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QUI TOURING dell'ottobre 1972 - Copertina con interrogativo: "E' ancora possibile salvare la natura ?"

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Il capoluogo della Liguria
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In primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
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Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
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percorrevano a piedi fino a Roma,
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A Gennaio 2008 il Parco Naturale
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Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

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Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
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La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
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Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 
 
 
 

Fotografie © GIOVANNI MENCARINI

 
Liguri Apuani  e Statue Stele
GRAGNOLA (Mercato Medievale) - In mostra alcune sculture che riproducono le Statue Stele della Lunigiana
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Un popolo forte e bellicoso

Il nome di Lunigiana è una forma aggettivale derivata dal latino "Luna", città sorta sul mare, presso l'antica foce del Magra, nel 177 a.C., su pretese preesistenze etrusche mai suffragate da ritrovamenti archeologici, ma certamente su un porto già usato.
Fu colonizzata con duemila cittadini romani, a ciascuno dei quali vennero affidati 51 iugeri e mezzo di terreno, pari in tutto a 257,50 Kmq. circa.
I confini antichi non sono precisamente documentabili, ma possono essere presuntivamente dedotti dall'ordinamento della Diocesi del Vescovo di Luni, come appare nelle Bolle Pontificie a partire dal 1148.
Pievi e cappelle della circoscrizione ecclesiastico-territoriale, erede del municipio romano, erano presumibilmente compresi entro i suoi stessi limiti.
Dai Registri Vaticani si desume che l'estensione della Diocesi coincide in modo pressoché totale con l'unità geografica del bacino del Magra, che ha pure tradizioni culturali omogenee.
In epoca preromana, le fonti scritte latine, parlano di un popolo (quello dei Liguri Apuani), forte e bellicoso, ardito fino a spingersi in incursioni in territorio pisano e bolognese, indomito di fronte ai vincitori.
Fin dall'età del ferro, le antiche popolazioni apuane pur avendo modi di abitare ed usanze religiose comuni con le altre tribù liguri, presentavano una peculiarità culturale originale: il culto di divinità antropomorfe scolpite nella pietra, le Statue-Stele.
Ritrovamenti di simili reperti archeologici sono per ora limitati all'attuale Lunigiana e alla Val di Vara: nessun altro territorio della Lunigiana Storica ha

LUNIGIANA - Giochi equestri nel fossato di un castello

Rievocazioni storiche

mai restituito opere scultoree di tale fattezza.
Le Statue Stele ritrovate fino ad oggi ammontano ad una sessantina di esemplari che possono essere fatti risalire ad un arco di tempo che va dall'Eneolitico (2800-1800 anni avanti Cristo) fino alle soglie della romanizzazione (III - II secolo a.C.).
Le statue-stele rappresentano personaggi maschili e femminili e

LUNIGIANA - Foto in studio per alcuni giovani degli anni Trenta

Lunigianesi degli anni '30

hanno l'aspetto di vere e proprie statue a forma trapezoidale dal vago aspetto antropomorfo, lavorate e scolpite su entrambe le facce. Fino ad ora non è stato possibile stabilire se avessero impiego e scopi di culto o (o anche) funzione funeraria.
I personaggi maschili come segni distintivi hanno armi (pugnali e asce) e cinturone; quelli femminili presentano i seni, la collana e monili vari.
Hanno sostituito il Menhir, che era il grande monumento di pietra tipico dell'età precedente.
Gli studiosi hanno diviso le Statue-Stele della Lunigiana in tre gruppi: il più elementare (cippi trapezoidali o rettangolari con la testa dei personaggi incorporata nel tronco); il mediano (testa di forma semilunata a "cappello di carabiniere" con presenza del collo); il più raffinato (esemplari scolpiti su due facce e ricchi di particolari) dove i personaggi sono eroi o detentori di potere.
Il loro rinvenimento in prossimità di corsi d'acqua, sentieri, pascoli, campi e fonti attesta ancora che l'origine della manifestazione sarebbe stata rurale.
Una testa di statua-stele è affiorata per caso (ottobre 2011) da un terreno agricolo di Rocchetta Vara. A ritrovarla un contadino intento al dissodamento di un podere dismesso in località Molino Rotato (Pianaccia di Suvero). Il prezioso reperto archeologico è stato consegnato dal sindaco di Rocchetta Vara alla Soprintendenza per i beni archeologici della Liguria.
La Pianaccia di Suvero è una importante area archeologica che da una trentina d'anni continua a fornire preziosi reperti (81 in tutto) di antica storia. La prima statua-stele fu scoperta nella vicina Novà di Zignago.
A marzo 2012, nella frazione Monti di Licciana Nardi, è avvenuto il ritrovamento dell'ultima testa di statua-stele (Venelia V), presentata al pubblico a Pontremoli, il 14 aprile, nella "Vetrina della citta" del Palazzo Comunale.
Al di fuori della fascia costiera non si trovano invece tracce della colonizzazione

