Logo del sito "Tolte dal Cassetto" Prima Pagina

I primi scudetti dell'Inter

HOME PAGE

PHOTO MAGAZINE

SITE GALLERY

INFO/CREDITS

LINKS/MAIL

SITEMAP

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

 

INDICE ARCHIVIO NEWS

 

Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

Close Up

Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

Grafica elenco puntato link

Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

Grafica elenco puntato link

Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

Grafica elenco puntato link

Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

Grafica elenco puntato link

Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

Grafica elenco puntato link

Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

Grafica elenco puntato link

Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

Grafica elenco puntato link

Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

Grafica elenco puntato link

Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

Grafica elenco puntato link

Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

Grafica elenco puntato link

Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

Grafica elenco puntato link
 
 
 
 
INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06     SPORT GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
Gli scudetti vinti dall'INTERNAZIONALE di Milano prima dell'era di Angelo Moratti
La formazione base dell'Internazionale 1909-'10 che vinse il suo primo scudetto
Il PRIMO SCUDETTO NEL 1910, DOPO APPENA DUE ANNI DI VITA
Il campionato 1909-'10 finisce con due squadre prime a pari merito: si tratta dell'Inter e della Pro Vercelli, che chiudono la stagione con 25 punti. Al terzo posto la Juventus con 20, quarto il Torino con 17, seguono Genoa (15), Milanese (13), Milan e Andrea Doria (12), Ausonia (5). Per assegnare il titolo è dunque necessario uno spareggio, che viene disputato a Vercelli in quanto la squadra piemontese vanta un miglior quoziente-reti. L'epilogo fu però contrassegnato da un episodio polemico: la "Pro" aveva alcuni suoi giocatori che stavano effettuando il servizio militare e chiese ai dirigenti dell'Inter un rinvio del big-match, che venne però rifiutato.
In segno di protesta, i vercellesi mandarono in campo la squadra ragazzi, trafitta poi dai nerazzurri per ben 10 volte. La partita del primo scudetto nerazzurro finì quindi con un trionfo annunciato (10 a 3 il risultato finale). Il presidente di quell'Inter era C. De Medici.
Nel 1908, alla fondazione della società, il veneziano Giovanni Paramithiotti, grande appassionato di pesca, era stato nominato primo presidente. L'anno seguente i giocatori però lo avevano ricusato, in quanto ritenevano che non avesse influssi positivi sulla

squadra. Paramithiotti andò a Vercelli e, anche in quella occasione, per scaramanzia, fu convinto a rimanere fuori dello stadio. Per ingannare l'attesa, non trovò di meglio che farsi un bel giro in barca sul Naviglio Pavese.
Però il terreno di gioco si trovava proprio sulla riva e, ogni volta che il pallone finiva in acqua, il presidente "esiliato" lo recuperava come un provetto raccattapalle e lo ricacciava in campo.
Quel pallone toccato varie volte dall'ex presidente, alla fine portò proprio proprio bene. Dopo aver vinto lo scudetto, i suoi allontanamenti dallo stadio cessarono e gli venne finalmente concesso di sedersi in tribuna!
In quella squadra emergevano per classe e personalità il centromediano Fossati (che fungeva anche da allenatore), deceduto poi tragicamente durante un combattimento nella Prima Guerra Mondiale e il centravanti Aebi.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1909-'10: Campelli, Fronte, Zoller, Yenni, Fossati, Stebler, Capra, Peyer, Peterlj, Aebi, Schuler

PER VINCERE IL SECONDO ALLORO L'INTER IMPIEGA 10 ANNI
Il campionato 1919-'20 aveva la particolarità di essere stato diviso in due gironi: quello dell'Italia Settentrionale e quello Centro-Meridionale. Nelle finali del Settentrione l'Inter superò Juve e Genoa, qualificandosi per la finalissima contro il Livorno. La partita clou venne giocata a Bologna: i nerazzurri erano nettamente superiori agli avversari e in poco tempo si ritrovarono avanti di tre gol. Il match sembrava concluso anzitempo e i milanesi presero sottogamba i minuti che restavano alla fine. Il Livorno invece approfittò dell'abulia dei giocatori interisti per realizzare due gol. Grande patema finale con gli amaranto che sfioravano addirittura il pareggio. Ma il risultato non cambiò: l'Inter del portentoso Zizì si aggiudicò partita e campionato. Negli spogliatoi gli

La formazione base dell'Internazionale 1919-'20 che vinse il suo secondo scudetto

interisti fecero promessa di non aspettare altri 10 anni per rivincere uno scudetto (una speranza che andò poi disattesa)... Zizì era il soprannome di Cevenini III, uno dei giocatori che più furoreggiavano all'epoca. I fratelli Cevenini erano cinque, ma Zizì è l'unico ad essere entrato nella storia del calcio e particolarmente in quella dell'Internazionale. Giocatore di classe straordinaria, fantasioso, eccezionale nel palleggio e nel dribbling: insomma come mettere insieme Corso e Sivori.
Senza ombra di dubbio fu lui che trascinò i compagni di squadra alla conquista del secondo alloro, per la felicità dell'allora presidente Giorgio Hulss e degli allenatori Mauro e Resegotti.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1919-'20: Campelli, Francesconi, Beltrami, Milesi, Fossati II, (Scheidler), Conti, Aebi, Agradi, Cevenini III, Asti
In altra pagina i successi della "Grande Inter" di Angelo Moratti
La formazione base dell'Ambrosiana Inter 1929-'30 che vinse il suo terzo titolo italiano
NEL 1930 IL TERZO TITOLO VIENE VINTO DALL'AMBROSIANA
Il campionato 1929-'30 è il primo a girone unico e l'Internazionale del tempo aveva assunto la denominazione di "Ambrosiana Inter". Il terzo titolo venne conquistato dopo un'epica "battaglia" contro il Genoa, che anche lui aveva cambiato nome in "Genoa 1893". Oltre che dalle palpitanti vicende di gioco, che avvennero nel glorioso campo milanese di Via Goldoni, l'incontro fu segnato dal crollo di una tribunetta in legno che causò il ferimento di 200 spettatori. La gara venne disputata ugualmente e dopo 10 minuti di gioco il Genoa vinceva già 2-0 e Allemandi era stato espulso. Per l'Ambrosiana sembrava finita, irrimediabilmente finita.
Ma l'Inter, dopo "Zizì" Cevenini, aveva trovato un'altro fenomeno: Giuseppe

Meazza, milanese di Porta Romana, esattamente di Ponte San Luigi, il quale si inventò tre splendidi gol che chiusero i conti con i genovesi. Con quel match si completò un lungo inseguimento e relativo sorpasso verso il terzo scudetto. Il Genoa 1893 finì secondo con due punti di distacco; al terzo posto la Juventus (che poi avrebbe azzeccato la famosa cinquina) distanziata di cinque punti.
Peppino Meazza (al quale è stato poi intitolato lo stadio di San Siro in Milano), nato nel 1910, era stato lanciato dall'allora allenatore nerazzurro Weiss, ungherese di gran fama, e non era l'unico giocatore di classe presente in squadra. Vanno infatti ricordati anche il terzino Allemandi, un tipo che non andava troppo per il sottile, il poderoso Gipo Viani, il gran lavoratore Serantoni. Il presidente di quella fortunata stagione fu Ernesto Torrusio.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1929-'30: Degani, Gianfardoni, Allemandi, Rivolta, Viani, Castellazzi, Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti
A San Siro, il 22 febbraio del 1931 nasce contro l'Austria il goal alla Meazza
Lo stile di GIUSEPPE MEAZZA, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi

L'Italia sta affrontando l'Austria e al 34' del primo tempo si trova sotto di un gol, quando sul campo accade una cosa che diventerà un prototipo, un simbolo di irridente superiorità tecnica, che rimarrà scolpito nelle menti di tutti coloro che seguivano il gioco del calcio.
Il "Balilla" Peppino Meazza si fa beffe del "Wunderteam" viennese: scatta da metà campo sotto gli occhi di 50 mila tifosi, che lo seguono con trepidante entusiasmo, scarta prima l'uno poi l'altro terzino, fa fuori anche il portiere con un dribbling da favola ed entra lentamente in porta con la palla al piede.  Folla in  visibilio e partita che poi  si  chiuderà  con  la

Siamo nel 1947, prima di Inter-Lucchese (6-0) e il campione di ieri PEPPINO MEAZZA si fa fotografare col campione attuale BENITO LORENZI
prima vittoria della Nazionale Italiana contro gli assi austriaci (2-1 il risultato finale), firmata da Orsi.
Le vicende odierne dell' FC Internazionale di Milano sul sito ufficiale

PASSANO OTTO ANNI E TRIONFA L'INTER CON LE CINQUE "F"
Nel 1937-'38 l'Ambrosiana Inter (chiamata la squadra di ferro per via di Ferrara, Ferrari e Ferraris) totalizzò il maggior numero di vittorie (16) e il maggior numero di gol segnati (57). La classifica finale vede al primo posto i nerazzurri con due punti di vantaggio sulla Juventus; terzi Milan e Genoa staccati di tre punti. Stavolta non furono necessari 10 anni per rivincere lo scudetto, ma ne bastarono solo 8. La squadra veniva dal campionato precedente dove non aveva affatto brillato (settima a 11 punti di distacco dal Bologna) ed era partita molto bene, tanto da essere subito indicata come una delle favorite per la vittoria finale. Al torneo partecipavano 16 squadre.

