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  IL SECOLO XIX del 21 luglio 1985 - Per la rottura di un bacino, una valanga di acqua e fango semina morte e distruzione a Stava (Val di Fiemme)

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 Archivio di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
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quotidiani e riviste celebri

 

FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

 A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati... 

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Argomenti in primo piano,
news, eventi e storia del territorio

Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani,
da dove parte questo sito...

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Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino e sono
prevalentemente costituite di
roccia (il notissimo marmo bianco).
I calcari risalgono ad almeno 250
milioni di anni fa e ne fanno un
"monumento geologico"
unico al mondo...

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Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti della Lunigiana Storica (comprendente anche Val di Vara e Val di Magra) un tempo erano occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Il Canale Lunense
Inaugurato nel maggio 1930, prende acqua dal fiume Magra, nei pressi di Isola di Caprigliola, ed è la più importante opera idraulica ad uso irriguo della vallata. Le sue sponde vengono oggi utilizzate per lo scorrimento di una pista ciclabile...

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PIGNONE - Una ruspa dei Vigili del Fuoco intenta a liberare il greto del torrente dal legname accumulatosi durante il nubifragio del 25-10-2011

Nubifragio del 25/10/2011
Un evento atmosferico di
eccezionale portata ha dato luogo
a forti precipitazioni nel Levante
ligure e nell'alta Toscana.
Come conseguenza, le esondazioni
di canali, torrenti e fiumi hanno
originato una vera e
propria apocalisse...

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Alluvioni in Liguria dal 1894
In Liguria i disastri legati al
maltempo sono determinati da
tanti fattori. Alluvioni e
devastazioni operate da corsi
d'acqua impazziti, violente
mareggiate e frane sono da sempre
una costante del territorio...

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Liguria regione ad elevato
rischio idrogeologico

Secondo uno studio di
Legambiente in Liguria sono
molti i territori che risultano
fragili ed esposti ad un elevato
rischio idrogeologico...

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Il fiume Magra  Titolo di testa - Il fiume Magra, fotografie   fotografie
          ed il parco naturale regionale di
Montemarcello - Magra

A persona minimo 50 litri di
acqua al giorno per parlare di
condizioni di vita accettabili

Parco del Magra

Bandiere Blu

Pesca col rezzaglio

L'acqua è vita

Le riserve idriche

Fabbisogni, consumi e problematiche dell'acqua nel mondo

Le risorse idriche mondiali

Fabbisogni e consumi nel mondo

Risorse e consumi in Italia

Acqua e variazioni climatiche

Tecnologie per ottimizzarne l'uso

 

FIUMARETTA - Vista panoramica dall'alto

L'acqua dolce accessibile è la base di ogni civiltà, un bene rinnovabile ma limitato, che rischia anzi di divenire scarso.
Fra 1950 e 1990 i consumi di acqua sul pianeta sono triplicati; nel 1996 si usava più della metà dell'acqua di superficie disponibile.
Prevedendo che, nei prossimi 35-40 anni il consumo raddoppierà, i rubinetti, senza operare delle indispensabili contromisure, potrebbero rimanere all'asciutto.
Attualmente nel mondo ci sono popolazioni che per approvvigionarsi di acqua devono compiere tragitti giornalieri anche di 30/40 Km, sottostando a regole ferree per l'accesso a pozzi e sorgenti.
Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la sopravvivenza umana è di 5 litri d'acqua nelle 24 ore. Senza cibo si può vivere un mese. Senz'acqua non si supera una settimana.
Per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d'acqua al giorno per ogni essere umano.
Nella realtà, ci sono miliardi di persone sulla Terra che non dispongono di ciò.
Guardando in faccia alla realtà, nel mondo si passa da una disponibilità media di 425 litri al giorno di un abitante degli Stati Uniti, ai 237 in Italia, ai 150 in Francia. Come rovescio della medaglia un abitante del Madagascar deve sopravvivere (se ci riesce) con 10 litri al giorno.
Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d'acqua al giorno per una famiglia americana, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana.
I consumi per usi domestici sono molto diseguali: in media un cittadino degli Stati Uniti