romana. Si desume pertanto che l'epopea repubblicana ed imperiale non raggiunse l'entroterra di Luni.
Non si sarebbe pertanto verificata una vera e propria assimilazione della cultura classica da parte delle genti della Val di Magra, dove la componente Apuana è rimasta preponderante.
Il culto delle Statue-Stele sembra che si sia protratto fino all'VIII secolo,

PONTREMOLI - Arte scultorea in Piazza della Repubblica
scontrandosi tardivamente col cristianesimo che ebbe (come è noto) nelle strutture dell'Impero i primi centri di irradiazione.
All'abbandono della romana Luni (evocata anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia), causata dall'interramento del suo porto e dall'infestazione della malaria, la Lunigiana viene ad essere priva della sua capitale.
Gli interessi economici e le importanti vie di comunicazione spingono forze egemoniche esterne ad influenzare la feudalità locale per il controllo del territorio.
L'autonomia politica si spezza: la Repubblica di Genova si espande in Val di Vara (fine XIII secolo); il Ducato di Milano si impadronisce di Pontremoli (1341), Carrara ed Avenza (1343); la Repubblica di Firenze riceve la dedizione della comunità di Albiano Magra, Caprigliola e Stadano, primo nucleo del futuro capitanato toscano di Fivizzano. Ad ampliare questo spezzettamento territoriale ci si mise anche il Congresso di Vienna che decretò l'annessione degli ex feudi al Ducato di Modena. Nel 1843 Pontremoli e l'Alta Valle del Magra sono uniti al Ducato di Parma, mentre la media valle e le città di Carrara e Massa formano una nuova provincia dello Stato Estense.
Solo con la proclamazione del Regno d'Italia la Lunigiana riacquista finalmente l'unità politica...
LIGURI APUANI - Usi e costumi, deportazione romana

La distribuzione in Liguria dei tipici edifici romani, pubblici o privati, è discontinua e apparentemente irregolare. Resti monumentali di teatri, anfiteatri e impianti termali sono presenti nelle città abbandonate di Luni (La Spezia) e Albintimilium (Nervia, poi Ventimiglia) ed Albenga, dove il centro storico medievale rispecchia ancora il reticolo della città romana.
Resti di ville extraurbane e di grandi edifici usati per le soste stradali sono stati rinvenuti a Bocca di Magra e Varignano (La Spezia), Albisola, Vado, Finale, Diano Marina, e San Bartolomeo (Imperia). Da Albisola al Golfo della Spezia, invece, non c'è traccia di opere monumentali romane, se si escludono i resti di modesti edifici tra Piazza Matteotti e il Porto Antico venuti alla luce a Genova e di quella che sembrerebbe una residenza, scoperta a Savona nel settembre 2012.
Queste informazioni archeologiche sono importanti perché fanno chiarezza sulla romanizzazione in Liguria, che risulta più accentuata nelle aree dove maggiore è stata l'opposizione dei Liguri all'occupazione dell'Impero Romano: Lunigiana e Riviera di Ponente.
I Liguri Apuani costituivano un vero problema per i romani diretti verso la Gallia meridionale e la Spagna, tanto che spesso preferivano raggiungere il nord deviando a Pisa verso la Garfagnana orientale, o addirittura entrare in Val Padana da Rimini, piuttosto che usare le vie più brevi della Val di Magra e della Liguria. Infatti qui il passo era sbarrato dalla bellicosa popolazione locale, in agguato sui monti e lungo le paludi che si estendevano fra l'Arno e la Magra, che rendeva il transito molto pericoloso.
Invece ai Romani interessava soprattutto la fascia costiera, non solo per la presenza di porti naturali ma anche perché attraversata dalla più importante strada per la Provincia (Provenza), che essi avevano costruito per il transito delle truppe e delle merci destinate al trasporto su carri (Tortona - Vado - Ventimiglia).
La maggior parte dei Liguri abitava invece nelle montagne della nostra regione. Le diverse tribù si opposero sempre fermamente e anche violentemente all'occupazione militare romana che imponeva, tra l'altro, un'organizzazione amministrativa di tipo statale e un'economia di mercato ricca di prodotti tecnologicamente superiori. E' confermato che i Liguri, come «nazione», non disponevano di niente che somigliasse ad un'organizzazione statale, ed erano anzi divisi in raggruppamenti non di rado contrapposti per concorrenza di interessi economici.

