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Eventi e campioni del ciclismo (2)

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Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

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Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

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Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

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Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

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Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

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Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

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Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

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Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

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Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

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INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06     SPORT GIRO  TOUR  CICLISMO (1)   ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
MAGGIO 1949 - Un'altra grande vittoria di Gino Bartali nel Giro della Svizzera Romanda
TUTTOSPORT del 14 maggio 1949 - Bartali vince ancora nel Giro della Svizzera Romanda

Giornata nella pioggia e nel gelo - Il fiorentino recupera 5' negli ultimi 29 Km

Bartali stacca tutti e giunge solo e acclamatissimo all'arrivo della Sion-Porrentruy di 265 chilometri, compiendo il percorso in 8 ore 12'19". Gli altri italiani hanno terminato nelle ultime posizioni, ma ancora in tempo massimo, perché il direttore della corsa, visto il freddo eccezionale e il maltempo, ha aumentato al 25% la percentuale del tempo massimo. Dopo le prime due giornate e tre tappe, Bartali comanda la classifica generale davanti a Kubler e Simonini... Le notizie che giungono dalla Svizzera fanno piacere a tutti gli sportivi italiani, specie nei riguardi dell'imminente Giro d'Italia. Bartali era giunto 15° alla Milano-Sanremo vinta da Coppi e non aveva partecipato alle corse della Settimana franco-belga. Al Giro di Romagna poi, era arrivato 4°, ma a più di 10 minuti dal primo (Coppi). E le opinioni erano discordi: chi parlava di un suo raffreddore, chi di un ritardo di preparazione, chi addirittura ipotizzava un suo possibile declino. I successi che Bartali ha ottenuto nelle

prime tre tappe al Giro della Svizzera Romanda sono rassicuranti sull'anziano campione. Si potrà dire che non ha trovato in Svizzera grandi avversari; tuttavia uomini come Fachleitner (6° alla Sanremo), come l'arrampicatore Lazaridès e via dicendo non danno l'impressione dei «seconda serie». Inoltre i distacchi, il modo autorevole usato da Bartali nei finali, il dominio su tutti i concorrenti, non sono particolari da campione in declino, ma piuttosto da campione in crescendo di forma. Stando così le cose, Bartali è ancora lì. Si possono trarre i migliori auspici per il successo nella maggiore gara ciclistica italiana che tanto sta a cuore a tutti gli sportivi: il Giro d'Italia. I grossi pretendenti alla corsa saranno al meno tre e poiché sono tutti di calibro rispettabilissimo, l'attesa, in mancanza di altri motivi di conversazione (per esempio... del regolamento ancora sconosciuto) resta riempito dell'argomento migliore: quello della fiducia.

Da "TUTTOSPORT" del 14 maggio 1949 - (estratto da un art. di Carlin)

In altra sezione le fotografie di nomi illustri nella storia del ciclismo

GIUGNO 1950 - Trionfale giornata con due vittorie per Hugo Koblet nel Giro della Svizzera
TUTTOSPORT (Edizione Carlin) del 28 giugno 1950 - Doppia vittoria per Hugo Koblet al Giro della Svizzera
Strenua difesa di Kubler - L'italiano Ronconi quinto in classifica generale
Oggi la folla degli sportivi elvetici può finalmente dormire tranquilla e soddisfatta: Koblet, l'idolo sul quale avevano riposto tante speranze per l'andamento di questo Giro della Svizzera, è stato pari alla fama che gli ha procurato quello d'Italia; ed ha confermato la sua grande classe. Non solo egli è giunto primo nella prova contro il cronometro nella prima metà della tappa Ginevra-Losanna, ma ha anche raddoppiato il successo nell'altra metà, Losanna-Gstaadt - dopo aver scalato il colle del Pillon - nonostante la grande fatica della mattinata, nella quale ha potuto battere il primato stabilito da Coppi nel 1947. Infatti il detentore della maglia rosa ha coperto i 61 chilometri che separano le due città del Lemano alla media oraria di 45,266. Il tortonese, tre anni fa, percorse lo stesso tratto di strada alla media oraria di 44,325. Ora i tifosi svizzeri non si stancano di mettere in rilievo che Fausto effettuò la prova in senso inverso e di sottolineare che Losanna è a 519 metri d'altezza

