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  IL TELEGRAFO del 12-10-1963 in prima pagina si chiede se il disastro del Vajont potesse essere evitato

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Archivio di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
inchieste, reportages su
quotidiani e riviste celebri

 

FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

Close Up

Argomenti in primo piano,
news, eventi e storia del territorio

Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani,
da dove parte questo sito...

Grafica elenco puntato link

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino e sono
prevalentemente costituite di
roccia (il notissimo marmo bianco).
I calcari risalgono ad almeno 250
milioni di anni fa e ne fanno un
"monumento geologico"
unico al mondo...

Grafica elenco puntato link

Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti della Lunigiana Storica (comprendente anche Val di Vara e Val di Magra) un tempo erano occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

Grafica elenco puntato link

Il Canale Lunense
Inaugurato nel maggio 1930, prende acqua dal fiume Magra, nei pressi di Isola di Caprigliola, ed è la più importante opera idraulica ad uso irriguo della vallata. Le sue sponde vengono oggi utilizzate per lo scorrimento di una pista ciclabile...

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PIGNONE - Una ruspa dei Vigili del Fuoco intenta a liberare il greto del torrente dal legname accumulatosi durante il nubifragio del 25-10-2011

Nubifragio del 25/10/2011
Un evento atmosferico di
eccezionale portata ha dato luogo
a forti precipitazioni nel Levante
ligure e nell'alta Toscana.
Come conseguenza, le esondazioni
di canali, torrenti e fiumi hanno
originato una vera e
propria apocalisse...

Grafica elenco puntato link

Alluvioni in Liguria dal 1894
In Liguria i disastri legati al
maltempo sono determinati da
tanti fattori. Alluvioni e
devastazioni operate da corsi
d'acqua impazziti, violente
mareggiate e frane sono da sempre
una costante del territorio...

Grafica elenco puntato link

Liguria regione ad elevato
rischio idrogeologico

Secondo uno studio di
Legambiente in Liguria sono
molti i territori che risultano
fragili ed esposti ad un elevato
rischio idrogeologico...

Grafica elenco puntato link
 
 
 
 

La crescita del PIL è un non-sense

Il profitto è ancora salvo, ma solo perché gli uomini non sono tutti uguali e gli occidentali ricchi campano più a lungo e "respirano" meglio perché gli altri campano poco e "respirano" male. Se qui da noi mangiamo carne e pesce in abbondanza e sprechiamo petrolio e gas è perché altri fanno la fame, restano poveri tutta la vita e non hanno mai conosciuto l'energia elettrica. Insomma il sistema capitalistico non potrà portare tutti gli abitanti del pianeta allo stesso livello di sviluppo (o, meglio, di spreco), ragion per cui è matematicamente impossibile che tutto il mondo continui a crescere ancora dal punto di vista del PIL. E certo non potrà farlo ancora per i prossimi decenni. Semplicemente si tratta di un non-sense fisico, prima ancora che politico, economico e sociale...

Mario Tozzi - primo ricercatore
Cnr - Igag e conduttore televisivo

Il fiume Magra  Titolo di testa - Il fiume Magra, fotografie   fotografie
          ed il parco naturale regionale di
Montemarcello - Magra

Nel XXI secolo l'acqua
potrebbe diventare più
preziosa dell'oro e del petrolio

Parco del Magra

Bandiere Blu

Pesca col rezzaglio

L'acqua è vita

Le riserve idriche

Le variazioni climatiche influenzano le precipitazioni

Le risorse idriche mondiali

Fabbisogni e consumi nel mondo

Risorse e consumi in Italia

Acqua e variazioni climatiche

Tecnologie per ottimizzarne l'uso

 

