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QUI TOURING dell'ottobre 1972 - Copertina con interrogativo: "E' ancora possibile salvare la natura ?"

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Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
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metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

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Vini DOCdelle Cinque Terre
Insieme all'ulivo, la vite è la coltura più antica della Liguria. Il fiore all'occhiello della regione sono i vini delle Cinque Terre, ai quali toccano le prime citazioni storiche, risalenti ai tempi dei romani...

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Sentieri della Via Francigena
Una cartina del CAI traccia
i sentieri storici della
Via Francigena tra Aulla e
Sarzana, che sono
nuovamente percorribili dopo
essere stati ripuliti e segnalati...

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Le vie di pellegrinaggio
I pellegrinaggi a Gerusalemme iniziarono già dai primi secoli dopo la morte di Cristo. La via Francigena non vide solo il passaggio di pellegrini ma anche di viandanti, militari e mercanti che misero a confronto la loro cultura con quella dei territori attraversati...

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Il Premio Bancarella
Sintesi di una passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli...

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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
sono intitolate ad un editore...

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Storia di stampatori e librai
In Lunigiana i primi libri con la tecnica a caratteri mobili vengono stampati nel 1471 quando Jacopo da Fivizzano mette al torchio
una decina di titoli...

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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso

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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica internazionale
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PIGNONE - Una ruspa dei Vigili del Fuoco intenta a liberare il greto del torrente dal legname accumulatosi durante il nubifragio del 25-10-2011

Nubifragio del 25/10/2011
Un evento atmosferico di
eccezionale portata ha dato luogo
a forti precipitazioni nel Levante
ligure e nell'alta Toscana.
La concentrazione della pioggia, in alcune aree dello Spezzino e della Lunigiana, ha raggiunto livelli tali da originare una vera e propria apocalisse...

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La Lunigiana Titolo di testa - La Lunigiana, natura   natura

Prodotti naturali di
bosco e sottobosco

 

Il Territorio

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Titolo argomento - Bosco e sottobosco  Bosco e sottobosco

In Lunigiana sono molte le risorse che «madre terra» dispensa a tutti coloro che hanno avuto la forza di non emigrare in altri lidi a causa di cronici problemi occupazionali, manifestatisi sin dall'inizio del '900.
Elevato il numero di prodotti naturali che vengono anche commercializzati, singolarmente o in pietanze derivate e che indubbiamente sono il fiore all'occhiello di alimentari, ristoranti, aziende agricole, agriturismo, bed & breakfast.
Durante i mesi autunnali, specie quando il clima è tiepido e piovoso, i boschi lunigianesi

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Il "boletus edulis", meglio conosciuto come fungo porcino.

Il fungo porcino (boletus edulis)
Elenco puntato - Antiche ricette e piatti tipici  Antiche ricette e piatti tipici Elenco puntato - Miele DOP e apicoltura  Miele DOP e apicoltura
pullulano di funghi delle più svariate forme, colori e dimensioni, che crescono spontaneamente. La gamma delle specie commestibili è vastissima, ma i più ricercati sono sempre gli ovoli e i porcini, la cui raccolta (manuale) è regolamentata da leggi regionali.
Questo si è reso necessario perché l'aumento continuo dei cercatori portava in certe stagioni ad una vera e propria invasione dei boschi. L'attività di raccolta deve invece svolgersi nel massimo rispetto dell'ambiente, cercando di non spezzare rami e arbusti, di non danneggiare i muschi e le piante erbacee del sottobosco, il micelio dei funghi e l'humus del suolo. Pochi sanno che bisogna evitare di distruggere i funghi non raccolti, calpestandoli o colpendoli con un bastone, perché anche le specie più velenose hanno un ruolo delicato negli equilibri biologici naturali e sono indispensabili alla vita e alla prosperità dei boschi.
I funghi, per i principi azotati che contengono, sono i più nutrienti fra tutti i vegetali. I porcini si prestano meglio fritti ed in umido; gli ovoli sono più adatti ad essere cucinati su una graticola, conditi con olio, sale e pepe, ma possono essere anche «trippati», ovvero trattati proprio come la trippa.
In questo caso si cuociono nel burro e si condiscono con sale, pepe e parmigiano grattato. Riescono anche migliori se vengono accompagnati con sugo di carne.
Il porcino della Lunigiana
Comprende quattro pregiate varietà che volgarmente sono note come "estatino" (boletus aestivali, chiamato anche "rosso" o "selvo"), tipico dei castagneti; "settembrino", tipico dei faggeti, benché non disdegni il castagno; "moreccio" (boletus aereus) o "porcino nero" che ama il querceto e il castagneto; "mocciardone" o "settembrino bianco", presente fino alla prima neve nei faggeti e nei castagneti. Se la stagione è favorevole, ce ne sono per tutti i gusti.
I funghi porcini possono essere consumati freschi, essiccati o sott'olio. L'essiccatura aumenta considerevolmente il tempo di conservazione e preserva l'intenso aroma naturale,
CESERANO di Fivizzano - Panorama collinare e montano