SERAVEZZA - Il Palazzo Mediceo che nel giugno 2013 è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Mondiale dell'Umanità

Il Palazzo Mediceo di Seravezza

Nel Ponente ligure gli abitanti delle montagne furono progressivamente vinti e costretti ad abbandonare i loro maggiori villaggi per stabilirsi nelle nuove città di Albingaunum (Albenga) e Albintimilium (Ventimiglia). Nel momento in cui tutti i popoli alpini furono assoggettati l'imperatore Augusto fece erigere alla Turbia, sopra il porto di Monaco, un grande monumento celebrativo.
Dagli storici romani si apprende invece che i Liguri Apuani furono deportati in massa nel Sannio, dove ci sono ancora oggi tracce della loro presenza. Nei primi decenni del II secolo a.C., questa sorte, secondo Tito Livio, era toccata a quasi 50.000 persone, anche se oggi qualche studioso, confrontando le fonti storiografiche con i dati desumibili dalle ricerche archeologiche ipotizza che la densità di popolamento dei Liguri Apuani non fosse quella indicata, cosa che ridimensionerebbe fortemente le cifre fornite (vedi "La deportazione dei Liguri Apuani: dubbi dai dati di Tito Livio e certezze scientifiche" - studio di Michele Armanini).
Gli ultimi Apuani vennero sottomessi (tra il 180 e il 177 a.C.) dai consoli P. Cornelio Cetego e M. Bebio Tanfilo. Ai deportati nell'agerpublicus del Sannio, Roma si preoccupò di fornire i mezzi economici per acquistare terre da coltivare.
Sul territorio abbandonato dai Liguri Apuani  i coloni romani fondarono la città di Luna (Luni), che è certamente la più ricca di monumenti marmorei di tutta la Liguria.
Purtroppo i Liguri erano analfabeti e perciò non hanno lasciato notizie scritte sulle loro vicende. In base alla storia della cultura materiale, si capisce che i numerosi villaggi di epoca preromana, piazzati a mezzacosta o arroccati sui monti, risultano in gran parte abbandonati tra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo, con un vero e proprio spopolamento delle montagne. I pochi villaggi rimasti erano costituiti da umili capanne.
Le suppellettili hanno invece risentito del nuovo assetto economico dettato dalla presenza di anfore e vasellame provenienti dalle grandi fabbriche dell'Impero Romano, frutto probabilmente di commerci basati sui prodotti agro-silvo-pastorali. I Liguri avevano inoltre appreso dai Romani l'uso del tornio per fabbricare il loro pentolame di terracotta.
Con la caduta dell'Impero Romano d'occidente, due importanti realtà si ostinano a contrastare la la crisi incombente e mantengono forte l'identità territoriale: il vescovo e la strada. La circoscrizione ecclesiastica si identificava con i territori che andavano dalla foce del torrente Versilia fino a Framura.
Luni, costruita su un tracciato viario ortogonale, era attraversata dalla via Aemilia Scauri (in continuazione dell'Aurelia), che costituiva il decumano massimo della città. Questa stessa strada, nel tratto che collega Luni a Parma, lungo la bassa Val di Magra e il passo di monte Bardone, assumerà nel Medioevo una grandissima importanza, divenendo appunto parte di quella Via Francigena che consentiva ai pellegrini d'Europa di raggiungere Roma e la Terrasanta".
(G.Benelli - storico e docente universitario, 2012)
IL CIGNO - Associazione culturale di volontari

