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Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 
 
 
 

Fotografie © GIOVANNI MENCARINI

 
Il Golfo della Spezia
GOLFO DELLA SPEZIA - La celeberrima spiaggia della Venere Azzurra a Lerici

Blocco Notes

Luogo di poeti, di santi e di bellezze naturali
Nel 1923 l'estremo lembo orientale della Liguria viene separato dalla provincia di Genova per formarne una nuova, quella della Spezia. La porzione di territorio è abbastanza modesta e più di un terzo appartiene alla media montagna a ridosso dell'Appennino Ligure dove le condizioni di vita della popolazione non sono le più floride. La provincia della Spezia si divide geograficamente in 4 macro aree: la valle del Vara, la valle del Magra, la fascia costiera delle Cinque Terre (Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO) e il Golfo della Spezia.
Il golfo della Spezia si apre all'estremità sud-orientale della costa ligure, fra due dorsali longitudinali dell'Appennino da nord-ovest a sud-est, che lo dividono da un lato dal Mar Tirreno, dall'altro dalla piana alluvionale del basso corso del fiume Magra.
Il Golfo, in fondo al quale è incastonata come una perla la città, penetra nella costa per una lunghezza di circa 13 chilometri, ha una larghezza massima di 8,7 chilometri ed offre una vasta zona di riparo, sicura e protetta dal libeccio.
Il golfo della Spezia ha assunto l'attuale conformazione in epoca pleistocenica. Nel Pliocene superiore, infatti, era ancora presente un lago nel quale sfociava il fiume Vara, che in seguito deviò verso Est fino a confluire con il Magra. E' dal mare che si ha la visione più completa della zona, un anfiteatro naturale, chiuso ad Occidente dal promontorio di Portovenere ed a Oriente da quello di Montemarcello; sono due complessi collinari che raggiungono rispettivamente i 700 e i 400 metri d'altezza, caratterizzati da una copertura boschiva mediterranea che conserva importanti valenze naturalistiche, poste sotto tutela con l'istituzione di Parchi Nazionali e Regionali (Cinque Terre, Montemarcello-Magra e Portovenere).
Il tratto costiero che va da Portovenere alla Spezia è intensamente popolato, con gli insediamenti militari del Varignano e di Santa Maria, i borghi di Cadimare, Fezzano e Le Grazie, a costituire quasi un tutt'uno con la città.
Lungo il promontorio orientale, invece, San Terenzo, Lerici e Tellaro sono ancora immersi nel verde degli olivi e dei vigneti. L'ultimo tratto di questa costa è caratterizzato da imponenti falesie, intervallate da insenature che racchiudono piccoli lembi di spiaggia, di fronte alle quali operano alcuni stabilimenti per la miticoltura.
Nel golfo della Spezia la copertura vegetale più diffusa è la macchia mediterranea, costituita da arbusti sempreverdi quali il lentisco, la fillirea e l'alaterno. Solo in alcune zone c'è la presenza della lecceta, il bosco di leccio che un tempo rivestiva la maggior parte dei versanti a mare del Golfo. Le piante di alto fusto sono costituite da quercia, roverella, carpino nero e castagno nei versanti più freschi.
● Origine del nome e vicende storiche della Spezia
Il nome della Spezia, che è tuttora di incerta origine, compare per la prima volta in un atto di donazione dell'anno 1111, riguardante un vecchio monastero, dove una delle firme apposte è di un tale «Ursus de Spesia». Ritroviamo qualcosa di similare in alcuni contratti commerciali del 1160 sottoscritti da «Bonus Johannes e Baldus de Specia».
In altre carte e in libri il nome ricompare con qualche variante: Spedia, Spezza, Spetie, Golgo delle Spetie.
In ogni caso le successive trascrizioni trovate sui documenti denunciano una costante incertezza nel volgarizzare le varie forme latine riportate dagli atti.
Il linguista Serra, insieme ad altre dotte ipotesi di derivazione latina del nome, accenna anche alla possibilità che La Spezia derivi da «specie», «spezie», porto dove appunto si commercializzavano le spezie.
Altri collegano la voce dialettale «spèsa», con la s dolce come in riso, al fatto che il Golfo era un noto centro di mercati, cioè di... spese.
La forma attuale del nome risale solamente al 1766.
Il primo documento conosciuto che riporta lo stemma della Spezia, secondo Ubaldo Formentini, risale al 1409 e rappresenta una torre quadrata merlata sopra una collina a tre cime con le lettere SP(ezia).
Fino agli inizi dell'Ottocento l'importanza della città fu del tutto trascurabile in quanto, per precisa volontà, la repubblica di Genova ne contrastò pesantemente lo sviluppo marittimo per favorire i suoi scali e quelli dei centri a lei più vicini.