Panorama collinare e montano nei pressi di Ceserano

consentendo loro di trovare vasta e differita applicazione culinaria (sughi, risotti, ecc.), anche lontano dalla zona d'origine. I porcini più adatti per essere essiccati artigianalmente sono quelli giovani e duri, di media grandezza. Possono essere utilizzati anche quelli grossi, purché non siano mollicci.
Per questa operazione bisogna attendere un periodo di tempo buono, con tanto calore del sole, che è indispensabile per impedirne la marcescenza. A tal proposito, vanno puliti senza lavarli, raschiandone bene il gambo per eliminare il terriccio. Se ci sono dei punti interessati da parassiti, bisogna tagliare via solo la parte che essi avevano incominciato a guastare.
Il taglio deve essere fatto a pezzi molto grossi in quanto, seccando, la loro dimensione diminuisce sensibilmente. L'esposizione al sole dura almeno tre giorni, quindi vanno riposti in un ambiente ventilato. Nel caso in cui non risultassero del tutto secchi, si renderà necessario esporli nuovamente alla luce solare per completare il processo.
La conservazione può avvenire in un cartone o in un sacchetto di carta. A lunghi intervalli, sarà utile dare un'occhiata al loro stato, perché i funghi hanno il vizio di rinvenire. Se ciò accadesse, affinché non si bachino tutti, non si potrebbe fare a meno di ventilarli nuovamente per qualche ora.
Prima del loro utilizzo, vanno «rinvigoriti» in un pentolino con acqua calda, tenendoceli lo stretto necessario affinché non perdano il loro intenso profumo.
RICETTE
●  Zuppa di funghi porcini

La zuppa di funghi porcini è un'antica e preziosa pietanza che possiamo trovare nel menù di molte trattorie, ristoranti e agriturismo, soprattutto delle zone collinari e montane.
Come si prepara:  I porcini freschi vanno ripuliti con molta cura e poi posti a cuocere lentamente per una ventina di minuti, in un tegame con poco olio d'oliva. A questo punto bisogna aggiungere prezzemolo, aglio, un pizzico di timo e la cottura va prolungata per un altro quarto d'ora. Dopo di che si uniscono anche del passato di pomodoro, qualche foglia di basilico e di alloro; il tutto deve ancora continuare a cuocere, sempre a fuoco lento, per una ventina di minuti.
La mistura che si è ottenuta va quindi diluita con del brodo di manzo e nel liquido che si è venuto a formare vanno messe a bollire, fino a cottura, delle patate tagliate a pezzetti.
Alla fine, quando saranno passate circa due ore, la zuppa va completata con del pane tostato e servita ben calda. Una ricetta che richiede tanto tempo e impegno, ma ne varrà sicuramente la pena...