La formazione base dell'Ambrosiana Inter 1937-'38 che si aggiudico il suo quarto titolo italiano

Dopo un avvio elettrizzante, l'Ambrosiana cede al Bologna (0-1) e sembra accusare una piccola crisi. Ma è solo una nuvola passeggera: la squadra è solida in ogni reparto, si riprende immediatamente e continua la sua marcia trionfale verso il quarto scudetto. L'allenatore nerazzurro era Castellazzi, coadiuvato dall'inglese O' Donnelly, presidente Fernando Pozzani.
Nella formazione titolare, oltre al grande ed inimitabile Peppino Meazza, militavano giocatori di enorme personalità quali Locatelli, Frossi, Ferrari e Ferraris II. Da registrare che, reduci dalla vittoria a Bari nell'ultima giornata di campionato, i nerazzurri furono attesi alla stazione dai tifosi e portati in trionfo per le vie di Milano.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1937-'38: Perucchetti, Buonocore, Setti, Locatelli, Olmi, Antona, Frossi, Ferrara I, Meazza, Ferrari, Ferraris II
La formazione base dell'Ambrosiana Inter vincitrice del suo 5° scudetto (1939-'40)
NEL 1940 L'AMBROSIANA INTER CONQUISTA IL 5° SCUDETTO
Il presidente della squadra nerazzurra è sempre Fernado Pozzani.
Ai nastri di partenza non si presenta Giuseppe Meazza: per lui è un brutto periodo, soffre per il famoso "piede gelato" che non gli consente di iniziare il campionato. A novembre è protagonista di un clamoroso colpo di scena: tra lo stupore generale il "Balilla" passa al Milan.
Nel torneo 1939-'40 l'Ambrosiana Inter arriva prima in classifica (44 punti) con tre punti di vantaggio sul Bologna e ben otto sulla Juventus. Le scarne cifre della quinta "laurea tricolore" parlano di 20 partite vinte, 4 pareggi, 6 sconfitte, 56 gol fatti e 23 subiti.
La mediana era il reparto migliore di quella compagine allenata da Cargnelli.

I nerazzurri diedero fin dall'inizio l'impressione di essere molto compatti ed inquadrati verso l'obiettivo finale. La spina dorsale del complesso era costituita da Locatelli, Olmi e il giovane Campatelli.
La giornata trionfale che portò lo scudetto all'Ambrosiana fu quella del 2 giugno 1940. A San Siro si presentarono oltre 40.000 tifosi, per un incasso record di mezzo milione di lire. La partita venne decisa al nono del primo tempo da una rete strepitosa di Ferraris II, dopo aver ricevuto un passaggio di Frossi. Da quel momento il risultato non venne più modificato e i rossoblù furono costretti a scucirsi lo scudetto dalle maglie. Questa volta erano trascorsi solo due anni dal precedente titolo...

ANNIBALE FROSSI era miope e giocava con gli occhiali, ma non aveva certo paura a colpire di testa o scontrarsi col portiere avversario, come documentato da questa immagine
LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1939-'40: Perucchetti, Poli, Setti, Locatelli, Olmi, Campatelli, Frossi, Demaria, Guarnieri, Candiani, Ferraris II
Dal 1940 tredici anni senza scudetto. Un periodo lungo e travagliato, con soddisfazioni parziali
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 17 febbraio 1947 - All'Arena di Milano grande festa per l'Inter che batte la Fiorentina per 4-0
STAGIONE 1946/'47 - L'Inter naviga nel fondo della classifica
FEBBRAIO 1947: FESTA DOPO LA VITTORIA CON LA FIORENTINA -  Mancava il sole all'Arena. Ci fosse stato quello a trasformare il grigio plumbeo del cielo in azzurro, ci fosse stato quello a mitigare un po' l'umidaccio e a illuderci che ormai il freddo inverno è passato, nonostante la neve che ancora ricopre ogni angolo e annacqua il prato; ci fosse stato quello, i tifosi nerazzurri avrebbero celebrato la loro più bella domenica. Invece la festa non ha potuto essere completa: mancava il sole. Quello e basta: tutto il resto è venuto, tra applausi scrosciati ed evviva sonanti.
Per un momento sembrava che all'Arena, ricolma di folla come nelle grandi occasioni, giocasse la vecchia squadra, la bella squadra nerazzurra di un tempo. Dolci ricordi!
Eppure, di tanto in tanto, sembrava che tutto tornasse come allora, C'era Meazza, c'era il suo tocco a far partire la palla dal centro del campo verso destra o verso sinistra, il tocco

magico e inconfondibile, che dà ogni volta il «la» alla manovra come la bacchetta del direttore d'orchestra inizia e dirige la sinfonia. E giù applausi ed incitamenti... Intanto anche tutti gli altri sembravano ritornati di colpo alla miglior forma. Sul terreno molle e chiazzato di larghe pozzanghere, si vedeva una squadra sola: quella nerazzurra. I viola facevano confusione, si difendevano alla garibaldina. L'Inter invece dominava, imbastendo azioni su azioni. Dopo tante occasioni sfumate, al 20' giunse il primo gol di Zapirain, vanamente contrastato dal portiere fiorentino. Cinque minuti dopo altra rete, una stranissima rete. Meazza fa uscire il pallone da un groviglio di uomini, lanciando Neri che parte avanti a tutti, in posizione di fuorigioco. Viola e nerazzurri si fermano e lo stesso Neri, arrivato in area di rigore solo soletto, interrompe la sua azione e si volta verso l'arbitro, pensando che abbia fischiato. Invece non era così: Neri riprende allora la corsa, fa qualche passo e tira. Gol facile. A nulla valgono le proteste dei giocatori della Fiorentina che avevano immediatamente attorniato l'arbitro. Il direttore di gara spiega che, uscendo dalla mischia, la palla era stata toccata da uno di loro. Quindi niente fuorigioco, anche se Neri era nettamente avanti a tutti.
Al 3' della ripresa, il solito Meazza, con una finta ed un colpetto di tacco lancia Campatelli. Il nerazzurro cerca di sfilare  i due terzini viola, ma viene trattenuto da Piccardi e il pallone gli sfugge debole verso sinistra. Fortunatamente arriva il solito Zapirain che colpisce insaccando sotto la traversa. Tre a zero. Il quarto gol arriverà al 37', sempre ad opera dello scatenato Zapirain, servito magnificamente da Passalacqua. Il portiere gigliato Romoli riesce solo a sfiorare la palla che finisce nel sacco con gran tripudio dei sostenitori nerazzurri... Ancora appalusi per tutti, in particolare per Meazza, Zapirain, Muci e Achilli. Alla Fiorentina pochi consensi: se non rientrano presto i molti infortunati, per i viola addio speranze. All'Inter invece tutti ottimisti, tutti felici, anche senza sole...

Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT" del 17 febbraio 1947 - (Con questa vittoria l'Inter agganciò la Fiorentina al terz'ultimo posto (15 punti), davanti solo a Brescia (13) e Triestina (11) - Il campionato 1946-'47 venne poi vinto dal Torino, seconda la Juventus, terzo il Modena)

LA GAZZETTA SPORTIVA del 17 ottobre 1948 - Nell'anticipo di campionato l'Inter vince il derby col Milan (2-0), con reti di Nyers e Lorenzi
STAGIONE 1948/'49 - Anticipo di campionato: Inter batte Milan 2-0
OTTOBRE 1948: DERBY VINTO PER MERITO  DELL'ATTACCO - Vittoria netta dell'Inter; così chiara da troncare ogni discussione perfino nelle innumerevoli schiere dei tifosi. Si poteva prevedere infatti il successo dell'una o dell'altra squadra, ma non una differenza di valori tanto evidente. All'inizio il Milan aveva attaccato con sorprendente vigore. Ci sono stati così una decina di minuti veramente drammatici per l'Inter. Un colpo di testa di Burini è finito sul palo: e ciò si può chiamare sfortuna. Due momenti favorevolissimi per Carapellese sono stati annullati dai difensori nerazzurri (Franzosi è riuscito a strappare il pallone dai piedi dell'avversario quando il gol milanista pareva già fatto): e ciò non si può chiamare sfortuna. L'autentico Carapellese, il brillante giocatore nazionale di altri tempi, non avrebbe mai perduto una simile occasione. Dieci minuti paurosi per l'Inter, disorientata anche da un errore iniziale di Giovannini; dieci minuti frenetici per il Milan. Poi la bufera sotto la rete di

