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INDICE ARCHIVIO NEWS

 

Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

Close Up

Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

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Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

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Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

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Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

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Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

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Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

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Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

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Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

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INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06    SPORT  GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI  FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
MAGGIO 1948 - Biondetti su Ferrari vince la XV Mille Miglia, la più grande corsa del mondo
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 maggio 1948 - Clemente Biondetti vince la XV Mille Miglia, che all'epoca era la più grande corsa del mondo
Tazio Nuvolari con la Ferrari 2000 costretto al ritiro dopo una incredibile corsa

(LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 maggio 1948) - "Ha vinto ancora Biondetti. Per la terza volta l'anziano campione toscano, che porta impressi sul volto i segni delle sue audacie, iscrive il suo nome sul libro d'oro della più grande corsa automobilistica del mondo, questa nostra popolarissima «Mille Miglia», che è stata oggi vissuta febbrilmente da milioni e milioni di uomini in ascolto (alla radio) o schierati sulle belle strade d'Italia. Nuova vittoria di un uomo che ha raggiunto i suoi traguardi più luminosi, attraverso una dura lotta con i mezzi meccanici ed una dura lotta con avversari e amici... L'eroe della corsa era ancora Tazio Nuvolari. Da Pesaro a Roma, l'intramontabile mantovano volante era riuscito a prendere ai suoi avversari 12 minuti e più di vantaggio... Da Roma a Firenze i  migliori protagonisti  della  corsa  venivano eliminati per incidenti meccanici o episodi fortuiti...

LO SPORT del 29 maggio 1955 - Foto in corsa di Alberto Ascari, sempre tra i protagonisti principali della Mille Miglia

A Livorno solo Alberto Ascari (vedi foto a destra) pareva ormai l'unico in grado di ostacolare la trionfale marcia di Nuvolari, ma anche lui avrebbe in seguito dovuto abbandonare la corsa... Una passeggiata quindi... No!. Quando Nuvolari aveva ancora 25 minuti di vantaggio su Biondetti e bisognava attraversare l'Appennino fino a Bologna, al quartier generale della corsa arriva la notizia che il pilota della Ferrari stava correndo senza cofano motore ! Un guaio se fosse piovuto. A Brescia si sono vissute ore di intensa emozione. Tutti attaccati al telefono o alla radio... A Bologna non piove ma nuvole nere appaiono laggiù verso Modena... Chiamiamo Modena: il vantaggio è inalterato ma Nuvolari passa senza il cofano motore, senza un parafango e senza un seggiolino!  Ci torna in mente la prima vittoria di Tazio nel 1924 quando vinse il Circuito di Rapallo con la macchina tutta fracassata... A Modena inizia a piovere... A Reggio Emilia, dove era previsto l'ultimo rifornimento di casa Ferrari, Nuvolari non ci arriverà. Si è dovuto ritirare a circa un chilometro, nei pressi di Villa Ospizio, per la rottura del freno, del perno di una balestra e del cofano... Tutti i superstiti meritano elogio e riconoscenza: la Mille Miglia è

Un'espressiva fotografia (con autografo) di Alberto Ascari al volante di una monoposto

una gara dura e seria e sarà sempre più dura e sempre più seria. Giungere al traguardo di Brescia è una laurea d'onore e di abilità... La Mille Miglia, anche col precipitare di molte illusioni, rimane più che mai la gara più bella del mondo".

CLEMENTE BIONDETTI, IL BARTALI DELLE CORSE AUTOMOBILISTICHE
Biondetti ci sa fare anche sui circuiti brevi, ma solo quando la corsa passa i mille chilometri si accorge che è il caso di darci dentro con decisione e vincere. Così è stato in tre "Mille Miglia" e in due "Giro della Sicilia". I pronostici della vigilia davano Biondetti come gran favorito e Biondetti ha vinto, ancora una volta accontentando le sibille: ma la corsa non è stata tutta rose e fiori per il vincitore. Parecchi concorrenti si sono messi d'impegno per rendergli dura la vita: Serafini e Roll quasi la stavano spuntando, ma in aiuto di Biondetti sono arrivati i passaggi a livello di Roll ed un'uscita di strada di Serafini. E' probabile comunque che Biondetti sarebbe arrivato primo anche senza aiuti... estranei data la sicurezza e la calma con cui marciava tra una gran folla, sulle strade rese viscide da una continua pioggia. E' proprio il caso di definire Biondetti come un "Bartali" delle corse automobilistiche...
La sensibilità e l'esperienza del vincitore che, con questa vittoria, pone una seria ipoteca per il primo posto alla prossima "Mille Miglia", hanno avuto la meglio in questo perfetto "9° Giro di Sicilia". Una corsa che ha rivelato agli sportivi la gran classe di Roll (Alfa Romeo 2500) e di Bornigia (Fiat 1100) e che è stata una nuova dimostrazione della vitalità del nostro sport automobilistico. Tra un "Giro di Sicilia" ed una "Mille Miglia", il 3 aprile faranno capolino a Sanremo i cannoni della formula Grad Prix. Assenti gli « americani» Ascari e Villoresi, saranno presenti invece gli argentini autentici Fangio e Campos. I dirigenti dell A.C. Sanremo, seguendo le orme del terribile Raimondo Lanza di Trabia, presidente della C.S.A.S. siciliana, stanno mettendo a soqquadro il mondo intero per portare ad Ospedaletti campioni di classe e macchine di valore. Il debutto della «Cisitalia» non è lontano, l'«Alfa Romeo» lavora al suo motore posteriore 12 cilindri, la «Ferrari» è bene intenzionata ad aggiungere compressori alla sua monoposto di 1500 cmc. (si vocifera di una vettura con triplo compressore), mentre rimangono ancora in circolazione numerose «Maserati» 4 CLT...
Dal "Guerin Sportivo" del 22 marzo 1949
AGOSTO 1948 - Alle Olimpiadi di Londra  Adolfo Consolini medaglia d'oro nel lancio del disco
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 agosto 1948 - Alle Olimpiadi di Londra Adolfo Consolini vince la medaglia d'oro nel lancio del disco. Secondo l'altro azzurro Giuseppe Tosi
Il Tricolore italiano sventola sul pennone maestro dello stadio di Wembley - Secondo Giuseppe Tosi

(LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 agosto 1948) - "Gli atleti italiani italiani si stanno battendo in ogni campo con molto onore. Potremmo già dire, dopo appena tre giorni di gare, che stiamo marciando al di là delle nostre speranze? Si, possiamo dirlo: occorre eliminare la dannosa mentalità di coloro che cercano, per convincersi o per commuoversi, soltanto il primato assoluto. Errore. I primati assoluti ci sono e altri ne verranno. Oggi Consolini e Tosi hanno sgominato gli avversari nel lancio del disco. Se anche non venissero altri primati assoluti, ci basterebbe vedere i nostri ragazzi battersi in primissima linea, come si sono battuti e si stanno battendo per lusingare il nostro amor proprio... i nostri due colossi hanno dato una dimostrazione dei loro mezzi, del loro stile della loro scuola...Il secondo è Tosi, il colosso di Borgo Ticino, il maresciallo dei corazzieri, che il giorno prima al villaggio degli atleti per poco non spaccava un tavolino con un pugno (che a lui pareva una carezza) per rompere l'atmosfera di avvilimento  e  rassegnazione  degli  atleti  azzurri e  ribadire  la sua  convinzione  nella vittoria sua o di Consolini... Edera Gentile Cordiale è

stata la prima fra gli atleti azzurri a conoscere l'onore del podio olimpico per la sua medaglia d'argento conquistata nella finale del disco femminile (1a la francese Ostermeyer)... Gli azzurri della pallanuoto approdano al torneo di semifinale, avendo  superato  anche i maestri magiari. Il  lottatore  Garibaldo Nizzola  fra i migliori del mondo... Alle gare atletiche  nello stadio di Wembley