e Ginevra a 375; quindi il nostro corridore poté beneficiare del leggero dislivello di 144 metri. Inoltre stamane soffiava una leggera «bisa» proveniente da nord e pertanto Koblet aveva il vento contrario. Anche questo è esatto, ma non si può garantire che durante la prova di Coppi si levasse dal lago una leggera brezza tale da favorirlo alle spalle, così come oggi ha ostacolato di fronte Koblet. Il fatto di rilievo comunque è che lo zurighese è di colpo ritornato alla ribalta della grande popolarità sportiva, che l'inerzia delle precedenti tappe aveva alquanto velata... I nostri rappresentanti hanno ben figurato, strappando minuti preziosi con corse molto regolari: al termine della faticosa giornata, Ronconi è 5° in classifica generale con un ritardo da Goldschmidt (primo) di 10'24", mentre Barozzi è 10°... L'altro grande campione elvetico, Kubler, ha peggiorato invece la sua posizione di fronte a Koblet, perdendo nella semitappa a cronometro un minuto e un secondo. Anche il terzo e grande favorito, il campione francese Louison Bobet, nella  corsa  contro  il  tempo  non  ha  ben  figurato, terminando a ben 4'47" dallo svizzero.

GIRO D'ITALIA 1950 - Una curiosa immagine di HUGO KOBLET e FERDY KUBLER che, in un momento di relax, si fanno trainare da un'auto dell'organizzazione

Così il trio che nelle precedenti tappe aveva marciato quasi sempre di conserva ed era classificato a pari merito, si scaglionava nella classifica generale. Male anche Weilenmann la cui prova incolore lo fa precipitare dal secondo al settimo posto...

Da "TUTTOSPORT" - edizione Carlin - di mercoledì 28 giugno 1950
AGOSTO 1950 - Il fiammingo Brik Schotte di nuovo Campione del Mondo di ciclismo su strada
TUTTOSPORT del 21 agosto 1950 - Sul circuito di Moorslede, Brik Schotte di nuovo campione mondiale di ciclismo su strada. Brutta figura degli italiani: tutti ritirati!
Sul circuito di Moorslede pessima figura degli Italiani: tutti ritirati!
Dopo alcuni tentativi iniziali condotti dagli svizzeri, arriva la prima fuga seria della giornata: protagonisti Schaer e Rolland che riescono ad avvantaggiarsi di oltre quattro minuti - Si ritira Bevilacqua e gli altri azzurri cedono tranne Bartali e Leoni, appartenenti a qual gruppo di venti corridori che dopo 200 chilometri di corsa si ricongiunge ai fuggiaschi - Subito se ne vanno sette uomini tra cui Schotte, Bobet, Kubler e Schulte - Forzando l'andatura il belga si presenta solo al traguardo - All'ultimo giro anche Bartali abbandona.
Il rude fiammingo Brik Schotte è quindi per la seconda volta maglia iridata: Bartali e tutti gli azzurri si sono ritirati, come pure Van Steenbergen e Koblet. Due anni fa a Valkenburg, dopo l'infausta giornata che tutti gli sportivi ricordano, si disse che era stata una vera "Fiaschenburg" per gli azzurri. Ma almeno un quarto posto lo si era ottenuto con Luciano Maggini, che oggi non era in corsa perchè lasciato al palo quale riserva, naturalmente a