EQUI TERME, incastonata nelle Alpi Apuane. L'acqua radioattiva della sua sorgente ha svariate proprietà terapeutiche, note in Italia e all'estero
L'acqua di Equi Terme
Dalla sorgente di Equi Terme sgorga un'acqua ipotermale o tiepida. La sua temperatura è variabile tra i 17° e 27°, con una media di 24°. Contiene un'elevata quantità di sali minerali e può essere anche bevuta, come quella di Montecatini-Terme. E' intensamente radioattiva, grazie all'emanazione del radium e trova indicazione nella cura di molte malattie.
Più specificatamente: affezioni cutanee, reumatiche, del sistema nervoso, dell'apparato respiratorio, gastrointestinali e ginecologiche.
d'America consuma una quantità di acqua 100 volte superiore rispetto a un cittadino del Burundi o dell'Uganda. Non sempre, inoltre, questo prezioso bene è impiegato nel modo migliore: nei Paesi ricchi, la maggior parte dell'acqua di prima qualità resa disponibile nelle abitazioni viene usata indifferentemente per l'alimentazione, per innaffiare i giardini o per lavare la macchina oppure si perde lungo le condutture spesso vecchie e in cattivo stato di manutenzione; molto più oculato è l'impiego in zone quali l'Asia e l'Africa.
Le Nazioni Unite hanno perciò fissato in 40 litri il diritto minimo pro-capite come obiettivo di mobilitazione della Giornata Mondiale dell'acqua, il 22 marzo di ogni anno. L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità afferma, però, che al di sotto della soglia di 50 litri d'acqua al giorno si può già parlare di sofferenza per mancanza di acqua e che il 40% della razza umana vive in condizioni igieniche impossibili soprattutto per carenza di acqua. Un abitante su due della Terra, tre miliardi di persone, abita in case che non hanno sistema fognario.
Il consumo d'acqua nel mondo negli ultimi anni è aumentato di sei volte, ad un ritmo più del doppio del tasso di crescita della popolazione. Città del Messico sta sprofondando di 1 cm ogni 2 settimane a causa dello sfruttamento intensivo delle falde freatiche sulle quali poggia. E questo non basta: milioni di suoi abitanti vengono riforniti di acqua potabile con autobotti o provvedono a comprarla da fornitori privati. Questo incide circa per un 30% del loro reddito.
Ad aumentare la forbice tra bisogni e risorse ci pensano le avverse condizioni climatiche.
In tutto il bacino del Mediterraneo nell'ultimo secolo si è verificata una diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa circa il 20%, accompagnata da un aumento medio delle temperature di 1,5 gradi centigradi.