Il piccolo borgo marinaro medievale della Spezia sorse e si sviluppò fra i ruderi di un considerevole abitato romano, ruderi ancora imponenti nel secolo XIV, quando gli spezzini ne cavarono pietre per costruire le proprie mura. La romanità della Spezia è rivelata in primo luogo dagli scavi dell'Arsenale Militare che hanno riportato alla luce numerose anfore, evidentemente all'epoca cadute in fondo al mare, in secondo luogo dal rinvenimento presso la cattedrale di Santa Maria di un ponte romano, scoperto durante uno scavo occasionale di Via Biassa.
Intorno al Mille il territorio del golfo della Spezia era sotto il potere dei signori di Vezzano Ligure, valvassori degli Obertenghi e strettamente legati alle famiglie signorili della Riviera, come quella dei Conti di Lavagna. Il dominio dei signori di Vezzano giungeva fino al piccolo porto di Boron, che corrispondeva, grosso modo, all'attuale nucleo di San Venerio.
La Spezia seguì le vicende della repubblica di Genova, fra alti e bassi, dal momento della sua annessione allo Stato genovese, avvenuto nel XIII secolo, fino alla Rivoluzione Francese, subendo, nelle terribili guerre del XVIII secolo, non poche rovine.
Sarà Napoleone Bonaparte a staccare nuovamente le due città nel 1812 quando, vista l'importanza del suo golfo, dichiarò La Spezia porto militare e la elesse a capoluogo del circondario di Venere. In quell'epoca La Spezia contava circa 3.000 abitanti.
LA SPEZIA - La figura della bandiera italiana originata dalle "Frecce Tricolori" fa da sfondo al monumento a Giuseppe Garibaldi
Si trattava di una città proporzionata alle possibilità di lavoro e di vita offerte; si trattava di una piccola comunità di gente di mare - marittimi, barcaioli, pescatori - ma anche di artigiani, commercianti, agricoltori, tecnici e lavoratori addetti alle attività industriali.
Alcune di queste, antichissime, erano maggiormente sviluppate in centri vicini, come la costruzione di battelli documentata a Portovenere fin dal XIII secolo e l'escavazione del marmo portoro alla Palmaria, al Tino e Portovenere, luoghi che oggi figurano nella lista dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità redatta dall'UNESCO.
La natura aveva fatto del golfo della Spezia un rifugio
ed un approdo ideale per le imbarcazioni e quindi i porti non potevano mancare, ma guardando al passato si vedeva che il maggior prestigio era stato goduto dalla romana Luni e quindi da Lerici (frequentata dai mercanti di Lucca), contesa dai pisani e dai genovesi. Guardando al presente si notava che La Spezia era dotata soltanto di un piccolo molo intorno al quale si svolgeva un lavoro portuale di scarsa entità, un esiguo movimento di navi.
Se la natura aveva creato tutto ciò che potesse desiderare un marinaio, in pratica non erano molti gli uomini di mare che ne usufruivano.
Non poteva essere altrimenti: la cittadina non era ricca e poche strade la collegavano ad un entroterra indubbiamente non florido dal punto di vista economico.
Il risveglio della «bella addormentata nel Golfo», iniziato con Napoleone, si completò quando politici e militari pensarono bene di trasferire alla Spezia i Comandi e l'Arsenale della Marina Militare di Genova, il cui porto era fortemente impegnato dal traffico mercantile.
● La Spezia in festa per l'inaugurazione dell'Arsenale
A metà dell'Ottocento (30 maggio1849) il Cavour fece sua l'idea napoleonica e la rafforzò. L'edificazione di un Arsenale Militare alla Spezia dovette però attendere ancora parecchi anni ed avvenne solo tra il 1862 e il 1869, secondo i progetti del generale Domenico Chiodo e con stanziamenti pari a 36 milioni di lire. Cominciò così l'aumento vorticoso della popolazione spezzina, grazie alla forza lavoro proveniente da ogni parte d'Italia.
Il 28 agosto 1869, dopo sette anni dall'inizio dei lavori, l'Arsenale marittimo fu solennemente inaugurato, alla presenza di autorità militari e civili, tecnici, giornalisti ed una folla di invitati dalla quale si levò il grido "Viva l'Italia" quando le acque del mare irruppero nei bacini di carenaggio con un tremendo ruggito.
L'Arsenale Militare Marittimo inizialmente aveva quattro bacini ed uno scalo ed entrò subito in funzione. La prima nave ospitata per le operazioni di carenaggio fu la corazzata San Martino.
Il 10 luglio 1878 la città fu in festa per due importanti avvenimenti: l'inaugurazione del monumento a Domenico Chiodo e il varo della corazzata Dandolo, la prima grande nave costruita nell'Arsenale, dopo la Palestro (1871) avvenuta a San Bartolomeo.
Grafica titolo testo  Il generale Domenico Chiodo