In due nicchie del vecchio stadio Wembley le targhe commemorative con i nomi dei vincitori delle gare della XIV Olimpiade di Londra 1948, tra i quali figura quello di Adolfo Consolini

presenziano tra le 90.000 e le 100.000 persone..."
LA GLORIA DI CONSOLINI E' NEI SUOI NUMERI (da Tuttosport del 13 ottobre 1948) - Tutti conoscono ormai Consolini: quanto è alto, quanto pesa, cosa mangia e cosa fa. Al di là del Consolini dagli occhi azzurri, i capelli castani, la voce tranquilla, ci sono i suoi numeri a sottolineare il percorso di un campione che prende forma e cresce via via dalla nuda realtà delle cifre.
Nel 1937 Consolini lanciava l'attrezzo a 41,77 metri, nel 1940 superava i 50 metri, il 10 ottobre 1948 riconquistava il record mondiale soffiatogli dall'americano Pitch (metri 54,93 - nel 1946), portandolo a 55,33 metri. Consolini aveva già detenuto la migliore misura mondiale nel 1941 (53,34 metri) e nel 1946 (54,23 metri). La maturazione dell'atleta veronese è certificata

LONDRA - Il vecchio stadio di Wembley

anche dal suo ruolino di marcia nella stagione 1948: su 19 gare disputate, sono una volta, non ha sorpassato il muro dei 50 metri (settembre, a Padova, 49,69 metri). Utilizzando la "Tabella Finlandese", per paragonare tra loro i vari primatisti mondiali, risulta che Consolini è terzo tra i migliori atleti di tutto il mondo: 1°) con 1.290 punti Wardmerdam (asta - 4,77 metri) - 2°) a 1.239 Fonville (peso - 17,68 metri) - 3°) a 1.232 Consolini (disco - 55,33 metri) - 4°) a 1.211 Nikkanen (giavellotto - 78,70 metri) - 5°) a 1.196 Steers (alto - 2,11 metri) - 6°) a 1.187 Towns (110 H - 13"e 7) - 7°) a 1.184 Haegg (5.000 metri - 13'58"2) - 8°) a 1.169 Harbig (800 metri - 1'46"6) e La Beach (200 metri - 22" e 2) - 10°) a 1.161 Haegg (1.500 metri - 3'43").

LA GAZZETTA DELLO SPORT dell'11 ottobre 1948 - Adolfo Consolini batte nuovamente il record del mondo di lancio del disco portandolo a 55,33 metri

(da LA GAZZETTA DELLO SPORT - 80 anni di cronaca sportiva - 19/06/1978) - "Le prime Olimpiadi del dopoguerra, a Londra, sono mutilate perché l'Unione Sovietica rinuncia e perché il CIO non ha ancora «firmato la pace» con i paesi che hanno scatenato, perdendolo, il conflitto. Sicché nemmeno Germania e Giappone sono presenti. Il Paese del Sol Levante si vendica facendo nuotare al suo fuoriclasse Hironoshin Furuhashi i 1500 metri stile libero in 18'37", lo stesso giorno in cui a Londra l'americano James McLane vince il titolo olimpico in 19'18"51. L'Italia invece  è  perdonata e ammessa:  fa un'inattesa bella figura con 8 medaglie d'oro, 11 d'argento e 8 di bronzo.
A Londra una mamma quasi trentenne, alta, robusta ma aggraziata  e sempre sorridente, affascina tutti: è l'olandese Fanny Blankers-Koen, 4 medaglie d'oro (100, 200 80hs e 4x100) solo per aver voluto rinunciare anche a quelle dell'alto e del lungo, gare nelle quali avrebbe quasi certamente vinto".

(da LA GAZZETTA DELLO SPORT dell'11 ottobre 1948  - Per la terza volta in sette anni primatista del mondo - Consolini lancia il disco a m. 55,33 - Il record di Bob Fitch battuto di 40 centimetri - Magnifico successo della nostra manifestazione all'Arena: Emil Zatopek corre da solo i 5.000 metri in 14'22"2 - Consolini, era incredulo, pareva non volesse convincersi di avere conquistato di nuovo il primato mondiale... Poi venne l'annuncio ufficiale, la conferma, e fu un uragano sugli spalti gremiti della tribuna. Adolfo Consolini, l'atleta italiano più famoso nel mondo, ormai trentunenne (è nato nel 1917 a Costermano, in provincia di Verona) con questa quasi incredibile impresa conclude un'annata memorabile della sua carriera di grandissimo ineguagliabile discobolo: campione olimpico, nuovo primatista mondiale, il primo nel mondo a varcare il limite considerato superumano dei 55 metri (così come fu il primo a varcare i 54 metri)... L'impresa di Consolini, un atleta che onora il nostro Paese, ha dato lustro alla riunione che la "Gazzetta" e la FIDAL (primo esperimento di un'organizzazione, se lo ricordi l'amico Vincenzo Torriani,  che dovrà farsi consuetudine)  hanno allestito  a  fine stagione per gli

Alla punzonatura del Giro di Lombardia 1947 Consolini e Tosi fanno visita a Fausto Coppi - (immagine della Publifoto)

sportivi milanesi, tra i quali abbiamo notato il conte Alberto Bonacossa e molti reputati tecnici nazionali... Nelle altre specialità, l'alta classe di Siddi rifulge negli 800 e nei 200 m. - Taddia lancia il martello a m. 53,08 e Tosi è secondo nel disco con m. 53,32 - Adolfo Consoli chiamato al giro d'onore con Zatopek, Tosi e Cevona...

FEBBRAIO 1950 - Zeno Colò primo nel gigante e nella libera ai mondiali di Aspen in Colorado
Il campione toscano ricorda la preparazione e come ha vissuto quelle incredibili giornate

Nel 1950, ai mondiali di Aspen, in Colorado, Zeno Colò portò a casa due vittorie (gigante e libera) ed un secondo posto nello slalom speciale, dietro lo svizzero George Schneider, perché commise un errore in prossimità di una porta. Non cadde, ma fu costretto a risalire e naturalmente perse terreno.
Il campione toscano (nato all'Abetone il 30-6-1920) racconta che la sua preparazione in vista dei mondiali era iniziata molto presto, nell'estate del 1949, appena dopo essere tornato dal viaggio di nozze. Rimase allo Stelvio 45 giorni; tutte le mattine andava a Livrio a piedi. Una marcia di 45 minuti, poi l'allenamento di 3 o 4 ore sulla neve, indi il ritorno pomeridiano allo Stelvio, sempre a piedi. Alla  preparazione  sulla  neve  alternava  anche  sedute atletiche all'Arena di Milano. Per  saggiare  la  sua forma,

Zeno Colò fotografato durante i mondiali di Aspen del 1950 mentre conversa con un capo indiano

aveva poi fatto un test internazionale alla 3-Tre di Trento, gareggiando nella discesa e nello slalom e vincendo in entrambi i casi.
Il viaggio in aereo, molto tranquillo, venne effettuato in compagnia di Carlo Gartner, dei fratelli Silvio e Albino Alverà, del commissario tecnico Otto Menardi e della sua compaesana, la grande Celina Seghi, che faceva parte della squadra femminile.
I primi ricordi di Aspen dello sciatore toscano: "I campi di Aspen erano bellissimi e molto curati. Provai la pista e mi apparve subito piuttosto veloce e difficile. Per una diecina di giorni mi allenai  intensamente su qualsiasi tracciato. Ero

ZENO COLO' scende con stile impeccabile durante una gara

in ottime condizioni fisiche e avevo la certezza di poter correre bene. La prima gara fu quella dello slalom gigante. La rosa dei favoriti comprendeva 5 o 6 atleti e io, sinceramente, non credevo di poterli battere tutti. Fu un gara molto veloce; credo di averla vinta nel tratto finale, quello che presentava gli ostacoli maggiori. Tra gli altri battei il francese Couttet. Per me fu un successo prezioso perché si era all'inizio dei campionati e una vittoria così bella centuplicò le mie forze...".
La gara di discesa libera era l'ultima dei campionati e Zeno Colò vi aveva, inizialmente, riposto tutte le sue speranze, ma sapeva anche di dover gareggiare contro un lotto di atleti forti e ben preparati. Era una gara lunga, veloce e con molti salti. In alcuni tratti si poteva anche "volare" per una trentina di metri. Colò descrive quella seconda vittoria: "Cominciai e finii la libera allo stesso ritmo. Ero in forma, la gara lunga mi piaceva ed ebbi così modo di spendere bene tutte quelle energie che avevo accumulato durante gli allenamenti. Feci una media di 85 Km/h, con una punta massima di 100. Ebbi la netta sensazione di aver corso quasi al limite delle mie possibilità. Al traguardo però, per un attimo, rimasi perplesso perché mi dissero che qualcuno degli svizzeri aveva tagliato il percorso, facendo una piccola deviazione. Così mi venne il timore che uno di loro potesse essersi avvantaggiato a tal punto da potermi battere. Poco dopo invece arrivò la comunicazione che il tempo migliore era stato il mio. Ricevetti subito le congratulazioni dai miei avversari. Un gesto così sincero, da parte di atleti battuti, è la cosa più bella che si possa avere dopo una vittoria. Per me il ricordo di Aspen rimane il più vivo della mia carriera. Anche il pubblico americano, che i primi giorni era stato piuttosto freddo, alla premiazione si dimostrò sensibile e simpatico."
Al ricordo di Aspen si allaccia quello delle Olimpiadi di Oslo nel 1952, dove vinse la discesa libera su un tracciato terribile...

