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QUI TOURING dell'ottobre 1972 - Copertina con interrogativo: "E' ancora possibile salvare la natura ?"

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Archivio di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
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FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

Close Up

Argomenti in primo piano,
news, eventi e storia del territorio

Vini DOCdelle Cinque Terre
Insieme all'ulivo, la vite è la coltura più antica della Liguria. Il fiore all'occhiello della regione sono i vini delle Cinque Terre, ai quali toccano le prime citazioni storiche, risalenti ai tempi dei romani...

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Sentieri della Via Francigena
Una cartina del CAI traccia
i sentieri storici della
Via Francigena tra Aulla e
Sarzana, che sono
nuovamente percorribili dopo
essere stati ripuliti e segnalati...

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Le vie di pellegrinaggio
I pellegrinaggi a Gerusalemme iniziarono già dai primi secoli dopo la morte di Cristo. La via Francigena non vide solo il passaggio di pellegrini ma anche di viandanti, militari e mercanti che misero a confronto la loro cultura con quella dei territori attraversati...

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Il Premio Bancarella
Sintesi di una passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli...

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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
sono intitolate ad un editore...

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Storia di stampatori e librai
In Lunigiana i primi libri con la tecnica a caratteri mobili vengono stampati nel 1471 quando Jacopo da Fivizzano mette al torchio
una decina di titoli...

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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso

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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica internazionale
per la categoria juniores..

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PIGNONE - Una ruspa dei Vigili del Fuoco intenta a liberare il greto del torrente dal legname accumulatosi durante il nubifragio del 25-10-2011

Nubifragio del 25/10/2011
Un evento atmosferico di
eccezionale portata ha dato luogo
a forti precipitazioni nel Levante
ligure e nell'alta Toscana.
La concentrazione della pioggia, in alcune aree dello Spezzino e della Lunigiana, ha raggiunto livelli tali da originare una vera e propria apocalisse...

Grafica elenco puntato link
 
 
 
 

Proverbi in dialetto con relativa traduzione

L'è mei pan, gigola e vin
che turdei e aqua

E' meglio pane, cipolla e vino
piuttosto che ravioli e acqua

L'aqua la rovina i ponti,
'l vin la testa

L'acqua rovina i ponti,
il vino la testa

Pan fin chi dura, vin a msura
Pane fin che ce n'è, vino a misura

Chi vo' 'l bon vin poda
pr San Martin

Chi vuole il buon vino pota
per San Martino

 
La Lunigiana Grafica titolo di testa    BIO

Apicoltura
e miele DOP

 

Il Territorio

Morfologia

Liguri Apuani

Alpi Apuane

Antichi castelli

Acque salutari

Il miele DOP della Lunigiana

La Lunigiana è una terra dalle ambizioni più diverse, tante realizzate e tante tenute nel cassetto, in attesa di tempi migliori. E' innegabile che, al di fuori dei suoi confini, grande fama hanno raggiunto le tradizioni gastronomiche. La cucina lunigianese poggia su cardini indiscutibili: testaroli, panigacci, torte d'erbe, per citare i più noti. Tra gli alimenti che nel nuovo millennio sono balzati agli onori delle cronache culinarie spicca indiscutibilmente il miele, che vanta una davvero folta schiera di affezionati ammiratori.

Fotografie,
arte, turismo, economia e gastronomia

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Fioritura di susino
nella campagna
lunigianese