Domenico Chiodo, nacque a Genova nel 1823 e morì alla Spezia nel 1870.
Quando era ancora  capitano del genio Militare, venne incaricato di progettare l'Arsenale Militare della Spezia, secondo i dettami di una legge voluta dal Cavour e approvata dal parlamento sabaudo.
Oltre che alla realizzazione delle darsene, il progetto di Chiodo prevedeva l'edificazione di nove scali per la costruzione delle navi, di quattro bacini di carenaggio (due vennero aggiunti successivamente) e delle varie officine specializzate.
Il generale provvide anche all'armonizzazione dell'Arsenale di Taranto, dello scavo del Canale Navigabile e del ponte girevole. A differenza di quello spezzino, l'Arsenale di  Taranto non fu

LA SPEZIA - Busto del generale Domenico Chiodo, esposto durante la mostra "Da Cavour alla Cavour"

impiegato tanto per la costruzione di unità navali  quanto soprattutto per la manutenzione e la riparazione delle numerose unità con base nel capoluogo ionico.
Chiodo si occupò inoltre del progetto preliminare per la trasformazione e l'ammodernamento dell'antico Arsenale di Venezia.
Incaricato di rappresentare l'Italia durante l'inaugurazione del Canale di Suez, si spinse nel Sudan dove contrasse la malaria, malattia che lo portò alla tomba poco dopo il suo ritorno in patria.
La città della Spezia lo ricorda con un monumento nella piazza omonima e antistante l'Arsenale da lui progettato.

Il battesimo della Dandolo non fu fortunato perché, quando i 3/4 dello scafo erano già in acqua, un problema tecnico causò l'impuntamento dei vasi contro l'antiscalo e la nave, esaurendo il suo moto proprio, si fermò. Numerosi furono i tentativi effettuati da altre imbarcazioni della flotta per trascinarla definitivamente a mare, tutti miseramente falliti per la rottura delle gomene. I tecnici allora rinunziarono all'idea di rimorchiare la Dandolo e si affidarono solo all'azione persuasiva di leve e martinetti; un lavoro lungo e paziente che diede i suoi frutti solo alle otto della sera quando la corazzata smise di fare i capricci e scivolò tutta in acqua.
Nel 1897 il golfo della Spezia fu teatro di importanti esperimenti
sulla trasmissione delle onde radio ad opera dello scienziato Guglielmo Marconi. Invitato dal Governo italiano a tornare in patria dopo i successi ottenuti all'estero, Marconi installò delle speciali apparecchiature nell'Arsenale della Spezia ed effettuò esperimenti di radiotelegrafia a
LA SERRA di LERICI - Monumento ANMI ai caduti del mare. Sullo sfondo il Golfo della Spezia
bordo di unità della flotta.
In quello stesso anno, il genio italiano dette pratiche dimostrazioni dell'importanza della sua scoperta con trasmissioni di segnali tra la terraferma e la nave San Martino che era distante 18 chilometri.
Ai primi del Novecento inizierà per la Spezia una nuova fase di sviluppo urbano, indotto dall'industrializzazione del suo golfo. Nel 1931 i residenti in città arrivarono a 115.000 unità.
L'Arsenale Militare occupava tutto il settore meridionale della città, su una superficie di 90 ettari e costituiva la
principale base marittima dell'Alto Tirreno, sede di Ammiragliato.
Una buona parte del golfo della Spezia rinunciò pertanto alle bellezze naturali, al mare pulito e libero, alla vocazione turistica, lasciando tutto questo a Portovenere, Lerici, San Terenzo, Cinque Terre ed altri luoghi privi di installazioni militari o di ciminiere.
Ma è anche vero che lo sviluppo e l'importanza della Spezia, raggiunti nella seconda metà dell'Ottocento, sarebbero stati difficilmente conseguibili, almeno in quell'epoca, sulla base del solo turismo, che allora interessava un numero limitato di italiani e di forestieri, non essendo un fenomeno di massa ma di élite.
● La Spezia aveva i propri stabilimenti balneari...
Un tempo, quando ancora l'acqua del mare conservava una certa purezza, La Spezia aveva i propri stabilimenti balneari, non diversamente dagli altri centri della riviera ligure. Cominciò ad averli nella seconda metà dell'Ottocento e li conservò per circa un centinaio di anni, finché scomparvero ad uno ad uno per i più svariati motivi. Gli spezzini cessarono così di fare il bagno nel mare di casa e diventarono clienti di altre località balneari, vicine e lontane.
I bagni del passato si protendevano in mare come pontili ed erano sorretti da palafitte, come le abitazioni degli uomini primitivi. Costruiti in legno stagionato, avevano ingressi eleganti e facciate scenografiche (archi, fregi, balaustre, pinnacoli), rotonde e luoghi di ritrovo, lunghe file di cabine, scalette e trampolini, nonché spiaggette artificiali con tanto di sabbia.
Tra i loro nomi citiamo: lo stabilimento balneario "Selene"; lo stabilimento "Bagni Eden e Nettuno"; lo stabilimento balneario "Iride".
I clienti raggiungevano i bagni in carrozza, finché non ci fu la comodità del tram. Nello stesso tratto di costa non mancavano i bagni popolari, zone di mare libero, senza sabbia, senza palafitte, senza cabine.
Gli spezzini amavano fare il bagno e prendere il sole al Porto Nuovo, a Fossa Mastra (Fossamastra), al Canaletto...
● Conosciuto anche come il «Golfo dei Poeti»
La decisione di trascorrere l'estate del 1822 a San Terenzo fu presa dal poeta Percy Bysshe Shelley quando si trovava a Pisa con la moglie Mary Godwin e il figlio Percy Florence, nato durante il soggiorno della coppia a Firenze. Poiché la stagione era molto calda, temendo che il bimbo potesse soffrirne, gli Shelley decisero di trasferirsi a San Terenzo dove due loro amici (Edward e Jame Williams), conosciuti nella città toscana, avevano preso in affitto la casa Magni (oggi chiamata "Villa Shelley").
Dal portico di quella abitazione il poeta ammirò, come da un palco di proscenio, i grandi spettacoli della «baia divina» di Lerici, l'antico gregge, popolano e nobile, delle case di San Terenzo ove amò sognare e scrivere all'ombra di un leccio.
GOLFO DELLA SPEZIA - Lerici, Portovenere e le isole poco prima di un temporale
«...La scena era davvero di una bellezza inimmaginabile. La distesa azzurra delle acque, la baia quasi del tutto circondata dalle coste, con il vicino castello di Lerici che la chiude a est, e Porto Venere a ovest in distanza...»
Percy Bysshe Shelley
Da lì, molto spesso, dava vento alle vele della sua imbarcazione per vagabondare nelle acque del golfo. Fece così anche il primo luglio del 1822, quando con lo schooner Ariel salpò alla volta del porto di Livorno per non tornare mai più. Infatti, dopo avere soggiornato a Pisa da alcuni amici, l'8 di luglio intraprese il viaggio di ritorno assieme a Edward Williams ed un giovane mozzo, ma venne sorpreso da una tempesta che causò l'affondamento della sua barca.
Benché sconsigliato dagli amici, Shelley aveva voluto ugualmente prendere il mare, ma le onde erano ben presto diventate troppo grosse per il suo leggero natante.
I tre annegarono nella acque della costa tra Migliarino Pisano e Torre del Lago e il corpo del poeta venne dissotterrato il 16 di agosto ed identificato da Byron ed altri amici. Gli stessi provvidero al rito della cremazione e alla raccolta delle ceneri che vennero poi tumulate a Roma.
George Gordon Byron fu un altro dei poeti che rimasero ammaliati dalle bellezze naturali del Golfo della Spezia anche se, nella baia di Lerici, abitata un tempo da semplici pescatori (lontani perciò dal mondo culturale e dell'arte), diventò popolare soprattutto per le sue doti di nuotatore.
Si tramanda che un giorno avesse attraversato l'intero golfo spezzino, nuotando da Portovenere fino alla riva di San Terenzo, dove alloggiava il suo amico Shelley. Leggenda o non leggenda, in memoria di questa impresa (veramente ardita per l'epoca), ogni anno si svolge nelle stesse acque un'importante gara natatoria, la "Coppa Byron".
Grafica titolo testo  Il Premio "Lerici Pea"