FIUME MAGRA - La pesca nei laghetti artificiali
Le variazioni climatiche originate dalle attività umane sembrano essere il principale effetto scatenante la progressiva degradazione e desertificazione dei terreni per la mancanza di acqua, sia nel sottosuolo che a livello di precipitazioni. Ci sono già movimenti migratori di popolazioni che non riescono più a sopravvivere sul loro territorio e si spostano in zone più fertili ed adatte alla vita umana.
In Africa il lago Ciad è ormai prosciugato, principalmente per la mancanza di precipitazioni, ma anche per i consumi incontrollati e lo sfruttamento intensivo dei pascoli limitrofi.
Il lago Aral, che era il quarto bacino interno del mondo, sta scomparendo.
La superficie di questo rinomato luogo di villeggiatura dell'Asia Centrale, famoso per le sue limpidissime acque, è ormai ridotta ad una piccola striscia nella parte occidentale, che rappresenta meno di un decimo della dimensione originaria. Anche il volume delle acque è molto basso e prossimo all'esaurimento. La causa di tutto ciò risiede nel prelievo sfrenato di acqua dai fiumi che lo alimentano (destinata all'irrigazione dei campi di cotone circostanti).
EARTH SCIENCE WEEEK
American Geological Institute (*)
May 2017 News
The Climate Literacy and Energy Awareness Network (CLEAN) Portal is designed to steward a major collection of climate and energy science educational resources and to support a community of professionals committed to improving climate and energy literacy. The three key components are:
- The CLEAN Collection of Climate and Energy Science Resources - high-quality, digital resources (learning activities, visualizations, videos, short demonstrations/experiments) geared toward educators of students in secondary through undergraduate levels.
- Guidance in Teaching Climate and Energy Science - pages designed to help educators understand and be equipped to teach the big ideas in climate and energy science.
- The CLEAN Network - a community of professionals committed to improving climate and energy literacy.
Funded by the National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), the National Science Foundation, and the Department of Energy, CLEAN was launched in 2010 as a National Science Digital Library (NSDL) Pathways project. It is led by the science education expertise of TERC, the Cooperative Institute for Research in Environmental Science (CIRES) at the University of Colorado Boulder, and the Science Education Resource Center (SERC) at Carleton College. As of 2012, CLEAN has been syndicated to NOAA's Climate.gov portal.
January 2017 News
The National Park Service invites you to view videos on a variety of climate change topics, including citizen science, sea-level rise, glaciers, and more.
Through these educational videos, teachers and students can learn the basics about climate change topics, explore the National Park Service's unique position in responding to climate change, understand the challenges of managing parks in the face of climate change, and find out more about the science behind climate change.
Learn how climate change figures into the Earth Science Week 2017 theme of "Earth and Human Activity." See videos online and  YouTube channel.
December 2016 News
For Earth science teachers and students searching for the latest, most up-to-date information on climate change, the National Science Foundation (NSF) now offers a useful website.
"Our planet's climate affects - and is affected by - the sky, land, ice, sea, life, and people found on it. To understand the entire story of climate change," according to the site, "we must study all of the natural and human systems that contribute to and interact with Earth's climate system."
Go online to find an NSF report summarizing the current state of knowledge about climate change, as well as resources dealing with related news, discoveries, statistics, and publications.
August 2012 News
The U.S. Environmental Protection Agency (EPA) offers a climate education web site for students, teachers, and school administrators, including information and activities related to reducing greenhouse gas emissions.
In one activity, for example, middle school and high school students estimate and conceptualize their schools' emissions and explore ways to mitigate them. Also, teachers can learn from climate experts and search a database of lesson plans, videos, books, and tools. See the EPA web site at: http://www.epa.gov/climatechange/
June 2012 News
Three short online videos depict the dramatic changes in Alaska's marine ecosystems through interviews with scientists and Alaska natives. The videos were produced by the Center for Ocean Sciences Education Excellence (COSEE) Alaska, the Alaska Sea Grant program, the Alaska Marine Conservation Council, and the Alaska Ocean Observing System.
To view “Introduction to Climate Change,” “Disappearing Sea Ice,” and “Life on the Ice,” visit
http://vimeo.com/19581877.
To view more Alaska COSEE Resources, go to
http://www.coseealaska.net/resources/.
(*) Founded in 1948, the American Geosciences Institute (4220 King Street - Alexandria, VA 22302-1507 - United States) is a nonprofit federation of geoscientific and professional associations that represents more than 250,000 geologists, geophysicists and other earth scientists.
I quasi 70.000 Kmq di fondali si sono trasformati in un territorio desertico dove i venti disperdono nell'aria i residui di pesticidi chimici e sostanze inquinanti ridotte in polvere e che prima giacevano sul fondo delle acque. Il ritiro della superficie acquea è stato così imponente da far tornare alla luce reperti archeologici risalenti al XIV secolo. Un città delle antiche popolazioni del luogo che costruivano in mattoni e fango e coltivavano a riso grandi appezzamenti di terreno.
Le Nazioni Unite considerano quanto sta accadendo il più grave disastro ambientale di sempre procurato dalle attività umane.
Alcuni progetti per riportare acqua dolce nel lago Aral, tramite canali, non sembra che possano trovare attuazione, vuoi per il tempo (per ripristinare integralmente la superficie acquea ci vorrebbero circa 30 anni), ma soprattutto per gli elevatissimi costi.
Per sanare parzialmente una situazione critica, si pensa invece di effettuare un rimboschimento delle aree desertiche con piante le cui radici tollerano alte concentrazioni di sale. In questo modo si potrebbe limitare di molto il sollevamento delle polveri tossiche dal suolo, che attualmente stanno causando parecchi problemi di salute alle popolazioni locali.
DICEMBRE 2015 - A Parigi la conferenza Onu sul clima

A differenza delle precedenti conferenze di Kyoto e Copenaghen, questa volta la ragione ha prevalso e tutti i Paesi partecipanti alla Cop 21 hanno trovato uno storico accordo per ridurre le emissioni di gas serra sul pianeta. In prima linea in questa battaglia si sono ritrovate anche Cina e India (che in precedenza avevano sempre fatto orecchie da mercante), nazioni in forte sviluppo e proprio per questo afflitte da un tasso d'inquinamento che sta raggiungendo livelli intollerabili.
La temperatura media globale del mese di maggio 2015 è stata la più alta mai registrata, senza contare l'estate dello stesso anno, una delle più calde degli ultimi due secoli.
Solo nel 2014 i danni dovuti a catastrofi naturali nel mondo sono stati pari a 110 miliardi di dollari. Purtroppo però gli eventi naturali estremi (alluvioni, uragani, incendi, caldo torrido, danni alle colture agricole...) non sono il solo prezzo che la società dovrà mettere in conto per il futuro. I cambiamenti climatici infatti avranno anche effetti negativi sulla salute umana (infezioni, malnutrizione, problemi respiratori ecc..) e intere popolazioni potrebbero essere costrette ad abbandonare le loro terre ormai inospitali per non soccombere.
L'allarme generale lanciato dagli scienziati è stato finalmente recepito dai 195 paesi al top dell'economia mondiale i quali faranno sodalizio per abbassare la temperatura media del pianeta. Questo è avvenuto a ben 23 anni dal Summit 1992 di Rio de Janeiro, dove si iniziò a parlare di sviluppo sostenibile per evitare che il surriscaldamento dell'atmosfera desse origine ad un'alterazione del clima della Terra.
L'accordo ratificato al Cop 21 di Parigi prevede che nei prossimi 50 anni i governi devono impegnarsi a contenere l'aumento della temperatura media del pianeta entro il limite di 2 gradi centigradi, cercando, se possibile, di limitarlo a solo 1,5 gradi. A partire dal 2020, i paesi più industrializzati alimenteranno un fondo annuo da 100 miliardi di dollari (con un meccanismo di crescita programmata) destinato a far progredire l'utilizzo di tecnologie pulite (green economy) nei paesi a scarsa industrializzazione. Questo operato a favore del clima subirà delle verifiche periodiche, con un intervallo di tempo fissato in 5 anni.
Alla Cop 21 vi è stata una presenza massiccia del mondo delle imprese e della finanza, che questa volta hanno mostrato un impegno effettivo e non solo di immagine; attori rilevanti del summit parigino sono stati anche i rappresentanti dei consumatori.