Adattamento da un'intervista pubblicata su "La Nazione" - Supplemento Speciale "Cento anni di vita" del 19 luglio 1959
FEBBRAIO 1952 - Alle Olimpiadi di Oslo Zeno Colò è medaglia d'oro nella "discesa libera"
STADIO del 17 febbraio 1952 - L'abetonese Zeno Colò è campione olimpico
Con la spericolatezza di un giovane, con la classe e lo stile di un anziano

(STADIO del 17 febbraio 1952) - "Zeno Colò (due titoli mondiali nel 1950) si aggiudica l'alloro olimpico nella libera di Oslo. Il grande atleta abetonese ritrova in questa gara tutta la sua potenza, imponendosi  con la spericolatezza di un giovane, con la classe insuperabile e lo stile di un anziano ad un lotto di agguerriti avversari. Battuti, nell'ordine: Othmar, Schneider e Pravda. Sotto gli occhi di 10.000 spettatori sono 87 gli atleti in gara, su un percorso di 2435 metri, 710 metri di dislivello, una ventina di porte di controllo, pur trattandosi di una discesa libera. Zeno Colò è sceso come un falco, è riuscito a superare a folle velocità il tratto di Vaagehalsen, facendo un trampolino di lancio delle <gobbe> insidiose e temute di questa località, ed è piombato sul traguardo, con il suo stile ammiratissimo, curvo sulle ginocchia quasi a toccare gli sci..."

Dopo l'iride i cinque cerchi, con il campione che si accascia sulla neve credendo di non aver vinto

Zeno Colò, una vita passata su gli sci, dopo 23 anni ricorda quei momenti gioiosi: "Io sento ancora le urla della gente che mi guardava scendere, sento sia le urla di Aspen che quelli di Oslo, i primi più vicini al mio modo di capire, gli altri, quelli del Nord, erano urla gutturali, ma c'era dentro lo stesso entusiasmo... Dopo tanti anni ti restano nella memoria delle fotografie e il resto è un po' sfuocato... Ma l'emozione di quelle giornate, la medaglia d'oro di un'Olimpiade non si può dimenticare... A Oslo credetti di non essere riuscito a vincere, ecco perché mi accasciai dopo sulla neve e credo che qualche lacrima mi venne fuori... In quella libera di Norefjell più forte di così non si poteva andare e, se avessi spinto un poco di più, sicuramente sarei volato fuori pista e avrei perso l'opportunità di vincere un'Olimpiade... Comunque per me fu più terribile la libera di Aspen dei mondiali del 1950 e anche la più importante perché era la prima volta che vincevo sul serio."

Da "Stadio - trent'anni di sport" del 30 luglio 1975 - (Sintesi da un'intervista di Giorgio Maioli)
ZENO COLO', nato all'Abetone (PT) il 30 giugno 1920, è deceduto il 12 maggio 1993 a S.Marcello Pistoiese. E' stato un campione di schietta semplicità, una combinazione di grande classe e coraggio, che ne hanno fatto una pietra miliare nella storia dello sci. In vent'anni di gare riuscì a vincere anche 10 titoli nazionali. Si aggiudicò inoltre due Kandahar, a Sant'Anton e al Sestriere, e primeggiò due volte al concorso del Lauberhorn. Insomma per lui c'è sempre stato posto nelle migliori competizioni mondiali, pur avendo gareggiato non più giovanissimo a causa dello stop dovuto agli eventi bellici.
SETTEMBRE 1950 - Nino Farina vince il G.P. d'Italia a Monza e diventa Campione del Mondo
TUTTOSPORT del 4 settembre 1950 - Nino Farina (Alfa Romeo) vince a Monza il "Gran Premio d'Italia" e diventa Campione del Mondo di automobilismo
Ascari 2° con la Ferrari, in una corsa al ritmo di 180 km all'ora!  - A Bonetto il criterium delle 1100

(TUTTOSPORT del 4 settembre 1950) - Questa volta davvero il Gran Premio d'Italia non ha deluso, benché non tutte le promesse della vigilia siano state mantenute... Ha vinto, è vero, un'altra volta l'Alfa Romeo, grazie anche ad una corsa superba di Nino Farina, che ha trovato una di quelle giornate che lo fanno apparire pressoché imbattibile, tanto sicura e autoritaria è la sua azione, ma la supremazia divenuta perfino leggendaria delle vetture fregiate dal biscione visconteo, oltreché da un quadrifoglio in campo bianco, è stata profondamente intaccata: abbiamo finalmente la macchina capace di contrastarle il passo, di affrontarla da pari a pari, se non proprio di batterla... Enzo Ferrari e i suoi valorosi collaboratori, l'ing. Colombo, l'ing. Lampredi e Bazzi, hanno compiuto il miracolo di creare, in tre mesi o poco più, la nuova vettura destinata a ringiovanire lo sport automobilistico che sembrava condannato alla decadenza. La tanto attesa «4500», benché disgraziata, ha superato nel modo più convincente il primo durissimo collaudo, conquistando di forza, nonostante l'avversa fortuna, un brillantissimo secondo posto coronato

da 20 spettacolari giri che hanno mandato in visibilio la folla... Va sottolineato che la nuova Ferrari... era nuova: partecipava cioè al suo primo cimento senza alcuna esperienza di gara. Cosicché si poteva considerare nell'ordine naturale delle cose che, sollecitata a fondo e a lungo, accusasse qualche deficienza, se non nel motore (provato sufficientemente al banco), negli organi

del telaio o delle trasmissioni ai quali mancava appunto l'esperienza dei trecento e tanti cavalli (si parla di 330 - 340) sviluppati dal bel motore. Proprio questo è avvenuto al 22° giro, cioè dopo 135 chilometri tirati al ritmo di 180 all'ora, ha ceduto il ponte della poderosa vettura di Ascari... Ma fino ad allora la battaglia era stata entusiasmante: per la prima volta dopo la guerra si è avuto lo spettacolo delle Alfa Romeo impegnate a fondo. E per la prima volta si è visto una vettura di altra marca galoppare baldanzosamente davanti alle «158». Quanto basta insomma per giustificare l'asserzione che l'odierno Gran Premio d'Italia rimarrà memorabile nella storia e nella cronaca, se meglio piace, dello sport automobilistico internazionale e che esso apre davvero un nuovo periodo di attività con carattere fondamentalmente diverso da quello che  lo ha contraddistinto fino a ieri.
In conclusione, la manifestazione è pienamente riuscita ed è stata tutta interessante, sia sotto l'aspetto tecnico che sotto quello sportivo, offrendo risultati

Nino Farina, alla guida di un'Alfa Romeo, fu il primo campione mondiale di Formula Uno

dei più significativi in tutte le categorie in gara. L'organizzazione da parte dell'Automobile Club di Milano è stata degna delle tradizioni del vecchio glorioso sodalizio, al quale presiedono uomini della tempra del dott. Bertet, di Aldo Daccò e del colonnello Covacivich. Il servizio di presa dei tempi è stato esemplare sotto la direzione di Cleto Radice.