L'Italia è il Paese che consuma più acqua in Europa, il terzo al mondo dopo Canada e Stati Uniti. La maggior parte degli italiani non dispone dei dispositivi casalinghi per ridurre il consumo di acqua domestica: solamente il 25% dichiara di avere la cassetta del water con il pulsante acquastop per il flusso differenziato dello scarico; migliore la situazione per docce e lavandini dove il 40% della popolazione dichiara di fare uso di riduttori ai rubinetti. Le perdite non sono molto consolanti: il 6% dichiara di avere il water con il caratteristico "filo d'acqua", mentre il 12% segnala il problema della goccia in caduta libera dai rubinetti.
Molta acqua viene sprecata anche nelle errate abitudini casalinghe quotidiane. Per esempio: quando si ha a che fare con piatti, stoviglie e bicchieri, nel 40% dei casi vengono lavati sotto l'acqua corrente senza riempire il lavello della cucina.
Va meglio invece, ma solo per abitudini non dettate da intenti ambientalisti, nell'uso di acqua per l'igiene personale. L'80% degli italiani si lava solitamente nel box doccia invece che nella vasca da bagno: questo fa risparmiare circa 2/3 di acqua.
Preoccupanti sono i dati sulla dispersione idrica: in Italia, in media, poco più di un terzo dell'acqua immessa nelle tubature va sprecata; nelle aree meridionali del Paese si arriva al 43%, ma a livello regionale le più sprecone sono Lazio (60% di dispersione idrica nel 2014) e Sardegna (52%). Queste percentuali sono fra le peggiori in Europa: in Germania per esempio si arriva al 6,5%, in Inghilterra al 15,5% e in Francia al 21%.
Da una relazione dell'Autorità di Vigilanza sui servizi idrici e sui rifiuti del 2006 si evince che ci sono regioni, come Basilicata e Sardegna, che fatturano appena un terzo di tutta l'acqua captata. Per il Ministero dell'Interno bisogna mettere in conto anche i "furti d'acqua", uno dei principali danni perpetrati al patrimonio idrico nazionale, organizzati con camion cisterna illegali che riforniscono interi quartieri e paesi, il tutto come forma di strumento per il controllo del territorio.
Secondo le stime di Legambiente vengono dispersi più di 10.000 m3 al chilometro, quasi un terzo di litro al secondo per chilometro. Il record delle perdite annue per Km spetta alla Regione Campania, con quasi 25.000 m3.
Il primato in assoluto dell'acqua persa spetta alla Calabria: a Cosenza il 70% dell'acqua immessa in rete non giunge a destinazione.
A Campobasso lo spreco raggiunge il 65%, a Latina il 66%. La maglia nera dei grandi centri urbani è Bari col 57% di acqua che non giunge a destinazione. Perdite consistenti anche a Trieste, Palermo, Catania, Messina e Cagliari dove più del 40% dell'acqua immessa negli acquedotti si perde nel nulla. Le Regioni più virtuose sono l'Emilia Romagna, l'Umbria e le Marche, dove i valori delle perdite sono inferiori a 3.000 m3/Km.
Secondo il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) gli sprechi idrici nelle reti di distribuzione costringono i gestori ad aumentare il prelievo alle fonti. Con l'inefficienza delle reti di distribuzione non solo s'impoveriscono le fonti idriche, ma si causano anche molti disservizi alla popolazione, tipo interruzioni di erogazione. Il triste primato in questo senso va alla Calabria dove il 29% dei cittadini spesso rimane senza acqua potabile.
Il prelievo nazionale di acqua per uso potabile (dati Istat 2008) è stato pari a 9,11 miliardi di metri cubi. L'85,6% proviene da fonti sotterranee, il 14,3% sono acque superficiali, lo 0,1% è relativo alla depurazione di acque marine o salmastre in genere.
Il volume di acqua disponibile per ogni abitante è pari a 72,9 m³/anno, corrispondenti a 199,7 litri giornalieri.

Le bollette dell'acqua pubblica italiana diventano sempre più salate...

I prezzi dell'acqua pubblica italiana continuano ad aumentare inesorabilmente anno dopo anno. Nel 2014 una famiglia media spendeva circa 355 euro, passati a 376 nel 2015. Dal 2007 l'aumento è stato superiore al 60%.
A livello regionale il triste primato dei prezzi spetta ancora alla Toscana dove Grosseto e Siena si rilevano le città italiane con l'acqua più cara in assoluto (663 euro) e scalzano dal primo posto Firenze.
Un'inchiesta effettuata a luglio 2012 su un centinaio di città italiane, indicava che una famiglia di tre persone residente nel capoluogo toscano (190 metri cubi di consumo annuo ipotizzato) spendeva circa 500 Euro, un autentico salasso se paragonato ai costi di una famiglia di Isernia, che invece ne spendeva solo 115, fruendo della tariffa più bassa rilevata. La media italiana era pari a circa 300 euro.

In Toscana le tariffe dell'acqua sono molto elevate anche a Livorno, Pisa e Carrara, città dove la spesa annuale supera i 600 euro.
Nella graduatoria regionale 2015, dopo la Toscana, i salassi maggiori si riscontrano anche nelle Marche, in Umbria, in Emilia Romagna e Puglia.
Le tariffe più basse vengono invece applicate nel Molise: nel 2014 la città di Isernia aveva ancora la "palma d'oro" con un costo annuale pari a 120 euro, sceso a 117 euro nel 2015. Il secondo posto nella graduatoria delle località più economiche è sempre occupato da Milano. Tra il 2014 e il 2015, nel capoluogo lombardo, le tariffe sono cresciute di un 3% ma per l'acqua pubblica non si spende più di 140 euro all'anno, cifra 5 volte inferiore ai massimi registrati.
Torino è una città che consuma molta acqua, la quale però viene pagata come nella media delle altre campionate. Dal punto di vista geografico, si è rilevato come l'acqua costi mediamente di più nell'Italia centrale e di meno al Nord. Al Sud risulta un poco meno cara che al Nord.

