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EPOCA del 13 giugno 1954 (Conquista del K2) - In copertina Lacedelli e Abram, fotografati al campo base a 5.000 m., mentre studiano la montagna da scalare

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Il capoluogo della Liguria
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Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento...

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La VF nella Valle del PagliaGrafica elenco puntato link

Cesano, borgo fortificatoGrafica elenco puntato link

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Ciclabile del Canale Lunense

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Inaugurato nel maggio 1930, prende acqua dal fiume Magra, nei pressi di Isola di Caprigliola, ed è la più importante opera idraulica ad uso irriguo della Val di Magra.
Sulle sue sponde scorre oggi una pista ciclo-pedonale che viene utilizzata anche come percorso alternativo della Via Francigena...

Le vie di pellegrinaggio

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I pellegrinaggi a Gerusalemme iniziarono già dai primi secoli dopo la morte di Cristo e, con la liberalizzazione del culto cristiano in epoca costantiniana, i viaggi sporadici si trasformarono in un flusso continuo di pellegrini in tutta la Terrasanta. La Via Francigena non vide solo il passaggio di pellegrini, ma anche di viandanti e mercanti...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

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Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
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Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
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metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 
 
 
 

Fotografie © GIOVANNI MENCARINI

 
La città di Pontremoli, sede del Premio Bancarella

Grafica titolo testo

La Via Francigena
  Borghi e strade collegate nel tratto ligure-toscano

Area geografica

Sentieri CAI

Via Francigena di valle

Nell'antichità la Via Francigena era una delle principali strade di pellegrinaggio. Collegava il Nord Europa a Roma ed attraversava la Lunigiana Storica. Quella che oggi conosciamo come Via Francigena non si è sempre chiamata così.

S.STEFANO MAGRA (rievocazione storica) - Musici nelle vie del borgo durante un antico mercato sulla Via Francigena

L'oronimo «Via di Monte Bardone» utilizzato alle origini per definire questa grande via di collegamento, richiama subito alla mente il periodo della dominazione longobarda. Monte Bardone era chiamato il

passaggio attraverso il quale si poteva andare da Berceto alla Toscana, passando da Pontremoli.
Si deve invece alla dominazione franca il nome oggi ben noto di Via Francigena o «Francesca» che etimologicamente significa «strada originata dalla Francia», ossia l'itinerario che collegava l'odierna regione francese e l'antica Lotaringia (l'asse renano fino ai Paesi Bassi) con Roma.
Non esistono attestazioni dirette dell'esistenza della Via Francigena fino al X secolo. I diari di viaggio che pellegrini e viandanti scrissero a partire dall'anno mille costituiscono quella documentazione certa che ha consentito agli storici di delineare il tracciato della Via Francigena e le sue varianti successive.
Per chi proveniva dalla valle Padana, il percorso più agevole per giungere alla costa era quello che transitava appunto per il Monte Bardone, oggi Passo della Cisa, e che scendeva lungo la valle del Magra toccando i centri di Pontremoli, Filattiera ed Aulla.
In queste note si descrivono luoghi e

situazioni come si incontrano procedendo lungo il tracciato nella direzione nord > sud, salvo
S.STEFANO MAGRA (rievocazione storica) - Spettacolo di ombre cinesi durante un antico mercato sulla Via Francigena

varianti in senso contrario ove espressamente indicato.
Pontremoli è un capoluogo di alta valle del tipo di Varese Ligure, Piazza al Serchio, Casola di Lunigiana, Carrara. Nel pontremolese all'Appennino Ligure-Tosco-Emiliano si collega lo spartiacque del Vara (sul quale si attestano le direttrici provenienti dalla Liguria costiera) e convergono e si annodano anche le vie di comunicazione tra le montagne e la costa tirrenica.
Non è un caso che il destino della città sia dipeso principalmente da questo ruolo di «porta chiave» occidentale della Penisola italiana, luogo privilegiato degli scambi tra Europa e Mediterraneo, che la collocazione territoriale gli ha riservato.