Il Premio “Lerici Pea”, giunto nel 2016 alla sua sessantaduesima edizione, è oggi riconosciuto come uno dei Premi di poesia maggiormente rappresentativi nel panorama letterario nazionale ed internazionale.
Diffondere, promuovere e valorizzare la poesia in Italia e nel mondo è il fine degli organizzatori, che grazie all'esperienza sempre più consolidata della Proprietà e al fondamentale apporto di una giuria di comprovata professionalità, continua anno dopo anno nel perseguire questa missione, organizzando una manifestazione strutturata in più appuntamenti.
Il Premio nacque fra il 1952 e il 1954 per volontà di Renato Righetti, Giovanni Petronilli e Marco Carpena, ai quali si aggiunse presto Enrico Pea; dal 1985 il Premio venne gestito da Alberta Andreoli, intellettuale milanese, sino al 1996, mentre dal 1998 ad oggi, sono proprietari del Premio: Adriana Beverini, Mayda Bucchioni, Lucilla Del Santo, Pier Gino Scardigli, Pia Spagiari.
Il Premio ha goduto, negli anni, del Patronato del Presidente della Repubblica Italiana ed è sostenuto dalla Regione Liguria, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, Comune di La Spezia, Comune di Lerici.
Le Sezioni del Premio sono attualmente 5: Edito, Liguri nel Mondo, Paolo Bertolani, Lucia Roncareggi e la Sezione forse più nota a livello internazionale, conosciuta come Premio alla Carriera.