Fioritura di susino di San Giovanni nella campagna lunigianese
Elenco puntato - Antiche ricette e piatti tipici  Ricette e piatti tipici Elenco puntato - Ricette con funghi e altri prodotti del bosco  Ricette con funghi e altri prodotti del bosco
Quello della Lunigiana è il primo miele italiano ad avere ottenuto dall'Unione Europea, nel 2004, il marchio DOP (denominazione di origine protetta).
Un prodotto inequivocabilmente genuino, generato da un territorio con scarso inquinamento, vista la mancanza di poli industriali importanti. La zona di produzione è relativa a tutti i 14 comuni, dove un buon numero di apicoltori opera con ingegno e impegno per preservare una pratica antica, già fonte di reddito per molte famiglie medievali, le quali possedevano anche più di un alveare. Da documenti storici, si apprende che nella Lunigiana del Cinquecento la titolarità di un alveare dava origine all'imposizione di una tassa e che esistevano delle apposite regolamentazioni per il controllo e la conduzione di attività relative alla produzione del miele.
Per il miele, la Lunigiana è una terra davvero baciata dalla sorte, in grado di mettere a disposizione delle operosissime api colture adeguate, in un comprensorio caratterizzato da vasti prati, pascoli, boschi e sottobosco.
In questo importante panorama naturale originano produzioni del biondo miele di acacia o del bruno di castagno, le qualità più note, diffuse, ambite e caratteristiche per la qualità e il sapore. Il vero gusto della terra può essere riscontrato anche nel meno diffuso miele d'erica, quello di mirtillo, di lampone, fino al millefiori dagli aromi più diversi.
Il miele della Lunigiana è un ottimo prodotto da tavola, che può essere apprezzato singolarmente o in abbinamento ad altri cibi. Trova largo uso nella preparazione di dolci e quello di acacia è un ottimo rimedio contro le affezioni dell'apparato respiratorio.
Gli apicoltori lunigianesi sono molto conosciuti, sia in Italia che all'estero, e in questi anni hanno conquistato numerosi allori nelle manifestazioni e nelle piazze più importanti del settore...
RICETTE
●  Muffins al miele e noci

Ingredienti per 10 muffins:  220 gr. di farina 00, 2 cucchiai di lievito in polvere, 80gr. di zucchero, un cucchiaio di miele, 2 uova, 120 gr. di burro fuso, 180 ml di latte, 60 gr. di noci.
Preparazione: Versare tutti gli ingredienti in un robot da cucina, tranne le noci, e amalgamare completamente ad una velocità media. In ultimo aggiungere le noci spezzettate.
Distribuire l'impasto negli stampini imburrati, quindi passare in forno a 180° per circa 20 minuti.

●  Crespelle con salsa al miele e cannella

Ingredienti per quattro persone: 140 gr. di farina integrale, 3 uova, 320 ml di latte, un cucchiaio di burro, un cucchiaio di olio di semi, 200 gr. di miele, 5 gr. di cannella in polvere (un cucchiaino), 20 gr. di zucchero a velo, un pizzico di sale fino
Preparazione (15 min. circa): Per realizzare le crespelle è necessaria una padellina, meglio se in materiale antiaderente, di circa 18 cm di diametro e con il bordo alto almeno 1 cm.
La pastella si realizza versando la farina in una ciotola e mescolandovi il sale. Nella ciotola vanno poi rotte le uova, incorporandole alla farina. Per eliminare i grumi, schiacciare l'impasto contro il fondo e la parete del recipiente, servendosi di una forchetta. Quindi unire il latte poco alla volta, continuando a lavorare il miscuglio con la forchetta finché si formano bollicine. Incorporare poi il burro, fuso a fuoco lento, mescolando. Il composto va fatto riposare per almeno un'ora in un luogo fresco (non in frigorifero), mescolando ogni tanto.
La cottura (20 min. circa): Scaldare la padellina antiaderente e ungerne il fondo con l'olio. Versare mezzo mestolo di pastella e ruotare il tegame in modo che il composto si distribuisca uniformemente sul fondo. Per far questo bisogna togliere la padellina dal fuoco, altrimenti la pastella si indurirebbe, rendendo impossibile l'operazione.
Trascorso un minuto, la crespella va girata per proseguire la cottura ancora 30 secondi. Per girare la crespella si può usare una paletta o capovolgerla su un piatto per poi farla scivolare nuovamente nella padellina. Continuare così fino ad esaurimento della pastella.
Presentazione del piatto: Scaldare il forno a 220° ed accendere il gas. Versare il miele in un tegamino e mescolarvi la cannella. Scaldarlo a fuoco dolcissimo per renderlo fluido. Spalmare poi il lato di ogni crespella e piegarla in 4. Adagiarle in una pirofila da portare in tavola, spolverizzandole con lo zucchero a velo. Passare il tutto in forno per circa 3 minuti, finché lo zucchero diventa scuro. Vanno servite subito.