Le radici più antiche delle comunità lunigianesi, che affondano fino alle soglie della protostoria, sono oggi valorizzate e promozionate dal Consorzio "Il Cigno", un'associazione culturale di volontari che organizza sul territorio una molteplicità di iniziative. Esse spaziano dalle conferenze alle rassegne fotografiche, dal teatro dialettale alle degustazioni, tutte unite dal minimo comune denominatore del culto dell'identità comunitaria, una passione che smuove mari e monti, quelli un tempo popolati dai Liguri Apuani... L'organismo è nato nel 2004, su impulso di Silvano Zaccone e Marcello Schiaffino, che all'epoca erano rispettivamente sindaci di Pignone e Levanto.
Gli enti pubblici che oggi aderiscono al Consorzio sono quasi una cinquantina. Tra loro figurano comuni sparsi in Val di Vara, Lunigiana e Val di Magra, i parchi di Montemarcello-Magra e Alpi Apuane, una dozzina di Pro Loco, le sezioni del CAI della Spezia e Sarzana e altre associazioni culturali.
Il costo delle iniziative che vengono intraprese sul territorio è molto contenuto: nel 2012, per 70 eventi, la spesa complessiva non ha superato i mille euro.

Grafica titolo paragrafo  DICEMBRE 2014 - Un libro sul popolo delle Statue Stele
Sabato 20 dicembre 2014, nel Museo del Castello di San Giorgio alla Spezia, è stato presentato un'altro libro di Lorenzo Marcuccetti, dedicato agli Apuani e alla loro deportazione nel Sannio.
Il volume, pubblicato dalla casa nazionale Editoriale Giorgio Mondadori, ha per titolo "Deportazione - Il Popolo delle Statue Stele. La storia, l'oblio..."  ed è idealmente dedicato a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della storia e della cultura del nostro territorio.
L'incontro nel maniero spezzino, presente l'autore, è il primo avvenuto in territorio ligure ed ha fatto seguito a quello toscano di Seravezza (vedi foto sopra del Palazzo Mediceo), organizzato il 5 dicembre 2014. Dopo il saluto da parte dell'Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia il programma ha visto gli interventi di Silvano Zaccone, Presidente del Consorzio "Il Cigno", che ha supportato il lavoro editoriale con un piccolo contributo e di Ludovico Gierut, critico d'arte e giornalista, che ha collaborato alla stesura del libro di Marcuccetti.
Grafica titolo paragrafo  DICEMBRE 2012 - Rapporti fra i romani e i Liguri Apuani
A dicembre 2012 nel Museo del Castello di San Giorgio alla Spezia è stato presentato l'ultimo libro di Lorenzo Marcuccetti, studioso di storia locale, che riguarda il tempo antico del nostro territorio.
Il volume, pubblicato quest'anno dal Consorzio "Il Cigno", è la sua tesi di laurea dal titolo “La fondazione di Luca e Luna: analisi dei rapporti tra coloni romani e latini ed indigeni”, dedicata alla fondazione delle colonie romane di Lucca e Luni e al complesso rapporto fra i coloni romani e i Liguri Apuani dopo la deportazione nel Sannio.
Marcuccetti, scrittore e musicista, risiede a Querceta in Versilia e da anni fa ricerche dalle quali sono scaturite numerose pubblicazioni e saggi fra i quali “La terra delle strade antiche”, “Saltus Marcius” e “La lingua dimenticata”. Dal 2004 collabora attivamente con il Consorzio "Il Cigno" con cicli di conferenze e corsi di formazione per insegnanti e alunni, dedicati alla storia dei Liguri antichi che costituisce uno dei suoi interessi primari.
L'evento è stato curato dall'Istituzione per i Servizi Culturali e ha visto la partecipazione dell'Autore e di Silvano Zaccone, Presidente del Consorzio.
Grafica titolo paragrafo  SETTEMBRE 2012 - Sulle tracce del popolo guerriero