Fonte: Segreteria del Premio - segreteria@lericipea.com
Nel 1933 il poeta Marinetti sfidò tutti i poeti d'Italia sul tema «Golfo della Spezia». Una giuria composta da Vittorio Orazi, Enrico Prampolini, Fillia, Angiolo Mazzoni e Manlio Costa esaminò attentamente le opere inviate da 22 poeti italiani che avevano accettato la sfida. I giudici, compiacendosi del valore letterario di molti tra questi poemi, ne scelsero 14 per la declamazione comparata che ebbe luogo al teatro Civico della Spezia il 3 e 4 ottobre.
Il 9 ottobre la giuria per la sfida poetica lanciata dall'accademico Marinetti per la glorificazione del Golfo della Spezia, proclamò vincitore assoluto lo stesso Marinetti per il poema «Meriggio del Golfo della Spezia». I giudici ritennero inoltre ammirevoli per originalità, sintesi e ispirazione, classificandoli primi in ordine di merito, i poemi di Corrado Govoni, Farfa, Giuseppe Steiner, Ignazio Scurto e Renato Righetti.
● Nel 1910 transitò nel golfo Theodore Roosevelt
Alle ore 8,31 del 7 aprile 1910 giunse alla stazione ferroviaria della Spezia, proveniente da Roma, l'ex presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt. Ad accoglierlo c'erano il sindaco dott. Di Negro e il sottoprefetto conte Bardessone i quali invitarono l'illustre ospite a soffermarsi per un giorno in città.
Inizialmente l'ex presidente si disse dispiaciuto di non poter accettare l'invito perché intendeva ripartire immediatamente in carrozza verso Genova per poter ammirare l'incantevole panorama della Riviera Ligure di Levante. All'uscita della stazione l'attendeva già un landeau a tre cavalli.
Roosevelt però cambiò idea perché la moglie voleva dare un sguardo alla città e quindi, accondiscendendo a questo suo desiderio, accettò di servirsi della carrozza di gala, messa a sua disposizione dal sindaco, per poi recarsi all'Hotel di Malta.
In albergo i coniugi Roosevelt si affacciarono ad una finestra della loro suite, da dove si poteva godere di una splendida vista sul Golfo della Spezia, indi scesero nel gran salone da pranzo e presero posto in un tavolino d'angolo, sempre vicino ad una finestra panoramica. La signora Roosevelt venne omaggiata con un bellissimo mazzo di viole che mostrò essere di suo gradimento.
Alle 10,45, gli illustri ospiti, ossequiati dai presenti e salutati con affetto dalla popolazione affollante le adiacenze dell'albergo, salirono in carrozza per dirigersi verso Sestri Levante, dove l'ex presidente Usa aveva intenzione di soffermarsi prima di proseguire il suo viaggio verso Porto Maurizio.
Theodore Roosevelt fu il 26° presidente degli Stati Uniti d'America e tuttora è la persona più giovane ad aver ricoperto tale carica. Venne infatti eletto il 14 settembre 1901, quando aveva 42 anni, essendo nato a New York il 27 ottobre del 1858. Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la pace.
Il suo volto è uno di quelli scolpiti sul celebre monte Rushmore, dove compare assieme a quelli di George Washington, Thomas Jefferson e Abraham Lincoln.
La consorte che lo accompagnava in questo viaggio in Liguria era Edith Kermit Carow, sposata in seconde nozze a Londra nel 1886, dalla quale ebbe cinque figli. La prima moglie era scomparsa in giovane età a causa di una grave malattia.
● San Venerio è il patrono del Golfo della Spezia
Nel 1959 Papa Giovanni XXIII, con una lettera del 24 ottobre, nominò il santo eremita Venerio patrono di tutto il golfo lunense. L'anno successivo, in occasione della ricorrenza della festività di San Venerio, fissata per il 12 settembre, una preziosissima reliquia del santo venne consegnata dall'allora vescovo di Reggio Emilia al vescovo della Spezia per essere conservata in perpetuo nel Golfo. Il capo di San Venerio, contenuto in un prezioso reliquiario, nel 1960 fu trasportato da Reggio Emilia all'isola del Tino con solenni cerimonie. Indi venne spostato a Portovenere e poi trasferito nella pieve di San Venerio. Una nuova collocazione lo vede nella cattedrale di Cristo Re alla Spezia fino al trasporto finale in un luogo più sicuro.
Nato nell'isola Palmaria nella seconda metà del VI secolo, Venerio fu attratto, ancora giovane, dalla vita dei monaci che vivevano in povertà, meditazione e penitenza, nel vicino monastero di Portovenere.
Fu dapprima un buon marinaio, come in genere tutti gli abitanti delle isole, ma non disdegnò la coltivazione della terra e il traffico fatto per mare nel Golfo e lungo la costa; secondo tradizione popolare, fu lui ad introdurre la vela latina nella zona del Golfo, perché la ritenne adatta ai venti che qui soffiano e vengono poi rimandati indietro dalle catene dei
GOLFO DELLA SPEZIA - La Goletta Palinuro transita all'altezza dell'isola del Tino
monti circostanti.
San Venerio è stato anche il primo fanalista nel golfo della Spezia in quanto era solito accendere fuochi sulla sommità dell'isola del Tino per indicare ai naviganti la via giusta nelle notti di tempesta.
Durante il periodo in cui visse nel monastero di Portovenere fu nominato abate da papa Gregorio Magno e dal vescovo di Luni, Venanzio.
Nella sua vita fu autore di molti prodigi che vennero tramandati dagli agiografi come dei veri e propri miracoli.
La sua attività non fu legata solo al golfo della Spezia infatti, per un certo periodo, si trasferì in Corsica per dare vita a nuove comunità monastiche.
Trascorse gli ultimi anni vivendo in assoluto romitaggio sull'isola del Tino, in preghiera e meditazione, lontano dalle passioni umane fino alla morte, avvenuta presumibilmente nell'anno 630.
La leggenda racconta che furono gli angeli stessi a scendere dal cielo e darvi sepoltura. Più verosimilmente alla sua provvisoria sepoltura provvide il vescovo di Luni (Lucio) il quale fece erigere sul luogo una cappella, ancora oggi meta di pellegrinaggio popolare.
Fonti:
Insieme in Liguria -
Luoghi d'arte, musica e teatro - a cura della Regione Liguria;
QN Quotidiano Nazionale - La Nazione di Firenze;
Il Secolo XIX -
Speciale turismo La Spezia;
La Liguria -
Istituto Italiano Edizioni Atlas SpA;
Il Secolo XIX -
La mia terra;
La Nazione - Album della Spezia - a cura di Giorgio Batini;
Guida insolita... della Liguria - Newton Compton Editori;
Il Secolo XIX - La mia gente;
1886-1896 - Cento anni de "Il Secolo XIX";
Golfo della Spezia - Guida Sagep - Sagep Editrice Genova;
Arsenale Militare della Spezia - Mostra "Da Cavour alla Cavour".
 