fin di bene. E nessuno dei nostri corridori ha tagliato il traguardo... Questa volta è stato un vero è proprio disastro e si possono giustificare solo Bevilacqua (ritiratosi per un guasto meccanico in seguito ad una caduta) oltre a Salimbeni e Martini che hanno fatto appieno il loro dovere. Gli altri hanno dato tutto quanto potevano: e di più non potevano dare. Gli avversari perciò sono stati più forti. E' questo il punto cruciale: più forti, nettamente più forti. E in simili condizioni i nostri non potevano che essere battuti. Bisogna anche dire che questo circuiti di Moorslede, gabellato per facile, è risultato invece severissimo e gran selezionatore... Soltanto i belgi hanno tenuto; quei belgi che, allenatisi sul posto, ben preparati e praticissimi del percorso, sapevano bene di che si trattava... Neppure Bartali, ormai solo, ha potuto (o voluto) portare a termine la gara, perché ogni volta che metteva il naso alla finestra insieme a Leoni, veniva sempre agguantato da quelli che stavano alla sua ruota e non ha potuto colmare quei piccoli 30" che lo dividevano dai 7 fuggiaschi in testa alla corsa. Così la demoralizzazione ha preso il sopravvento...
In tutte le corse bisogna arrivare, in tutte le corse bisogna accettare la sconfitta e dare le soddisfazioni ai migliori d'aver vinto.
Ci siamo ritirati al Tour: ma quello è stato un caso di ritiro per forza maggiore. C'era una dignità ed una ragione in quel ritiro.
In questo non vi è dignità nè ragione; e serve a menomare la dignità e la ragione del ritiro dal Tour. Questo è solo orgoglio ferito od economia di di professionisti o confessione grottesca di non saper nemmeno perdere: sia come si vuole, una meschina figura, se nemmeno un italiano è arrivato, se tutti quanti si sono ritirati. O che si vuole? Che le ritirate italiane diventino proverbiali?

Da "TUTTOSPORT" del 21 agosto 1950 (sintesi dagli artt. di Ruggero Radice e Carlin)
BRIK SCHOTTE ERA "L'UOMO DI SETTEMBRE", PUNTUALE COME UNA CAMBIALE IN SCADENZA

Ogni anno, di questi tempi, e cioè alla vigilia dei campionati del mondo su strada, corrono sulle bocche di tutti i nomi dei favoriti. Se qualcuno facesse una statistica, potrebbe stabilire che sei o sette sono i favoriti: Koblet, Bobet e Van Steenbergen fra gli stranieri; Coppi, Bartali e Magni - secondo i punti di vista o le preferenze - fra gli italiani. Ogni anno sfugge un nome: Schotte.
Questa dimenticanza non è affatto sgradita all'interessato, il quale anzi fa di tutto per cadere nel dimenticatoio. Ma mentre le opinioni dormono lui lavora: Brik lavora in crescendo e senza clamore. Si direbbe che si nasconde e poi, all'ultimo momento, salta fuori. Facciamo un riassunto di queste dimenticanze degli sportivi: due titoli mondiali nel 1948 e 1950, un quarto posto nel 1949.
Bisognerà ricordarsi di questo fiammingo, non fosse altro che per scaramanzia e perchè non venga proprio qui in Italia a "papparsi" la terza maglia. Ricordiamoci dunque che Schotte è "l'uomo di settembre": puntuale come una cambiale in scadenza, egli si presenta a questa gara di trecento chilometri - di solito tiratissimi - e regge a tutti i tentativi, insegue, si spreme, finché piazza il suo colpo...
Questo detentore del titolo ha 32 anni, non parla mai, ma cammina tuttora fortissimo. E' da porre ancora una voltra, senza esitazione, tra i favoriti. Ieri mattina ha fatto 140 Km insieme con Anthonis e Van Kerkhove; poi è tornato all'albergo, si è concesso un bagno, quindi ha fatto fuori una bistecca gigante. Nel pomeriggio, mentre uscivano De Rijcke e De Feyter, il terzetto mattutino non si riposava ma tornava sul percorso, compiva tre giri e sconfinava nel Varesotto. Come già detto Brik è uomo di poche parole; tuttavia si è dichiarato soddisfatto delle sue condizioni fisiche e ha pronunciato solo due nomi - Van Steenbergen e Bartali - come suoi favoriti.