Franzosi è passata e lentamente i nerazzurri, superato il primo momento di sbandamento, sono andati al contrattacco, a ritmo man mano sempre più efficace... Il Milan ha deluso per l'assoluta mancanza di una prima linea assolutamente efficiente. Carapellese pareva sfiduciato, quasi rassegnato. I falli di Pangaro hanno finito per smontarlo del tutto. L'unico uomo che nel primo tempo aveva messo qualche volta in difficoltà il centro sostegno avversario è stato Burini, poi spostato di posizione. Antonini lavorava col suo solito grande cuore e cercava di dare consigli ai compagni, ma nessuno era in grado di seguirlo... La prima linea nerazzurra invece è stata fortissima. Amadei, ritrovati fiducia ed estro, ha messo in luce la sua potenza, il suo intuito, la sua personalità di sicuro centrattacco. I due gol della vittoria, anche se segnati da Nyers e da Lorenzi, portano nella costruzione la sua sigla. Nyers non si discute più: la rovesciata che ha dato all'Inter il primo punto è stata un capolavoro di intuizione. Campatelli a inter-sinistro, pur non essendo ancora in piena forma, è una sicurezza. Tanto più che Achilli, sostegno sistemista per eccellenza, più indietro marcia benissimo e combina ottimamente con Fattori, che è stato uno dei migliori. Armano all'ala destra ha sfoggiato momenti molto redditizi da ottima promessa. Lorenzi svolge sempre un grande volume di gioco, impreciso a tratti, ma instancabile. Anche se il posto di mezz'ala non gli è del tutto congeniale, non andrebbe più spostato...

Da "LA GAZZETTA SPORTIVA" del 17 ottobre 1948  -  (Nel Campionato 1948-'49 scudetto al Torino, seconda l'Inter e terzo il Milan)
>>> GIUGNO 1949 - Tutto pronto a Milano per l'inizio lavori del nuovo stadio di San Siro
MILANINTER del 7 febbraio 1950 - Il Milan travolge la Juventus (7-1), l'Inter batte la Triestina (6-1) e si avvicina alla vetta della classifica
STAGIONE 1949/'50 - Perde la Juve e i tifosi sognano l'aggancio alla vetta
FEBBRAIO 1950: JUVE-MILAN 1-7 / INTER-TRIESTINA 6-1 - Il Milan ha sconquassato di gol la Juventus e l'Inter vincerà il campionato. Questo l'elementare sillogismo col quale i tifosi nerazzurri hanno commentato il risultato di Torino. Certo, ogni possibilità è aperta alla squadra nerazzurra, a quella compagine che alla fine del girone d'andata si trovava a ben nove punti dalla Juventus e che ora, alla quarta di ritorno, ha ridotto il suo svantaggio a soli quattro punti e con una partita ancora da disputare, quella di giovedì a Bergamo contro l'Atalanta. Potenzialmente quindi l'Inter ha tutti i diritti di considerarsi a soli due punti dalla Juventus e a uno dal Milan. La posizione è comoda e vantaggiosa e l'orizzonte sembra aprirsi sereno e pieno di promesse davanti agli occhi dei ragazzi di Masseroni. Il campionato ricomincia, rinasce a nuova vita, lo squadrone nerazzurro si è rimesso decisamente in corsa per lo scudetto.... Quando a San Siro, durante la partita Inter-Triestina, l'altoparlante

alla fine del primo tempo aveva annunciato che la vittoria del Milan a Torino stava raggiungendo proporzioni clamorose (risultato finale 7-1 per i rossoneri), tutti i tifosi interisti erano scattati in piedi, sospinti da una molla irresistibile e al grido: "Viva il Milan". E' stata la prima volta che si è visto i sostenitori nerazzurri gridare con tutto lo slancio della loro passione un elogio sincero alla rivale concittadina. Ma il Milan se lo meritava veramente: è stato troppo bravo. In quella esclamazione si celava il vero significato della grande domenica sportiva: Milano è tornata alla'avanguardia del più tipico sport nazionale. E se la Juventus è ancora in testa alla classifica si ha tuttavia ragione di credere che lo scudetto sarà un fatto personale fra Inter e Milan... La partita contro la Triestina non ha mai rappresentato il pur minimo dubbio per l'Inter... Dopo tre minuti dal fischio di partenza il primo pallone nerazzurro era già alle spalle di Nuciari. La difesa alabardata era in ginocchio e alla Triestina non restava altro che passare alla controffensiva, nella speranza di raggiungere un risultato pratico. E questo ha favorito sommamente l'Inter che, trovandosi nella comoda posizione di giocare contro una squadra scoperta, ha potuto far valere le migliori individualità del suo complesso... Nel primo tempo i nerazzurri hanno sfoderato un gioco da manuale, un perfetto lavoro del quadrilatero con scambi fra Fattori e Achilli, Wilkes e Campetelli. Scambi che richiedono polmoni d'acciaio ma che se ben esguiti sono come dinamite sotto i piedi della difesa avversaria: fanno saltare tutto. Il primo tempo è terminato 3-0 e negli spogliatoi il dott. Cappelli aveva ordinato ai suoi ragazzi di stare calmi nella ripresa, di non spremersi in un gioco ormai inutile di tiro al bersaglio. L'Atalanta era alle porte e la prossima domenica avrebbero dovuto affrontare il Venezia. Ma la bellissima notizia del Milan (parziale di 4-1) e l'autogol di Miglioli ad inizio di secondo tempo hanno punto nel vivo l'orgoglio dei nerazzurri che sono partiti in quarta alla ricerca di nuove reti. Alla fine l'Inter ha vinto per 6-1, ma senza Miglioli e il Milan la partita sarebbe tranquillamente finita sul 3-0, senza che nè da una parte ne dall'altra si pensasse a modificare il risultato...

Da "MILANINTER" del 7 febbraio 1950  - (Il campionato 1949-'50 alla fine venne vinto dalla Juventus, secondo il Milan e terza L'Inter)
GUERIN SPORTIVO del 5 dicembre 1950 - In campionato l'Inter batte la Juventus per 3-0 e allunga in classifica
STAGIONE 1950/'51 - Battuta la Juve per 3-0, l'Inter allunga il passo
DICEMBRE 1950: AVVENTURA NERAZZURRA -  Francamente ci credevano in pochi che l'Inter battesse anche la Juventus. Si pensava che il volo dei nerazzurri fosse più un'avventura che altro e tutti i commenti del Campionato, da quando l'Inter era in testa, venivano stilati in modo guardingo. L'Inter capintesta aveva più della... condanna condizionale e anche ora c'è qualcuno che, malgrado il 3-0 e il gran dominio di San Siro, afferma che i nerazzurri hanno prodotto il massimo sforzo e che, di conseguenza, andranno ad infrangersi contro le cugine scogliere di Bergamo... Accettiamo l'Inter qual'è: ossia una formazione che talvolta lascia a desiderare per chiarezza e bellezza di gioco, ma che pure mostra una trimestrale pagella veramente da prima della classe. E' in testa con tre punti di vantaggio sul Milan e quattro sulla Juventus. E' di tre punti sopra la media inglese (il Milan è a +1 e la Juve è in media). Ha il trio centrale d'attacco sulla vetta della classifica dei cannonieri (Wilkes alla pari con

Gunnar Nordahl - 13 centri personali, e Lorenzi e Nyers inseguono con 10). Ha vinto 11 partite, due di più del Milan, tre di più della Juventus. Ne ha pareggiata una e ha perso una sola volta. Ha segnato 41 goal, uno meno del Milan, e ne ha incassati 18 tre di più della Juventus e due più dell'Atalanta. Ha l'entusiasmo di una miriade di tifosi. Ha una formazione in cui i giocatori di classe certa superano quelli di classe dubbia. Da due mesi deve fare a meno del suo migliore mediano Fattori (che dovrà ritardare di molto il suo ritorno in squadra). E anche senza un terzino di eleganza quale Padulazzi, riesce a battere la Juventus 3-0. Che si vuole di più?
D'accordo: contro la Juventus i nerazzurri non hanno ripetuto lo splendente primo tempo col Milan. Ma se non c'è stato gioco bello sull'ispirazione della tradizionale Inter, crediamo che ci sia stato comunque del gran gioco, quello dei solisti: il prodigioso Nyers, Wilkes il palleggaiatore tremendo, Skoglund che porta a passeggio la palla per dare respiro alla difesa, Lorenzi che è pur sempre tra gli eccellenti giocatori d'Italia e Armano, chiave di volta di una tattica che ha contribuito a dare i gustosi frutti del primato...