●  Anatra al miele d'acacia

Ingredienti per quattro persone:  Un'anatra muta del peso di circa 1,5 kg, 2 cucchiai di miele d'acacia, un cucchiaio di salsa di soia, 2 cucchiai di aceto di vino rosso, uno spicchio d'aglio, 30 gr. di burro, 2 cucchiai di olio d'oliva extra-vergine, sale e pepe.
Preparazione (15 min. + il tempo di marinatura): Pulire l'anatra e fiammeggiarla per eliminare la peluria rimasta. Lavarla quindi accuratamente e tagliarla a piccoli pezzi.
In una terrina versare il miele, la salsa di soia e l'aceto; unirvi lo spicchio d'aglio sbucciato e mescolare finché gli ingredienti saranno bene amalgamati. Indi mettere i pezzi di anatra in una ciotola capiente e irrorarli con la salsa appena preparata; lasciarli marinare per 5-6 ore, rigirandoli di tanto in tanto. Scolarli e metterli in una casseruola con il burro e l'olio già caldi e farli rosolare finché saranno dorati da ogni parte. Salarli, peparli e irrorarli con la salsa della marinata.
La cottura (50 min. circa): Porre la casseruola in forno preriscaldato a 190° per circa 50 minuti, bagnando l'anatra di tanto in tanto con il sugo di cottura. A cottura ultimata scolarla e tenerla in caldo fra due piatti.
Eliminare dal fondo di cottura il grasso, unirvi 3 cucchiai di acqua e mescolare con un cucchiaio di legno. Volendo, disporre l'anatra su un piatto di portata e irrorarla con la salsa di cottura ben calda.

 
Lunigiana e Val di Vara danno vita alle "Strade del Miele"
Un progetto pilota, in linea con quelle che sono le politiche agricole dell'Unione Europea, è stato inaugurato nel 2010 dai comuni di Tresana, Mulazzo (Lunigiana) e Calice al Cornoviglio (Val di Vara). Si tratta della prima "Strada del Miele", uno degli itinerari che verranno realizzati per valorizzare questo prodotto tipico, notoriamente conosciuto anche con l'appellativo di "cibo degli dei". Un'alleanza a cavallo tra Liguria e Toscana che fa da apripista ad una maggiore movimentazione turistica verso un entroterra ricco di memorie storico-culturali e di bellezze naturali. Questo perché la ricettività turistica della costa ligure delle Cinque Terre è limitata e quindi sono in atto delle sinergie tra i comuni marini e quelli della Val di Vara per differenziare la presenza dei vacanzieri e dirottarli verso altrettanto valide forme alternative di soggiorno. Una guida di questo nuovo tragitto fruibile è stata realizzata grazie a Banca Carispe.
Il turista-consumatore potrà avere tutta una serie di indicazioni per spostarsi dall'ambiente marino fino al comprensorio lunigianese, con possibilità di fare passeggiate a piedi o a cavallo sul crinale dell'Alta Via dei Monti Liguri, e di poter apprezzare  gli eccellenti prodotti enogastronomici degli agriturismo e dei locali di ristoro presenti lungo la "Strada del Miele".
Potrà inoltre visitare le aziende apistiche, assistere alle varie fasi della lavorazione del miele e derivati e acquistare il prodotto direttamente dal produttore.
Una sosta quasi d'obbligo è prevista nel castello Doria-Malaspina di Calice al Cornoviglio, sede del "Museo dell'Apicoltura", della pinacoteca David Beghè e del Museo Pietro Rosa.
Grafica titolo argomento  Concetti basilari dell'apicoltura e note sulle produzioni

Il miele è un alimento che viene prodotto dalle api con la trasformazione del nettare dei fiori, un liquido zuccherino che viene elaborato mescolandolo alle secrezioni delle loro ghiandolette salivari poste sulla testa e nel torace. Le evidenze scientifiche indicano che il miele è un buon rimedio contro la tosse e il raffreddore (efficacia riconosciuta anche dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità); regola le funzioni intestinali e contiene un antibiotico naturale che aiuta a combattere le infezioni.
Il miele è un alimento che viene prodotto dalle api con la trasformazione del nettare dei fiori, un liquido zuccherino che viene elaborato mescolandolo alle secrezioni delle loro ghiandolette salivari poste