Da "STADIO" di venerdì 31 agosto 1951  - (Varese - in attesa del mondiale di ciclismo su strada - vinto poi da Kubler)
IL DUE VOLTE CAMPIONE DEL MONDO GUARDA CON FIDUCIA A VARESE PER IL TERZO TITOLO

Brik Schotte, l'atleta che ha conquistato per ben due volte il titolo di Campione del Mondo su strada a Valkenburg nel 1948 e a Moorslede nel 1950 non ha fatto parte della squadra belga del Tour. Com'è noto, egli venne escluso per ragioni disciplinari da questa

rappresentativa, volendolo punire, la Federazione Ciclistica Belga, per avere egli abbandonato senza plausibili e giustificate ragioni il Giro d'Italia. Niente da dire. L'assenza di Brik dalla più faticosa corsa della stagione è apparsa pienamente giustificata e legittima. Egli avrà però sentito la nostalgia per non avere potuto partecipare alla lotta su quelle strade, su quelle salite che lo videro strenuamente impegnato qualche anno fa, e sulle quali egli avrebbe volentieri ritentato la sorte quest'anno.
Ma il pensiero di dover sostenere una lotta durissima per difendere la sua duplice maglia di Campione del Mondo è stato per Brik Schotte motivo di conforto. Egli guarda a Varese.
Pensate al grande sogno di Brik Schotte di diventare per la terza volta Campione del Mondo, eguagliando il record del grande Binda. Deve essere uno struggimento per Brik questo sogno. Deve essere un tormento, fino a quando egli nel giorno della corsa non si allineerà alla partenza, gomito a gomito con coloro che non avranno che un pensiero: strappargli la maglia iridata. Allora le ansie dell'atleta si calmeranno; allora sarà il cuore, saranno i muscoli, sarà l'incrollabile volontà di difendersi ad ogni costo che daranno al vecchio ciclista la calma e la serenità delle grandi ore.
Il belga, com'è noto, è uno specialista delle gare in circuito. Sulle strade del Giro di Francia difficilmente

Ritratto di Brik Schotte con la tuta della squadra "Girardengo - Ursus". Il ciclista fiammingo fu due volte campione del mondo su strada (1948 e 1950)

egli avrebbe potuto portare a termine una preparazione veramente adeguata alle necessità. Lo vedremo dunque a Varese e lo vedremo impegnato in una gara e su un percorso che sembrano creati apposta per lui. Il circuito di Varese, nonostante non abbia salite di apparente durezza, è un percorso difficile, un percorso di uomini di fondo, diremmo, più che per passisti. E Brik è un uomo di fondo, un meraviglioso atleta di fondo. A Varese egli avrà un duplice compito: difendere la sua maglia di Campione del Mondo e puntare contemporaneamente alla sua terza vittoria. I suoi avversari si chiameranno Van Steenbergen, Kubler, Bobet, Coppi, Magni: quanto di meglio possa offrire il ciclismo mondiale. Il compito di Brik Schotte a Varese sarà assai difficile. L'impresa che egli dovrà realizzare sembra impossibile. Ma l'atleta belga è un coriaceo. Vedrete che quel giorno a Varese farà miracoli.

Adattamento da un art. di Vincenzo Cataneo per "LO SPORT Illustrato" - 1951
OTTOBRE 1950 - Alfredo Martini primo nel Giro del Piemonte. Pagliazzi battuto in volata
TUTTOSPORT del 16 ottobre 1950 - Alfredo Martini vince il Giro del Piemonte - 3° Loretto Petrucci - 5° Fausto Coppi
Da Cuneo a Torino la gara non ha mai avuto un momento di respiro

Anche Coppi e Bobet si sono prodotti in un assolo dopo Montà, ma solo Martini e Pagliazzi riuscivano a giungere soli al Motovelodromo dopo 30 km di corsa scatenata... Col vincitore si sono distinti Astrua, Magni, Bevilacqua, Pasotti, Alfio Ferrari e Petrucci... Alfredo Martini e non già uno dei numerosi "big" scesi in gara, ha vinto il 40° velocissimo Giro del Piemonte battendo in volata il piccolo e tarchiato Pagliazzi... E' stata una corsa vertiginosa, tutta piena di fughe e condotta a più di 41 all'ora... Forse, nelle retrovie, Coppi era preoccupato di chieder troppo alla sua forma per portare in prima linea Bobet (bisogna capirlo): gli altri non tiravano il fiato da cinque ore e forse non avevano neppure potuto mangiare. Certamente Martini, in gran forma - come non lo è da mesi - non si dava