●  Sformato di funghi porcini

Ingredienti per 4 persone:  300 grammi di funghi porcini non molto grossi, due uova, 50 gr. di formaggio parmigiano, una noce di burro, sale e pepe, farina bianca, besciamella e sugo di carne.
Preparazione e cottura:  I porcini vanno puliti bene dal terriccio, lavati in acqua corrente e tritati finemente fino alla grossezza di un cecio o anche meno. Si mettono poi al fuoco in una casseruola con una noce di burro, sale e pepe. La cottura deve essere abbondante e tirata al termine aggiungendo il sugo di carne. Tolti dal fuoco, i funghi vanno legati con la besciamella (resa meno liquida con l'aggiunta di farina bianca), le uova e il parmigiano ed il composto va poi assodato a bagno-maria. Il piatto va servito caldo.

●  Funghi porcini e patate al forno

Ingredienti per 4 persone: 500 gr. di funghi porcini; 500 gr. di patate; 2 spicchi d'aglio; prezzemolo; vino bianco; olio d'oliva; sale e pepe.
Come si prepara:  In una padella fate rosolare un trito fine di aglio e prezzemolo insieme a 8 cucchiai d'olio. Prima che l'aglio prenda colore unite i gambi dei funghi, puliti e tritati in maniera grossolana. Salate, pepate e fate cuocere piano per una diecina di minuti.
Pulite e tagliate a fette le cappelle dei funghi. Succiate le patate e tagliatele a fette alte circa mezzo centimetro. Ungete leggermente una teglia, coprite il fondo con uno strato di patate, coprite il tutto con i funghi rosolati, fate un'altro strato di patate e terminate con i funghi a fettine. Salate, pepate e cospargete con altro prezzemolo. Bagnate con mezzo bicchiere di vino, irrorate con 8 cucchiai d'olio e cuocete in forno caldo per circa 40 minuti.

●  Funghi porcini fritti

Ingredienti:  Porcini di media grandezza ed ideale maturazione (i più grandi riescono mollicci e molto piccoli sarebbero troppo duri); farina bianca; olio d'oliva; sale e pepe.
Preparazione e cottura:  Raschiare il gambo dei funghi per eliminare il terriccio e poi lavarli senza lasciarli in ammollo, altrimenti perderebbero nell'acqua parte del loro intenso profumo. Tagliarli a fette di grosse dimensioni ed infarinarli prima di gettarli nella padella con l'olio bollente, che è il più adatto fra tutti gli unti per questo tipo di frittura. Mentre stanno ancora bollendo, vanno cosparsi con sale e pepe. Qualcuno, dopo l'infarinatura, usa anche immergerli nell'uovo, ma è un'operazione superflua in quanto non aggiunge niente alla cottura e al gusto. Altri l'infarinatura sono soliti farla con farina gialla di granoturco o pane grattugiato finemente.

●  Funghi porcini e patate al forno

Ingredienti per 4 persone: 500 gr. di funghi porcini; 500 gr. di patate; 2 spicchi d'aglio; prezzemolo; vino bianco; olio d'oliva; sale e pepe.
Come si prepara:  In una padella fate rosolare un trito fine di aglio e prezzemolo insieme a 8 cucchiai d'olio. Prima che l'aglio prenda colore unite i gambi dei funghi, puliti e tritati in maniera grossolana. Salate, pepate e fate cuocere piano per una diecina di minuti.
Pulite e tagliate a fette le cappelle dei funghi. Succiate le patate e tagliatele a fette alte circa mezzo centimetro. Ungete leggermente una teglia, coprite il fondo con uno strato di patate, coprite il tutto con i funghi rosolati, fate un'altro strato di patate e terminate con i funghi a fettine. Salate, pepate e cospargete con altro prezzemolo. Bagnate con mezzo bicchiere di vino, irrorate con 8 cucchiai d'olio e cuocete in forno caldo per circa 40 minuti.