FILETTO -  Un pascolo e le montagne circostanti dell'Appennino Tosco-Emiliano
I monti dell'Appennino Tosco-Emiliano e la campagna nei pressi di Filetto

sulla testa e nel torace. Le evidenze scientifiche indicano che il miele è un buon rimedio contro la tosse e il raffreddore (efficacia riconosciuta anche dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità); regola le funzioni intestinali e contiene un antibiotico naturale che aiuta a combattere le infezioni.
E' un alimento composto per l'80% di zuccheri semplici (fruttosio e glucosio) che però fornisce meno calorie dello zucchero bianco. In più ha un potere dolcificante superiore (+30%), quindi se ne può usare meno. Le altre sostanze (fino ad oggi identificate) che lo compongono sono oltre 300.
Nel miele il contenuto di vitamine è decisamente basso, così come quello dei sali minerali (che provengono dal terreno in cui vive la pianta). Quello più presente è il potassio. I mieli chiari sono più poveri di minerali rispetto a quelli scuri.
Il nome all'"ape che fa il miele" (Apis mellifica) venne dato dal celebre Linneo.
L'ape è un insetto appartenente all'ordine degli imenotteri, vale a dire che hanno ali membranose, ed è indigena dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia occidentale. Come molte altre specie animali, anche questa presenta parecchie varietà locali. Le più importanti sono quella italiana o gialla (ligustica) e quella alemanna o nera. Razze meno conosciute sono la Carniolese, la Caucasica e la Cipriota.
L'apicoltura era già praticata in tempi antichissimi. Aristomaco, filosofo di Cilicia, consacrò 58 anni all'osservazione dei costumi dell'ape. Filisco si ritirò dal mondo per dedicarsi interamente allo studio e

Grafica titolo paragrafo  La pappa reale rafforza le difese immunitarie dell'organismo

La pappa reale è il prodotto più pregiato dell'alveare perché contiene, in proporzioni ideali, tutte le più importanti sostanze nutritive tra cui vitamine, minerali, proteine. Le sue proprietà, note fin dai tempi antichi, sono di giovamento in tutti i casi in cui sono richiesti un supporto energetico e ricostituente. Prodotta dalle api nutritrici, è scelta come nutrimento per i primi giorni di sviluppo delle larve, ma è destinata ad alimentare l'ape regina nel corso della sua intera esistenza.
Grazie a questo nobile nutriente la larva reale ha da subito una crescita straordinaria e vivrà fino a tre-quattro anni, diversamente dai fuchi (la cui vita dura tre mesi) e dalle operaie (che non superano i 45 giorni).
La sua altissima tollerabilità la rende un tonico naturale unico indicato a tutti: ai bambini per aiutarli in tutte le fasi della crescita o di impegno scolastico o sportivo maggiore; agli adulti per affrontare meglio un periodo di stress; agli anziani per aiutarli a mantenere vitalità e vigore psico-fisico; agli sportivi per sostenere il surplus di energia che la pratica sportiva può comportare.
E' dunque evidente che la pappa reale racchiude elementi eccellenti per la vita e il benessere dell'organismo. In effetti, oltre alla presenza di proteine, carboidrati e lipidi, questo alimento si distingue soprattutto per la qualità del contenuto di oligoelementi, vitamine e aminoacidi «essenziali», davvero benefici. Tra le vitamine, le più rappresentative sono quelle del gruppo B, in particolare la B5.
Oltre ad essere un nobile ricostituente naturale, in grado di favorire numerosi processi metabolici del nostro organismo, la pappa reale è priva di tossicità e, alle dosi consigliate, è un ottimo alimento indicato per rafforzare le nostre difese immunitarie e regolare naturalmente l'appetito.
E' inoltre unpotente antiossidante che contribuisce a rallentare l'invecchiamento delle nostre cellule.

alla cultura di questo insetto. Il celebre Aristotele, nato nel 384 a.C., trattò diffusamente delle api nella sua storia naturale degli animali. Il grande poeta Virgilio consacrò il quarto libro delle "Georgiche" alle api. Al tempo dei Romani i contadini avevano l'usanza di far rumore con metalli affinché uno sciame non si allontanasse ma si posasse sopra un vicino albero.
Columella, scrittore latino vissuto nel I° secolo d.C., lasciò un trattato di agricoltura, "De re rustica", il cui nono libro si occupa delle api. I suoi sono saggi e accurati consigli che fanno capire come l'apicoltura fosse già allora molto più progredita che nei secoli addietro.
La moderna apicoltura deve i suoi progressi ad alcuni eminenti uomini. Il parroco di Lowkowitz,

Disegno di un'ape
Dzierzon (1811-1906), ebbe il merito di diffondere nel mondo apistico il favo mobile e grazie alle sue osservazioni venne stabilita la dottrina della partenogenesi o parto vaginale dell'ape regina.
Nel 1851 venne ideato, quasi in contemporanea, il telaino mobile ad opera dell'americano Langstroth e del tedesco Berlepsch. Cristiano Gravenhorst scoprì i metodi della riproduzione artificiale degli alveari.
Nel 1857 Giovanni Mehring inventò lo stampo per fabbricare i fogli cerei.
L'ideazione dello smielatore a forza centrifuga, che permette di estrarre il miele senza danneggiare i favi, aumentando efficacemente il raccolto, risale al 1865 ed è da attribuirsi al maggiore De Hruschka.