Gli scienziati del WWF mettono in guardia le comunità dallo sfruttare selvaggiamente i terreni per scopi agricoli, senza che vengano rispettati i tempi ed adottate tutte le cautele per garantire i cicli riproduttivi. I numeri sono allarmanti: negli ultimi trent'anni le popolazioni di vertebrati sono diminuite di almeno un terzo, mentre l'impronta ecologica dell'uomo (ovvero il peso della domanda di risorse naturali) ha già superato il punto critico: è dal 1986 che la Terra non ci basta più.
Nel 2016 l'Earth Overshoot Day - che tradotto significa il "giorno in cui si è passato il limite" - è caduto l' 8 di agosto (era stato il 13 di agosto nel 2015, il 19 agosto nel 2014 - il 20 agosto nel 2013 - il 22 agosto nel 2012 - il 27 settembre nel 2011 - il 21 agosto nel 2010 - il 25 settembre nel 2009 - il 23 settembre nel 2008 - il 26 di ottobre nel 2007).
Da quelle date fino alla fine dell'anno, secondo i calcoli del Global Footprint Network (organizzazione di ricerca ambientale con sede a Oakland in California, che misura l'impronta ecologica degli umani sulla Terra) siamo andati in "rosso", vivendo al di sopra delle nostre possibilità ecologiche. Emettiamo più anidride carbonica nell'atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi. Questo debito verrà scontato dai nostri figli e nipoti.
Se mettiamo in conto che da parecchi anni molte economie versano in uno stato di profonda recessione, i dati assumono un aspetto ancora più preoccupante. Il tanto decantato aumento del PIL, che tutti i governi aspettano come una manna dal cielo, a breve sarebbe un viatico ma alla lunga causerebbe pesanti problematiche.
La continua crescita del PIL è un non-sense, come ricordano autorevoli scienziati (vedi citazione nella colonna a fianco). I consumi umani superiori a quello che il pianeta può produrre alla lunga (ma non tanto) saranno causa di deforestazione, perdita di specie viventi, inflazione galoppante per i prezzi sempre più alti delle materie prime, problematiche nel ciclo della pesca, disordini civili per carestie e malattie. Proprio un bel quadretto di cui non andare fieri.
IL FIUME VARA - Ambiente ideale per gli sport fluviali come la canoa e il rafting
Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra - Il fiume Vara, paradiso per la canoa e il rafting.
Se tutti gli abitanti del Pianeta avessero uno stile di vita come gli americani, occorrerebbero le risorse di 5,4 "Terre". Se la Terra fosse abitata da soli Canadesi bisognerebbe moltiplicarla per 4,2, per 3,1 se Britannici, per 2,5 se Tedeschi. Gli italiani sono indietro in questa classifica ma, per estendere le nostre abitudini a tutto il globo, occorrerebbero sempre e comunque almeno 2 "Terre". E se noi dovessimo contare solo sulle nostre risorse nazionali avremmo bisogno di 4,3 penisole italiane.
Se l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali e specie animali non muterà, secondo il WWF nel 2050 di pianeti ce ne vorranno due. Ma, quel che è peggio, circa 3 miliardi di persone potrebbero essere coinvolti in guerre per il controllo e lo sfruttamento delle risorse di acqua dolce.
Regioni della Terra già in tensione per questa esigenza primaria sono quelle attraversate dai fiumi Tigri ed Eufrate, la parte terminale del bacino del Gange in India, il comprensorio del fiume Giordano e quello del Colorado, tra USA e Messico.
I territori della Spagna meridionale stanno pensando di approvvigionarsi dal fiume Reno per porre fine alla loro cronica siccità.
Clima, ambiente e adattamento ambientale
Titolo paragrafo - Il clima della Terra  Il clima della Terra
La climatologia studia le cause che caratterizzano i diversi climi e, per conseguenza, le forme di vita nelle diverse regioni della superficie terrestre. Si determina il clima di una regione mediante la costante osservazione della forza e della direzione dei venti dominanti, delle condizioni idrometriche dell'aria, della quantità e frequenza delle piogge e, infine, della temperatura media al suolo e della misura delle sue oscillazioni, tra notte e giorno, naturalmente rapportata al variare delle stagioni.
La temperatura del fluido atmosferico varia secondo la latitudine, la direzione dei venti e la prossimità del mare.
Poiché il calore che riceve la Terra diminuisce dall'Equatore ai poli, ne consegue che più sono obliqui i raggi del sole ricevuti da un'area geografica, tanto meno sarà alta la sua temperatura e sarà tanto più bassa quanto più breve è la durata del giorno. All'Equatore, ove la durata del giorno è sempre uguale, la temperatura è quasi costante, mentre è molto variabile nei paesi nordici, dove la durata del giorno varia in relazione al mutare delle stagioni.
Poco sensibile è l'abbassamento di temperatura dovuto alla latitudine; le condizioni climatiche dei paesi aventi la stessa latitudine sono approssimativamente analoghe, se i fattori climatici sono simili.
Le acque degli oceani, essendo più calde dell'atmosfera, soprattutto ai tropici e ai poli, tendono a uniformare e ad elevare la temperatura dell'aria. Questo spiega come ad eguale latitudine i paesi interni dei continenti siano più freddi di quelli che si affacciano sulle coste.
Invece la longitudine ha grande influsso sulla temperatura; le rilevazioni effettuate indicano un abbassamento medio di ½ grado ogni 100 Km. nella zona temperata.
Titolo paragrafo - L'ambiente  L'ambiente
In natura gli esseri viventi sono legati gli uni agli altri, poiché uno può possedere le sostanze vitali che un altro non ha, e questo a sua volta ne possiede altre ancora egualmente indispensabili: ecco che si rende necessario uno scambio di sostanze fra i due esseri, per fare in modo che entrambi possano sopravvivere. E così via: la vita è un continuo scambio, un lavoro in comune fra organismi vegetali e organismi animali. Per studiare un determinato territorio, bisogna conoscere bene le sue condizioni di vita, il suo mondo vegetale o flora e il suo mondo animale o fauna e le relazioni che passano fra loro, come pure l'influenza esercitata da questi due mondi sull'uomo e viceversa.
Le razze umane, i tipi di animali, lo sviluppo e la varietà delle piante sono assai diversi nelle differenti zone climatiche in cui gli scienziati hanno diviso la Terra. Le condizioni dell'esistenza cambiano completamente a mano a mano che dalle zone equatoriali, tropicali, subtropicali, dove regnano la foresta vergine  e la giungla con un'infinita abbondanza di svariatissime specie di piante, ci si avvicina a territori su cui a perdita d'occhio si estende l'arida vegetazione della steppa o addirittura alle zone polari e subpolari dove vi è solo ghiaccio o tutt'al più qualche raro ciuffo di piante ridotte al minimo.
Titolo paragrafo - L'adattamento ambientale  L'adattamento ambientale
Molti animali non possono vivere altro che in un determinato ambiente di clima e di vegetazione: ad esempio la vita dei leoni è legata alle zone calde delle savane tropicali, mentre la renna ha bisogno di un clima molto freddo. Altri organismi invece possono vivere in vari ambienti, sia per maggiore adattabilità specifica, sia suddividendosi in varie razze con proprie caratteristiche fisiche e organizzative, che costituiscono l'adattamento ad un luogo: così avviene per l'uomo.
Ogni giorno muoiono milioni di esseri visibili e invisibili: la loro morte provoca il dissolversi dei loro corpi, da cui si liberano nuovamente le sostanze vitali che vengono assorbite da altri esseri, che a loro volta moriranno per mantenere in vita nuovi individui. In natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma e questo affascinante circuito di vita e di morte sta durando da un tempo indefinito.
Agli inizi degli anni Settanta del XX° Secolo ci si accorse che, per la prima volta da quando esisteva l'uomo, a causa dello sfruttamento selvaggio delle foreste, si era rotto l'equilibrio tra produzione e consumo di ossigeno. Cioè nell'atmosfera si creava un accumulo di anidride carbonica potenzialmente in grado di alterare il clima della terra.
Non solo: i processi naturali risultavano del tutto sovvertiti dall'intenso sfruttamento delle materie prime e la Terra non sarebbe più stata in grado di auto-rigenerare quello che veniva consumato.
Il termine "desertificazione" fu coniato nel 1927 dall'esploratore francese Louis Lavauden per intendere l'espansione dei deserti esistenti causata dall'avanzamento della sabbia su ecosistemi fragili, degradati, pre-desertici, quali ad esempio le savane o la garigue. Per "desertificazione" possiamo anche intendere la degradazione delle terre in zone aride, sub-aride e sub-umide secche dovuta a diversi fattori, spesso complessi, tra cui le variazioni climatiche e le attività umane. Numerosi studiosi e scienziati sono concordi nell'affermare che la desertificazione è un fenomeno ciclico, naturale. Da rilevazioni satellitari, si può osservare che, in questo momento, è in atto un regresso delle zone desertiche del Sahara o di alcune parti dell'Australia.