●  Funghi porcini sottolio

Ingredienti:  Porcini di medio-piccole dimensioni (i più piccoli che riuscite a trovare); aceto bianco; olio d'oliva; odori a piacimento (aglio, chiodi di garofano, foglie d'alloro...).
Preparazione:  I funghi vanno puliti dal terriccio e lavati in acqua corrente; se le loro dimensioni superano quelle di una noce, vanno tagliati in due o tre parti. Quindi devono essere fatti bollire per circa mezz'ora nell'aceto bianco (se questo fosse troppo forte, aggiungere un po' d'acqua).
Appena tolti dal fuoco è necessario asciugarli delicatamente dentro un canovaccio e poi lasciarli all'aria per 24 ore prima di riporli in un vaso di vetro coperti dall'olio.
A piacimento, per aromatizzare il composto, dentro l'olio possono essere messi anche uno o due spicchi di aglio e/o alcuni chiodi di garofano e/o alcune foglie di alloro. Alcuni utilizzano queste ultime anche durante la bollitura nell'aceto.
I funghi sott'olio si accompagnano ottimamente con le carni lesse

 

Il castagno, pianta fonte di vita della quale non si butta via niente

Il castagno fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale era una fonte di vita e rappresentava fra gli alberi domestici quello che fra gli animali è il maiale: non si butta via niente. E' stato per secoli il perno di un sistema economico complesso che ha permesso alle comunità della montagna prealpina di superare le avversità dei tempi. La castagna era una risorsa alimentare, che ha sfamato per secoli la civiltà contadina (era definita il "pane dei poveri"), mentre il legname costituiva il principale combustibile di stufe e camini che riscaldavano gli ambienti durante i rigidi inverni ed è tuttora un ottimo materiale da impiegarsi in varie costruzioni e nell'utensileria. E' talmente resistente che, sino alla fine dell'800, si potevano trovare ancora abitazioni il cui tetto era rivestito di tegole in legno di castagno.
Il castagno è, quasi certamente una pianta autoctona: l'analisi dei pollini preistorici fa ritenere che durante il Cenozoico (da 65 a 2,5 milioni di anni fa) Castanea sativa (ovvero il castagno europeo) fosse ampiamente diffusa in Europa. Durante le glaciazioni pleistoceniche ridusse la sua presenza all'area fra il Mar Nero e i monti del Caucaso. Il suo ritorno in Europa iniziò con i greci e i romani e proseguì nel Medioevo, con gli ordini monastici.
Il castagno appartiene alla famiglia delle Fagaceæ e al genere Castanea. Le specie sono una decina e tra le principali, oltre alla sativa, si trovano la Castanea dentata (il castagno americano) e la Castanea crenata (il castagno giapponese) che è resistente alle due principali malattie che colpiscono questi alberi: il mal d'inchiostro e il cancro della corteccia. Per questo motivo è stato introdotto sul territorio europeo dove oggi si trovano perciò castagni europei innestati sul giapponese, ibridi delle due specie e castagni europei puri. Può raggiungere i 25 metri di altezza.
Il castagno europeo sopporta temperature invernali molto rigide (fino a -25°) e ama i terreni profondi e permeabili, non calcarei, leggermente acidi e ricchi di nutrimento. Vegeta ad un'altitudine ideale fra i 400 e i 700 metri e può essere molto longevo: troviamo esemplari ultrasecolari anche in Lunigiana (vedi sotto Selva di Filetto). Un castagno ben sviluppato - fra i 70 e i 140 anni - situato in luogo adatto e libero, può arrivare a produrre fra i 100 e i 200 Kg di frutti all'anno.
La raccolta delle castagne avviene generalmente dalla metà di settembre alla metà di novembre, quando cadono spontaneamente dagli alberi. Prima della raccolta il castagneto viene ripulito con lo sfalcio dell'erba. La raccolta deve essere rapida per evitare che una lunga permanenza sul terreno possa dar luogo all'attecchimento di funghi e muffe. Le castagne possono essere fatte scendere al suolo anche con la bacchiatura.
La castanicoltura è un settore in crescita in diverse regioni italiane, dove molti vecchi castagneti da frutto sono stati potati e ringiovaniti e le quotazioni di pregio (i marroni e i frutti degli ibridi Castanea sativa x crenata) stanno diventando remunerative per i produttori.
La potatura è un'operazione molto delicata, che richiede una certa specializzazione, non facile da trovare. Ma i coltivatori devono oggi affrontare un problema ben più serio: l'invasione del cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus) un insetto imenottero di origine cino-giapponese che produce grosse galle, impedisce la fioritura e porta a seccare la pianta colpita. La sua espansione viene combattuta con un insetto naturale antagonista (Torymus sinensis), proveniente dalle sue zone d'origine. Ma è una battaglia ancora incerta e lunga, che si spera possa essere vinta.
RICETTE
●  Come preparare una gustosa «Marmellata di Castagne»