Dal "GUERIN SPORTIVO" del 5 dicembre 1950 - (Il Campionato 1950-'51 venne poi vinto dal Milan, seconda arrivò l'Inter e terza la Juventus)
Titolo paragrafo - Nel 1952, dopo una stagione deludente, la sofferta riconferma del presidente Masseroni  Nel 1952, dopo una stagione deludente, la sofferta riconferma del presidente Masseroni

Nel maggio del 1952 quasi cinquecento persone si ritrovano affastellate in un salone presto trasformato in fumoir, dove avrebbero passato una notte in bianco. Fuori, in Piazza Belgioioso, stazionava una camionetta della celere. Un clima nevrastenico che è preludio tipico delle decisioni importanti. I soci dell'Inter stavano per dare alla società un nuovo presidente: Carlo Rinaldo Masseroni  da  una  parte, Paolo Lampugnani dall'altra. L'avvocato  Bertini  aveva  lanciato  una  proposta  simile ad un ramoscello

d'ulivo: presidenza onoraria Masseroni, quella effettiva a Lampugnani. I pro e i contro avevano scatenato una baraonda che Montecitorio appariva al confronto un giochetto innocente da ragazzi dell'oratorio.
Masseroni, non affatto convinto da quella proposta, si era così espresso: "Sono arcigrato della proposta, ma ripeto che il mio desiderio vivissimo è quello di non essere licenziato a pedate. I contentini non mi servono, io me ne vado anche senza presidenze onorarie"... Va ricordato che la squadra non vinceva uno scudetto da 12 anni e la stagione in corso non era stata certo brillante.
A favore di Masseroni era sceso in campo il direttore sportivo Carletto Davies, riuscendo con le sue parole a distendere un poco gli animi. Aveva detto: "Amici voi stasera sfogate la vostra amarezza per le delusioni che la

La triade dell'Inter nei primi anni '50 - MASSERONI (presidente), DAVIES (direttore sportivo) e FONI (allenatore)

squadra vi ha dato. Avete ragione ed io, direttore sportivo, sono qui a rendervene conto. In Masseroni la vostra amarezza è decuplicata: chi poteva, nel settembre scorso, prevedere un simile campionato da parte dell'Inter? Pago io, quindi, ma diamo a Masseroni ancora un anno di tempo affinché possa avere, o almeno tentare di avere quella soddisfazione che in dieci anni gli è stata negata".
Masseroni aveva anche fatto presente ad alcuni amici la sua volontà di lasciare l'Inter, sempre però con una riserva per non deludere i soci che lo volevano ancora in carica. Le urne si prospettavano quindi bollenti: le votazioni iniziarono alle 23 passate e lo scrutinio dei voti terminò verso l'alba del giorno seguente. Il verdetto sentenziò la vittoria di Masseroni. A far pendere l'ago della bilancia forse era stato anche un accorato intervento del presidente uscente.
Queste le sue parole nell'aula in fermento: "Volevo lasciare l'Inter dopo la partita col Torino dell'anno scorso, poiché mi era parso addirittura amorale buttar via un campionato in 90 minuti. Più tardi la perdita di un collaboratore fraterno come Pasinetti ribadì in me il proponimento. Adesso sono di fronte al dilemma, ma nel mio mezzo deserto di Vigevano ci ho ragionato su e ho capito che andavo allo sbaraglio ma dovevo farlo per il bene della società. L'Inter ha troppo seguito: c'è gente che vive di pane e Inter. Gli amici mi volevano ancora alla presidenza, altri no. Accettando di capeggiare una lista forse ho commesso un errore, ma l'ho fatto soltanto per non tradire i veri amici. Comunque la mia aspirazione e che questa benedetta Inter non sia più divisa fra guelfi e ghibellini: e se per ottenere questo ci vuole la mia testa, così sia. Dico ben chiaro però che non voglio essere licenziato come una serva; mio desiderio è che si possa trovare un punto di congiunzione in modo da far dire a tutti: l'Inter è sulla strada giusta. Mio desiderio è che una buona volta in questa società si riesca a respirare senza dover tossire perché l'aria è cattiva". Ed erano stati applausi scroscianti....

Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 30 maggio 1952

NEL 1953 L'INTER VINCE LO SCUDETTO COL "CATENACCIO"
In seguito, per rivincere uno scudetto (il sesto) l'Inter di anni ne impiegherà ben tredici, riuscendo a trionfare nella stagione 1952-'53 con due punti di vantaggio sulla Juventus.
Nel calcio italiano interviene una svolta storica perchè nuovi schemi razionali e rivoluzionari di gioco, studiati da Alfredo Foni, fanno nascere il battitore libero e di conseguenza il famoso "catenaccio".
Foni, terzino campione del mondo nel '38 in Francia, fu chiamato alla guida dell'Inter dall'allora presidente Masseroni. I nerazzurri avevano un disperato bisogno di rivincere il titolo, dopo averlo sfiorato nel 1951 (secondi ad un punto dal Milan) e nel 1952 ( terzi dietro Juve e Milan). Foni porta nuove idee

L'Internazionale di Foni che vinse il suo 6° scudetto nel campionato 1952-'53
Primo piano di ALFREDO FONI Foni in panchina. L'allenatore dell'Inter 1952-'53 fu l'inventore del "catenaccio"

e da al gioco una concezione personalissima. La sua soluzione tattica sconvolge i puristi della pedata e rimarrà come una pietra miliare nella storia del nostro calcio.
La mossa escogitata dall'allenatore dell'Inter prevedeva che l'ala destra (Armano) facesse il terzino, consentendo così al terzino (Blason), un giocatore massiccio come una quercia, di piazzarsi alle spalle del centromediano (Giovannini) e ribattere i palloni che avessero superato il primo... sbarramento.
Fu l'inizio appunto del famoso "catenaccio", con il centravanti avversario che si trovava sempre addosso due avversari. L'Inter è tutta raccolta davanti al portiere Ghezzi e poi rilancia verso i «punteros» dell'attacco. Lo spettacolo non è molto bello a vedersi, ma ne guadagna sicuramente la classifica.

ISTVAN NYERS, ala sinistra dell'Inter 1953-1954

Il girone di andata dei nerazzurri fu sensazionale: il Milan era dietro di 6 punti, la Juve di 7, la Roma di 8. Nella seconda parte del torneo però, ai primi caldi, l'andatura della primatista calò in modo allarmante e la lanciatissima Juve tentò di approfittarne, senza successo.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1952.'53: Ghezzi, Blason, Giacomazzi, Neri, Giovannini, Nesti, Armano, Mazza, Lorenzi, Skoglund, Nyers
LA TRADUZIONE IN CIFRE DELLO SCUDETTO NERAZZURRO NUMERO SEI

Il 50° campionato calcistico italiano, il 21° retto dalla formula del «girone unico», disputato per la sesta volta sulla base di 18 squadre partecipanti, lo ha vinto l'Internazionale con 47 punti all'attivo, contro i 45 della Juventus, campione uscente.
Con questo successo l'Inter porta a 6 la propria dotazione di scudetti. Per la prima volta nel dopoguerra la squadra campione è rimasta al di sotto della media inglese (-4), tuttavia già dieci volte prima d'ora nella storia del «girone unico» lo scudetto è stato conquistato con una media inferiore allo zero. Al Bologna spetta il titolo con la media più bassa (-6), registrata nel campionato 1940-'41.
Nonostante la modesta media, l'Inter può legittimare il titolo conquistato con una ragguardevole serie di primati,: maggior numero di vittorie complessive (19); maggior numero di vittorie in trasferta (8); minor numero di sconfitte complessive (6); minor numero di sconfitte in trasferta (4); massimo dei punti conquistati in trasferta (21); miglior serie di partite senza sconfitte (19); minor numero di reti subite (24); minimo di reti passive casalinghe (11); minimo di reti passive in trasferta (13); migliore quoziente-reti (1,91).
Forse mai come nella stagione 1952-'53 si sono dovute registrare, per molte squadre, inspiegabili e sorprendenti altalene di rendimento fra un periodo e l'altro del torneo. La discontinuità, per usare un gioco di parole, si può dire sia stata l'unica nota costante del campionato appena terminato. L'esempio più clamoroso è proprio quello della squadra neo-campione d'Italia che, dopo aver chiuso il girone d'andata con 30 punti (addirittura un primato), ha raccolto poi nel «ritorno» solo 17 punti, facendo peggio di molte altre squadre di più modesta levatura.
La vittoria dell'Inter si è resa aritmeticamente certa con un certo anticipo e i nerazzurri hanno potuto chiudere il campionato con tre sconfitte consecutive senza riportare alcun danno. Il primato degli uomini di Foni è un po' l'espressione dello stato attuale del nostro calcio, sebbene i nuovi campioni siano riusciti ad imporre una superiorità di tenuta e di rendimento che nessuno può contestare. Lo spettacolo calcistico, come quello degli altri sport, si è allontanato ormai dagli slanci di un tempo, allorché tutto era generosità e improvvisazione, per adeguarsi ai criteri utilitari del momento; gli interessi in causa sono notevoli ed il calcolo è divenuto una necessità.
Ecco allora il dott. Foni ricorrere al vecchio espediente (catenaccio), specie nelle partite più impegnative, allo scopo di potenziare la retroguardia con benefici più o meno appariscenti anche per gli altri difensori; naturalmente il gioco offensivo è stato ridotto a schemi più obbligati, quasi sempre impostati sull'azione in contropiede o quantomeno sulla manovra elaborata da pochi tessitori. Da ciò un gioco scarno ma abbastanza proficuo, in quanto la potenza del dispositivo di difesa avvalorava al massimo i goals segnati. Il ridotto passivo è valso infatti a realizzare molti successi di strettissima misura, anche se alla distanza gli attaccanti nerazzurri, costretti ad un lavoro supplementare, mostravano segni di stanchezza.