LA "SPADA DI DAMOCLE" DELL'EFFETTO SERRA
A livello globale la situazione però non è per niente rosea, anzi è in costante peggioramento. Pericolose sono le conseguenze dell'effetto serra, il fenomeno dovuto all'accumulo nell'atmosfera di numerosi gas, causato principalmente dall'uso di combustibili fossili. I principali sono: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), esafluoro di zolfo (SF6).
I dati diffusi dal WWF dicono che negli ultimi trent'anni l'uso del petrolio e suoi derivati è

cresciuto di nove volte e questa "cappa" invisibile che avvolge la Terra fa in modo che le radiazioni solari possano raggiungere il suolo terrestre ma non essere riflesse nello spazio. Si genera cioè un accumulo progressivo che causa un surriscaldamento del clima.
Preoccupa soprattutto la deforestazione, che deve essere combattuta a livello globale. Per esempio, sono circa 40 anni che l'uomo civilizzato si è instaurato in Amazzonia e da allora sono stati abbattuti qualcosa come 42 miliardi di alberi, ovvero 2.000 al minuto!
E' abbastanza chiaro che, di fronte a queste cifre, bisogna attuare un'inversione di tendenza e far si che le foreste vengano utilizzate nel pieno rispetto degli equilibri ecologici, pur salvaguardando i diritti delle comunità locali e tenendo conto dei principi di democrazia e benessere.
Nel 2013 le emissioni derivanti dai processi di deforestazione hanno raggiunto la cifra di 3,3 miliardi di tonnellate, equivalenti all'8% delle emissioni totali.

SERAVEZZA - La sorgente di Riomagno, una delle fonti più rinomate del territorio apuano

La sorgente di Riomagno

Il combustibile fossile più inquinante per clima, salute e ambiente è il carbone: la sua combustione provoca ogni anno in Europa 23.300 morti premature.
Agli inizi dell'800, quando vennero effettuate le prime monitorizzazioni ambientali, l'anidride carbonica presente nell'atmosfera era pari a 280 parti per milione. Secondo il Global Carbon Project, nel 2013, la concentrazione di biossido di carbonio ha raggiunto le 395 parti per milione, con un aumento significativo pari al 41%.
Nel mondo, tra il 1970 e il 2004 le emissioni di gas serra dovute alle attività umane sono aumentate di oltre il 70% rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale. Quasi la metà delle emissioni (46%) sono a responsabilità del 20% della popolazione mondiale (stati più industrializzati).
Ogni anno vengono rilasciati nell'atmosfera circa 40 miliardi di tonnellate di CO². Tra il 2013 ed il 2014 si è registrato un incremento del 2,5%.
In base ai dati Eurostat, tra il 2014 e il 2015 nel Vecchio Continente le emissioni di CO² dovute alla combustione di carburanti fossili hanno subito un incremento dello 0,7%. Nel 2015 le emissioni sono cresciute nella maggioranza dei Paesi dell'Unione Europea con la punta record in Slovacchia (+9,5%).
Nel 2015 i livelli d'inquinamento atmosferico dell'India (per la prima volta da inizio millennio) hanno superato quelli della Cina. I dati satellitari della NASA evidenziano molto chiaramente come gli Indiani siano stati esposti a quantitativi record di polveri sottili.
Grazie ad un efficace piano energetico nazionale, dal 2013 la Cina ha registrato un'inversione di tendenza nell'uso dei combustibili fossili, al contrario dell'India dove la qualità dell'aria (dal 2005 al 2015) ha continuato a peggiorare, soprattutto al Nord del paese, nella capitale Nuova Deli e nelle altre principali città.
Se non saremo capaci di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 20% entro il 2020, prima della fine del secolo la temperatura media terrestre potrebbe salire di oltre 4 gradi centigradi, alterando irreversibilmente le condizioni che hanno consentito lo sviluppo della specie umana.
Purtroppo, alla data di aggiornamento di questa pagina, nonostante summit, conferenze, protocolli d'intesa ed impegni vari tra i Paesi più industrializzati a livello mondiale, le rilevazioni effettuate dicono che siamo ancora incamminati su una strada sbagliata...