LUGLIO 1954 - Gli italiani Compagnoni e Lacedelli conquistano il K2, seconda vetta del mondo

Ardito Desio, capo della spedizione italiana, spiega i motivi dell'attacco al gigante del Karakorum

EPOCA del 13 giugno 1954 - Lacedelli e Abram, fotografati al campo base a 5.000 m., mentre studiano la montagna da scalare

EPOCA del 13 giugno 1954  - "Molti appassionati della montagna, in Italia e all'estero, mi hanno inviato lettere chiedendomi perché, fra tutte le cime himalayane, abbiamo scelto proprio il K2. Credo sia giunto il momento di mettere in chiaro anche questo. Un mio progetto di scalata al K2, seconda cima del mondo, stava già maturando nel 1939. Lo scoppio della guerra troncò ogni mia iniziativa in questo campo e solo 10 anni più tardi, nel 1950, potei tirare fuori dal cassetto i vecchi progetti...Le trattative col C.O.N.I. non furono né brevi né facili. Ma alfine ottenni un'assegnazione finanziaria per una visita preliminare in India e Pakistan e dopo ripetuti tentativi riuscii finalmente a ottenere il permesso di transito e di scalata per il 1954 (il Governo pakistano non concedeva più di un permesso all'anno). I vantaggi che il K2 presenta rispetto agli altri colossi himalayani sono i seguenti: 1) La via inaugurata dal Duca degli Abruzzi nel 1909 mi è nota per averla studiata a lungo nel 1929.

Anche quella seguita dalla spedizione nordamericana Wiessner, giunta a soli 239 metri dalla vetta - 2) La via di accesso al K2, grazie ai servizi aerei, è molto ridotta rispetto ad un tempo: dall'aeroporto di Skardu si impiegano oggi solo 14 giorni di carovana per arrivare al campo base, a quota 5.000 metri - 3) Nelle trattative col C.O.N.I. avevo compreso che se il tentativo non fosse stato per una meta importante come il K2  (seconda cima del mondo)  il  reperimento  dei  fondi sarebbe stato molto difficile - 4) Le condizioni climatiche del Karakorum sono più favorevoli di quelle del Nepal e del Sikkim, ove si elevano le altre cime himalayane superiori agli 8.000 metri: il monsone arriva nel Karakorum assai più povero di umidità..."
(OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999) - E' il 31 luglio 1954 quando gli italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli raggiungono la vetta pakistana del K2, 8611 metri s.l.m., seconda vetta del mondo. "Mi sentii orgoglioso per il mio Paese" dirà il grande scalatore valtellinese "ma gli incubi di quella montagna gigantesca mi assillano ancora. E la gamba che mi sono rovinato lassù, insieme alle dita congelate della mano sinistra, ormai sono un tormento". La spedizione guidata dal geologo prof. Ardito Desio costò la vita a Mario Puchoz, ma la risonanza della grande impresa fu mondiale.

Quante spedizioni, quanti uomini, per voler battere una montagna che non intendeva cedere...

«Karakorum» è parola asiatica che significa «roccia nera». Il Karakorum è una catena di cime rocciose e ghiacciate, titani giganteschi che si ergono sopra le nubi. Al punto più ad ovest di questa catena sta il K2; di calcare, di granito e di ghiaccio. E' la più gigantesca piramide di roccia della Terra: un balzo di 3.500 metri dalla piattaforma del ghiacciaio del Baltoro alla vetta.
La conquista fu tentata per la prima volta nel 1902, da alpinisti inglesi, svizzeri e austriaci. Giunti a quota 6.800 dovettero arrendersi.
Sette anni dopo la montagna venne attaccata dalla spedizione del Duca degli Abruzzi che riuscì ad arrivare all'altezza di 6.153 metri, sulla ripida e difficile cresta alla quale venne poi dato il nome del Duca.
Nel 1929 vi ritornò una nuova comitiva italiana - capeggiata dal Duca di Spoleto - ma la spedizione ebbe carattere puramente scientifico. Evaristo Croux, la guida di Courmayer che faceva parte della spedizione, racconta: "Allora il Governo non volle rischiare il nome dell'Italia in un'impresa troppo incerta. Era l'anno del disastro di Nobile. Perciò venne approvata la spedizione scientifica e vietato il tentativo alpinistico. Siamo stati però col Duca e col giovane professor Desio su per la cresta Abruzzi, abbiamo visto bene il K2: è una montagna nostra, dobbiamo vincerla noi. Anche se è troppo difficile, anche se a vederla si rimane atterriti dal tremendo spettacolo di una formidabile piramide sempre rombante e sconvolta dalle valanghe che precipitano lungo i suoi fianchi inesorabilmente rigidi.

CONQUISTA DEL K2 - Il capo della spedizione italiana Ardito Desio mentre si intrattiene con i figli e la moglie del generale che comandava la piazza di Rawalpindi

Nel 1938 la scalata venne tentata dagli americani: giunsero fino a quota 7.925, alla base di una barriera alta oltre 400 metri di ghiaccio e di roccia e con una pendenza di 65-70 gradi. La spedizione non riuscì ad andare oltre quel punto.
A superare quelle tremenda fascia rocciosa ci pensò l'anno dopo un'altra spedizione americana che arrivò a 8.350 metri. Ma il maltempo imperversava: quattro uomini morirono, gli altri ritornarono esausti.
Nel 1953 una terza spedizione americana si avventurò sulle  pendici  del  K2: uomini  accuratamente  selezionati,

CONQUISTA DEL K2 - Ad oltre 3.500 metri di quota gli "sherpa" di Skardu seguono gli alpinisti italiani nella marcia di avvicinamento alla montagna...

preparazione estremamente scrupolosa, ma non si superò il ciglione della «spalla», molto sotto il punto toccato nel 1938.
La spedizione italiana che riuscì a vincere il K2 fu progettata nell'immediato dopoguerra dal professor Desio (sopra e sinistra), che già conosceva la montagna per esservi stato nel 1929. Il professore tornò nel 1953, con Cassin, ad esplorare la zona e, al ritorno, iniziò i preparativi dell'impresa. Furono convocati venti guide ed alpinisti italiani, subirono esami e prove, vennero scartati uomini eccezionali. Questa fu una vera sorpresa, seguita da numerose polemiche. Nel febbraio i selezionati vennero concentrati per un periodo di addestramento al Plateau Rosa: rimasero dieci giorni oltre i 4.000 metri, a venti gradi sotto lo zero. Fu tremendo, ma non bastò e il professor Desio spostò i suoi uomini sul monte Rosa per altre micidiali prove di resistenza.
La spedizione italiana partì in volo da Ciampino il 21 aprile. Il materiale necessario (tredici tonnellate di bagagli) era già partito cinque giorni prima sulla motonave «Asia». Poi le notizie diradarono, il silenzio circondò Desio e i suoi uomini, si parlò dell'inclemenza del tempo che ostacolava la marcia. Sui giornali circolò anche la notizia che Desio sarebbe stato abbandonato dai portatori. Ma non si sapeva niente.
Finché non arrivò la brutta notizia della morte di Mario Puchoz. Allora tutti furono sicuri che Desio e i suoi uomini non si sarebbero arresi, che la morte del povero Puchoz (il «mulo» di Courmayer) sarebbe stata un'altro motivo, forse il più forte, per continuare, passo su passo, nella conquista di una cima che nessuno conosceva e che era la seconda della Terra.
Partendo da campo 8, il 31 luglio, due di quei valorosi alpinisti salirono in vetta a 8.611 metri e vi piantarono una piccola bandiera tricolore, legata ad una piccozza. Il K2 era stato vinto e a batterlo erano stati degli italiani.
Non importa chi arrivò per primo: sappiamo che tutti si sono prodigati nella stessa misura, con la stessa volontà, che tutti hanno sofferto le stesse pene, gli stessi disagi, la stessa infinita fatica. Sono tutti vincitori, anche Puchoz, il povero Puchoz che certamente era sulla vetta ad attendere i suoi compagni.
La montagna ora ha un nome, che non è più solo una sigla di riferimento topografico. Dal 31 luglio si chiama Italia-K2. E' un bel nome. E' naturale che si chiami così...