Queste invenzioni, nonché i meravigliosi progressi compiuti nel governo delle api, cambiarono radicalmente l'aspetto dell'apicoltura. Una volta la buona riuscita degli alveari era affidata quasi unicamente al caso. In epoca moderna invece, viene ritenuta base indispensabile la località ove sono posti gli apiari e le condizioni del terreno. L'unica incertezza rimane ancora quella dovuta alle condizioni meteorologiche, che possono favorire o limitare la produzione del miele.
Chi intende oggi dedicarsi all'apicoltura, da cui potersi aspettare anche un reddito, deve conoscere bene il territorio, le colture che vi si praticano e l'andamento delle stagioni. Le cose variano molto da regione a regione.
Nell'Italia settentrionale ci si affida soprattutto al raccolto estivo od autunnale, perché il primaverile viene consumato in gran parte per l'allevamento di covata. Indicativamente sono considerate buone posizioni quelle con presenza di trifoglio (eccetto quello rosso), ravizzo, colza e lino, le piantagioni di robinie e tigli, meli, peri, ciliegi ecc. Da ricercarsi la vicinanza di boschi, specialmente di castagni, che fioriscono anch'essi d'estate. Inoltre sono fioriture molto remunerative quelle estivo-autunnali del grano saraceno e dell'erica.
Nell'Italia centrale sono contrade favorevoli quelle coltivate a sulla, lupinella, erba medica ecc.
Nel Sud della Penisola vanno per la maggiore gli agrumeti, i prati di sulla, i boschi di castagni e di carrubo, le plaghe ove abbonda il timo e il rosmarino.
In linea generale non sono consigliate località dove si deve fare affidamento sulla sola fioritura primaverile. In tal caso, infatti, le api dovrebbero vivere troppo tempo sulle sole provviste raccolte, fino al ritorno dell'altra primavera; rischierebbero di morir di fame o almeno d'immiserirsi e, nella migliore delle ipotesi, mancherebbero, all'aprirsi della nuova campagna, delle abbondanti riserve che stimolano l'allevamento di covata e servono a far fronte ai periodi contrassegnati da condizioni meteorologiche avverse.
E' per questo motivo che, nel caso in cui il terreno non disponga di grandi fioriture estive, si consiglia una località che sia posta tra il piano e il monte, in modo che le fioriture si succedano gradatamente e che, nella bella stagione o in autunno, i castagni, altri boschi o le erbe selvatiche offrano un secondo piccolo raccolto. Un bosco di castagni posto a 4/5 km dagli alveari è sufficiente a rimpinguare adeguatamente le famiglie delle api.
Un'altro fattore da tenere in debita considerazione è la distanza tra un apiario e l'altro e il numero degli alveari che essi possiedono. Non è possibile indicare con precisione quanti ne possa

sopportare una certa zona, perché il dato è molto legato alla ricchezza e alla varietà delle coltivazioni presenti.
Approssimativamente si può calcolare che la redditività ideale di un apiario si concentra in un raggio massimo di 3 km. Bisogna però tener presente che le api non sono solite volare contemporaneamente in tutti i sensi, ma d'ordinario si affollano in una stessa direzione, il che può diminuire di molto l'area utilizzata.

"Quando scompariranno
le api, allora ci resteranno
quattro anni di vita
"
(Albert Einstein)