BEDIZZANO - In un boschetto lungo la strada panoramica che da Carrara porta a Colonnata origina questa sorgente di acqua buonissima

Sorgente di Bedizzano

Da una rilevazione diretta sulle bollette del maggior gestore a livello provinciale, è parecchio tempo che nello spezzino una famiglia media di 3 persone - sul consumo base minimo essenziale di 150 m3 annui - vede le tariffe aumentare di quasi un 6% ogni anno. Lo stesso dicasi per il prezzo unitario sui servizi di fognatura e depurazione.
In Italia, dal gennaio 2005 al gennaio 2012, i prezzi per i servizi di acqua potabile e raccolta rifiuti hanno avuto un tasso di crescita sistematicamente doppio rispetto a quello dell'inflazione. Si tratta di scelte discutibili che portano a fare cassa su servizi di uso comune, indispensabili alle famiglie...
Ovviamente le differenze tariffarie possono essere spiegate in vari modi, come riferito dall'Anea, l'Associazione dei gestori dei servizi idrici. In particolare si citano: distanza delle fonti dalle città, l'orografia del territorio, la qualità della risorsa idrica rinvenuta nel sottosuolo, gli investimenti operati dagli acquedotti, l'efficienza di impianti e tubature.

L'Italia consuma molta acqua in bottiglia ovvero "acqua minerale"

L'Italia è il paese primo in assoluto in Europa nel consumo pro-capite di acqua in bottiglia, genericamente e volgarmente meglio conosciuta come "acqua minerale". Nel 2017 ne sono stati consumati circa 225 litri a testa (erano 194 nel 2007, 189 nel 2014, 208 nel 2016); un trend che guarda verso l'alto, con un risultato ben oltre la media del nostro continente.
Secondo i dati del Censis, il 61,8% delle famiglie italiane acquista acque in bottiglia, con una spesa media annua pari a 234 euro a famiglia. Il più delle volte questo accade perché non ci si fida di quella che arriva in casa tramite gli acquedotti pubblici.
Anche nella classifica mondiale siamo ai primi posti, dietro alcuni Paesi Arabi (più di 300 litri a testa), al Messico (264) ed alla Thailandia (246).
Il WWF ha calcolato che ogni anno miliardi di contenitori (prevalentemente in plastica), pari a circa 22 milioni di tonnellate di acqua, si spostano da un paese all'altro del mondo a causa di questa abitudine alimentare. In Italia, nel 2012, per imbottigliare 12 miliardi di litri di acque minerali sono stati utilizzati 9 miliardi di contenitori, pari a 350mila tonnellate di plastica (PET); nel 2017 il confezionamento di acqua è arrivato a 13,5 miliardi di litri.
L'80% delle bottiglie viene trasportato su gomma da quasi 480.000 Tir, che hanno una percorrenza media di oltre 400 Km., con punte superiori ai 1.300. Si stima che questo comporti un'emissione media di ben 220.000 Kg. di anidride carbonica. Lo spostamento dei contenitori su strada ferrata (soluzione molto più ecologica) incide solo per il 18%.
Il trasporto, inoltre, ha molta influenza sui costi. Più la fonte è distante, più il prezzo lievita. Se scegliamo un'acqua straniera la pagheremo decisamente di più di una "nostrana".
Considerando tutti i fattori incidenti, il prezzo di un litro di minerale può variare dai 9 ai 90 centesimi. Chi sceglie a caso, quindi, può spendere fino a dieci volte di più...
Ipotizzando un consumo di 2 litri di acqua al giorno a testa, ad una famiglia media di tre persone l'acqua confezionata costa 500 volte di più di quella dell'acquedotto.
Va segnalato che, per diminuire gli sprechi, da aprile 2011 Coop ha iniziato a ridurre la grammatura delle bottiglie per il commercio delle acque minerali col proprio marchio, provvedimento che consentirà di disperdere nell'atmosfera circa 3.300 tonnellate di CO2 in meno. Così come verrà promozionata la vendita delle acque locali, che per arrivare nei punti di distribuzione dovranno essere trasportate per meno chilometri. Segnalazione anche per quei marchi che utilizzano mezzi di trasporto ecologici, come le ferrovie o per aziende che offrono prodotti per migliorare la qualità dell'acqua pubblica.
Uno dei motivi principali per cui gli italiani preferiscono l'acqua in bottiglia è il gusto migliore rispetto a quella che esce dal rubinetto. Disturba soprattutto l'odore del cloro usato per prevenire azioni patogene.
A tal proposito, va detto che il cloro è una sostanza molto volatile e per eliminarne l'odore basta lasciar riposare l'acqua potabile in una caraffa, per almeno 10 minuti.
Per migliorare ulteriormente il gusto dell'acqua del rubinetto basta versarla in una bottiglia di vetro con tappo ermetico e porla nel frigorifero per almeno due ore.
Provare per credere...

