 coniò "Testoni" e "Luigini", battuti sia col nome del marchese, sia con quello della consorte Maria Maddalena Centurione, sia con quello della moglie del fratello Ippolito, Cristina Pallavicini. Il torchio originale della Zecca è oggi conservato nella Torre Marchesa.
La Zecca indicava la vivacità commerciale del luogo, resa possibile dal grande passaggio di merci, mercanti e carovane di muli, lungo la Via Francigena dal mare e i suoi tanti porti verso l'Europa e viceversa. Una ricchezza antica, ancora oggi testimoniata dai numerosi palazzi che insistono nel centro storico.
● Malgrate
Altro importante castello lunigianese è quello di Malgrate (residenza medievale dei marchesi Malaspina), collocato sulla sommità del colle che restringe naturalmente la valle del Bagnone. L'impianto che noi ammiriamo è il risultato di continue trasformazioni e migliorie attuate fino al XVIII secolo. La posizione dominante riconduce ad una funzione storica di controllo delle strade dalla Cisa, dall'Appennino e dalla Garfagnana.
Nonostante il castello sia documentato solo a partire dal 1351, la sua origine è sicuramente più antica. L'alta torre cilindrica evidenzia un modello diffuso in altri manieri presenti sul territorio, come quelli di Bagnone, Treschietto, Apella, Comano, Castevoli, Verrucola, Casola, Viano e Minucciano in Garfagnana.
La creazione di questa linea di difesa è il risultato di una precisa volontà della famiglia Malaspina che, tra il XIII e il XIV secolo, intese fortificare il territorio e accentuare il controllo della viabilità dell'epoca.
Per completare e migliorare queste funzioni militari, nel XV secolo il castello di Malgrate venne dotato di una nuova cinta muraria.
A Malgrate nacque e visse Giovanni Antonio da Faje che descrisse, fra l'altro, il Giubileo del 1450.
● Verrucola di Fivizzano
Il borgo della Verrucola sorge tra i torrenti Rosaro e Mommio. Mostra ancora una chiesetta dedicata a Santa Margherita, nominata in una bolla pontificia di Eugenio III (anno 1202) e che più tardi diede il nome ad un monastero di Clarisse, esistente fino agli ultimi anni del secolo XVIII.
Prima del Mille il nome di Fivizzano non si ritrova in alcun atto pubblico e privato. Solamente verso il 1200 è rintracciabile Fivizanum e Forum Verrucolae Bosorum. Quest'ultima fu patrimonio dei Marchesi di Toscana; gli Estensi la subinfeudarono ai Nobili di Bosone e per questo motivo venne nominata Verrucola dei Bosi.
Il Castello domina la via che conduce dalla Val di Magra ai valichi appenninici, verso la pianura reggiana e parmense. Dalla parte occidentale vi sono muri romani ed un arco che sembrano testimoniare l'esistenza di un tempio pagano. Nel XIV secolo assunse le dimensioni e configurazioni ancora oggi visibili, grazie alle opere di fortificazione volute dal marchese Spinetta Malaspina, comprendenti le torri di appoggio al mastio centrale e la cinta muraria perimetrale.
La Verrucola viene tristemente ricordata per una vera strage, compiuta nel 1418, ad opera del marchese Leonardo Malaspina, signore del Castello dell'Aquila presso Gragnola, che insieme ai suoi bravi si impadronì del maniero dopo aver ucciso il marchese Bartolomeo Malaspina, la moglie Margherita Anguisola (che era incinta) e il padre marchese Nicolò. Anche i servi e i figli del nobile furono tutti trucidati, ad eccezione della piccola Giovannina e del fratello Spinetta (di appena venti mesi) perché nascosto dalla balia.
Il 6 febbraio del 1481 il castello venne gravemente danneggiato da un violento terremoto che squassò tutto il territorio, come ricorda il capitano della Repubblica Fiorentina, Bartolomeo Pucci (testimone del sisma) "... la fortezza di Verrucola aperta; il castellano sta nel procinto; la torre dove stavo tutta aperta fracassata"
● Virgoletta
Tra Fornoli e Virgoletta tradizione vuole che esistesse una località chiamata "Campo Armato" dove sarebbero state elevate delle imponenti mura a difesa delle genti primitive.
Nel testo "Storia della Lunigiana Feudale", a cura di Eugenio Branchi, Virgoletta viene così descritta: "E' Virgoletta una piccola terra situata sul sinistro lato del fiume Magra, in ristretta ma ubertosa ridente pianura a mezzogiorno rivolta...".
Questo piccolo, ma originalissimo borgo murato si stende sullo sperone roccioso del Vignale (nome originante dall'antica abbondanza di vigneti) e mostra da lontano le altissime mura delle sue case a schiera, valoroso baluardo contro ogni tipo di invasione. La sua nascita è verosimilmente collocabile in epoca premalaspiniana (XII e XIII secolo), quando il territorio era legato alla famiglia dei Corbellari (signorotti infeudati dagli Estensi), da qui il nome "Verugoletta dei Corbellari".