raccoglie presso il ponte di San Giovanni le strade provenienti da nord e scambia con la sponda destra attraverso il ponte moderno, costruito a nord della confluenza col torrente Bagnone. Non lontano dal Ponte Vecchio (che sostituì l'antico guado del torrente), in epoca non precisata, esisteva un presidio, una villa che i Corbellari (ai quali probabilmente apparteneva), già signori di Virgoletta e di Castiglione, rafforzarono tra i secoli XI e XII come presidio sulla Via Francigena.
Lasciata Villafranca, la strada maestra proseguiva per Terrarossa (Rubra), che sembrerebbe essere il Borgonovo del 1126. Per la sua posizione di collegamento tra i due rami della Via Francigena (sponda destra e sponda sinistra) si qualifica come punto di forza lungo il tracciato. La chiesa, intitolata a San Giovanni, dipendeva dall'Abbazia di San Caprasio di Aulla. L'abitato si consolidò come piccolo borgo fortificato e nel 1221 fu compreso tra i feudi dello Spino fiorito ed annoverato tra i possedimenti dei signori di Olivola. Il castello (che ha i caratteri di una

TERRAROSSA - Il fiume Magra e le vette innevate dell'Appenno Tosco-Emiliano

TERRAROSSA - Il fiume Magra

dimora signorile fortificata) somigliava più ad una residenza di campagna che, al presidio territoriale, univa la conduzione agricola del fondo. Il maniero (che non fu mai ultimato) da molti anni versava in stato di abbandono e subiva l'incuria del tempo. Una paziente opera di restauro lo ha restituito alla fruizione pubblica e attrezzato per ospitare persone, convegni e manifestazioni culturali.
Tra Terrarossa ed Aulla la strada più sicura dai pericoli dei fiumi doveva appoggiarsi ai depositi alluvionali situati in sinistra del fiume Magra dove scendevano anche le direttrici provenienti da Linari (oggi Passo del Lagastrello), la Strata Lizane e le sue varianti. Specialmente nel periodo invernale, i pellegrini che risalivano da Aulla in direzione di Pontremoli potevano incontrare situazioni problematiche durante l'attraversamento dei corsi d'acqua che collegavano tratti stabili del tracciato. Ciò è confermato anche dalle numerose richieste dei fedeli di Costa Mala che, tra Seicento e Settecento, chiedevano di poter celebrare la messa domenicale nell'oratorio annesso alla residenza dei Gaggioli al fine di evitare i disagi dell'attraversamento del Civiglia per recarsi alla chiesa di San Giovanni di Terrarossa, o del Tavarone per scendere all'Abbazia di Aulla.
Uno dei punti di sosta più antichi della Via Francigena era Aulla, ingresso chiave di varie strade che provenivano: dal territorio di Luni, attraverso il corso inferiore del Magra; dalla

Grafica titolo argomento  Da marzo 2016 riaperto il tracciato storico tra la Cisa e Pontremoli