Classificazione delle acque imbottigliate
Abbiamo le vere e proprie acque minerali, che per essere riconosciute tali devono essere sottoposte al Ministero della Salute, tramite domanda corredata dall'analisi dell'acqua e della sorgente (alle Regioni compete il rilascio delle autorizzazioni per l'uso delle sorgenti) - Ci sono poi le acque di sorgente, estratte pure alla fonte (come le minerali), ma sottoposte a trattamenti per migliorarne le caratteristiche (come accade per le acque pubbliche) - Infine troviamo la vera acqua da tavola (senza asterischi), nient'altro che un'acqua potabile (come quella del rubinetto) sottoposta a trattamenti per migliorarne il gusto e commercializzata in bottiglia.
E' per questo motivo che quando si parla genericamente di acqua minerale per identificare un'acqua confezionata, in vetro, in plastica o altri tipi di contenitori, è preferibile usare il virgolettato o la dicitura acqua imbottigliata.
Sull'argomento "acque minerali" sono nate, nel tempo, molte leggende metropolitane e i consumatori sono spesso vittime di luoghi comuni che li inducono a scelte disinformate.
Per esempio, un'altissima percentuale di coloro che bevono acqua in bottiglia la ritiene più buona e meno inquinata di quella che esce dai propri rubinetti. In realtà, ci sono "acque minerali" le cui caratteristiche fisico-chimiche sono peggiori di quelle degli acquedotti pubblici. Lo stesso dicasi per il sapore e le percentuali di agenti inquinanti. Pur rispettando tutti i parametri di legge, non è detto che tutte le acque imbottigliate siano igienicamente più sicure di quelle pubbliche.
L'unico modo per verificare se l'acqua in bottiglia che beviamo è migliore o peggiore di quella che ci arriva attraverso il rubinetto è controllarne le caratteristiche, confrontando i dati presenti sulle etichette con quelli forniti dai gestori degli acquedotti. Nel farlo, potremmo avere qualche sorpresa.
Si può parlare solo di migliore o peggiore in quanto diciture nell'etichetta come "batteriologicamente pura" o "microbiologicamente pura" (abbastanza abusate) sono superflue: tutte le acque poste in commercio per usi potabili devono essere pure per legge (il decreto Min. della Salute del 29 dicembre 2003, che ha recepito la Direttiva Europea 2003/40/CE, ha reso più omogeneo il mercato dell'acqua, imponendo nuove regole maggiormente restrittive anche per le "acque minerali"), con parametri ben definiti.
Le acque in bottiglia sono molto diverse l'una dall'altra. In caso di loro consumo, piuttosto che acquistare a caso, sarebbe logico scegliere quella più adatta al fabbisogno quotidiano personale.
Per esempio bere acqua con poco residuo fisso va bene per persone con particolari patologie, ipertese o sedentarie che devono limitare l'assunzione di sodio, ma non va bene affatto per uno sportivo (che fa uso anche di reintegratori minerali per accelerare il recupero), per chi è addetto a lavori gravosi, per i bimbi molto piccoli (il cui organismo è composto da più del 90% di acqua e necessita di molti sali minerali per la crescita) ecc. ecc.
Chi invece non ha particolari problemi di salute, può trarre giovamento dal bere, nelle quantità consigliate dai medici, un'acqua ipersodica (vedi quella della sorgente di Equi Terme) che può svolgere anche un'azione terapeutica sui tegumenti, sul sistema nervoso e sullo stato generale...
Molti consumatori sono portati ad associare il prezzo di un'"acqua minerale" alla qualità. A tale proposito bisogna dire che, generalmente, un prezzo più alto è spesso dovuto a particolari caratteristiche dell'acqua che viene imbottigliata.
Ma va anche sottolineato che i passaggi pubblicitari che vengono fatti al prodotto determinano una lievitazione del suo prezzo finale. Un'acqua più "conosciuta" è facile che abbia un costo maggiore. Come detto più sopra, anche il trasporto incide parecchio.