Ingredienti per un chilogrammo di prodotto: 1 kg di castagne o marroni; 1 Kg di zucchero; un bicchierino di liquore; 50 gr. di succo di limone; scorza di limone grattugiata.
Come si prepara (50 minuti circa):  Utilizzare delle belle e sane castagne (non importa se sono piccole) oppure dei marroni. Dopo averle ben lavate, vanno incise e messe a cuocere, facendole bollire per pochi minuti; prima che si raffreddino è necessario togliere la buccia e proseguire con una ulteriore bollitura, in una casseruola, per circa 20'. Al termine si passano col passaverdure.
Nel frattempo si prepara uno sciroppo, calcolando 700 cl di acqua per 1 kg di zucchero; si porta ad ebollizione e si prosegue fino a quando posandone una goccia sul bordo di un piatto rimane intatta senza colare. Allo sciroppo vanno aggiunte le castagne e il succo di limone e si lascia bollire il tutto per una mezz'ora, mescolando perché la confettura non deve attaccarsi. Per evitare di mescolare si può comunque far uso di un piccolo stratagemma: mettere al di sotto della pentola una bistecchiera.
Chi vuole può aggiungere un bicchierino di Rum, Marsala o Porto e, a metà cottura, un pizzico di scorza di limone grattugiata. Il prodotto bollente va versato in vasi di vetro, ben lavati con acqua calda, riempiendoli fino a 1,5 cm dall'imboccatura. Ripuliti con cura i bordi e applicate le capsule, serrare con decisione, ma senza forzare troppo.
Per conservare più a lungo la marmellata (come in un sottovuoto), i vasi vanno capovolti e appoggiati su una superficie non fredda, lasciandoli in tale posizione per non meno di 5 minuti. Indi si può proseguire col raffreddamento normale.

 

La castagna, un tempo definita anche «pane dei poveri»

Le castagne hanno forma, dimensioni e sapore molto variabili, anche se prodotte dallo stesso albero. Sono un frutto atipico, perché ricco di carboidrati complessi (amido) come i cereali. Rappresentano anche una buona fonte di fibre, di potassio e di vitamine del gruppo B, soprattutto B1 e B6. La cottura trasforma parte dell'amido in zuccheri semplici, che ne conferiscono la dolcezza tipica.
In Italia esistono moltissime varietà di castagne: tra le più famose figurano anche quelle del Mugello (certificate IGP) e di Marradi. I prodotti derivati (farina di castagne e castagne secche) possono essere conservati molto a lungo. Antonio da Faye, uno speziale del Quattrocento, scriveva in un suo diario che la castagna rappresentava i 2/3 del pane della Lunigiana.
Tra le specialità «moderne», consumabili tutto l'anno, possiamo trovare: biscotti, pandolce (senza canditi), castagne in sciroppo (ottime a fine pasto con i formaggi), gelato, birra (molti birrifici liguri e toscani producono birra a base di farina di castagne), liquore di infusione.
La raccolta dei frutti veniva praticata da metà settembre a metà novembre con la caratteristica "rusparella", un rudimentale rastrello ricavato da un ramo a tre punte per rimuovere le foglie secche. Poi veniva messa in azione la "mazzetta" per aprire i ricci. Le castagne venivano quindi messe ad essiccare per una quindicina di giorni e poi battute e selezionate. Con le migliori ci si faceva la farina, il resto serviva per foraggiare gli animali.
Il benessere degli anni post-bellici aveva relegato la castagna ai margini delle tavole. Oggi sta attraversando un nuovo periodo di "buona sorte", sottolineato anche dall'allestimento di molte sagre paesane in suo onore.
Le "mondine", sono castagne fatte cuocere saltandole su una padella bucherellata posta sul fuoco vivo e spruzzate di vino, finché la loro corteccia non è tutta bruciacchiata e quasi si stacca da sola. Invece, per preparare i "baletti" o "balotti", vengono «lessate» in acqua bollente, per circa 30-40 minuti.
L'essiccatura delle castagne avveniva invece nel "gradile", ambiente tipico delle cucine