NEL 1997 GLI IMPEGNI DEL PROTOCOLLO DI KYOTO
Entrato in vigore nel 2005, questo storico accordo vincola ogni stato ad un preciso limite per le emissioni, compresi i Paesi in via di sviluppo. Obiettivo principale era quello di ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai valori registrati nel 1990. Gli Stati membri dell'Ue avevano un obiettivo complessivo di riduzione dei gas serra dell'8%.
L'Italia avrebbe dovuto ridurre le proprie emissioni del 6,5%. Rispetto all'anno base 1990, nel periodo d'impegno 2008-2012, la media di riduzione nel nostro Paese si è attestata solamente al 4,6%.
La maggior parte dei gas serra italiani rilasciati in atmosfera sono dovuti a due fonti principali: l'energia (61%), soprattutto utilizzata per il riscaldamento degli ambienti, dell'acqua e la produzione di quella elettrica e i trasporti (24%). In particolare sono nell'occhio del ciclone quelli aerei sulle distanze intermedie e l'utilizzo delle auto private per brevi tragitti che potrebbero essere compiuti con mezzi più ecologici.
Se si riuscisse a spostare su binari solo un quarto dei trasporti, entro il 2020 le emissioni calerebbero del 21%.
Secondo uno studio del Joint Research Centre della Commissione UE, nel 2012 in Europa le emissioni di gas a effetto serra si sono attestate a 4546 milioni di tonnellate, mentre nel 1990 erano pari a 5.626 milioni. La sensibile diminuzione sarebbe riconducibile allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Il contributo più alto alla mitigazione del cambiamento climatico è arrivato dall'elettricità, che rappresenta il 64% del risparmio e beneficia della diffusione dell'eolico e del fotovoltaico. Le rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento hanno contribuito per il 31%, mentre il restante 5% è derivato dal settore trasporti.

CONSEGUENZE DELL'EFFETTO SERRA SULL'ECOSISTEMA
L'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) - organismo scientifico (nato nel 1988 con il supporto del Programma Ambientale delle Nazioni Unite - UNEP) che comprende scienziati di tutto il mondo e che studia i cambiamenti climatici, nel suo quarto rapporto (pubblicato a Parigi nel febbraio 2007), sottolinea come undici degli ultimi 12 anni - tra il 1995 e il 2006 - sono classificati fra i più caldi mai registrati da quando si hanno misurazioni globali delle temperature.
L'OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) ha reso noto durante il summit sul clima di Copenhagen 2009 che il decennio 1999-2009 è stato il più caldo mai registrato dal 1850, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. Il 2009 risulterà al 5° posto nella classifica dei 10 anni più caldi.
Il CNR ha ha fatto sapere che il 2003 figura in testa alla top-ten italiana delle temperature misurate negli ultimi due secoli. Al secondo posto il 2001...al 5° il 2009. L'aumento medio delle temperature peninsulari nel primo decennio del XXI secolo è superiore di 1,2° rispetto al periodo di riferimento considerato.
Le conseguenze dell'effetto serra si faranno sentire soprattutto sui raccolti agricoli i quali non saranno più in grado di sostenere una domanda crescente di cibo (+1,4% all'anno). Il danneggiamento dei prodotti della Terra causerà malnutrizione, soprattutto nei bambini.
Le regioni tropicali potrebbero essere le più colpite da questo fenomeno. Inoltre le inondazioni costiere spingerebbero tante popolazioni a migrare verso altri lidi più ospitali, causando tensioni politiche ed emergenze sanitarie tali da mettere in crisi la stabilità economica e politica mondiale. Una vera catastrofe!
Nel 2015, secondo l'Internal Displacement Monitoring Centre, i rifugiati ambientali (costretti a spostarsi a causa di disastri naturali) sono stati nel mondo quasi 20 milioni, distribuiti in 113 paesi. Molte analisi e studi indicano che ci si aspetta un incremento significativo del numero di persone e comunità che saranno coinvolti dagli effetti degli eventi estremi, che il cambiamento climatico moltiplica per numero e intensità, come siccità, alluvioni, desertificazione, innalzamento del livello dei mari, fusione dei ghiacci ecc.
Le previsioni sono catastrofiche: 1 miliardo e mezzo di persone, da qui al 2050, saranno colpite dai cambiamenti climatici. Di queste, 200-250 milioni secondo le stime dell'ONU saranno dei rifugiati ambientali.