Close Up

Fotografie, eventi, turismo, storia e news del territorio...

Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Carta della Lunigiana Storica
Una cartina mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

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Tall Ships alla Spezia
Provenienti dalla "Tall Ship's
Race 2007 Mediterranea, da
Alicante a Genova, alcuni fra i
più prestigiosi velieri d'epoca
hanno fatto tappa nel Golfo
della Spezia prima di lasciare
definitivamente il Mar Ligure.

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Festa della Marineria
La biennale manifestazione del
mare, nata nel 2009 alla Spezia,
ha raggiunto il culmine della
popolarità nel 2013 con la
presenza di 35 tra i velieri più
belli del mondo.

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Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

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Vini DOCdelle Cinque Terre
Insieme all'ulivo, la vite è la coltura più antica della Liguria. Il fiore all'occhiello della regione sono i vini delle Cinque Terre, ai quali toccano le prime citazioni storiche, risalenti ai tempi dei romani...

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Alluvioni in Liguria dal 1894
In Liguria i disastri legati al
maltempo sono determinati da
tanti fattori. Alluvioni e
devastazioni operate da corsi
d'acqua impazziti, violente
mareggiate e frane sono da
sempre una costante del territorio...

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Nubifragio del 25/10/2011
Un evento atmosferico di eccezionale portata ha dato luogo a forti precipitazioni nel Levante ligure e nell'alta Toscana. Come conseguenza, le esondazioni di canali, torrenti e fiumi hanno originato una vera e propria apocalisse...

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Liguria regione ad elevato
rischio idrogeologico

Secondo uno studio di
Legambiente in Liguria sono
molti i territori che risultano
fragili ed esposti ad un elevato
rischio idrogeologico...

Grafica elenco puntato link
 
 
 
 
TELLARO - Alcuni versi su una targa marmorea per ricordare Eoa Rainusso "A mèstra de Teàe" (la maestra di Tellaro), educatrice e poetessa

...L'eterna canzone del mare
si snoda nel bacio del sole
in faccia a Palmaria lontana
al Tino di mare fluttuante.
(Eoa Rainusso)

 
LERICI - Sul lungomare una targa con versi poetici di Francesco Tonelli

A Lerici
...un muro di vento azzurro
ci separa dal mondo

(Francesco Tonelli)