PONTREMOLI - Tra agosto e dicembre 2015 AIVF e L'Associazione VF Alta Lunigiana di Succisa-Montelungo (XXXII mansio di Sigerico nel 995) hanno compiuto una ricognizione sul versante occidentale del Valico della Cisa con lo scopo di rintracciare il migliore tracciato storico utilizzato dai pellegrini dal Passo fino a Pontremoli, che era stato abbandonato nel 1937.
Si tratta di 14 chilometri di cammino (percorsi anche da Leonardo da Vinci quando soggiornò alla Colombera) sul quale sono stati effettuati lavori di disboscamento, sistemazione di sentieri e muri a secco, posizionamento di segnaletica specifica fino a Mignegno. Sono stati inoltre installati due grandi pannelli esplicativi, con dati molto accurati, che consentono al pellegrino di valutare se continuare lungo la Via Francigena ufficiale (il cui percorso è più lungo di 1,4 km) oppure utilizzare la variante storica di Montelungo, che è ritornata percorribile dal marzo 2016.
Grazie a questi interventi, il tracciato (già abbastanza facile) sarà fattibile (con attenzione) anche durante il tempo piovoso o umido. Presso la Trattoria Ferrari di Succisa i pellegrini in transito potranno lasciare i loro commenti e/o suggerimenti sul «Libro d'Oro» appositamente predisposto.
In questo tratto isolato dell'Appennino Tosco-Emiliano, molto noto per i suoi rinomati funghi, la popolazione è purtroppo in costante diminuzione. Il ripristino della via storica è stato compiuto utilizzando lavoratori in stato di disoccupazione: per loro un piccolo segnale di ritorno alla vita...
In concorso con i tour operators, alcune strutture ricettive della zona hanno aperto la stagione con due mesi di anticipo. Il primo pellegrino è transitato il 31 maggio e al 15 settembre sono stati almeno un centinaio a percorrere la variante storica.
Dalla Via di Montelungo, in tempi remoti, sono passati personaggi illustri: nel 543 Totila (Badulla), re degli Ostrogoti; nel 712 Liutprando, re dei Longobardi (fondatore di Berceto); nel 723 San Villibaldo; nel 774 Carlo Magno; nel 962 l'imperatore Ottone I; nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury; nel 1104 Enrico IV; nel 1154 Nikulas di Munkatvera, abate islandese; nel 1191 Filippo II Augusto che, di ritorno dalla seconda crociata, fece tappa nell'Ospitale di Montelungo; nel 1355 re Alfonso d'Aragona e Santa Brigida di Svezia; nel 1432 Sigismondo, re dei Romani; nel 1495 Carlo VIII, re di Francia, il quale soggiornò a Mignegno dopo l'incendio di Pontremoli; nel 1536 l'imperatore Carlo V.
Nel Medioevo gli xenodochi erano degli edifici (più piccoli di un ospitale) gestiti dai monaci i quali offrivano vitto e alloggio a pellegrini e viandanti in cammino lungo le vie di pellegrinaggio.
Nel tratto considerato si trovavano due xenodochi: dal 772 quello di San Benedetto a Montelungo e dall'885 quello di Santa Maria sul valico della Cisa.

Pontremoli, dopo il 1650, divenne infatti città franca e sede preferita dei commercianti lombardi, a metà strada tra la pianura ed il porto di Livorno.
Chi scende dalla strada del Cirone (oggi riutilizzata, in parte, come tracciato della Via Francigena dal Ministero dei Beni Culturali) prima di entrare in città incontra la strada antica, rifatta da Napoleone, proveniente dalla Cisa e da Montelungo, non distante dalla chiesa di San Giorgio.
La Pontremoli che vide Sigerico, sul finire del secolo X, non esiste più: è stata sepolta dalle colmate fluviali e trasformata in sostegno delle architetture successive, con un'opera di stratificazione che ha saputo volgere al positivo l'effetto delle calamità naturali. Le vestigia più evidenti del tracciato romeo si trovano alle due estremità di

PONTREMOLI - Ponte romanico sul torrente Verde. Sullo sfondo il Castello del Piagnaro, sede del museo delle Statue Stele

PONTREMOLI - Ponte romanico sul torrente Verde

Pontremoli, presso «Porta Parma» e «Porta Fiorentina», prima «Porta del Monastero». Qui sorgeva l'antica chiesa di San Pietro «de conflentu», dipendente dall'abbazia di Brugnato, presso la quale risiedettero per lunghi periodi i presuli della Diocesi della Val di Vara, costituita nel 1133 all'interno della Diocesi di Luni.