A marzo 2008, dalla regione antartica si è staccato un blocco di ghiaccio con una superficie pari a 2 volte quella dell'isola d'Elba. Questo evento era previsto fra una quindicina d'anni e gli scienziati non escludono che sia stato fortemente accelerato dall'aumento delle temperature.
Ad aprile 2009 è stata la volta della placca Wilkins a staccarsi e perdersi nell'oceano.
E' già dal 1995 che il continente antartico subisce questa pesante modifica del territorio. Secondo l'ESA, l'Agenzia spaziale europea, negli ultimi 50 anni la temperatura media in Antartide è salita di 2,5 gradi.
Se le temperature medie del globo saliranno ancora di solo di 2°C l'Antartico potrebbe perdere il 75% dei pinguini di Adelia. Senza ghiaccio, che sta scomparendo a ritmi vertiginosi nel Polo Nord, nel 2050 i due terzi degli orsi polari esistenti potrebbero scomparire per sempre.
Nel Mar Baltico le temperature riscontrate nell'inverno 2007 sono state le più alte da tre secoli a questa parte e questo è stata la causa di una strage di cuccioli di foca.
Molti piccoli, a causa dello scioglimento anticipato dei ghiacci, sono finiti in acqua prematuramente senza avere un adeguato strato di grasso protettivo e sono morti di freddo e di fame.
Scienziati canadesi hanno divulgato alcuni studi in base ai quali le mutate condizioni climatiche al Polo Nord sarebbero la causa di alterazione dei cicli biologici degli orsi polari. Cioè il caldo metterebbe a rischio il loro ciclo riproduttivo, con possibili ripercussioni sulla sopravvivenza della specie.
Anche la proliferazione del corallo è messa in serio pericolo dall'aumento delle temperature delle acque degli oceani. Molte specie sono in via di estinzione per cui si è reso necessario adottare misure di protezione per la salvaguardia delle barriere.
I ghiacciai delle Ande
, se non ci sarà un'inversione di tendenza, potrebbero essere tutti estinti entro il 2050.
Per limitare il surriscaldamento della Cordigliera, un

VAL DI VARA - La fontana dove trovò ristoro il "prigioniero" Papa Pio VII, mentre veniva tradotto in Francia per ordine di Napoleone
La fontana del Papa
Val di Vara - Beverino
Tradizione vuole che vi abbia trovato ristoro Pio VII (1742 - 1823), mentre veniva tradotto a Grenoble per ordine  di Napoleone. Il vecchio Papa, nel luglio del 1809, si era infatti rifiutato di riconoscere l'annessione alla Francia dei Territori Pontifici ed aveva scomunicato tutti gli invasori, scatenando le ire dell'imperatore d'oltralpe. Una lapide marmorea ricorda il passaggio dell'illustre prigioniero, che poi venne riportato in Italia, a Savona. Oggi la fonte, per molti mesi all'anno, è secca e le sue acque non sono più potabili a causa delle mutate condizioni atmosferiche.

gruppo di ambientalisti ha dato il via nell'estate 2010 ad una singolare iniziativa. Utilizzando una soluzione composta da bianco d'uovo e calce idraulica, il terreno viene pitturato di bianco per fargli accumulare meno calore. I commenti su questo empirico modo di agire sono più negativi che positivi, anche perché al momento non è possibile prevedere l'eventuale comparsa di danni ambientali collaterali.
Gli effetti del surriscaldamento climatico e inquinamenti di vario genere sono anche tra i maggiori responsabili della possibile estinzione di specie animali. Secondo la comunità scientifica internazionale IUCN - un quarto dei mammiferi della Terra è a rischio (1141 specie su 5487). Il mammifero maggiormente minacciato è il delfino Irrawaddy del quale, nei mari delle Filippine, rimangono al 2008 solamente 77 esemplari.
L'insieme di tutti questi gas serra sta causando inoltre anche la diminuzione nella stratosfera dell'ozono (gas che filtra i pericolosi raggi ultravioletti), con pericolose conseguenze per la salute degli abitanti del Pianeta (soprattutto aumento dei tumori della pelle e patologie legate alla vista).

Settembre 2014 - Anche alla Spezia una manifestazione per il clima

Associazioni, comitati, organizzazioni e persone interessate ai problemi legati all'inquinamento e all'ambiente si sono attivate anche alla Spezia aderendo alla marcia internazionale che si è svolta a New York il 21 settembre 2014 con destinazione il palazzo delle Nazioni Unite, al fine di chiedere a coloro che decidono azioni concrete per contrastare i cambiamenti climatici.
Tutti si sono ritrovati in Piazza del Bastione per dare vita ad un evento che ha visto momenti di intrattenimento, informazione ed un grande concerto finale.
Quasi tutti gli scienziati riconoscono ormai che le variazioni climatiche sono principalmente dovute alle attività umane.
Lo scioglimento in atto delle calotte polari impedisce la riflessione di buona parte dei raggi solari con conseguente ulteriore surriscaldamento e ulteriore scioglimento dei ghiacci.
La deacidificazione delle acque marine a seguito dell'immissione negli oceani di acque dolci da scioglimento minaccia la persistenza delle correnti oceaniche e determina la progressiva estinzione della fauna ittica.
Inoltre lo scioglimento del permafrost sta rilasciando nell'atmosfera immense quantità di gas metano, uno dei più pericolosi gas-serra.
Questi tre processi sono già in atto da tempo e costituiscono un circolo vizioso letale per la vita sulla Terra, così come la conosciamo. L'ultima era glaciale si è determinata in soli 6 mesi e non in centinaia o migliaia di anni...

Nel 2014 ancora in forte aumento le emissioni di Co2 sul pianeta

Nonostante che la crisi economica mondiale, iniziata nel 2008, abbia determinato dei sensibili cali produttivi e minori consumi, non accennano a diminuire le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera del nostro pianeta. I maggiori responsabili rimangono i Paesi industrializzati e quelli emergenti come Cina ed India dove minore è la sensibilità a questo tema.
Secondo Avvenia, società che opera nel settore dell'efficienza energetica, entro la fine dell'anno la quantità di gas serra che verrà scaricata nell'aria salirà ulteriormente e raggiungerà i 34 miliardi di tonnellate, mentre le foreste e gli oceani potranno assorbirne solo la metà.

Nel 2012 l'inquinamento atmosferico nelle città italiane è diminuito

Dal Rapporto ISTAT sulla qualità dell'ambiente urbano risulta che nel 2012 la situazione di massimo allarme per la qualità dell'aria nelle città italiane sia migliorata: è infatti diminuito da 59 a 52 il numero dei capoluoghi di provincia dove il valore limite per la protezione della salute umana previsto per le polveri sottili viene superato per più di 35 giorni. I miglioramenti si registrano soprattutto al Centro (da 12 a 9) e al Sud (da 9 a 6).
Migliora anche l'indicatore che misura il verde urbano nelle città, la cui superficie complessiva cresce dell'1% rispetto al 2011. La disponibilità media del verde urbano per abitante è salita a 31,4 metri quadrati (+0,5% rispetto al 2011).