Un apiario può essere posto anche in un terreno attiguo ad un'abitazione, il che ne consente anche una cura più frequente ed un certo controllo. In zona però non ci devono essere insediamenti industriali o strade molto trafficate, che elevano l'inquinamento ambientale e disturbano il lavoro delle api.
Di preferenza gli alveari vanno posti in luoghi appartati, riparati dai venti e con poca umidità, lontano da elettrodotti o apparecchiature in grado di generare forti campi elettromagnetici.
Indicativamente,
chi si appresta a vivere di apicoltura dovrebbe avere a disposizione almeno un centinaio di alveari, preferibilmente in località diverse, curati bene per quel che riguarda l'abbondanza delle provviste e la fecondità delle regine. E' necessario riconoscere e saper curare possibili malattie. Il lavoro diminuirà gradualmente con l'acquisto di sempre maggiore esperienza e colpo d'occhio, anche se sarà sempre necessaria un'accurata sorveglianza di ogni singolo alveare.
Bisogna però mettere in conto che, nell'ultimo decennio, la popolazione delle api si è drasticamente ridotta e, in alcune aree, la loro presenza è diminuita fino ad un 50%. L'allarme venne dato da alcuni apicoltori i quali segnalarono una massiccia moria di api durante la primavera, in corrispondenza del periodo di semina del mais. Gli scienziati chiamati ad occuparsi del fenomeno non ebbero subito delle risposte precise. Si facevano molte ipotesi: un avvelenamento dovuto ai composti chimici utilizzati nella moderna agricoltura; modificazioni dell'ambiente originate dal clima mutato o dall'inquinamento; variazioni genetiche nei parassiti; influenza di forti campi magnetici.

Grafica titolo paragrafo  Con la propoli si possono fabbricare anche strumenti musicali

Dal lavoro delle api origina anche la produzione di propoli. In particolare, è alle api bottinatrici che viene affidato il compito di raccogliere, prevalentemente dalle gemme di alcune piante, i materiali resinosi e cerosi che saranno poi trasformati dalle api operaie.
Utilizzata per ricoprire le pareti dell'alveare, per riempire fessure e fori, per lucidare le celle prima che l'ape regina vi deponga le uova, la propoli ha tantissime virtù, note anche all'uomo fin dalle epoche più remote.
Ricca di flavonoidi ed essenze balsamico-aromatiche, utile sia per uso interno che per lenire i piccoli problemi della pelle, anche Plinio ne parlava diffusamente nella sua "Naturalis Historia".
Questa preziosa cera veniva un tempo utilizzata nella fabbricazione di strumenti musicali, come i famosissimi violini stradivari. Anche oggi la propoli è molto apprezzata come efficace alleato dell'organismo, in particolare nei mesi invernali, quando compaiono con più facilità quei caratteristici fastidi delle prime vie aeree, per apportare un grande senso di sollievo ed aiutare a ritrovare un fisiologico benessere.
Le piante che con le loro gemme danno origine ad un ottimo raccolto di propoli sono generalmente i pioppi bianchi, i castagni, gli ontani e altri alberi resinosi come i pini e gli abeti.

Alcuni esperimenti hanno avuto inizio, per esempio, in Germania su una serie di alveari posti nelle vicinanze dell'aeroporto di Dusseldorf. Analizzando il miele prodotto da queste api, possono essere facilmente rintracciati tutti gli agenti inquinanti che il traffico aereo immette nell'aria e che finiscono poi per depositarsi anche a terra.
Sono stati proprio gli scienziati a collocare gli apiari lungo le piste perché, con questo procedimento, le misurazioni risultano più accurate che non quelle effettuate con strumenti tradizionali.
Le api stanno bene e sembrano essersi adattate perfettamente all'ambiente. I dati rilevati sono decisamente confortanti: il miele prodotto risulta di ottima qualità, tant'é che viene anche commercializzato e il ricavato devoluto in opere di beneficenza. Il "monitoraggio apistico" ha avuto così tanto successo che, molto probabilmente, verrà esteso ad altri importanti scali aerei presenti in Germania.
Altri studi compiuti hanno invece permesso di individuare almeno un colpevole: si tratta dell'impiego di insetticidi neonicotinoidi, in genere usati come rivestimento delle sementi, i quali produrrebbero danni al sistema nervoso degli insetti. Lo ha confermato l'EFSA (l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare), dopo aver analizzato accuratamente tutti i dati disponibili. Tra i pesticidi incriminati figurano Imidacloprid e Clothianidin (prodotti dall'azienda agro-chimica Bayer) e Thiamethoxan (di Syngenta) che, come è stato dimostrato scientificamente, sono altamente nocivi per le api. (fonte Greenpeace)
In Italia, Francia, Germania e Slovenia l'utilizzo dei neonicotinoidi è stato sospeso dal 2009. Si attende ora il pronunciamento dell'Europa, che dovrà decidere il futuro di questi insetticidi nei nostri campi...