contadine, a cui ancora oggi si attiene la produzione artigianale. Per tradizione, al centro del locale, sul focolare rialzato, con il piano di arenaria, o "piagnon", si accendevano i ciocchi di legna che mandavano calore e fumo sul soffitto, costruito a grata, con listelli di legno. Su questo erano poste le castagne ad essiccare, mentre fra le ceneri si inserivano i testi per la cottura dei cibi. Le castagne secche più belle, i "gusson", venivano destinate alla molitura. La farina dolce era poi conservata in un tronco di castagno svuotato, pigiata con i piedi dai bambini, per eliminare bolle d'aria, e ricoperta di cenere o di fogli di carta spruzzati di vino.

FILETTO - I castagni secolari della Selva, che pare abbiano ispirato Dante nella stesura dei primi versi della "Divina Commedia"

Castagni secolari della Selva di Filetto

"Pan di legno e vin di nuvoli", dicevano gli antichi facendo riferimento alla polenta di farina di castagne e all’acqua, che rappresentavano la loro dieta di sopravvivenza.
La farina di castagne è finissima, ricca di carboidrati, vitamine e sali minerali, adatta anche ai celiaci perché senza glutine. Con la farina di castagne vengono confezionate varie pietanze.
Un presidio Slow Food della Lunigiana è la "marocca", che veniva consumata principalmente durante l'inverno. E' un tipo di pane fatto di farina di grano (30%) mista a farina dolce (70%), riportato nuovamente in auge da una famiglia di panificatori di Regnano.
La marocca era il tipico pane consumato in loco dai pellegrini che percorrevano la Via Francigena.
Per ragioni economiche i contadini lunigianesi panificavano addizionando la farina di  castagne (peraltro molto abbondante) alla farina di grano, che invece spesso scarseggiava. Si allungavano le scorte di farina bianca e la convenienza, in questo caso, aveva la precedenza sul gusto. Tuttavia la marocca e' ugualmente un alimento molto saporito che oggi trova, per esempio, uno splendido abbinamento con il "lardo di colonnata".
Il Parco Nazionale delle Cinque Terre indica questo tipo di pane come ideale per la consumazione assieme alle rinomate acciughe di Monterosso.
Altre ricette tipiche sono i "ravioli di castagne" e le "lasagne bastarde".
Nelle valli di Zeri si possono gustare le "armellette", lasagne fatte con farina di castagne ed un pizzico di grano, che si gustano condite con formaggio grattugiato e panna, ma anche col pesto. I "cazzotti" invece sono un impasto di farina di castagne ed acqua che viene cotto buttandolo a cucchiaiate nell'acqua bollente. Assomigliano a degli gnocchi, che vengono poi conditi con ricotta ed olio extravergine d'oliva. Caratteristico il "moghiolo", una pastella di farina di castagne ed acqua, che viene cotta dopo essere stata spalmata su foglie di castagno.
Con la farina di castagne si confezionano anche le focacce. Tipica è la "marmotta", il cui impasto viene cotto nei testi molto caldi dopo che sono stati aggiunti pezzetti di salame nostrale.
Un insetto killer mette a rischio la produzione di farina di castagne DOP