Nel prossimo futuro, uno dei problemi principali che affliggeranno la Terra sarà proprio il rischio di eventi meteorologici estremi (alluvioni e siccità). Queste sinistre supposizioni purtroppo sono già state tristemente confermate il 3 Maggio 2008 quando il ciclone "Nargis" si è abbattuto sulla ex Birmania, causando una delle più devastanti catastrofi naturali a memoria d'uomo, con la perdita di più di centomila vite umane, danni ingenti al territorio e agli insediamenti abitativi che hanno prodotto milioni di sfollati.....

Disastri ambientali legati alla siccità o alle intense precipitazioni

OTTOBRE/NOVEMBRE 2011 - NUBIFRAGI IN LIGURIA E TOSCANA
Un evento atmosferico di eccezionale portata si è verificato nella giornata di martedì 25 ottobre 2011 (vedi sotto) nel Levante ligure e nell'alta Toscana. In pratica è successo che una perturbazione di origine atlantica, in transito sul territorio, abbia visto il suo passaggio rallentato da una corrente di aria fredda continentale generata dall'alta pressione. Come conseguenza le precipitazioni, che altrimenti sarebbero state più diradate, in alcune aree dello Spezzino e della Lunigiana hanno raggiunto concentrazioni tali da originare una vera e propria apocalisse. Canali, torrenti e fiumi si sono gonfiati fino all'inverosimile, dando luogo ad un'ondata di piena che ha seminato morte e distruzione.
In Lunigiana, in poche ore, sono caduti la bellezza di 350 millimetri di pioggia, un quantitativo che di solito viene rilevato in 6/8 mesi.
Le stime indicano che la pioggia caduta su tutta l'area del Magra è stata di circa 370 milioni di metri cubi, il doppio della capacità del lago del Vajont.
Come se non bastasse, il 4 novembre 2011 a Genova l'esondazione del Rio Fereggiano causava una disastrosa alluvione che metteva in ginocchio la parte orientale della città...

PIOGGE ESTATE 2010 - Continuano i disastri ambientali legati alle forti precipitazioni.
In Pakistan la quantità d'acqua caduta per effetto dei monsoni è tale che buona parte del paese è ridotto ad un immensa palude, con elevati rischi di epidemie. Per le autorità locali gli sfollati sono circa 20 milioni, 700.000 le case distrutte e 1.600 le persone decedute.. Fonti ONU affermano che i senza tetto, cibo e lavoro sarebbero 14 milioni. L'agenzia alimentare del Palazzo di Vetro sta cercando di portare assistenza a quasi un milione di bisognosi, per la maggior parte bambini. Le aree disastrate sono state visitate anche dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il quale ha voluto rendersi conto di persona dell'entità dell'accaduto. Sono circa 3,5 milioni i bambini in pericolo di vita per uso di acqua inquinata.
Si stima che per far fronte ai danni causati dalle piogge monsoniche siano necessari circa 460 milioni di dollari.
In Cina le forti piogge e gli smottamenti nella provincia di Zhouou hanno fatto registrare finora più di 1.200 morti e circa 600 dispersi. A pochi giorni dalle inondazioni, il bilancio delle vittime e dei danni viene modificato frequentemente, anche perchè molti villaggi, spazzati, via dal fango e dalla furia delle acque, non sono ancora stati raggiunti. Il governo Usa ha donato 50.000 dollari alla Croce Rossa cinese per favorire i soccorsi delle zone disastrate dalle frane e dalle inondazioni.
Nel nord dell'India particolarmente colpita l'area di Choglamsar, investita da una colata di fango che ha interrotto tutte le comunicazioni. Isolata anche la città di Leh. Nel Paese complessivamente si lamentano al momento quasi 200 morti, 500 feriti e 400 sarebbero le persone disperse.
SICCITA' ESTATE 2010 - In Russia, al contrario, per la perdurante siccità e le temperature elevatissime (a Mosca si sono toccati i 40°) i sistemi di pronto intervento del Paese hanno avuto enormi difficoltà nel contrastare una serie di devastanti incendi.
Il caldo, il fumo e i residui di alcuni roghi scatenatisi intorno alla capitale hanno reso l'aria irrespirabile e causato un significativo aumento di decessi legati a complicazioni cardiache e polmonari. Mosca, invasa dal fumo, era più simile ad una Londra autunno-invernale avvolta dalla nebbia e dallo smog.
Gli incendi hanno interessato aree dove sono installate centrali atomiche, mettendo in allarme popolazioni e autorità. Sono bruciate anche le piante contaminate dall'incidente di Cernobyl, e le fiamme potrebbero avere disperso ulteriormente nell'aria altre particelle radioattive. Non è escluso il rischio che un domani le ceneri contaminate possano essere sollevate dai venti o scaricate dalle piogge in fiumi e torrenti.
Le temperature elevate, da sole, hanno mandato in sofferenza alcuni impianti nucleari russi (tecnologicamente piuttosto vecchi). Il reattore n. 3 della centrale di Novovoronetskaya, sul Don, è stato il primo ad essere prudenzialmente bloccato, seguito dal numero 4 della centrale Leningrad vicina a San Pietroburgo (simile a quello di Cernobyl). In ultimo è stata fermata la centrale di Kalinin, nella regione di Tver (200 km a nord-ovest di Mosca).
Gli ettari di foresta che sono andati in fumo superano le centinaia di migliaia e la conta dei danni è pesantissima: si parla di 15 miliardi di dollari, pari all'1% del Pil russo. Per la prima volta dopo molti anni la Russia potrebbe tornare ad importare grano (circa 5 milioni di tonnellate dal Kazakstan) con effetti negativi sul commercio internazionale e sui prezzi delle materie prime agricole.
Sul fronte della siccità non va meglio nell'America Latina dove il bacino del Rio delle Amazzoni è in stato di allarme per l'eccessiva riduzione del flusso delle acque. Già molti tratti del fiume in territorio peruviano non sono più navigabili e il porto di Pucallpa è in secca. A Iquitos il livello delle acque è sceso di circa 50 centimetri sotto il record negativo raggiunto nel 2005. A Manaus il fiume è più basso di 7 metri rispetto allo standard normale. Questi fatti si riflettono sulla navigabilità del Rio Amazonas.
Questa via d'acqua è l'unica che consenta di raggiungere le comunità più sperdute (anche lungo corsi d'acqua minori) e rifornirle di cibo, medicine ed attrezzature. Per farlo, ora sono necessarie imbarcazioni più piccole del solito, adatte a navigare su fondali più bassi.
La situazione è abbastanza critica anche nel tratto brasiliano dove il flusso delle acque è in costante decremento. Va ricordato che, per il volume delle acque, il bacino del Rio delle Amazzoni è il più grande della Terra.
COSA NE PENSANO I MASSIMI ESPERTI - Tutti questi disastri, che si stanno susseguendo con notevole frequenza e potenza, sembrerebbero purtroppo confermare le risultanze degli studi che associano la loro origine alle variazioni climatiche.
Attualmente nel mondo ci sono circa 2.600 scienziati che stanno studiando questi fenomeni. Tra loro 2590 sono concordi nel ritenere che le attività umane e l'inquinamento siano responsabili del surriscaldamento globale e relative conseguenze. Solo una diecina ritiene invece che non ci sia alcuna relazione tra i due fenomeni e che tutto rientri nelle classiche ciclicità terrestri.