Lucchesia, mediante la Valle dell'Aulella; dall'Emilia, lungo le valli del Taverone e dell'Aulella; dalla Liguria, utilizzando il crinale di Podenzana, dipendente dalla Via Regia del Gottero.
Una terra pertanto grandemente soggetta agli «insulti» delle soldatesche degli eserciti stranieri i quali, provenendo dalla Lombardia o dal mare, dovevano necessariamente avere passo sotto le sue mura.
Adalberto I, nell'884, vi fece costruire l'abbazia di Santa Maria, poi di San Caprasio a seguito della traslazione delle reliquie del Santo dall'isola di Lérins, avvenuta nella seconda metà del secolo IX.
Quando Sigerico visitò Aulla mancavano pochi decenni all'anno Mille, l'Abbazia esisteva da circa un secolo e appunto, tra l'895 e l'898, sotto l'altare maggiore della chiesa monastica erano state riposte (per sottrarle al saccheggio dei saraceni) le spoglie del Santo monaco Caprasio, uomo di perfetta fede e piena austerità, come scriveva di lui Sant'Ilario nel 430.
Oggi, presso l'Abbazia è attivo un centro di accoglienza per i pellegrini dove, attraverso le voce di guide esperte, è possibile apprendere delle vicende del Santo e notizie sugli scavi archeologici che vengono operati in zona.
Il centro storico di Aulla è stato pesantemente distrutto dal secondo conflitto mondiale e del suo assetto medievale rimane soltanto qualche traccia. L'Abbazia di San Caprasio ha invece riportato seri danni durante l'alluvione del 25 ottobre 2011.
Uscendo da Aulla, il percorso della Via Francigena si diramava in due direzioni: la principale, ritornata praticabile dal 21 settembre 2003 (vedi link "Via Francigena di Valle"), seguiva l'andamento del fiume Magra con un tracciato di mezzacosta, che doveva essere più vantaggioso dell'attuale percorso

Grafica titolo argomento  Aumenta il flusso dei pellegrini che transitano per San Caprasio

AULLA - Sulla direttrice di San Caprasio il flusso dei pellegrini è aumentato di almeno il 20%. La parrocchia di San Caprasio di Aulla (Lunigiana), modello di accoglienza da oltre 10 anni, nel 2014 e nel 2015 ha ospitato ben 1500 pellegrini.
C'è sempre una maggiore apertura dei residenti nei confronti dei viandanti - che si manifesta offrendo loro un caffè o della semplice acqua durante la calura estiva, o raccogliendoli smarriti lungo il tragitto. Il parroco sta studiando l'opportunità di dedicare una serata a settimana ad un incontro di arricchimento con la popolazione locale.
Un punto di ristoro sta proponendo, con grande successo, il menù del pellegrino (10-12 euro). L'albergo capofila in Aulla offre soggiorni a prezzi speciali per gruppi organizzati o singoli pellegrini e registra una presenza di circa 100 persone/mese anche fuori alta stagione.

Poco oltre Pontremoli, in direzione Aulla, trovasi il borgo dell'Annunziata, eretto a partire dal 1473, intorno ad una cappella raffigurante l'Annunciazione, presso la quale, nel dicembre del 1470, era apparsa più volte la Vergine ad una pastorella di Torrano (piccolo abitato della Val Gordana).
Lo sviluppo della zona si deve ad un facoltoso medico, il devoto Princivalle Villani, e successivamente ai suoi figli Giovanni e Guglielmo. La straordinaria affluenza di pellegrini che si recava a venerare la sacra immagine della Madonna indusse l'introduzione di alcune fiere-mercato. Venne costruito anche un Santuario, realizzato grazie alle cospicue donazioni dei fedeli ed affidato ai Padri Agostiniani della Congregazione di Lombardia. La bolla di erezione del Convento venne emessa dal pontefice Sisto IV il 16 settembre 1474. La chiesa fu consacrata dal Vescovo di Brugnato Bartolomeo Uggeri il 16 ottobre 1524, alla presenza di quaranta monaci agostiniani.
Il tabernacolo dell'Annunziata restò incluso nel sacro edificio e l'8 ottobre 1525 fu deliberata la costruzione di una cappella che potesse contenerlo. Il tempietto, in marmo di Carrara, molto probabilmente opera del Tribolo (un allievo del Sansovino, al quale in un primo tempo era stato attribuito), fu portato a Pontremoli a dorso di mulo e montato nel 1527.
In uscita da Pontremoli, la Via Francigena si biforcava in due tracciati che seguivano il corso del Magra: lungo la sponda destra del Magra (secondario) esercitavano l'ospitalità i monaci di San Benedetto di Talavorno mentre, lungo la sponda sinistra (principale), a Filattiera, i pellegrini diretti a Roma attraversavano la giurisdizione plebana di Santo Stefano di Sorano, che allora si estendeva su entrambe le sponde.
Il viandante che risaliva in direzione sud»nord, a Villafranca aveva la possibilità di attraversare il Magra, ricollegandosi alla strada che percorreva la sponda destra. In alternativa, attraversando il torrente Bagnone, poteva procedere per la piana di Filetto, fino al Borgo vecchio (dominato dal colle di San Giorgio) e raggiungere Santo Stefano di Sorano. In entrambi i casi, Filattiera e la sua pieve erano coinvolte dall'itinerario della Via Francigena e dalla precedente strada romana che legava Piacenza al porto di Luni.
La circoscrizione plebana di Santo Stefano raggiungeva i pascoli di Logarghena (posti a cavaliere tra il torrente Caprio e l'alta valle del Magra), montagne poi assegnate dai Diplomi imperiali al comune di Pontremoli.
E' questo l'ambiente che ospitò le comunità dei Liguri Apuani, attestate sul pianoro retrostante la fortificazione bizantina di Castelvecchio e confermata dalla scoperta casuale, avvenuta nel 2003, di una necropoli ad incinerazione del I° secolo a.C., nel piano di Quartareccia, tra il fiume e la statale della Cisa.
Filattiera è il Kastron Soreon (citato intorno al 610 dal geografo Giorgio Ciprio), confermato dal nome di derivazione greca fulactéria (luogo fortificato), simile a quello del vicino abitato di Filetto, e dai ritrovamenti di opere di difesa bizantine, non distanti dall'attuale pieve e sopra il colle chiamato «Castelvecchio».
La variante della Via Francigena che percorreva la sponda destra del Magra, ribattendo una viabilità molto più antica diretta a Luni, dopo aver attraversato il territorio della Pieve di Saliceto, appoggiandosi ai depositi alluvionali degli