Tre giocatori dell'Inter 1953  -  dall'alto BRIGHENTI, MAZZONI e MORIN

La pericolosità maggiore in attacco è venuta da Lorenzi, centravanti originalissimo e stravagante che semina lo scompiglio nelle difese avversarie coi suoi guizzi e coi suoi strappi. Anche se isolato e discontinuo, Lorenzi ha dato parecchio filo da torcere, essendo i suoi spostamenti e i suoi tiri non sempre controllabili.

Estratto dal settimanale "LO SPORT" -  (artt. di Renzo de Vecchi e Alberto Ambrosini)
In altra pagina l'Inter di Ivanoe Fraizzoli conquista il suo 11° scudetto

Nel pre-campionato 1953 l'Inter sconfigge il Bologna per 7-2

Sta per aprirsi la stagione 1953-'54 e, al termine della preparazione estiva, vengono organizzate le ormai classiche amichevoli di pre-campionato. Una settimana prima del via, a San Siro il Milan batte la Juventus per
3-2, con due reti di Nordahl. L'Inter scende invece in campo all'Arena contro il Bologna e vince con un sonoro 7-2, di buon auspicio per il torneo che sta per iniziare. Tante le papere, perchè alcuni giocatori sono palesemente fuori condizione. Incredibile a dirsi, il miglior gioco fino alla goleada lo esprime proprio la squadra che risulterà la più perforata: il Bologna. Nell'Inter hanno già raggiunto una buona condizione fisica sia Ghezzi che Brighenti, così come Skoglund e Lorenzi hanno saputo tirare fuori dal cilindro degli ottimi spunti individuali.

INTER - BOLOGNA (amichevole del 1953) - Il mediano dell'Inter ATTILIO GIOVANNINI, al termine dell'incontro vinto dai nerazzurri per 7-2, esce dal campo abbracciato dal bolognese Cappello
IVANO BLASON, terzino dell'Inter 1953
BENITO LORENZI - GIOCATORE INTERISTA FINO AL MIDOLLO SPINALE

Insieme a Fattori, Benito Lorenzi - nato a Borgo a Buggiano il 20 dicembre 1925 - è tra i titolari dell'Inter il più anziano dei cartellinati: sei bolli in nerazzurro. Il bravo e fedelissimo «Veleno», che durante l'incontro col Palermo ha riportato un grave infortunio, non ha perso il suo buonumore e ha commentato così la conclusione della stagione 1952-'53: "Rotto, ma con lo scudetto". Nell'annata che venne all'Inter (1946), Lorenzi sofferse le pene dell'inferno: lo squadra si trascinava anziché camminare e soltanto in virtù di uno sforzo formidabile era riuscita a salvarsi dalla retrocessione. Tre mesi orsono, quando già si affacciava solida la probabilità della conquista del titolo, «Veleno» sofferse le stesse pene della famosa prima annata: eguale il timore, anche se per un motivo ben diverso.
Il passaggio di Lorenzi dall'Empoli all'Inter è legato a circostanze che riguardano la stampa scritta. Doveva avere luogo a Mantova uno di quei «convegni del cadetto» che facevano scalpore e che soprattutto interessavano i dirigenti delle grosse società, posti nella vantaggiosa condizione di vedere in un sol giorno la «sfilata» dei migliori elementi della Serie B.
Tra i convocati, per referendum, non figurava Lorenzi e qualche altro giocatore di spicco della cadetteria. La manchevolezza diede spunto al giornalista Alberto Ambrosini per la stesura di un articolo che segnalava il fatto, cosa che fortunatamente provocò per Lorenzi un telegramma di convocazione. Il giocatore dell'Empoli andò a Mantova e scese in campo per tutto il secondo tempo dell'incontro.
In tribuna erano presenti il presidente dell'Inter Masseroni e Meazza: poche settimane dopo Benito Lorenzi, non ancora «Veleno», venne ingaggiato per diventare il centravanti titolare della squadra nerazzurra.

GUERIN SPORTIVO dell'8 settembre 1953 - Sta per partire il campionato di calcio: chi dice che vincerà l'Inter, chi la Juventus. Alla fine la spunteranno i nerazzurri...
SETTEMBRE 1953 - Campionato al via: chi dice Inter, chi dice Juve
"Pensiamo che ci si stia avviando verso un campionato memorabile, nel senso che molte squadre sono cresciute ed altre si sono attrezzate in modo evidente. Per il pronostico finale, alle «Tre Grandi» bisogna aggiungere, riteniamo, la Fiorentina (che potrebbe essere la squadra più interessante del torneo), le squadre romane e forse il Napoli. Sulla squadra partenopea però ci permettiamo qualche riserva sull'assetto difensivo, alquanto debole in proporzione all'attacco che, con Jeppson  o senza Jeppson, si presenta assai forte. Il rendimento del Bologna sarà subordinato al ritorno di Cappello, col suo bagaglio completo di volontà, e ai nomi delle mezze ali che verranno impiegate.
All'Inter sono un po' spaventati per le voci ottimistiche. Dicono che è meglio... partire in incognito. I giocatori nerazzurri ribadiscono che non è colpa loro se i gol vengono fuori senza troppo faticare. Avremo allora un'Inter nuova in fatto di tattica. E questo è uno

spunto interessante... L'Inter da l'impressione di essere più forte dell'anno scorso. Con Brighenti e Buzzin in prima linea, i nerazzurri possono adottare varianti alla formazione, anche se Skoglund ha fatto sapere che non ci tiene affatto a giocare ala sinistra, anche per un tempo solo. E sembra che Lorenzi abbia fatto eguale dichiarazione per quel che riguarda il ruolo di ala destra. Ma questi sono particolari sui quali non sembra difficile mettersi d'accordo. C'è il caso dell'ala sinistra Savioni, destinato a prendere il posto di Nyers sempre in quarantena, non è in forma e non si può giudicare: sta conducendo a termine il servizio militare e per di più è fresco di «campeggio estivo» e di grandi manovre, dove ha scalato montagne e ha effettuato marce forzate. In quanto a Nyers, vestirà ancora la maglia nerazzurra o verrà lasciato libero di andarsene col 1° dicembre? In giro i tifosi dicono che un giorno o l'altro finirà per accordarsi ancora con l'Inter. All'Inter invece sono molto secchi nell'affermare che «Monsieur Etienne», per la società è perduto. Avrebbe dovuto essere presente al raduno dei calciatori interisti, invece che andare in Jugoslavia. Giovannini è ancora in polemica cortese per il reingaggio e si è incontrato col presidente Masseroni per vedere se lo lasciava andare ad altra società. Anche Migliorini è in vetrina. I maligni però dicono che, se vogliono venderlo, non debbono farlo vedere troppo.
Migliorini, che è un umorista, ci ha fatto su quattro risate ed ha colpito un palo della porta bolognese... La società ha rifiutato una proposta della Pro Patria, di giocare lei contro il Barcellona di Kubala - a Milano - dando alla Pro una congrua percentuale. Gli spagnoli hanno giocato domenica sera a Busto (con contorno di gran pubblico, accorso in gran parte da Milano). Il resto è silenzio, in attesa della visita della Lazio...
Il 15 settembre, a Montemerlo, avverrà la premiazione della squadra che ha vinto il Campionato scorso, insieme con la squadra ragazzi trionfatrice al torneo di Sanremo. Previsto un giocondo banchetto al quale verrà invitata la stampa cittadina..."

Dal "GUERIN SPORTIVO" dell'8 settembre 1953 - (sintesi dagli artt. di Don Ciccio e Bruno)

I campioni tentano un difficile bis - La scudettata Inter si ripresenta ai nastri di partenza del campionato 1953-'54 a ranghi praticamente immutati, con un'unica variante, però non definitiva, quella dell'ala sinistra, date le incertezze che vertevano sull'utilizzazione di Nyers. L'interrogativo che molti si ponevano era questo: l'Inter sarebbe ricorsa ancora al "catenaccio", oppure avrebbe abbandonato in tutto o in parte quella tattica che la stagione precedente era stata foriera di tante discussioni?
Neppure l'allenatore Foni era in grado di rispondere a questa insidiosa domanda, perché tutto sarebbe dipeso dal comportamento del terzino destro. Nello scorso torneo Blason era apparso particolarmente brillante se ben coadiuvato, ma quando i nerazzurri avevano praticato un gioco più aperto qualche elemento aveva dato segni di stanchezza ed erano affiorate le difficoltà. All'inizio del campionato Blason non è in buone condizioni fisiche per i postumi di un vecchio colpo al ginocchio e l'Inter perciò potrebbe schierare come terzini Giacomazzi e Padulazzi, oppure lanciare il solido Vincenzi. In porta Ghezzi non desta apprensioni anzi, dopo essere stato l'ultimo uomo meno battuto del precedente campionato, potrebbe anche fare leva su una maggiore esperienza per migliorare le sue prestazioni. La mediana è il pezzo forte della squadra, una spina dorsale salda composta da Neri, Giovannini e Nesti. Qualche problema per l'attacco che non si era mai distinto per continuità ed organicità però, pur difettando anche di peso, Lorenzi, Skoglund e Brighenti possiedono dei colpi individuali tali da risolvere qualsiasi partita.