Il castello di Virgoletta faceva parte di una serie di fortificazioni fatte costruire da Oberto Obizzo I a difesa e controllo del territorio, sul quale le merci in transito erano sottoposte a pedaggi da vera rapina.
I Malaspina si arricchivano attraverso le ruberie poste in atto nei confronti delle carovane che transitavano dal passo della Cisa, tant'è che il loro castello di Villafranca fu chiamato dapprima "Malvido" e poi "Malnido" (nel diploma conferito da Federico a Opizone nel 1164).
Nel 1221 Virgoletta seguì la sorte del feudo al quale apparteneva quando, nella divisione tra Corrado e Opizzino, Villafranca venne assegnata a Corrado l'Antico, che ottenne i possedimenti sulla destra del Magra, mentre Obizino cambiò l'arme da "spino secco" in "spino fiorito" per avere il controllo su parte dei territori alla sinistra del fiume.
Curiosamente però, lo stemma che sovrasta il portale d'ingresso al castello di Virgoletta appartiene virtualmente alla famiglia Malaspina dello "spino secco". Questo perché l'adozione degli stemmi non venne sempre rispettata, come nel caso, per esempio, di Jacopo Malaspina marchese di Fosdinovo, discendente dei marchesi di Verrucola e Fivizzano (perciò "spino fiorito"), che pose nella sua arme lo "spino secco". Le motivazioni di tutto questo sono molteplici, prima fra tutte il fatto che il simbolo originario del casato era sempre stato quello dello "spino secco"; in secondo luogo, dopo la divisione dei beni avvenuta nel 1221, "le ragioni e i diritti" erano rimasti indivisi.
Lo scudo che sormonta l'ingresso del castello di Virgoletta vede inserito un leone bianco, concesso da Luigi IX a Corrado, capostipite del casato dei Malaspina dello "spino secco", quale riconoscimento degli aiuti prestati al re di Francia nella spedizione in terra d'Egitto, al tempo delle crociate (1248-1254).
La facciata del castello e le due torri verso il borgo sono state costruite da Galeotto Campofregoso nel 1451, come riportato nelle "Croniche" di Anton Giovanni da Faje. L'edificio è circondato da un profondo fossato ed un ponte lo collega al borgo. Per tutto il Cinquecento la famiglia Malaspina si adoperò nell'ampliamento del maniero che, soprattutto per volontà di Ferdinando Malaspina, venne ad assumere le caratteristiche di una comoda residenza signorile. Sul fronte principale, una serie di ampi ambienti voltati consentiva, grazie ad altrettanto grandi finestre, la vista sul territorio da Bagnone a Villafranca e Castiglione.
Ai grandi saloni del castello si accede attraverso un loggiato, edificato intorno al 1600, raggiunto per mezzo di due scale in direzioni opposte, costruite in aderenza alle mura perimetrali. Gravemente lesionato dal terremoto del 1920, il castello subì in seguito pesanti interventi di rimaneggiamento.
Come tradizione vuole, Virgoletta vide il passaggio di San Rocco, il santo di Montpellier che deve la sua popolarità alla protezione dalla peste (una delle malattie più diffuse dopo le Crociate), il quale percorrendo la Via Francigena pernottò in una casa posta lungo la strada che da Villafranca porta a Merizzo e dove pure sorge un oratorio a lui dedicato. Le prime notizie certe dell'edificio risalgono al 1756 in quanto viene citato nel libro "La Compagnia di San Rocco" relativo ai beni della chiesa-oratorio. I caratteri architettonici risalgono però al Quattrocento, come testimoniato anche da un'incisione sull'architrave del portale d'ingresso che reca la data 7 maggio 1489.
I documenti storici però non attestano la presenza, in questo luogo, di una struttura religiosa atta all'accoglienza dei pellegrini in transito.
Nel XVII secolo Gabriele Della Porta, trovandosi a Roma, si adoperò presso il Papa per entrare in possesso delle preziose reliquie dei "Corpi Santi". Lo stesso, nel 1666, ne fece poi dono alla chiesa parrocchiale di Virgoletta dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, dove sono tuttora racchiuse sotto l'altare maggiore. Nella seconda domenica di maggio, giorno della ricorrenza dei "Corpi Santi", un discendente degli antichi Della Porta apre con la propria chiave l'armadio che conserva le teche d'argento nelle quali sono riposte le reliquie affinché vengano esposte al culto dei fedeli durante le celebrazioni religiose.
Testi consultati  Testi consultati: eccetto ove espressamente indicato, vedi pagina principale "La Lunigiana"
 

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da Frate Tommaso

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Nubifragio del 25/10/2011
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