Gli apicoltori toscani soddisfatti della produzione 2010

I venti di crisi che stanno imperversando nel Paese hanno fatto sentire la loro influenza negativa anche nel settore alimentare toscano, producendo una sensibile contrazione dei consumi che si è riflessa anche sul comparto mielifero. Fortunatamente però sono venuti in soccorso agli apicoltori toscani i raccolti estivi che sono stati molto buoni e hanno raddrizzato una situazione di sofferenza. Nel contempo i consumi di miele sono tornati a crescere, riallineandosi alla media europea di 600 grammi all'anno a persona. Tutto questo produrrà un fine stagione 2010 positivo.
Andate perdute le fioriture in pianura, hanno salvato la stagione quelle di montagna, soprattutto in Lunigiana, Lucchesia e Pistoiese, dove in alcune aree ogni arnia mediamente è riuscita a produrre anche dai 30 ai 40 Kg di miele. Produzioni abbondanti soprattutto per millefiori e melata con raccolti che sono arrivati ai 50Kg ad arnia. L'acacia invece è stata colpita da una riduzione tra il 30 e il 40% e non è stata eccezionale neppure la produzione media del castagno, arrivata a solo 20 Kg ad arnia.
Intanto Apitoscana, la cooperativa nata nel 1983 a Firenze e che oggi conta oltre 1.300 apicoltori associati provenienti da tutte le province della Toscana, si sta indirizzando verso una specializzazione nel miele regionale e monofiore, lavorando nel contempo sulle produzioni di nicchia, caratterizzate da una catena di invasettamento tarata su piccoli formati.
I suoi associati producono ogni anno più di 1.500 quintali di miele.

In Lunigiana le produzioni biologiche di miele sono al top

In Lunigiana è concentrato il 72% delle produzioni agricole biologiche della provincia di Massa - Carrara. Il comune che conta più operatori biologici è Fivizzano (17), al secondo posto Carrara (14), al terzo Fosdinovo (14). Le imprese bio dell'area apuo-lunigianese rappresentano l'11% del totale di quelle iscritte alla camera di Commercio, contro il 5% a livello regionale.
I dati, resi noti nel 2014, scaturiscono da un'indagine realizzata dal progetto "Lunigiana Bio 2" (promossa da Lunigiana Amica), attraverso la quale si rileva anche che le produzioni biologiche di miele (realizzate dal 28% delle aziende del settore) capeggiano la classifica davanti a quelle dell'olio (20%) e del vino (12%).
Questo risultato è determinato in buon parte dalla presenza e importanza del marchio DOP.

In Val di Vara maltempo e parassiti fanno calare la produzione

Negli ultimi anni, in Val di Vara la produzione di miele ha subito un brusco calo per una serie di concause. In primo luogo si è assistito ad una scarsa fioritura del castagno a causa di un parassita, il Cinipide.
Inoltre le comunità di api sono sempre meno a causa di un acaro parassita, la Varroa.
Nel 2012, a questi due problemi se ne era affiancato un terzo di non poco conto: il caldo torrido e prolungato, originato da una serie di anticicloni africani che si sono spinti fin sull'Europa.
Nella raccolta di polline e nettare, le temperature elevate avevano disturbato le api le quali già operavano in un habitat campagnolo e boschivo pesantemente influenzato dall'assenza di precipitazioni. Fatto sta che la raccolta di miele aveva segnato il passo, con diminuzioni importanti che erano arrivate anche al 50%, come nel comune di Calice al Cornoviglio.
Negli anni passati c'erano state già alcune avvisaglie negative, che però non facevano presagire uno sviluppo della situazione così triste. Dopo il boom del 2011, era scesa drasticamente sotto la media degli ultimi anni anche la produzione di miele di acacia.
Il 2014 è un altro anno non felice per gli apicoltori, i quali hanno stimato una flessione produttiva pari a circa il 30% rispetto al 2013. L'estate praticamente non si è vista, causa il mancato arrivo sull'Italia dell'anticiclone delle Azzorre, ed il maltempo e gli acari parassiti hanno messo a dura prova gli alveari. Le difficoltà del settore sono state dibattute durante la "Festa del Miele" che si tiene ogni anno a Santa Maria di Calice al Cornoviglio. Questo appuntamento, la cui prima edizione risale ormai al lontano 1983, è una delle tante attività che hanno consentito al Comune di Calice di essere ammesso nel circuito delle "Città del Miele".
Gli apicoltori tengono a ribadire come sia di vitale importanza difendere le api e le piante dai parassiti, una battaglia comunque condizionata dai costi, che non sono certo trascurabili.
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