In altra sezione le fotografie di nomi illustri nella storia della società
La formazione dell'Inter 1953-'54 che si aggiudicò il suo 7° scudetto tricolore
NEL 1954 IL SETTIMO TRICOLORE CON SOLO TRE SCONFITTE
Nel campionato 1953-'54 la squadra rimane più o meno quella dell'anno precedente. Al centro dell'area gli spazi si sono un poco allargati per la mancanza del solo Blason. Armano continua a giocare arretrato sulla fascia destra. Il presidente Carlo R. Masseroni acquista alcuni giocatori di supporto a quelli della formazione titolare. Dalla Juve arriva il portiere Cavalli (degna riserva di Ghezzi) e dalla Reggiana il terzino Vincenzi, dal fisico possente e dotato di un gran tiro.
Alfredo Foni non vuole apportare troppi cambiamenti alla squadra scudettata.
E fa bene, perchè i suoi uomini conquistano il settimo scudetto, il secondo consecutivo della sua gestione, quella di un gentiluomo, di un tecnico

raffinato, che aveva idee lungimiranti sul calcio moderno. L'Inter aveva un gioco pratico, una difesa compatta e all'occorrenza scatenava dei micidiali contropiede per i solisti Lorenzi, Skoglund e Nyers, in barba ai critici sempre pronti ad arricciare il naso e a predicare il calcio-spettacolo.
Nella classifica finale i nerazzurri precedettero di un solo punto la Juve (dei due Hansen, di Boniperti e di Praest) e di sette il Milan e la Fiorentina. Tra le sconfitte figura quella nel derby di primavera, mentre la partita decisiva venne giocata (e vinta per 6 a 0) contro la Juventus di Boniperti & C., di fonte ad una folla record per il "vecchio" stadio di San Siro. Un match spettacolare, all'interno di un torneo al cardiopalmo vinto sul filo di lana.
Ad eccezione di Giovannini, la difesa interista venne successivamente convocata per i mondiali di Svizzera.
Il gioco praticato però non ricalcava quello di Foni e i nerazzurri spaesati vennero coinvolti nel naufragio collettivo della Nazionale italiana, di cui era Commissario Tecnico Czeizler.

LA FORMAZIONE BASE DELL'INTER 1953-'54: Ghezzi, Giacomazzi, Padulazzi, Neri, Giovannini, Nesti, Armano, Mazza, Lorenzi, Skoglund, Nyers
APRILE 1954 - L'Inter travolge la Juventus con un punteggio tennistico (6-0)
INTER - JUVENTUS del 4 aprile 1954: uno dei due gol segnati da SERGIO BRIGHENTI alla squadra torinese (Foto Farabola)
L'avv. Agnelli scende negli spogliatoi per complimentarsi con i "cannoni" nerazzurri

Giornata disastrosa per la Juventus. E' trionfale invece per l'Inter che, dopo aver scaricato il suo carretto di gol nella rete avversaria, ha ancora potuto godere grazie alla notizia che la Fiorentina era stata sconfitta in casa. Di fronte all'Inter i bianconeri non sono letteralmente esistiti. La Juve, sia per gioco che per forza di volontà,

INTER - JUVENTUS del 4 aprile 1954: il giovane terzino dell'Inter GUIDO VINCENZI è impegnato in un contrasto aereo con gli juventini Boniperti e John Hansen

ha fatto cadere le braccia anche ai suoi sostenitori. Dopo mezzora di gara era già sotto di 2 gol ed è rimasta definitivamente scossa, anche perché pochi minuti dopo ha perso, per giunta, il suo migliore animatore: Muccinelli. Al rientro in campo Ferrario abbandonava la difesa per andarsi a piazzare stabilmente come centravanti avanzato. Una mossa che poteva essere  tentata in alcuni frangenti della partita e non per tutto il secondo tempo. Questo errore tattico ha sconvolto i piani sia

della difesa  che  dell'attacco:  Boniperti vagava come un'anima in pena alla ricerca di palloni, Ricagni restava relegato all'ala a fare un mestiere non suo. Nelle retrovie il posto di Ferrario doveva essere ricoperto da Gimona, proprio uno che sarebbe servito meglio come mediano o mezz'ala d'attacco. Quando Gimona ha ceduto i palloni passavano come l'acqua attraverso una diga saltata. I terzini, attratti anch'essi all'attacco, non marcavano più nessuno: Oppezzo non sapeva più su chi voltarsi e anche Viola, dopo aver parato il parabile, aveva tirato i remi in barca. Così i goal sono piovuti verso la fine che parevano grandine ed è da stupirsi che non siano stati di più.  Chiusi i giochi, i bianconeri hanno fatto tutti brutta figura e i nerazzurri l'hanno fatta tutti bella, come se gli uni fossero tutti schiappe e gli altri tutti assi...
Al termine della partita, negli spogliatoi dell'Inter, si udì bussare alla porta: tre colpi discreti... era l'Avvocato. Agnelli aprì la porta quel tanto da metterci dentro educatamente la testa e Foni gli andò immediatamente incontro, invitandolo ad accomodarsi.  Il presidente dell'Inter Masseroni gettò il suo sigaro, si alzò dalla panchina e strinse la mano tesa del collega juventino il quale esclamò: "Sono venuto a vedere i suoi cannoni...". Poi l'avvocatissimo aveva sorriso, col suo impareggiabile stile di sempre.

INTER: Ghezzi, Vincenzi, Giacomazzi, Neri, Giovannini, Nesti, Armano, Mazza, Brighenti, Fattori e Skoglund
JUVENTUS: Viola, Bertuccelli, Manente, Oppezzo, Ferrario, Gimona, Muccinelli, Ricagni, Boniperti, John Hansen e Praest
MARCATORI:  Skoglund al 6' e al 78', Armano al 30', Brighenti al 66' e al 82', Nesti al 84'  -  ARBITRO: Jonni di Macerata  -  SPETTATORI: 60 mila circa
BENITO LORENZI racconta: "Al mondiale del 1954 ci condizionò una preparazione sbagliata..."
BENITO LORENZI - detto "Veleno" - colpisce la palla in una spettacolare acrobazia durante una partita disputata con la Nazionale italiana
Gli errori dell'arbitro Viana ci fecero perdere la testa

"Secondo me il sistema di preparazione adottato da Czeizler non fu molto azzeccato. In 18 giorni effettuammo qualcosa come 15 o 16 allenamenti: troppi dopo un campionato lunghissimo e tiratissimo. Anche l'allenatore dell'Inter Foni aveva consigliato a Czeizler una preparazione ridotta, quasi in souplesse, perché i suoi uomini erano già a punto e non avevano bisogno di tirare il collo.
Negli ottavi dovevamo incontrare la Svizzera e il Belgio. La partita con i padroni di casa fu un disastro: sull' 1-1 diedi una palla a Pandolfini che prontamente la allungò in profondità a Galli il quale bruciò la difesa svizzera e, giunto in area, tirò fortissimo colpendo il palo. Io seguivo il nostro centravanti alle spalle, mi impadronii della palla  di  rimbalzo e misi in rete. L'arbitro  brasiliano  Viana  annullò  il  gol prima sostenendo che

BENITO LORENZI ingessato e bendato dopo un infortunio di gioco. Gli sono accanto Sandro e Ferruccio Mazzola, da lui protetti e aiutati dopo la morte del padre nella tragedia di Superga

Galli era partito in fuorigioco (cosa non vera perché tutti riconobbero che al momento dello scatto si trovava ancora nella nostra metà campo), poi mi disse addirittura che ero io in fuorigioco. Insomma non ci si capì un bel nulla e il gioco riprese con tutti noi che avevamo i nervi a fior di pelle. Verso la fine della partita l'altro fattaccio: lo svizzero Huegi  afferrò per un braccio Giacomazzi che aveva la palla tra i piedi. L'arbitro fischiò e tutti noi ci fermammo. Il portiere Ghezzi, con molta flemma, chiese a Heugi la palla facendogli presente che il direttore di gara aveva interrotto il gioco. Il giocatore svizzero allora, senza convinzione, quasi per gioco, proseguì l'azione e mise in rete, non rendendosi conto che il suo goal sarebbe stato convalidato. Incredibilmente l'arbitro Viana indicò il centrocampo, assegnando la rete a favore della Svizzera. Dalle tribune non partì nessun applauso, anche se la decisione aveva pesantemente favorito la squadra di casa.  Noi perdemmo la testa: accompagnammo Viana a calci fin dentro gli spogliatoi e continuammo finché non si rinchiuse dentro il suo stanzino. Lui subì quel trattamento senza dire niente, si prese un sacco di pedate senza stendere neppure un rapporto...
I nostri mondiali del 1954 finirono praticamente lì: vincemmo col Belgio ma tre giorni dopo dovemmo affrontare di nuovo la Svizzera in uno spareggio per il passaggio a quarti di finale. I padroni di casa ci batterono sonoramente, correndo come frecce, mentre noi si era stanchi morti a causa della preparazione sbagliata e delusi per quanto accaduto in precedenza....".