Comunque, considerare solo il prezzo come fattore determinante per l'acquisto di un'acqua in bottiglia che finisce sulla nostra tavola non è un atteggiamento corretto. Ci sono in vendita ottime "acque minerali", con un prezzo contenuto, che nulla hanno a che invidiare a quelle di marche più famose e blasonate.
Un punto a favore delle "acque minerali" gassate
è invece l'anidride carbonica addizionata. Le critiche all'acqua e alle bevande con le bollicine nel tempo si sono sprecate, senza ottenere una grande presa. Chi è a favore, per esempio, afferma che l'acqua gassata è più dissetante di quella normale. Anche questo è un luogo comune.
Infatti noi riduciamo la sensazione di sete solo in base alla quantità d'acqua perduta che riusciamo a reintrodurre nel nostro organismo. Un litro di liquidi persi con la sudorazione va reintegrato con un litro di acqua o altre bevande, anche gassate, se non abbiamo a disposizione quelle naturali. Guai se non fosse così, perché altrimenti incorreremmo in problemi di salute.....
Piuttosto, autorevoli studi medici hanno evidenziato come l'anidride carbonica aggiunta all'acqua possa migliorare la conservabilità del prodotto e abbattere drasticamente, nello stomaco, la presenza di batteri introdotti con i cibi, migliorando la digestione e l'assorbimento delle sostanze.
Dove finisce la plastica prodotta per confezionare bevande e cibi?
I rifiuti di plastica non correttamente riciclati finiscono principalmente nei mari, dando vita a delle vere e proprie isole galleggianti. Nell'Oceano Pacifico il gioco delle correnti ha prodotto una "pattumiera galleggiante" di dimensioni pari a due volte il territorio del Texas, che staziona permanentemente nelle acque tra la California e le Hawaii.
Dalla metà degli anni Ottanta gli scienziati stanno monitorando anche l'Atlantico, in una zona compresa tra i Caraibi e il Mare del Nord. Gli studi sono stati pubblicati recentemente dalla rivista "Science" e parlano di circa 64.000 pezzi di plastica raccolti annualmente in poco più di 6.000 stazioni di campionamento. La concentrazione più elevata di questi rifiuti è stata trovata in un'area all'altezza di Atlanta, in Georgia, che si estende tra i 22 e i 38 gradi di latitudine nord (densità di 200.000 frammenti per Kmq.).
Negli ultimi 25 anni, pur essendo aumentato notevolmente lo smaltimento di materie plastiche, la dimensione di questa pattumiera galleggiante atlantica è però rimasta ferma. Gli studiosi sono orientati a pensare che la plastica, ridotta in frammenti sempre più piccoli, possa finire in altri lidi o nelle profondità marine, diventando il cibo di molte specie acquatiche.
La plastica contiene un buon numero di sostanze nocive che, assorbite da pesci o altri esemplari marini, potrebbero alterare il loro ciclo riproduttivo e finire anche nella nostra catena alimentare. Non è infrequente che animali acquatici di grossa stazza (balene, capodogli, orche marine, delfini ecc.) possano perdere la vita in seguito all'ingestione di contenitori di plastica scambiati per prede, che vanno poi a ostruire o danneggiare il loro apparato digestivo.
Sono stati consultati:
Terzo Pianeta;  Censis; Cittadinanzattiva; Coop - Consumatori; Corpo Forestale dello Stato; Corriere della Sera - Magazine; Green Cross Italia; Il Leonardo - Almanacco popolare; Il Secolo XIX; Istat; La Gaia Scienza - Mario Tozzi (primo ricercatore del CNR); La Casana - Periodico di Banca Carige S.p.A.; Legambiente; QN Quotidiano Nazionale; United Nations - Unep; WWF.
Ultimo aggiornamento l'1 Settembre 2018 / Last updating on September 1st 2018
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