Ai primi di settembre del 2012 una delegazione dell'Associazione Culturale "Cercellus" di Circello, borgo in provincia di Benevento, terra di deportazione dei Liguri Apuani, è stata ospite del Consorzio "Il Cigno". La visita, a carattere privato, è servita principalmente per conoscere le teste apotropaiche rinvenute in Val di Vara e presentate a Groppo, piccolo borgo del Comune di Sesta Godano.
Nei quattro giorni di permanenza in quel che fu il territorio dei Liguri Apuani gli ospiti sanniti hanno voluto visitare anche le località della Val di Vara e della costa spezzina maggiormente colpite dall'alluvione dell'ottobre 2011. Particolarmente emozionante la visita a Casale di Pignone, i cui edifici posti nelle adiacenze della Chiesa parrocchiale di San Martino (gravemente lesionata) mostrano ancora profonde ferite dovute alla violenza delle acque.
A tal proposito, va rilevato che l'Associazione "Cercellus" nei giorni immediatamente successivi al disastro aveva attivato una raccolta fondi per aiutare la popolazione locale nell'opera di ricostruzione.
I duemila euro generosamente donati dagli abitanti di Circello sono stati destinati al restauro di una preziosa statua lignea di Santa Barbara, che si trovava in un piccolo polo museale (Museo della Memoria) andato distrutto insieme all'oratorio della locale Confraternita che lo ospitava.
Sotto la guida di alcuni membri del CAI di Carrara, la delegazione sannita ha compiuto anche una suggestiva escursione sulle Alpi Apuane, avventurandosi sui sentieri del monte Borla e sostando poi nel rifugio di Campocecina nel gruppo del Sagro.
Grafica titolo paragrafo  MAGGIO 2011 - Sannio e Lunigiana ricordano i Liguri Apuani
Il Consorzio “Il Cigno” con l'Istituzione per i Servizi Culturali Spezzini,  in collaborazione con altri Enti e Istituzioni, hanno organizzato dal 15 al 17 maggio 2011 uno scambio culturale con una Delegazione del Sannio in occasione dei 150 anni dell'Unità d’Italia. L'iniziativa, dal titolo “Progetto didattico “LI.SA: Dalle terre di Lunigiana e dell'Alto Sannio insieme nel ricordo dei Liguri Apuani  per l'Unità d'Italia”, ha inteso realizzare uno degli obiettivi del progetto scolastico “LI.SA", cioè lo studio della storia dell'antica etnia ligure non solo nel territorio lunigianese, ma anche in quello beneventano dove furono deportati dai Romani i Liguri Apuani durante l'età repubblicana.
La delegazione del Sannio ha visitato il Museo del Castello San Giorgio, dove era previsto un concerto del Coro dei Liguri Bebiani, ed è stata quindi accolta nella sala consiliare del Comune di Vezzano Ligure con le note del Corpo Musicale "G.Puccini". Nell'ambito della "Giornata Nazionale della Musica Popolare e Amatoriale", a Vezzano Ligure si sono esibiti alcuni gruppi folk.
Gli ospiti campani hanno fatto tappa anche a Santo Stefano di Magra, mentre la conclusione dello scambio culturale è avvenuta nella sala consiliare del comune di Fivizzano.
Grafica titolo argomento  La dominazione romana della Lunigiana Storica
La città di Luni nel VI° secolo d.C. faceva parte della Marittima Italorum, fascia costiera soggetta al potere imperiale di Bisanzio.
Alcune opere pubbliche ricordano ancora la conquista romana di tutte le terre posizionate ad est del fiume Magra e di molte anche ad occidente di esso, terminata nel 179 a.C.
A quel lungo periodo risalgono alcuni importanti sistemi di comunicazione come la Via Francesca, la Cassia e la Romea che da Lucca conduceva a Luni per terminare lungo la costa francese. La via Emilia (da Emilio Scauro) o Aurelia Nuova da Pisa, attraverso Viareggio e Massa, conduceva fino nell'Emilia.