Adattamento da "Tuttosport" del 4 agosto 1954 - (art. Luciano Curino)
Settembre 2011 - Muore Walter Bonatti, uno degli intrepidi italiani che si avventurarono sul K2

Il 14 settembre 2011 si spegne a Roma, all'età di 81 anni, Walter Bonatti, una delle più grandi figure dell'alpinismo mondiale. Nato a Bergamo il 22 giugno del 1930, nella notte tra il 30 e 31 luglio 1954 era tra i partecipanti alla spedizione italiana che piantò il tricolore sulla cima inviolata del K2. Aveva solo ventiquattro anni e in corpo un irrefrenabile desiderio di conoscere e di misurarsi con la natura, che lo avrebbe portato in seguito ad altre imprese epiche, come quella del Petit Dru nel 1955, quando in soli 6 giorni di solitaria ebbe la meglio sulla parete invincibile nel Gruppo del Monte Bianco. Nel 1958, insieme a  Carlo Mauri e Riccardo Cassin, aveva conquistato - senza l'aiuto delle bombole d'ossigeno - la vetta del Gasherbrum IV, un monte che sfiora gli ottomila e che, ancora oggi, in pochissimi sono riusciti a scalare.
Il suo ruolo nella conquista del K2 era stato messo in discussione fino al 2004 quando una commissione del Club Alpino Italiano aveva messo fine alle maldicenze. Tre saggi incaricati, dopo un'attenta analisi della relazione di Ardito Desio sull'avventura italiana del 1954, sentenziarono che Compagnoni e Lacedelli avevano compiuto l'ultimo balzo verso la vetta con l'impiego dell'ossigeno portato da Bonatti e dall' hunza Mahadi.
Vero è che, per assenza di comunicazioni, i due avevano bivaccato durante la notte a quota 8150, a 50 gradi sotto lo zero, senza tenda ne sacchi a pelo, mettendo a repentaglio le proprie vite. Come conseguenza delle sofferenze patite e del congelamento di mani e piedi, in seguito, a Mahadi erano state amputate numerose dita...
Per espressa volontà dei familiari la salma è stata cremata e le ceneri trasferite a Portovenere dove sono state tumulate nel locale cimitero, in una cappella appartenente a parenti di Rossana Podestà, compagna di Bonatti.

MAGGIO 1955 - All'autodromo di Monza, in un inspiegabile incidente, muore Alberto Ascari
LO SPORT del 29 maggio 1955 - Numero speciale per onorare la memoria del campione automobilistico Alberto Ascari
L'asso del volante collaudava una Ferrari 3000 quando è uscito di pista
LO SPORT del 29 maggio 1955 - Alcune immagini delle corse disputate da Alberto Ascari nella sua carriera

(LO SPORT del 29 maggio 1955)  - Le cause dell'incidente resteranno un mistero forse per sempre. Tra le ipotesi non è da escludere un'improvvisa ventata. La macchina ha sbandato a lungo sull'asfalto, lasciando numerose strisce, prima di capovolgersi e finire fuori pista... Il destino ha voluto colpire Alberto Ascari durante una prestazione non prevista del suo programma. E pensare che "Ciccio" era tanto meticoloso in ogni dettaglio della preparazione:  voleva essere a punto perfino nel fisico, tanto che controllava

esattamente  le  proprie variazioni di peso. Ascari è stato un maestro per lo stile di guida, per l'ardimento sempre dimostrato in ogni circostanza. Il «fulmine di guerra», come lo definivano i francesi, ha concluso la sua vita terrena in  un autodromo  senza  folla  e  dove  non  era rincorso dai suoi accaniti rivali.

Anche Fangio ha riconosciuto che il milanese era il pilota più forte del mondo... Ascari sarà ricordato per la sua modestia e la grande abilità di guida che lo hanno fatto entrare nell'Olimpo dei più grandi piloti di tutti i tempi.... I primi passi della sua carriera motoristica li aveva compiuti su una motocicletta. L'ardimento e la perizia ebbero modo di farsi notare molto presto. Ascari fu introdotto all'automobilismo da Luigi Villoresi che lo spinse verso una luminosa ed impareggiabile carriera. Il primo successo lo riportò nel Circuito di Modena (settembre 1947), alla guida di una Maserati. L'ultimo l'8 maggio 1955 nel Circuito di Posillipo, sulla nuova Lancia.... Nella sua carriera ha conquistato due titoli mondiali di Formula 1, disputando 32 Gran Premi e riportando 13 vittorie. Una delle sue più belle imprese fu il trionfo riportato nell'agosto del 1952 al G.P. di Germania, sul circuito del Nürburgring, dove alla guida di una Ferrari battè Farina e Fangio.

L'autodromo di Monza teatro di grandi duelli fra Ascari e gli altri campioni del volante
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 16 ottobre 1948 - Riapre l'Autodromo di Monza tre anni dopo la fine della II Guerrra Mondiale. Si attende battaglia fra Alfa Romeo, Maserati e Ferrari...

LA GAZZETTA DELLO SPORT del 16 ottobre 1948 - Tre anni dopo la fine della guerra riapre l'autodromo di Monza - "La portata mondiale dell'avvenimento. Magnifica battaglia in vista nel Gran Premio fra Alfa Romeo, Maserati e Ferrari, con Trossi, Wimille, Villoresi, Ascari, Farina, Sommer, Taruffi, Sanesi e altri 12 valorosi piloti italiani e stranieri... Miracolosa rinascita: pareva impossibile la risurrezione della pista che aveva dato fama mondiale all'Italia motoristica e sportiva attraverso un glorioso cammino... Gli assi del volante si ritrovano a Monza come in una casa perduta ed ora ritrovata con tutti gli affetti più cari; e sembrano pure loro più gagliardi e più giovani... Con le velocità che, sulla base delle prime prove su pista, si raggiungeranno a Monza, tornano di moda due fondamentali argomenti: l'uno riguarda la tenuta delle gomme, l'altro la carenatura delle

Piero Taruffi a colloquio col giornalista Guzman. Il pilota era iscitto alla gara di riapertura dell'autodromo monzese col n. 8 e guidava una Alfa Romeo
Una bella immagine con autografo di Piero Taruffi al volante di una Ferrari 2000

vetture. Sono due argomenti che s'erano perduti di vista nelle corse di questo dopoguerra in Europa, svoltesi quasi tutte su circuiti a medie poco elevate e comunque contenute fra i 120 (se non meno) e i 170 (ma molto raramente). Le macchine da corsa praticamente non avevano mai  potuto  impiegare integralmente  tutti i cavalli che  i  loro motori potevano sviluppare e, meno ancora, mettere in evidenza le doti di penetrazione dei loro profili. Lo stesso dicasi per le gomme: sulla nuova pista monzese si sfioreranno i 270-280 Km/h e si potranno abbordare curve a 240-250 all'ora di media. I pneumatici quindi si troveranno in condizioni di lavoro estremamente delicate e certamente gravose, specie nei tratti in curva, dove le forze in gioco sono molto alte... Per la cronaca, fra  i  migliori tempi in prova Villoresi e

Ascari, alfieri della Maserati, recenti trionfatori nel Gran Premio d'Inghilterra... La corsa, che pure si presenta così ricca di interessanti quesiti, passa però in seconda linea di fronte alla ricostruzione dell'Autodromo, che vuol dire ricostruzione dei nostri spiriti, cioè  di  noi  stessi...
(LA GAZZETTA SPORTIVA del 26 giugno 1949) - "A Monza, oggi, nel Gran Premio dell'Autodromo, due uomini giocano la loro grande carta: Ascari e Fangio presunti eredi di Villoresi... Fangio, se saprà regolarmente imporsi ai suoi avversari, ma  specialmente  al  campione  e  maestro Gigi Villoresi, potrà  vantarsi  di  avere conquistato i galloni e la gloria in questa sua brillante e fortunata prima stagione europea... E pensiamo che Fangio abbia tutti gli «atouts» per vincere: giovane, atleticamente potente,, volitivo, appassionato, ammiratore dei nostri stilisti, ed in primo luogo di Varzi, che egli si è proposto ad esempio. Fangio  può  essere il campione del prossimo futuro, sempre  che  Ascari non gli tagli la strada... Sono questi

LA GAZZETTA SPORTIVA del 26 giugno 1949 - Nel Gran Premio di Monza il duello fra Ascari e Fangio, presunti eredi di Luigi Villoresi

due uomini che per ora sull'orizzonte dell'automobilismo sportivo sembrano contendersi l'eredità dei Varzi, dei Trossi e dei Villoresi..."

SETTEMBRE 1960 - Alle Olimpiadi di Roma Livio Berruti conquista l'oro nei 200 metri piani
STADIO del 4 settembre 1960 - La vittoria di Livio Berruti alle Olimpiadi di Roma
Il ricordo della storica impresa del ventunenne di Torino

(STADIO 4 settembre 1960) - "Livio Berruti ha dato all'Italia una delle più prestigiose medaglie d'oro di tutta l'Olimpiade, se si considera che mai un europeo, nella lunga storia della competizione quadriennale, aveva vinto i 200 metri piani. L'atleta delle «Fiamme Oro» Padova, infatti, è il primo uomo del vecchio continente che figuri fra i vincitori di questa gara che sembrava destinata a rimanere riservato dominio americano... Berruti entra nella elettissima schiera dei vincitori olimpici con il record del mondo in curva (20"5) eguagliato, con il nuovo record olimpico e naturalmente con il primato europeo e d'Italia...".