...un mur de vent blu ciel
nous separe du monde

...a blue wind wall
divides us from the world

...eine mauer von blauem wind
trennt uns von der welt

... un muro de viento azul
nos separa del mundo

 
La ricette del Golfo
La cucina della Spezia, un po' come quella di tutta la Liguria, è sostanzialmente semplice, fatta con ingredienti poveri, molto spesso di produzione locale, ma sicuramente genuina e saporita.
La «mesciüa» è con tutta probabilità la ricetta spezzina più famosa a livello nazionale, un piatto che nasce dalla mescolanza di legumi e cereali più conosciuti (fagioli, ceci, grano ecc.), prodotti essenziali dell'agricoltura e ingredienti tipici dell'alimentazione mediterranea.
Una "mescolanza" in cui sembra essere riassunta la realtà materiale dei Liguri che non furono solo pescatori, marinai, olivicoltori, ortolani ma che tutti quei ruoli interpretarono insieme per vivere.
Tradizione vuole che la mesciüa un tempo fosse il cibo abituale degli scaricatori del porto i quali recuperavano per cucinarli i prodotti agricoli che potevano fuoruscire accidentalmente dai sacchi movimentati.
 
La mesciüa
Ingredienti per 4 persone
500 gr. di ceci secchi; 250 gr. di fagioli cannellini secchi; 150 gr. di grano farro, olio extravergine di oliva, pepe nero e sale quanto basta.
Si mettono a bagno in acqua abbondante i ceci, almeno 12 ore prima di cuocerli; la stessa cosa si fa per i cannellini, ma soltanto per un paio d'ore e il grano farro per trenta minuti.
Si fanno bollire i ceci ben scolati in abbondante acqua salata per almeno un'ora, poi si aggiungono i cannellini scolati e si fanno bollire per circa 20 minuti assieme ai ceci. A questo punto si aggiunge il grano farro e si lascia cuocere il tutto per un altro quarto d'ora.
Si assaggiano i tre ingredienti per portarli alla giusta cottura, considerando che il grano deve rimanere un po' al dente.
La mesciüa va servita in terrine fonde, versandovi sopra olio extravergine d'oliva e pepe nero macinato al momento.
 
La Spezia, pur essendo vissuta per molti anni sulla produzione e il commercio del sale, sulla pesca e sulla vendita di prodotti ittici del Golfo, non ha una grande varietà di piatti a base di pesce fresco, se si escludono le acciughe e i mitili (muscoli). La loro cucina avviene friggendoli, unendoli a dei ripieni, in bianco, marinati o conservati sotto sale e olio.
 
Acciughe alla Spezzina
Ingredienti per 4 persone
500 gr. di acciughe appena pescate; 300 gr. di patate; 200 gr. di pomodori freschi, pelati e privati dei semi; 1 spicchio d'aglio; 1 cucchiaio di origano; 8 cucchiai di olio extravergine di oliva; una manciata di prezzemolo e sale quanto basta.
Sbucciare le patate e tagliarle sottilmente. Ungere una teglia di media grandezza e stendervi le patate in uno strato uniforme.
Decapitare e diliscare le acciughe; lavarle e stenderle sopra le patate.
In una terrina preparare una salsa con parte dell'olio, l'origano ed un trito d'aglio e prezzemolo; salare leggermente.
Cospargere le acciughe con questa salsetta, aggiungendo anche i pomodori tritati grossolanamente. Condire il tutto con l'olio rimasto e passare al forno per 30 minuti ad una temperatura di 200°.
 
Va menzionata anche la grande famiglia del baccalà e dello stoccafisso, quest'ultimo preparato in molte versioni, quasi sempre in umido, come le seppie.
Un cenno particolare deve però essere fatto alla zuppa di datteri (piatto eccelso in quel di Lerici e Portovenere) e alle frittelle o frittata di bianchetti «gianchetti», le cui consumazioni sono di fatto impedite dalle leggi vigenti. Per i primi la raccolta in mare aperto è proibita. Ci sono in atto alcuni tentativi di coltivazione artificiale che, al momento, stanno producendo scarsi risultati. La pesca dei industriale dei bianchetti è invece vietata da un regolamento europeo entrato in vigore nel 2006. Una deroga potrebbe essere concessa per il novellame destinato al consumo umano, ma l'Italia non ha ancora un piano di gestione approvato dalla Commissione Europea.
 