ALTA VIA DEI MONTI LIGURI - Panorama su Bibola e le Alpi Apuane

ALTA VIA DEI MONTI LIGURI - Vista su Bibola

affluenti di destra, scende verso la stretta di Villafranca. A metà circa del tracciato si apre la piana del Mangiola, incuneata tra le montagne, dominata da Mulazzo, capitale dei Malaspina dello Spino secco dal 1221.
La strada correva più in basso, ad Arpiola, dove è documentata la presenza della cappella dedicata a San Pietro de Pisciula o de Felicibus, dipendente dall'Abbazia di Brugnato. Non lontano si trovava anche l'Ospitale di Talavorno, posto sotto la giurisdizione dell'abbazia di Leno (BS), di cui rimangono alcune tracce.
Lasciato il territorio di Mulazzo, proseguendo sulla sponda destra, si oltrepassa il ponte di Villafranca e si risale verso Lusuolo, un borgo suggestivo, con nobili dimore, tipico nella sua configurazione lineare, in capo della quale si pone il castello ben restaurato ed affacciato su un panorama splendido, contrassegnato dal piano di Aulla-Terrarossa e dal contrafforte delle Alpi Apuane.
La strada proveniente da Lusuolo risale poi il deposito alluvionale di Barbarasco, nel comune di Tresana, presso la chiesa parrocchiale dei Santi martiri Quirico e Giulitta, dove geometricamente convergono le valli dei torrenti Osca e Penolo, attraversate dai percorsi provenienti dalla Val di Vara. L'edificio venne costruito tra il 1769 e il 1789 ad opera di Bartolomeo III Corsini e sostituì la più antica cappella, dipendente dall'Abbazia di Aulla, elencata nelle decime bonifaciane, situata alla «Canonica», più a sud, verso la confluenza del Penolo con il Magra. Oltrepassata la dimora della famiglia Spadoni, presso la quale trovasi l'Oratorio di Santa Elisabetta, la strada lungo la sponda destra oggi non è più percorribile. Nella cartografia ottocentesca, il catasto leopoldino riporta una strada che da Albiano e Stadano raggiungeva Pontremoli, senza attraversare il Magra.
Sulla sponda sinistra del Magra, dopo Filattiera, la Via Francigena principale attraversava Villafranca, posta in una pianura alla confluenza col torrente