MILANINTER (Calcio Lombardo) del 25 gennaio 1960 - In campionato L'Inter batte l'Alessandria per 3-1. Angelillo e Lindskog fanno scintille per 45'
GENNAIO 1960 - Angelillo e Lindskog fanno scintille per 45'
BATTUTA L'ALESSANDRIA (3-1) - Ogni squadra che affronta l'Inter a San Siro adotta la tattica che le sembra più adatta per buscarne il meno possibile e tentare il «colpo gobbo». Se ne sono viste infatti di tutti i colori: dal catenaccio ortodosso di Nereo Rocco (che alla fin fine non è servito a niente, in quanto il Padova Ha incassato sei gol) della prima giornata a quello del polemico Bigogno di due domeniche fa, per finire con la tattica dell' off-side architettata ieri da Pedroni. E' dunque un succedersi di tentativi per imbrigliare i nerazzurri, tentativi che il più delle volte non riescono a chi li attua ma che pur sempre impegnano allo spasimo i giocatori dell'Inter, notoriamente allergici alle serrature di tutte le specie... Ci sono partite che, al consuntivo, salvano appena il risultato. Non è però il caso della partita con L'Alessandria, il cui risultato è peraltro indiscutibile. Non va infatti passato sotto silenzio un fatto molto importante e cioè che L'Inter del primo tempo ha dominato il campo

e ha segnato due reti delle tre o quattro che avrebbe potuto segnare. E l'ha dominato per la forza naturale di due uomini come Angelillo e Lindskog, entrambi scatenati e congiunti da una collaborazione amichevole e proficua. Così i frutti non sono mancati: è dunque vero che attaccando con una coppia-guida di quel genere, ci vuole altro che la modestia difensiva dell'Alessandria ciabattona per evitare il peggio. Uomini come Boniardi e Girardo «ballavano» fatalmente di fronte alle scorribande di Angelillo e sotto la propulsione zelante e lucidissima del lungagnone svedese... Il gioco non brillante della ripresa ha indotto i tifosi a fischiare. Matteucci dice: "Non capisco perché i tifosi ci hanno gratificato di qualche fischio; abbiamo vinto no? La gente esige troppo!". Secondo Invernizzi la gente sarebbe stata più contenta se la squadra avesse continuato a fare gol. D'altra parte bisogna pensare che i grigi non stavano fermi a guardare, anzi quando Tacchi attaccava non era certo facile fermarlo...

BENGT LINDSKOG, RAGAZZONE RISERVATO CON UN FUTURO DA INDUSTRIALE DELLA PLASTICA
Lindskog ha il temperamento classico dello sportivo: leale, generoso, tenace e pronto ad affrontare gli ostacoli, specialmente oggi che - superato il periodo di ambientamento nella squadra e le traversie degli infortuni ai piedi - ha ripreso fiducia in se stesso. Fu il padre a scoprire in lui le qualità del calciatore (Torsten Lindskog - il padre di Bengt - ha giocato a calcio fino all'età di 27 anni, disputando anche una partita nella Nazionale A svedese). Gli piaceva molto fare il calciatore e si allenava seriamente, anche se aveva qualche dubbio sulle sue possibilità. Questo era dovuto al suo carattere non molto socievole e al suo temperamento da autentico nordico, più incline al pessimismo che all'ottimismo. Nei primi anni della carriera, a dare fiducia a questo ragazzone dal sorriso bonario ci pensarono la signorina Barbrö - che oggi è la sua consorte - e i tifosi di Malmö. Alla moglie piace il calcio e lo ha sempre seguito, anche nelle partitelle fra dilettanti in Svezia, fin da quando erano solo fidanzati. Col tempo egli riuscì ad acquistare completa fiducia nei suoi mezzi.
Bengt Lindskog è un uomo molto posato, e lo dimostra nelle decisioni. Quando convolò a nozze, si preoccupò di assicurare alla futura famiglia un comodo tenore di vita. Occupato come zincografo presso lo «Sydsveska Dagbladet» - un quotidiano della sera di Malmö - attese di militare nell'Hälsinborg, una squadra di serie A che, grazie ai «premi partita» gli permise un migliore assetto economico.
In Bengt la passione è chiara e definita, ed è rappresentata dallo sport in generale e dal foot-ball in particolare. Si, è vero, ha l'hobby della cinepresa, ma questo è una diretta conseguenza della sua professione e della sua indole, in fondo, sentimentale. E' attaccato ai ricordi e alle tradizioni. Il fatto di poter far vedere ai suoi figli, fra dieci o venti anni i posti che egli ha visitato, lo consola di questa carriera troppo breve, per uno come lui che l'ha affrontata con serietà d'intenti.
Il padre sta facendo la raccolta di tutti gli articoli di stampa dove si parla del figlio, come la faceva un tempo quando i riflettori erano puntati su di lui. E, ai due, fa piacere trovare i loro nomi assieme. Se il figlio maschio, un domani, diventasse anche lui un calciatore, potrebbero leggere tutti i tre nomi accomunati: nipote, padre, nonno.
Bengt Lindskog ha due figli - Eva e Bö - nati in Svezia, ma che oggi vivono a Milano con i genitori. I suoi occhi si illuminano di gioia al pensiero che il maschio, un domani, possa intraprendere la carriera del padre. Per lui significherebbe continuare a vivere nel suo ambiente e nel «clima» del foot-ball. Comunque, da persona posata qual'é, non si farà crucci se il figlio diventerà avvocato, medico o qualsiasi altra cosa... purché possa lavorare con passione.
Pensando al futuro, Bengt ha aperto in Svezia una piccola fabbrica di oggetti di plastica. Oggi la cura il padre ma, quando smetterà di fare il calciatore, ha intenzione di occuparsene personalmente. Intanto cerca di mettere da parte un po' di quattrini per assicurare ai suoi famigliari un tranquillo avvenire.

ANGELILLO TORNA IN ARGENTINA? NEPPURE PER SOGNO, LA «SUA» SQUADRA E' L'INTER!
In settimana è rimbalzata sui giornali, anche milanesi, la notizia pubblicata da un quotidiano romano sul rischio che Valentin Angelillo - scaduto a fine stagione il contratto con l'Inter - si appresti a rifare le valigie per l'Argentina...
Dall'altra parte dell'Oceano, i giornali argentini hanno gonfiato la notizia ad uso e consumo dei «fans», e questo è capibile. Se gli Angelillo e i Maschio, i Grillo e i Sivori potessero tornare alle squadre di origine, dove molto sentita è la nostalgia, sarebbe un evento di grosso rilievo. Ne guadagnerebbe il tifo, indubbiamente.
Ma specie nel caso di Angelillo si tratta di un «canard» giornalistico. Niente di vero, niente assolutamente. Angelillo, intanto, sta benissimo all'Inter ed ha la ferma intenzione, quando tra alcuni mesi dovrà rinnovare il contratto finanziario con l'Inter, di prolungarlo per altri due anni a cuor leggero, con fiducia piena nel presidente Moratti, che lascerà libero di proporre la cifra... Per il resto, il vincolo del giocatore all'Inter è, come ogni vincolo, senza termini. Come ogni calciatore, è legato alla società che lo ebbe ad ingaggiare e, dunque, nessuna possibilità - a norma del regolamento internazionale - gli si offrirebbe di collocarsi sul mercato mondiale (Columbia esclusa) in condizioni di patente irregolarità.
La morte del padre, la dimenticanza in cui è caduta la sua ragazza di un tempo ormai lontano e il nuovo più profondo rapporto che lega Angelillo in Italia ad un'altra donna (anche se ella sta attendendo dal divorzio di riacquistare libertà allo stato civile) sono altrettanti motivi che fissano nel nostro Paese il destino dell'Angelillo calciatore e dell'Angelillo uomo. Lo riprova il fatto che, in questi giorni, egli ha finito di arredare il nuovo appartamento preso in affitto, in attesa di acquistarne uno tutto suo.