I fantasmi di Sem Benelli
Quando giunse il successo inatteso de «La cena delle beffe» in pochi si chiesero dove e come il poeta drammatico Sem Benelli avesse messo nero su bianco quel testo fino a farlo divenire rappresentabile.
Va perciò ricordato che i fantasmi del suo sogno d'autore vennero fermati su carta a San Terenzo, fra le mura di quella che viene chiamata la «Torretta dei Poeti», nel vasto parco di Villa Marigola. Sulla facciata di questa torre ottagonale, spicca dal 26 agosto 1953 una lapide che recita così: "In questa torre, allora solitaria e nuda, a lungo dimorò Sem Benelli che al cospetto del Golfo mirabile maturò il suo estro creatore. Dal cupo recesso, dall'onda sommossa, dal multiforme cielo, trasse tormentate figure cui seppe dare non effimera vita, su quel palco incantato dove i sogni dell'arte son vita, perché la vita è sogno".
Dopo quel periodo, Sem Benelli scelse come residenza definitiva la cittadina di Zoagli, a testimonianza del suo profondo amore per la Liguria. Ma non dimenticò mai gli anni della «Torretta» e un giorno confidò ad un amico che, a Parigi, dopo la prima della Cena delle Beffe (un vero trionfo), tornando in albergo pianse come un bambino ricordando quel proficuo periodo.
Il poeta scomparve a Zoagli nel dicembre del 1949, lasciando un ricordo indelebile nella comunità locale la quale, per altro, gli aveva sempre dimostrato affetto ed ammirazione.
Nella sua stanza funebre ci fu una vera processione di ammiratori, letterati, personaggi illustri, artisti, tra i quali lo scultore Italo Primi che fece la maschera del poeta.
Qualcuno lesse ad alta voce il telegramma fatto pervenire dal Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi: "Con la scomparsa di Sem Benelli tace una voce che nel teatro italiano ha avuto profonda risonanza per novità d'ispirazione e di ritmi. Mentre il Paese piange la memoria del poeta, tengo ad esprimere ai famigliari il mio personale cordoglio".
 
Vita beata a S.Terenzo
Paolo Mantegazza, fu un grande antropologo, patologo, igienista, che scrisse numerose pubblicazioni scientifiche e fondò la prima cattedra italiana di antropologia e il museo antropologico ed etnologico di Firenze. Deputato e senatore, trascorse lunghi periodi della sua vita a San Terenzo, di cui amò e divulgò sempre le bellezze.
Un giorno, alla richiesta di dove fosse e cosa rappresentasse per lui San Terenzo, l'illustre uomo di scienza così rispose: "E' uno dei più belli e cari paradisi che nasconde nelle sue coste quel mare, in cui sono nate due cose grandi e belle: la civiltà greco-latina e Venere; che è come dire le due più grandi gioie della vita umana: la scienza e l'amore.
San Terenzo è un nido nascosto fra due oceani azzurri, quello del cielo e quello del mare; nessun bagno vi è di più poetico, più fresco, più adamantino; è come tuffarsi nello zaffiro liquido.
L'aria non vi è mai troppo fredda nell'inverno, nè troppo calda nell'estate: è un alternar sempiterno di tiepide frescure e di freschi tepori, che incanta, che solletica, che innamora.
Le palme, i cedri, le rose vi crescono e vi prosperano come in casa propria. Ed io, modesta e fragile pianta umana, vi prospero da un quarto di secolo, sperando di prosperarvene un altro quarto. Ecco cos'è e dov'è San Terenzo..."
 
Il dialetto spezzino
Paolo Bertolani, nato nel 1931 e scomparso il 19 febbraio 2007, era un poeta che amava scrivere versi di rara bellezza alternando la lingua madre con il dialetto della "Serra", una piccola frazione collinare alle spalle di Lerici, dal quale la vista spazia su buona parte del Golfo della Spezia.
Poeta di terra, piuttosto che di mare, le sue rime hanno decantato la vita semplice ma preziosa della campagna, in cui vive un'umanità che si è sempre ribellata alla miseria e alle sofferenze.
Qui sotto una piccola ode che richiama al suo amato borgo...
 
Cos'èi chi vorià die 'stó nome -
Sèra - che 'n dialèto g'è 'n bòtiro
che 'n bóca i se sfa?
Mai na vota ch'a l'àvia dimandà.
(......)
De pu me 'mprémia
savée (e tanto pu der die)
che chì a son ciamà,
giutà a vive, a moìe.
 
Cosa vorrà dire questo nome -
Serra - che in dialetto è un burro
che in bocca si scioglie?
Mai una volta che l'abbia domandato.
(...)
Di più mi importa
sapere (e tanto più del dire)
che qui sono chiamato,
oltre che a vivere, a morire.
 
Lerici saluta Genova
Nel 1923, in seguito al provvedimento governativo che distaccò dalla provincia di Genova il Circondario di Spezia per costituirlo in provincia autonoma, il sindaco di Lerici, in unione al Consigliere Provinciale di quel mandamento, ing. G.B. Bibolini, inviò alla deputazione provinciale genovese il seguente telegramma: "Lerici, per secoli estremo baluardo della Repubblica Genovese, chiamata oggi dal Governo Nazionale a far parte della nuova Provincia della Spezia, manda il più affettuoso memore saluto a Genova Gran Madre della gente ligure".
La Presidenza della Deputazione Provinciale di Genova rispose al sindaco di Lerici e al suo Consigliere Provinciale col seguente telegramma: "Genova Madre ricambia Lerici bella e generosa, avanguardia del mare e del nome ligure, fedele nei secoli, il saluto del comune affetto che vive sopra ogni vicenda e oltre tutti i confini".
Da "Il Secolo XIX" del 5-9-1923
 
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