Entro il 30 agosto 2014 scade il termine ultimo per le aziende agricole che vogliono richiedere alla Camera di Commercio l'autorizzazione per poter usufruire della denominazione "Farina di castagne della Lunigiana DOP".
Questo settore strategico del sistema agro-alimentare lunigianese è però in allarme in quanto i castagneti sono infestati da un parassita arrivato dalla Cina, il cinipide galligeno, che ha prodotto una perdita di circa il 70% dei frutti. Un eccezionale calo produttivo che va a sommarsi a quello determinatosi nelle precedenti scarse annate.
Per fortuna non tutte le zone sembrano colpite con la stessa gravità. La liberazione di un insetto antagonista ha già dato dei primi positivi riscontri. Servirà però ancora un po' di tempo affinché i risultati di questa lotta antiparassitaria siano evidenti.
Il Comitato per la valorizzazione della farina di castagne DOP della Lunigiana intende trasformarsi in un Consorzio di Tutela per assicurare la continuità della produzione «certificata» onde evitare riflessi dannosi per l'immagine del marchio DOP.
La Coldiretti ha reso noto che stimolerà i controlli sull'origine delle castagne che finiranno sui mercati nel prossimo autunno, nell'intento di salvaguardare tutta la filiera. Non va dimenticato, infatti, che la produzione è solo la parte finale di un processo che inizia con il mantenimento delle piante e la conservazione del territorio.

Piante officinali, miele DOP e frutti di bosco e sottobosco

La conoscenza degli usi alimentari delle erbe spontanee è stata davvero importante per qualsiasi popolazione durante tempi di guerra o carestia: ancora oggi è possibile attingere a tale patrimonio e fare uso delle piante per svariati motivi, sia per chi preferisce cibarsi e curarsi in modo del tutto naturale, sia solo per curiosità o per il piacere di gustare cibi in modo alternativo.
Le piante alimentari spontanee e quelle officinali sono sempre più oggetto di corsi e seminari organizzati sul territorio e tenuti da specialisti che fanno capo a sedi universitarie (Pisa e Firenze).
Queste iniziative permettono di entrare in contatto diretto con la natura e di conoscere o approfondire la conoscenza delle varie tipologie di erbe e dei loro nomi dialettali, ad utilizzare le piante come fonte di cibo e di medicine naturali, a preparare liquori, sciroppi, marmellate, utilizzando i soli prodotti della natura. Molto importanti sono anche la coltivazione, la raccolta e la conservazione delle piante per uso terapeutico o cosmetico dalle quali estrarre principi attivi o solventi che possono poi trovare applicazione in preparazioni casalinghe o commerciali.
RICETTE
●  Gelato ai lamponi

Ingredienti per 8 persone: 300 gr. di lamponi ben maturi;  300 gr. di zucchero fine; 1/2 litro di acqua; un grosso limone.
Come si prepara:  Lo zucchero va bollito nell'acqua, in una casseruola scoperta, per circa 10 minuti. Poi va messo in un frullatore assieme ai lamponi e al succo di limone. Il composto liquido così ottenuto va filtrato con un colino per eliminare i residui più grossi prima di versarlo nella gelatiera.

 
Un capitolo di eccellenza sono le produzioni di miele e derivati dalla lavorazione delle api, che all'inizio degli anni '90 avevano ritrovato un nuovo impulso, grazie ad una schiera di appassionati cultori ed un mercato in crescita.
Il lavoro svolto dagli apicoltori lunigianesi e l'ottima qualità del miele ottenuto sono stati premiati dalla CEE con la concessione, nel 2004, del marchio DOP, denominazione di origine protetta (primo esempio in Italia).
I boschi dell'Alta Lunigiana offrono altresì succosi lamponi, carnose more e mirtilli che, nelle stagioni favorevoli, possono mutare la colorazione di vasti appezzamenti di terreno grazie alla loro abbondanza.
Testi consultati - Vedi pagina principale "La Lunigiana"  Testi consultati: vedi pagina principale "La Lunigiana"
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