VILLAFRANCA - Il Ponte Vecchio e la Chiesa di San Giovanni

VILLAFRANCA - Ponte Vecchio e San Giovanni

Bagnone. L'Arcivescovo Sigerico non l'annotò nell'itinerario, ma ne parlarono due documenti successivi: il Diploma di Federico I° del 1164 e l'itinerario di Filippo Augusto del 1191, che inseriva tra Aulla e Pontremoli la stazione di «Lealville».
Villafranca si sviluppò lungo un unico percorso teso tra due polarità: il complesso castrense con chiesa di San Nicolò e, all'opposto, il nucleo (probabilmente più antico) sorto presso l'attuale chiesa di San Giovanni. Il centro storico di Villafranca

di fondovalle utilizzato dopo la costruzione della strada delle "Lame", risalente alla metà del secolo scorso.
L'altra strada, che s'inerpica sul crinale del Monte Grosso per attraversare Bibola e Vecchietto e ridiscendere nella bassa Val di Magra passando per Ponzano Superiore, si ricongiunge con il tratto principale poco a nord di Sarzana.
Questa diramazione era utilizzata dai "viatores" soprattutto nella cattiva stagione, in quanto consentiva un cammino più agevole, lontano dalla natura aspra e scoscesa delle rive del fiume Magra e dalle

sue possibili piene. Questo tratto collinare è oggi perfettamente transitabile. A partire dal Giubileo 2000, sentieri e mulattiere, utilizzati anche dai bikers, sono tenuti costantemente
S.STEFANO MAGRA (rievocazione storica) - Pittore di immagini sacre all'opera durante un antico mercato sulla Via Francigena

ripuliti e ben segnalati dalla sezione sarzanese del C.A.I. (Club Alpino Italiano).
Sigerico percorse il tracciato di fondovalle che si appoggiava alla riva sinistra del Magra (più antico di quello attuale che è ottocentesco). Quasi certamente più simile ad una mulattiera che ad una strada carrabile, ma più comodo per i trasporti rispetto al percorso montano.
Questa diramazione principale, dopo avere incontrato l'ospedale dell'Arforara, ristrutturato ed ampliato nel 1664, scendeva fino a Bettola di Caprigliola.
L'Ospitale dell'Arforara, oggi Santuario della Madonna degli Angeli, è legato alla leggenda del cavaliere della famiglia Negri-Pavesi di Pontremoli che, minacciato in loco dai briganti, si salvò dopo aver invocato la protezione della Vergine. I Negri, in segno di devozione, dotarono magnificamente l'Oratorio, e, nel 1763, lo ornarono con un altare in marmo dello scultore Giovanni Baratta.
Caprigliola, antico presidio del Vescovo di Luni, domina dall'alto del colle sia il corso del Magra che la terra di Santo Stefano.

SANTO STEFANO DI MAGRA - Notturno sulla pieve e il centro storico dopo una nevicata

S.STEFANO DI MAGRA - Chiesa e centro storico

Nel fondovalle, in località Bettola, si trovava un importante snodo viario che consentiva il collegamento, dapprima con un ponte ed in epoca successiva con un guado, con la sponda sinistra del Vara in direzione di Ceparana Vecchia.
Lasciata Bettola, i pellegrini proseguivano sempre lungo la riva sinistra del Magra e raggiungevano il piviere di Santo Stefano di Magra, anticamente chiamato de Cerreto, fiorente borgo di mercato fin dal 981.
Uscendo da Santo Stefano, la Via Francigena correva più a valle dell'attuale statale della Cisa ed incontrava l'Ospitale di Scognavarano, antico ricovero per viandanti posto nei pressi di Ponzano Inferiore. L'edificio non era distante dalla strada che, distaccandosi dalla principale, attraversava il fiume in direzione dell'Abbazia di San Venanzio di Ceparana, seguendo un probabile allineamento centuriale. Quindi risaliva a Bolano per collegarsi con la Via Regia o proseguiva lungo la Val di Vara.
Poco più a sud avviene la congiunzione col tratto collinare che partendo da Aulla passa per i castelli di Burcione, di Bibola e della Brina (vedi link "La Brina e San caprasio").
Qualche chilometro ancora ed ecco la città di Sarzana, che a partire dal basso Medioevo diviene il principale centro della Val di Magra e, per lungo tempo, sede della diocesi di Luni.
Nel diario di Sigerico non c'è traccia di Sarzana ma forse il prelato percorse il luogo dove la città stava nascendo. Le risultanze degli scavi archeologici svolti nel 1975 presso la Pieve di Sant'Andrea, non hanno fornito indizi certi anteriori ai secoli XII-XIII, anche se alcune tipologie di materiali potevano, in forma dubitativa, risalire all'Alto Medioevo.
Ai tempi di Sigerico esisteva sicuramente il Castrum de Sarzano che si attestava sul colle di Sarzanello, in posizione munita e d'ampio controllo territoriale.
Lasciata Sarzana la strada si dirigeva verso