Da "Calcio Lombardo - MILANINTER" del 25 gennaio 1960 - (Una copia del settimanale costava Lire 50)
IL CAMPIONATO 1959-'60 venne vinto dalla Juventus, seconda in classifica la Fiorentina, terzo il Milan
FEBBRAIO 1960 - Voci di mercato e ragioni politico/sportive del mancato ingaggio di Pelé

Le notizie diffuse da Goteborg sono risultate del tutto infondate e pertanto gli approcci tentati dall'Inter presso il Santos per acquistare Pelé non hanno portato ad alcun risultato, così come in precedenza non avevano avuto esito i tentativi compiuti dal Real Madrid. La società brasiliana non ha neppure fatto una questione di cifre, semplicemente si è rifiutata anche solo di discutere la cessione del suo giocatore. In primo luogo perché Pelé serve alla Nazionale brasiliana per i Campionati del Mondo 1962 e, in secondo luogo, perché il presidente del Santos - uomo politico con grosse ambizioni - ritiene, non senza ragione, che la cessione di Pelé gli alienerebbe le simpatie (e i voti) di molti sportivi. Oltre a tenersi la sua «meraviglia nera», il presidente del Santos - che si presenterà candidato alle prossime elezioni presidenziali brasiliane - opererà il massimo sforzo finanziario per potenziare la sua squadra onde conquistare il titolo di campione paulista che quest'anno, fra la sorpresa generale, è andato al Palmeiras di Julinho.
L'acquisto di Pelé corrisponderebbe ai desideri di Angelo Moratti volti al calcio-spettacolo, tuttavia l'Inter già possiede e riconfermerà per la prossima stagione uno straniero di notevole valore: Lindskog. Anche Angelillo e Corso sono attaccanti di cui è sicura sin d'ora la riconferma. Ci sono fondate ragioni per ritenere che Angelillo riprenderà in via definitiva l'antico ruolo di centravanti, poiché verrà a cessare il dualismo con Firmani, il quale invece sarà quasi certamente ceduto. E' probabile che Eddie venga usato quale materia di scambio per avere dalla Roma Zaglio o Guarnacci, cioè quel laterale necessario per risolvere il gravoso problema della organizzazione a centrocampo. La linea d'attacco verrà completata con un «oriundo» (interno o ala) e con un'altra estrema destra italiana.
Negli ambienti ufficiosi nerazzurri si vocifera che l'oriundo in arrivo sarà un grande giocatore. Il suo ruolo dipenderà dal giudizio che, a fine stagione, i tecnici avranno espresso su Mario Corso. Il ragazzo, in effetti, ad un primo tempo brillante fa spesso corrispondere una ripresa deludente (o viceversa), denunciando appunto l'impossibilità fisica a svolgere (almeno sino ad ora) per novanta minuti il gioco della mezzala...
Possiamo inoltre anticipare che il 3 febbraio, nella riunione dei presidenti di serie A, il cav. Angelo Moratti proporrà di portare da uno a tre gli oriundi tesserabili da ciascuna società a partire dal campionato 1960/'61. Fra i tre oriundi dovrebbero essere compresi gli «assimilati italiani». Inoltre per gli oriundi il presidente dell'Inter intende avanzare la richiesta di abolizione del limite d'età, nella logica convinzione che è interesse stesso delle società di ingaggiare calciatori giovani...
Dalla stagione 1946/47 a quella attuale (14 anni di importazioni), le società calcistiche italiane hanno tesserato ben 189 giocatori provenienti da federazioni straniere. Attualmente - in serie A - ne sono in attività 36, così ripartiti secondo la loro condizione federale: 9 stranieri, 5 assimilati, 4 fuori quota, 18 oriundi. Nel dopoguerra all'Inter sono arrivati 21 «stranieri», tre dei quali non sono mai stati utilizzati: Cacciavillani (Uruguay), Natteri (Perù) e Orlandi (Uruguay).

Sintesi da "Calcio Lombardo - MILANINTER" del 1° febbraio 1960 - (Una copia del settimanale costava Lire 50)
APRILE 1961 - Per rinforzare la squadra si contattano nomi altisonanti. Opzione su Pelé
TUTTOSPORT del 28 aprile 1961 - Riprende il campionato con la classifica modificata a tavolino. L'Inter va a giocare a Ferrara con la Spal. L'allenatore Helenio Herrera, di ritorno dalla Germania, annuncia di avere ingaggiato Uwe Seeler...
Herrera torna dalla Germania col contratto di Uwe Seeler nella valigia
MILANO, 27 aprile 1961 - L'allenatore dell'Inter arrivò a Linate un po' prima di mezzogiorno, con un aereo di linea della Lufthansa proveniente da Francoforte. Il mister trascinava stancamente un bagaglio color marrone e, alla vista dei giornalisti, attaccò subito: "Ho in valigia il contratto di Uwe Seeler, un formidabile stoccatore, un calciatore fortissimo che tira da tutte le posizioni. Fino ad ora ha segnato 200 gol in campionato. Vi pare niente? L'abbiamo ingaggiato per tre anni. La cifra non interessa, comunque è inferiore a quella pubblicata dai giornali". Un giornalista fece notare che, con l''ingaggio di Seeler, l'Inter avrebbe risolto tutti i problemi dell'attacco. Mancava appunto un uomo-gol, tipo Altafini, anche se il tedesco era un po' grassottello. In Germania lo chiamavano «der dicke», il grasso. Herrera, un po' seccato rispose: "Grasso un corno, è un tipo

tarchiato, due spalle da boscaiolo, però che muscoli e che scioltezza di movimenti! La definizione adatta sarebbe piuttosto «palla di gomma». Segna gol con straordinaria facilità e possiede un'elevazione stupefacente, lui che non è un gigante. E non basta: se infila i corridoi, per la difesa avversaria sono guai. Quella di ieri contro il Barcellona non è stata la sua migliore partita. Seeler è capace di giocare meglio".
Al futuro «mago» dell'Inter vennero chiesti lumi anche su Suárez, ma Herrera rispose che in squadra due stranieri c'erano già: Seeler, appunto, e Lindskog (vedi articolo soprastante), giocatore utilissimo e di grande rendimento. Al massimo avrebbero potuto ingaggiare un oriundo. E non c'era nessuna volontà societaria di cedere Lindskog per andare su Suárez.
A questo punto arrivò il colpo di scena finale: un giornalista gli riferì la notizia che il Milan aveva preso Pelé. Il mister nerazzurro, senza scomporsi, ribatté prontamente: "Impossibile! Pelé ha firmato un'opzione con l'Inter. Siamo arrivati prima noi. Ma su Pelé, fino a dopo i mondiali, sarà difficile fare assegnamento".
DALLA GERMANIA UWE TACEVA - Notizie provenienti da Amburgo informavano che Uwe Seeler rifiutava sistematicamente di commentare il fatto di un suo avvenuto ingaggio da parte dell'Inter. Avrebbe parlato solamente dopo il 3 maggio, giorno in cui era previsto a Bruxelles lo spareggio col Barcellona, valevole per le semifinali della Coppa dei Campioni.

RIPRENDE IL CAMPIONATO CON LA JUVE SCONFITTA A TAVOLINO - Domenica riprende il campionato con la classifica modificata «secondo la legge», vale a dire con la Juventus sconfitta a tavolino nel confronto diretto con i nerazzurri, anche se il consiglio direttivo della squadra torinese ha preso la decisione di ricorrere alla CAF (Commissione di Appello Federale) contro il verdetto emanato ieri dalla Commissione Giudicante della Lega Nazionale. Il ricorso potrebbe essere esaminato sabato 6 maggio.
L'Inter scenderà in campo a Ferrara con la Spal. Bolchi, rientrato da Parigi dove si era sottoposto alle cure di Wanono, ha dimostrato nell'allenamento svolto ieri a Linate di essersi perfettamente ristabilito. Il problema muscolare alla gamba infortunata si è risolto con una seduta di massaggi e qualche consiglio giusto. Anche Buffon e Lindskog hanno superato brillantemente l'ultimo collaudo, ragion per cui Herrera, rientrato poche ore prima da Amburgo, ha potuto annunciare lo schieramento nerazzurro...

FORMAZIONE DELL'INTER CONTRO LA SPAL: Buffon, Picchi, Gatti, Bolchi, Guarneri, Balleri, Bicicli, Morbello, Firmani, Lindskog e Corso.
Info da
"TUTTOSPORT" del 28 aprile 1961

COME ANDO' A FINIRE? - Il Milan e l'Inter non ingaggiarono mai Pelé. Anche Uwe Seeler rimase in patria e continuò a giocare nell'Amburgo. Dal Barcellona, nel 1961 arrivò invece all'Inter proprio Luis Suárez Miramontes (pallone d'oro nel 1960), che sembrava fuori da ogni mira nerazzurra. Un acquisto più che fortunato, il cervello della "Grande Inter" di Angelo Moratti, uno che i gol, più che farli, li faceva fare, il vero motore della squadra, uno che sul campo non si risparmiava mai...

 Sono stati consultati: "Tuttosport" 05-04-1954  /  "Inter 11- Speciale Scudetto" - (supplemento a "Inter Footbal Club n. 5" - 1970) 
La Gazzetta dello Sport  " 80 anni di cronaca sportiva"   /  "Epoca"  31-05-70  /   "Il calcio e il ciclismo illustrato" 10-09-1953

INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06     SPORT GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
 
TOLTE DAL CASSETTO - Finestre fotografiche su Liguria e Toscana
 

HOME PAGE

PHOTO MAGAZINE

SITE GALLERY

INFO/CREDITS

LINKS/MAIL

SITEMAP