Da uno stralcio della Tavola Peutingeriana, antica carta geografica della rete stradale dell'Impero Romano, considerata una copia medievale da un originale dell'età imperiale, si evince che dalla città di Luni si dipartivano tre strade. Una puntava verso occidente, arrivando in "Alpe Pennino" (identificato oggi comunemente come Passo del Bracco); la seconda proseguiva a levante lungo la costa tirrenica, passando per "ad Taberna Frigida" (la città di Massa) e "Pisis" (Pisa); la terza infine prendeva la via dei monti raggiungendo il "Forum Clodi" (forse l'attuale città di Fivizzano) e "Luca" (Lucca).
L'importanza delle vie commerciali ha alimentato attraverso il tempo un'efficiente organizzazione alberghiera. Non è noto il sistema di scambio degli antichi Liguri Apuani, come gran parte delle loro istituzioni. Inoltre l'archeologia non ha ancora fornito le prove dell'esistenza in Lunigiana di mansiones romane, ovvero di stazioni attrezzate per la sosta e il cambio dei cavalli, ne di grandi centri del periodo repubblicano e imperiale situati al di fuori della fascia costiera..
Stante l'impiego in grande stile di mezzi di trasporto su ruote, le asperità montuose venivano comunque affrontate solo in casi di estrema necessità. Tali zone si presentavano ancora malsicure perché, molto probabilmente, erano divenute rifugio di alcune tribù indigene scampate alle deportazioni del 180 a.C.. Nonostante l'assoggettamento alla volontà dei vincitori, la familiarità dei luoghi avrebbe potuto essere di aiuto nella conduzione di sporadiche azioni di lotta.
L'amministrazione romana favorì lo sviluppo di un'economia più specializzata per garantire, tra l'altro, alle sue industrie un grosso mercato. Le antiche proprietà tribali vennero affidate ad un colono, spesso come mercede della sua partecipazione ad imprese militari, che le utilizzava come fundi agricoli; i compascui e una parte dei campi restano in mano alle comunità. Sussisteranno pertanto singole aziende agricole private e società pastorali meno organizzate (dedite soprattutto alla produzione di cibo), fino al XI° secolo quando il Vescovo di Luni diventa, in modo certo, il primo feudatario che dispone a proprio piacimento di un grande latifondo nella Valle dell'Aulella.
La colonizzazione delle genti capitoline instaurò sul territorio della Lunigiana Storica (forzatamente abbandonato dai Liguri Apuani) nuovi costumi, abitudini e civiltà. I nuovi abitanti, col tempo, occuparono paesi e castelli e dettero ad essi nomi di famiglie romane, di condottieri che avessero preso parte alla conquista, di centurioni ecc. Nella fattispecie, originarono così i nomi di Minucciano da Minucio; Sillano, Sillico, Sillicagnano da Silla; Gallicano da Galli; Ceserano e Ceserana da Cesare; Giuncugnano da Giunio; Mangliano da Manlio; Terenzano da Terenzio; Casciano da Cassio; Volsci da Volsci; Bibola da Bibuli; Equi dagli Equii, ecc.
Ai coloni romani si deve la conservazione dell'uso della acque termali (di cui la Lunigiana abbonda), già notoriamente diffuso nelle loro metropoli. Costruirono anche un centro balneare in prossimità della sorgente di Equi, per farvi le cure con le acque solforose.
I resti di un fabbricato assai ampio, con evidente sistema di muratura a reticolato, tipico dell'impero romano (a Roma molti edifici ancora si conservano costruiti in questo modo) furono rinvenuti durante gli scavi per le fondamenta dello stabilimento progettato a fine Ottocento.
Testi consultati - Vedi pagina principale "La Lunigiana"  Testi consultati: vedi pagina principale "La Lunigiana"
 

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