Jorgen Randers insegna alla BI Norwegian Business School, dove si occupa anche di questioni climatiche e di analisi di scenario. Fa parte della commissione per la sostenibilità di British Telecom e di Dow Chemical Company. Nel 2006 ha presieduto una commissione ministeriale che ha indicato al governo norvegese come ridurre di due terzi le emissioni di gas serra entro il 2050. Nel 1972 fu coautore di uno storico rapporto del Mit "I limiti dello sviluppo", con il quale il Club di Roma mise per la prima volta in discussione il mito della crescita continua. Secondo il professore, se continuerà a prevalere la "short time human vision" (visione umana di breve periodo), che sembra una tara ineluttabile, ne vedremo delle belle. L'umanità si mantiene infatti in una condizione di sovrasfruttamento, con il doppio di emissioni annue di anidride carbonica rispetto a quella assorbita da oceani e foreste, e si vedono già i primi chiari segnali di una graduale distruzione degli ecosistemi.
Nel suo nuovo volume "2052: scenari globali per i prossimi quarant'anni" dice apertamente che figli e nipoti dovranno adattarsi all'insostenibilità del pianeta causata principalmente da: 1) Depauperamento delle risorse e della biodiversità (tre quarti di tutto lo spazio libero del mondo andrà perduto); 2) Diminuzione del reddito pro-capite e arresto della crescita produttiva (eccetto in una quindicina di grandi economie tipo Cina, Brasile, India, Russia, Sud Africa ecc.); 3) Persistenza della fame, che rimarrà un problema irrisolto; inoltre la maldistribuzione delle risorse inasprirà le tensioni e i conflitti sociali; 4) Scomparsa della vita in campagna; 5) Utilizzo della quota maggiore del PIL globale per riparare i danni provocati dai cambiamenti meteorologici.
L'interesse a breve termine, per la miopia dei decisori, tiene quindi il mondo sotto scacco ma, secondo Randers, basterebbe spostare solo il 2% del capitale economico e della forza lavoro sulle fonti di energia pulita e rinnovabile per risolvere il «climatic change». Questo costerebbe un differimento solo di pochi mesi dell'attuale ricchezza.
QUALI SONO I PAESI PIU' A RISCHIO PER DANNI DIRETTI E/O INDIRETTI ?
I cambiamenti climatici mettono a rischio tutti, ma alcuni Paesi più di altri, anche perché le loro risorse finanziarie sono insufficienti a far fronte alle catastrofi naturali. In testa alla graduatoria degli Stati più vulnerabili figura Haiti, che, tra l'altro, è stato colpito nel 2010 da un tragico terremoto. Dopo Haiti seguono nell'elenco rispettivamente: Bangladesh, Sierra Leone, Madagascar, Cambogia, Mozambico, Congo, Malawi e Filippine. Gli esperti che hanno redatto questa speciale classifica del rischio di disastro conseguente alle variazioni climatiche affermano che l'Italia si trova in una posizione decisamente tranquillizzante (124° posto), nonostante le recenti disastrose alluvioni verificatesi in Liguria e Lunigiana.
Tra il 2006 e il 2010, in Siria, la mancanza di precipitazioni ha spostato milioni di abitanti verso le città, aggravando la ben nota crisi politica.
Nel 2008 i paesi del Sahel hanno perso il 75% delle terre arabili; negli anni 2010 e 2011 la crisi idrica dell'intero Corno d'Africa ha costretto 1,5 milioni di persone della fragile Somalia a migrare verso i paesi confinanti.
Queste problematiche non risparmiano neppure l'Asia meridionale e orientale, su cui grava anche un alto tasso di inquinamento da arsenico delle falde acquifere e pesa la costruzione di grandi dighe, mediamente 100 all'anno, causa di delocalizzazione di intere città. Tutto questo ha prodotto 3,7 milioni di sfollati dall'India, 3,6 dalla Cina e 2,6 dal Nepal.
Le catastrofi naturali hanno un'alta incidenza anche nell'America Latina dove, nell'aprile 2017, una valanga di detriti ha ucciso quasi 300 persone.
Sono stati consultati:
Terzo Pianeta; Coop - Consumatori; Corpo Forestale dello Stato; Corriere della Sera - Magazine; Eurostat; Green Cross Italia; Il Leonardo - Almanacco popolare; Il Secolo XIX; La Gaia Scienza - Mario Tozzi (primo ricercatore del CNR); La Casana - Periodico di Banca Carige S.p.A.; Legambiente; QN Quotidiano Nazionale; United Nations - Unep; WWF
Ultimo aggiornamento il 03 Agosto 2017 / Last updating on August 03rd 2017
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