EPOCA del 10 settembre 1972 - Pietro Mennea in una pausa degli allenamenti per le Olimpiadi di Monaco. Il barlettano vincerà poi la medaglia d'oro nei 200 alle Olimpiadi di Mosca
LA GAZZETTA DELLO SPORT (Illustrata) del 26 agosto 1978 - Sara Simeoni stella mondiale ai Campionati Europei. L'atleta di Verona vincerà la medaglia d'oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Mosca del 1980
LUGLIO 1980 - Alle Olimpiadi di Mosca le medaglie d'oro di Pietro Mennea e Sara Simeoni
STADIO del 2 settembre 1960 - Olimpiadi di Roma, per la prima volta, tre atleti della stessa nazione salgono sul podio contemporaneamente. L'impresa è realizzata dai pesisti USA Nieder (1°) - O'Brien (2°) e Long (3°)

BERRUTI RACCONTA: "Una medaglia ti sconvolge all'atto stesso in cui la conquisti. Quando, in quei pochi infinitesimi che una corsa veloce ti concede, ti accorgi di essere davanti a tutti, di avere la vittoria sicura, di essere il primo del mondo, in quegli infinitesimi vivi una vita. Il primato no, il primato lo gusti dopo, diluito e soppesato; la vittoria l'assapori in un attimo. Un infinitesimo e un'eternità insieme - Non cambierei mai l'oro conquistato a Roma con un primato del mondo". (Luigi Vespignani e Luigi Chierici).

(IL TIRRENO del 26 agosto 1960) - "Nel nome della lealtà, della combattività, del sano agonismo - Il Capo dello Stato ha aperto a Roma la XVIIa Olimpiade dell'era moderna - Incomparabile spettacolo nel grande stadio durante la sfilata degli atleti di tutte le squadre del mondo. Il giuramento è stato pronunciato da Adolfo Consolini - momenti di alta suggestività all'arrivo della fiamma olimpica - Lusinghieri commenti stranieri - I reali di Grecia e i principi di Liegi presenti alla cerimonia..."  -  Il 1960 è un anno cruciale. Negli Stati Uniti d'America va al potere Kennedy, in  Africa  scoppia  la  crisi  congolese, col  tragico  assassinio di

IL TIRRENO del 26 agosto 1960 - Il capo dello Stato dichiara aperti i Giochi Olimpici di Roma

Lumumba. In Italia, a settembre, ci sono le Olimpiadi, dopo che la primavera e l'estate erano trascorse drammaticamente a causa del governo Tambroni, costituito con l'appoggio fondamentale dei voti missini. Genova scende in piazza contro il congresso nazionale dell'MSI. Gli scontri si estendono ad altre città (5 morti a Reggio Emilia). Tambroni si dimetterà il 17 luglio.

WILMA RUDOLPH, LA REGINA DELLE GARE OLIMPICHE FEMMINILI DI VELOCITA'

Il gran finale della serata era riservato alle staffette. Gli americani le hanno vinte tutte e tre ma, nell'ultima, la quattro per cento maschile, sono stati squalificati. La corsa femminile è stata interessante e incerta fino agli ultimi cento metri.
A questo punto è entrata in azione Wilma Rudolph e il quartetto degli Stati Uniti, che era in gran brutte acque per una serie di cambi molto incerti, è balzato nettamente al comando. La Rudolph correva contro avversarie di valore come la tedesca Jutta Heine, l'inglese Mary Bignal e l'italiana Leone. Le ha piantate in asso dopo averle rincorse per un po' e ha vinto con la sua abituale scioltezza.
Ieri Wilma aveva trascinato la sua squadra alla conquista del primato mondiale, oggi si è accontentata della medaglia d'oro col tempo di 44"5, ad un decimo di secondo dal record.
Bellissima è stata la corsa della Germania, soprattutto per merito della Heine, che nel finale ha guadagnato il secondo posto con uno spunto notevole. Terze sono giunte le polacche, quarte le azzurre. L'Italia correva con la Bertoni, la Valenti, la Tizzoni e la Leone. Grazie alla loro prestazione è crollato il record nazionale (45"6).
Le gare femminili della velocità hanno dunque confermato il dominio indiscusso di Wilma Rudolph, una ragazza che ha vinto tre medaglie d'oro con una facilità che stupisce. Alle sue spalle le più costanti sono state le inglesi e in particolare la tedesca Heine. D'altronde l'Europa ha ottime tradizioni in questo campo...

Da "La Nazione" del 10 settembre 1960
GIUGNO 1964 - Nello spareggio di Roma il Bologna batte l'Inter 2-0 e conquista lo scudetto
STADIO dell'8 giugno 1964 - A tutta pagina lo spareggio all'Olimpico di Roma dove il Bologna, battendo l'Inter, vince lo scudetto 1963-'64
Gli emiliani si impongono al termine di una stagione segnata dal caso "doping"
Il Campionato di calcio 1963-'64 fu concluso con uno spareggio. Inter e Bologna avevano terminato la «regular season» a pari punti (54), dopo che i nerazzurri erano stati protagonisti di una bella rimonta. Il Bologna di Fulvio Bernardini aveva subito un tracollo psicologico notevole in seguito ad un presunto caso "doping" dopo la partita disputata col Torino, in quanto alcuni giocatori erano stati trovati positivi alle anfetamine. La vicenda era poi rientrata, perché si riuscì a dimostrare che le quantità di sostanze dopanti riscontrata aveva una tale concentrazione che nessuno avrebbe potuto assumerla senza conseguenze letali. Molto probabilmente, dietro il fattaccio si nascondeva un colossale imbroglio. La galoppata degli emiliani, che erano stati campioni d'inverno dopo 10 vittorie consecutive, comunque ne aveva notevolmente

risentito e L'Inter si era fatta sotto fino a raggiungerli in vetta il 17 maggio. Un'altra tegola aveva poi colpito il Bologna alcuni giorni prima dello spareggio, disputatosi allo stadio Olimpico di Roma: il presidente della società Dall'Ara era deceduto, colpito da un infarto durante una lite col presidente dell'Inter Moratti. Insomma c'erano tanti motivi perché quella partita si presentasse incandescente, invece ne venne fuori una normale giornata di sport...
Da "STADIO" dell'8 giugno 1964: "Il Bologna aveva voluto la soluzione sul campo, perché solo in tal modo l'amara vicenda di questo campionato, nello stesso tempo grande e miserabile, poteva giungere ad una conclusione onesta... Per i rossoblù la conquista dello scudetto rappresentava qualcosa di più della riconquista del titolo tentata dall'Inter. Per il Bologna lo scudetto era un traguardo  lungamente e ansiosamente atteso, il riscatto di venti anni difficili e talvolta tristi, il premio di un sottile lavoro svolto in umiltà, il dono patetico al Presidente scomparso... Per questo la vittoria ottenuta sul campo è infinitamente bella e questa vittoria il Bologna l'ha raggiunta con una prestazione senza ombre, senza riserve, senza sospetti... E' stata una vittoria limpida, schietta e pulita..."
Nel 1964 l'Inter trionfa invece in campo internazionale - I nerazzurri, battuti dal Bologna nella corsa allo scudetto, godevano già di un certo appagamento psicologico in quanto, il 27 maggio, l'Inter aveva conquistato la Coppa dei Campioni. Esordiente nella competizione, si era aggiudicata il trofeo dopo aver sconfitto l'Everton, il Monaco, il Partizan, il Borussia Dortmund e, in finale, il Real Madrid. La sua eccezionale annata avrebbe poi avuto termine con la vittoria nella Coppa Intercontinentale, al termine di tre incontri disputati con l'Independiente.