CASTELNUOVO MAGRA - Il Canale Lunense scorre nel fondovalle. Sullo sfondo, arroccato sulla collina, il centro storico del borgo

CASTELNUOVO MAGRA - Il Canale Lunense

Luni, seguendo le tracce rettilinee della centuriazione romana, raccordandosi con tratti diagonali, dato che le due città non sono sullo stesso allineamento. Due di loro sono particolarmente evidenti: il primo, ribattendo i tracciati di via Provasco e di via Palvotrisia, raggiunge Molino del Piano e Castelnuovo; il secondo, meno visibile nel tratto iniziale, attraverso Botrignolo, Borgolo e via Canale, raggiunge Caniparola di Fosdinovo, feudo dei Malaspina fino al 3 luglio 1797. Da Fosdinovo si domina tutta la Val di Magra e si possono scorgere le isole dell'alto Tirreno ed il Golfo della Spezia, fino a Portovenere.
Castelnuovo Magra fu invece la residenza fortificata dei Vescovi di Luni. Il centro storico si appoggia su un modesto colle, dal paesaggio tuttora agrario. Le strade che risalivano da Luni, attraverso la Bandita, raggiungevano il crinale principale alla Spolverina, luogo dal quale prende il il nome la via che lega Carrara alla Val di Magra interna.
La Via Francigena lascia la Liguria nel comune di Luni, dove il borgo di Ortonovo è arroccato sul contrafforte settentrionale del monte Boscaccio, lungo la strada che collega la valle del Parmignola con quella del fiume Carrione, nella vicina Carrara.
Nella parte pianeggiante del comune si trovano le rovine della città romana di Luni (annotata da Sigerico nel suo diario), che l'abate Nikulas Munkathvera, tra il 1151 ed il 1154, scendendo dalla Danimarca verso la Terrasanta, identificò come città nei pressi di amoenae spiagge, circondate da borghi, che si percorrono per dieci miglia...
Sul litorale di Luni, tra il 740 ed il 782, era approdata l'ampolla col Sangue di Cristo, inserita in una cripta della Cattedrale per permetterne la venerazione. Il flusso dei pellegrini aumentò e rafforzò la via di Monte Bardone, in seguito percorsa (962) anche dall'Imperatore Ottone I di Sassonia...

Bibliografia
"Lungo la Via Francigena Santo Stefano di Magra, crocevia di antichi itinerari"
- Edizioni GIACCHE' - a cura di TIZIANA NERI e DAVIDE CAPPONI
"GIRO DELLA LUNIGIANA 2008 - Proseguendo per la Via Francigena" - Testi di Roberto Ghelfi
"Viaggio lento lungo la V. Francigena e gli itinerari romei in provincia della Spezia"
- Edizioni SAGEP LIBRI & Comunicazione srl, Genova
- a cura di GIORGIO PIZZIOLO, PAOLA RIBOLLA, PIA SPAGIARI, LORENZO VENTURINI
 - Immagini dal territorio di Lunigiana e Val di Magra e dalla "Rievocazione di un antico mercato sulla
   Via Francigena" - S.STEFANO di MAGRA
 
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