Da "Stadio" dell'8 giugno 1964 (sintesi dagli artt. di Aldo Bardelli e Giulio C. Turrini)
TUTTOSPORT del 4 giugno 1964 - In prima pagina la morte improvvisa del presidente del Bologna Renato Dall'Ara
Il Calcio italiano in lutto per la morte improvvisa di Renato Dall'Ara

Renato Dall'Ara, presidente del Bologna F.C., è morto per un infarto alle ore 17,30 nell'ufficio di Presidenza della Lega Nazionale Calcio, in via Annunciata a Milano. Era partito da Bologna alle 13,00 assieme alla moglie, signora Nella, al medico personale, ad una cameriera e al suo autista, a bordo della sua automobile. Alle 16, giunto a Milano, è salito negli uffici della Lega Calcio, assieme al medico personale, mentre la moglie si recava a fare compere in città. Alle ore 17,30, mentre era a colloquio col presidente dell'Inter Moratti e col presidente della Lega Calcio, dott. Perlasca, il comm. Dall'Ara è stato colpito da malore ed è morto - a quanto si apprende - senza avere il tempo di profferire parola. Poco dopo è giunta in via Dell'Annunciata la signora Dall'Ara che, salita negli uffici della Lega, ha appreso la tragica notizia...
Renato Dall'Ara era alla presidenza del Bologna dal 1934. Trent'anni di vita dedicati ad una

società ch'egli sentì sempre come una sua creatura e che guidò, per questo, con l'affettuoso, intransigente, dispotismo del padre. Sotto la sua presidenza la squadra rossoblu vinse quattro campionati italiani ( 1936, 1937, 1939 e 1941), due Coppe d'Europa e il grande torneo dell'Esposizione di Parigi (1937). Nel 1964 aveva voluto di nuovo per sè il ruolo del protagonista,

dopo che negli anni precedenti la squadra aveva vissuto un pò nell'ombra e qualcuno aveva anche avanzato l'ipotesi di una sua sostituzione. Purtroppo la salute non era, in Dall'Ara, pari al suo entusiasmo. Mille volte i medici lo avevano invitato a riguardarsi e milioni di volte la moglie aveva cercato di persuaderlo a mollare tutto. Tutto inutile. Dall'Ara aveva l'animo del giocatore e pareva divertirsi a mettere in palio la propria pelle in questa rischiosissima partita con la sorte... Bologna sportiva è costernata: appresa la morte del «presidentone», in  città  si  è  assistito  ad  un'autentica  fioritura  di

Il presidente del Bologna Renato Dall'Ara mentre concede un'intervista al giornalista de "Lo Sport" Giuseppe Cardile (anno 1952)

bandiere rossoblu abbrunate. E' scomparso il presidente più vecchio delle società italiane, un uomo che troppo aveva preteso dalla sua fibra e che, molto ammalato, non poteva più sopportare il rude massaggio delle emozioni sportive, non ultimo lo scandalo doping, per il quale aveva molto sofferto... Il dott. Franchi, vice presidente della FIGC e presidente della Lega nazionale semiprofessionisti, appresa a Firenze la notizia della scomparsa di Dall'Ara, dichiarava: "E' un altro brutto giorno che si aggiunge ai numerosi che si sono abbattuti in questi ultimi periodi sul Calcio italiano. Il Bologna rimane senza guida nel momento più cruciale della sua vita..."

Da "Tuttosport" del 4 giugno 1964
APRILE 1967 - A New York Benvenuti batte Griffith e diventa Campione del Mondo dei pesi medi

In una battaglia memorabile trionfa il valore e il coraggio del nostro atleta. Quella notte al Madison

(STADIO 18 aprile 1967) - "Sono esattamente le ore 5,17 italiane e il Madison Square Garden ribolle. Nino Benvenuti è diventato Campione del Mondo battendo ai punti in quindici riprese il detentore del titolo Emile Griffith. La battaglia mondiale è appena finita, gettiamo queste impressioni senza aver scritto una sola parola. Ed è il momento in cui è difficile trovare termini più appropriati per farvi capire che cosa stia accadendo in questo vecchio tempio del pugilato mondiale.... Mille bandiere tricolori sventolano. Enormi stendardi sulle gradinate. Nino Benvenuti ha vinto largamente ai punti: noi abbiamo cinque punti a suo vantaggio sul cartellino. E questo è accaduto nonostante Griffith abbia dato tutto il cuore, tutta la propria «cattiveria», tutta la propria selvaggia determinazione di vincere. Benvenuti gli è stato superiore in tutto e per tutto... (Remo Roveri)" - IL RICORDO DI NINO: "L'incontro che ho sostenuto con Griffith il 17 aprile 1967 resta il più bel ricordo della mia carriera di pugile, paragonabile soltanto alla vittoria olimpica che ho conseguito a Roma nel 1960. Un sogno meraviglioso, qualcosa di irreale..."

STADIO del 18 aprile 1967  - La grande vittoria di Nino Benvenuti al Madison Square Garden di New York
GIUGNO 1970 - Nel Campionato del Mondo di calcio la storica semifinale Italia-Germania 4-3
EPOCA del 31 maggio 1970 - Per i prossimi mondiali, incitamento al bomber azzurro Gigi Riva che indossa un elegante sombrero
Una partita che va oltre il fatto sportivo e che propone una Bandiera all'ammirazione di tutto il mondo
(EPOCA - 31 maggio 1970) - "Azzurri in Messico: il diario della vigilia - Per rompere la monotonia del lungo ritiro, che stanno trascorrendo in una specie di prigione dorata con piscina e parco, i giocatori italiani si sono portati da casa anche 16 film. Quando vanno in città li segue una scorta di agenti armata fino ai denti... La Federazione fa omaggio ad ogni calciatore di 6 minuti di conversazione alla settimana per telefonare in Italia, per una spesa di 16mila lire. Gli passa inoltre una diaria di 10 dollari al giorno che, in seguito alle generali proteste, sarà probabilmente aumentata a 20.... I giocatori alloggiano all'albergo Parco dei Principi e abitano a due per stanza, secondo precise disposizioni del CT Ferruccio Valcareggi (Facchetti con Burgnich, Riva con Albertosi e così via)... La maggioranza degli azzurri si è limitata a comprare sombreri, chitarre e oggetti d'argento. Fabrizio Poletti, il terzino del Torino che ha il senso degli affari molto sviluppato, ha addirittura comperato 100 costumi da spiaggia a 2.000 lire  l'uno, con  il  proposito  di  rivenderli  in  Italia al prezzo maggiorato... Verso le tre del pomeriggio si parte per l'allenamento quotidiano. Il Club America, il

bel campetto verde riservato ai calciatori italiani si trova purtroppo a quasi un'ora di autobus dall'albergo, dopo un lungo viaggio in mezzo al caotico traffico di Città del Messico... Il dottor Fini sottopone quasi ogni giorno gli azzurri ad una visita medica generale. Tutti si sono adattati abbastanza bene alla quota.... Che i giocatori siano divisi in clan è abbastanza evidente anche al visitatore casuale. Intorno a Mazzola, per esempio, gravitano Domenghini, Bertini e qualche altro. Rivera appare un po' isolato. Quelli del Cagliari fanno in genere gruppo a se. Riva se ne sta prevalentemente per conto proprio, senza partecipare molto alla vita della comunità. La fama del «goleador» del Cagliari ha ormai  varcato  gli  oceani: anche in  Messico  rappresenta  l'obiettivo più ambito

STADIO del 19 giugno 1970 (Campionato del Mondo di calcio) - Si celebra la vittoria dell'Italia contro la Germania per 4 a 3. Una partita infinita e ricca di emozioni...

per i cacciatori di autografi che assediano l'albergo degli italiani... Nelle lunghe ore d'ozio, i giocatori, che sono professionisti fin nel fondo dell'anima, favoleggiano di come un ingresso in semifinale, in finale o addirittura una vittoria, potrebbe tradursi in moneta sonante. Nei corridoi si parla di una cifra con otto zeri a testa per un successo pieno, ma la nostra Federazione per ora tace..."
(STADIO - 19 giugno 1970) - "Partita in sordina la squadra guidata da Valcareggi giunge alla storica semifinale con la Germania. Vince con un esaltante 4-3. Psicologicamente scarica, cede poi in finale al Brasile. - Nella lunga storia della Coppa Rimet, non aveva mai trovato posto una  gara

La Nazionale Italiana di calcio che conquistò il secondo posto al Campionato del Mondo del 1970 in Messico

drammatica, spettacolare, stupendamente giocata, come quella che un'Italia immensa e magnifica ha vinto contro la Germania. Forse soltanto la finale di Berna del 1954, quando la stessa Germania rimontò due reti alla leggendaria Ungheria di Puskas e Hidegkuti, vincendo il titolo, potrebbe chiedere di essere  messa  alla

LA FORMAZIONE AZZURRA VICE CAMPIONE DEL MONDO 1970 (sopra, da sinistra): Bertini, Boninsegna, Cera, De Sisti, Burgnich, S. Mazzola, Domenghini, Riva, Albertosi, Rosato e lo scomparso capitano Giacinto Facchetti, indimenticabile perno difensivo degli Azzurri e dell'Inter.

pari di questa partita che nessuno riuscirà a dimenticare. I centoventi minuti dell'"Azteca" passeranno alla storia della Coppa del Mondo come i centoventi minuti più intensi, più angosciosi, vibranti, che il calcio abbia mai regalato a chi lo ama, lo comprende, lo soffre. E sono stati i nostri, gli azzurri, a vincere questo scontro di colossi contro la Germania di Beckenbauer, di Overath, di Schnellinger, di Held, di Seeler, di Muller, campioni che onorano il grande sport della pedata...(Alfeo Biagi)
VALCAREGGI RIEVOCA: "Nel secondo tempo mi sono anche annoiato perché giocavamo male e la Germania attaccava con folate offensive che non promettevano niente di buono, anche se non temevo di subire il pareggio... Al gol di Schnellinger, l'unica mia preoccupazione erano quei 30 minuti in più da giocare, dei quali infatti risentimmo dopo quattro giorni... Se non ci fosse stata quella mezz'ora in più, avremmo potuto anche fare qualcosa di buono nella finale col Brasile - Al gol di Rivera sono stato sommerso dagli abbracci di Bearzot e Vicini - Ho avuto paura quando Riva mi è corso addosso, tutti mi stavano quasi soffocando... Fu una girandola di gol che stordì il pubblico e la folla; ma io, in panchina, vedevo le cose molto lucidamente. E capivo che ce l'avremmo fatta..."

FEBBRAIO 1972 - Alle Olimpiadi invernali di Sapporo Gustavo Thoeni è oro nel gigante
Zeno Colò e Gustav Thoeni, due grandi atleti che hanno esaltato lo sci italiano nel mondo
STADIO dell'11 febbraio 1972 - La vittoria di Gustav Thoeni alle Olimpiadi di Sapporo

(STADIO dell'11 febbraio 1972)  - "La vittoria di Sapporo era comunque la prima grande impresa cui si sottoponeva Gustav Thoeni dopo la delusione dei mondiali di Valgardena nel 1970: era maturato nello spirito a sufficienza dopo due anni di routine in Coppa del Mondo e quindi l'avventura sapporiana acquistava per lui una dimensione del tutto inusitata e grandemente importante. Il Thoeni di Sapporo fu un esempio di come un calcolatore, se caricato a dovere di dati, risponde secondo una dinamica che supera forse la stessa logica, perché in fondo, anche nella logica c'è sempre un pizzico di fantasia. In quella mattina di neve fresca Gustav Thoeni svolse la sua equazione cronometricamente e senza spostarsi di un millimetro da quello che aveva previsto: e fu l'equazione che ha dato all'Italia il secondo oro olimpico dopo quello di Zeno Colò a Oslo".
GUSTAV THOENI RICORDA: "Credo che non riuscirei  a  fare oggi quella faticaccia che ho fatto per vincere

quella medaglia d'oro nel  gigante a Sapporo. La neve mi sembra ancora di averla sotto gli sci... Sembrava di entrare dentro a un immenso bacile di cipria... Figurarsi io, che avevo un allenamento senza precedenti, ma sul ghiaccio!... Dopo il mondiale perduto in Valgardena nel gigante e la medaglia sfuggita anche nello slalom, Sapporo era per me come una montagna incantata da scalare fino in cima, al vertice dei miei desideri..."

LUGLIO 1982 - In Spagna la Nazionale Italiana di calcio è Campione del Mondo per la 3a volta
STADIO/CORRIERE DELLO SPORT del 12 luglio 1982 - L'Italia campione del mondo
In finale la Germania viene stracciata per 3-1. Il Presidente Pertini portafortuna

(STADIO 12 luglio 1982) - 11 luglio 1982: data storica - L'ITALIA CAMPIONE DEL MONDO. L'ha pilotata un galantuomo (Enzo Bearzot). Pareggia con Polonia, Perù e Camerun; demolisce l'Argentina; annulla gli artisti del Brasile; cancella la Polonia e schianta la Germania nella finalissima. Rossi sblocca una terribile tensione. Sei gol in totale: Pablito è il capocannoniere. Replicano Tardelli e Altobelli, esulta Pertini a nome di tutti gli italiani. La partita (durissima) si infiamma. Il finale è totalmente degli azzurri, accompagnati da un unico coro assordante e felice: la festosa follia popolare dilaga nella notte su tutte le piazze italiane. I neo campioni del mondo oggi sbarcano a Roma... In tribuna il Presidente Sandro Pertini ha portato fortuna... Come augurio, nel ritiro degli azzurri, aveva detto a Bearzot: "Caro Bearzot, lei  deve  lasciar  bruciare tutto nel fornello della pipa... li devono andare in fumo tutte le nostre

TUTTOSPORT del 12 luglio 1982 - Grazie Campionissimi ! Battuta la Germania 3-1 nella finalissima...

amarezze... Io così faccio, sennò come le sopporterei ...(e ricorda tutti i drammi italiani)... ma la sua pipa è scalcinata. Via gliene regalo una io che ne possiedo 400. Vedrà com'è bella, una pipa fiammante..." - Due miliardi di persone nel mondo hanno seguito la gara attraverso gli schermi televisivi (40 milioni in Italia). Per la prima volta finale in diretta tv negli USA. In tribuna, con Pertini, hanno sofferto ed esultato, mamme mogli e fidanzate.
(TUTTOSPORT 12 luglio 1982) - L'Italia dei Miracoli ha vinto il Mundial - Battuta la Germania nella finalissima: 3-1 - GRAZIE CAMPIONISSIMI! - Nemmeno un infortunio che ci ha privati sin dall'inizio di Graziani (sostituito da Altobelli) e un rigore sbagliato nel primo tempo da Cabrini hanno impedito alla squadra di emergere nella ripresa con lucidità e freddezza: Rossi, Tardelli e Altobelli hanno messo in ginocchio la Germania, che soltanto in extremis ha segnato con Breitner il gol della bandiera - Dopo il 1934 e il 1938, il 1982: soltanto il Brasile "tricampeon" come l'Italia. Il terzo titolo è il più bello, troppo bello per essere vero, troppo grande per essere raccontato, troppo emozionante per essere laicizzato  -  Il C.T. ha vissuto ieri a Madrid la più grande giornata della sua carriera  - Bearzot: "Sono commosso, grazie a tutti"  -  In tribuna d'onore l'Italia è piaciuta a tutti. Boniperti: "Sono stati tutti magnifici"  -  Pertini: "Ragazzi, che tifo ho fatto per voi!".

(LA GAZZETTA DELLO SPORT 12 luglio 1982) -  CAMPIONI DEL MONDO! - La nazionale ha trionfato nella finalissima di Madrid conquistando il suo terzo titolo mondiale dopo quelli del 1934 e 1938 e raggiungendo così il Brasile già vincitore per tre volte.... Italia e Germania hanno giocato ieri sera allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid la dodicesima finale di un Campionato del Mondo nell'arco di mezzo secolo. Per la verità si tratta della partitissima numero undici, in quanto nel 1950 a Rio de Janeiro il titolo venne assegnato al termine di un girone a quattro squadre vinto dall'Uruguay che nella sfida decisiva batté il Brasile per 2-1  -  Dai brividi col Camerun alla conquista del tetto del mondo: nessun tifoso riuscirà a dimenticare questo successo destinato più di ogni altro ad entrare nella storia e nella leggenda sportiva nazionale. Ricorderemo di essere stati gli unici a passare il turno senza vincere neppure una partita ma anche gli unici a battere, contro ogni pronostico, i colossi mondiali - In questa stupenda conquista c'è anche un atto di fede di Enzo Bearzot , il superbo pilota di questa nazionale diventata campione del mondo che ha fermamente creduto nei "suoi" azzurri e, sul piano morale, si è accostato a Vittorio Pozzo, artefice dei successi nel 1934 e 1938.

LA GAZZETTA DELLO SPORT del 12 luglio 1982 - Italia-Germania 3-1, Campioni del Mondo!
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