Alfredo Martini (supervisore delle squadre nazionali di ciclismo) con Franco Ballerini, deceduto nel febbraio 2010 per un incidente rallystico. Al momento era il CT della Nazionale Italiana di ciclismo

pensiero dei crucci degli staccati e Pagliazzi, combattivo per natura, non si voltava nemmeno. Fatto è che i due, pedalando meravigliosamente, come se fossero in partenza e non all'arrivo, se ne sono andati via e Martini ha colto un importante successo dopo aver perso, per un'inezia, la Coppa Bernocchi... Nella classifica finale, al 3° posto, Loretto Petrucci (Legnano) - 5° Fausto Coppi (Bianchi) - 11° Fiorenzo Magni". -  (Da "TUTTOSPORT" del 16 ottobre 1950)

SETTEMBRE 1951 - A Varese lo svizzero Kubler diventa Campione del Mondo di ciclismo
TUTTOSPORT del 3 settembre 1951 - A Varese lo svizzero Ferdy Kubler vince il Campionato del Mondo di ciclismo su strada - 2° Magni - 3° Bevilacqua
Il capolavoro dello svizzero non umilia i nostri atleti - All'indomito Fiorenzo Magni la piazza d'onore

Conclusi i Campionati Mondiali di ciclismo. Irresistibile guizzo finale di Ferdy Kubler su due indomiti azzurri: Fiorenzo Magni (2°) e Bevilacqua (3°). Il pubblico ha molto sportivamente applaudito con calore la netta vittoria in volata del grande campione svizzero. E' un titolo - questo di Campione del Mondo - che premia degnamente la splendida carriera di un asso al suo trentaduesimo anno di età: è un punto esclamativo di diamante in un libro d'oro. Il popolare Ferdy, adorato in Svizzera, è amato dalle folle di tutt'Europa. Un corridore leale e generoso, un corridore audace e intelligente, possente e veloce, capace di ogni tipo di vittoria. Il vincitore della Freccia Vallone è anche il vincitore di un Tour de France. Attaccato nella sua fama dall'astro nascente, Koblet, egli ha ancora saputo batterlo quest'anno al Giro della Svizzera... La Svizzera può andare veramente orgogliose di questo suo rappresentante... Kubler è raggiante. Sceso di bicicletta, viene subito attorniato dal presidente della Federazione Svizzera, signor Senn, da Enrico Ghelfi della "Frejus", la marca di biciclette per la quale Ferdy ha vinto il Campionato del

Mondo, da Villa, dal sempre entusiasta Arnoldo Pacifici. Poi viene accompagnato alla tribuna d'onore dove riceve la maglia iridata da monsieur Joinard e può raccontare ai microfoni di diverse radio la sua gioia. L'altoparlante trasmette l'inno svizzero e quando il grosso del plotone comprendente Bobet, Van Steenbergen, De Santi, Pasotti e gli altri è ormai arrivato Kubler se ne va dopo aver compiuto un giro d'onore sul rettilineo d'arrivo.
UNA FOLLA IMPONENTE SUL CIRCUITO DELLE "TRE VALLI VARESINE" - Di sicuro il varesotto non ha mai visto tanto movimento e tanta folla. Tutta la notte è durato il traffico lungo le strade che portano al circuito delle "Tre Valli". Nonostante la pioggia che, verso le 11 di ieri sera, è cominciata a cadere, automobili, motociclette, motoscooter si sono succeduti incessantemente. Numerosi rappresentanti della stampa estera hanno tenuto a dichiarare di non aver mai visto nulla di simile. Un annuncio diramato dall'altoparlante durante il primo giro dei professionisti ha parlato di 400.000 spettatori. Un primato assoluto per un campionato ciclistico, un primato probabilmente anche d'incasso, giacché i prezzi per accedere al circuito non erano certo bassi.
MANCATO IL TITOLO PIU' AMBITO, MA LA SQUADRA ITALIANA SI E' BEN COMPORTATA
FIORENZO MAGNI ha portato a termine una rincorsa incredibile, compiendo una rara prodezza sportiva. Raggiungere da solo 9 corridori che avevano circa 5 minuti di vantaggio è impresa che solo un campione di classe superiore può permettersi. Una tale prova vaconsiderata, di per sé, sufficiente per considerare il battuto degno del vincitore...
Fiorenzo era andato a nanna prestissimo facendo delle previsioni scherzose sulla gara:

Campionato del Mondo di ciclismo su strada 1951: Ferdy Kubler guida il gruppetto dei fuggitivi che giungerà al traguardo. Si riconoscono in 3a e 4a posizione gli italiani Bevilacqua e Minardi

"Più dormi e più pigli pesci poi... Kubler sono due mesi che... dormicchia, vedrai se sbaglio... Specie in volata sarà difficile batterlo, anche per Bevilacqua. L'ultima salita del cavalcavia a 300 metri dallo striscione d'arrivo è un brutto handicap per un tipo come "Toni". La volata Toni deve attaccarla da lontano, lunghissima. E nel mio caso vale presso a poco lo stessa cosa... se non peggiore, anche se la distanza poi la tengo meglio di Toni e di Kubler".
ANTONIO BEVILACQUA ha compiuto una grande corsa, restando sempre in testa. Il suo merito non è inferiore a quello del vincitore Kubler, salvo che nel guizzo finale. L'averlo messo in squadra all'ultimo momento è stata saggia decisione, benchè sarebbe stata saggissima quella di immetterlo sin dal principio, evitandogli disturbi di preparazione e un turbamento psichico prolungato. Bevilacqua - specie col malanno capitato poi a Coppi - non ha certo indebolito la squadra e non ha deluso le aspettative del nostro Commissario Tecnico e le speranze che il pubblico riponeva in lui.
GINO BARTALI, il vecchio leone, è stato commovente e sbalorditivo. Ha tentato più volte di andarsene sulle salitelle, ma era Koblet a fargli la guardia, a raggiungerlo e a non coadiuvarlo nel tentativo ne, del resto in caso contrario, Bartali avrebbe coadiuvato lui... Quando nel finale ha potuto liberarsi del suo più terribile guardiano è quasi riuscito nel prodigio di raggiungere, in meno di un giro, otto uomini che si apprestavano alla volata. Bartali arrivava a ruota libera, ma con appena un minuto e cinque secondi di ritardo dal primo. Nell'ultimo giro aveva dunque riguadagnato circa tre minuti al gruppo di testa. Un meraviglioso finale: peccato che non abbia potuto iniziarlo mezzo giro prima. Il fiorentino, all'arrivo, con la sua solita verve aveva scherzato sull'episodio: "Avete letto quel cartello sulla salita di Bedero? C'era scritto - Gino, la vita comincia a quarant'anni! - Pensai di averne quasi tre di tempo ancora e così dimenticai di tagliare la corda un momento prima. E poi c'era Koblet che non mi mollava un attimo. Quando mi lasceranno stare questi giovani campioni?"... Non poteva fare di più e il pubblico gli ha giustamente tributato una grande ovazione.

I Campionati del Mondo sono finiti e non abbiamo alcun motivo di essere malcontenti: quattro titoli su sette sono rimasti in Italia e nelle prove in cui gli azzurri sono stati battuti essi hanno più che onorevolmente figurato. Per il ciclismo italiano non c'è che motivo di conforto e fierezza.

ORDINE D'ARRIVO DEL CAMPIONATO DEL MONDO 1951:  1°) Ferdy Kubler (Svizzera) che compie il percorso di Km. 295,200 in 8 ore 28'28", alla media di Km/h 34,802 - 2°) Fiorenzo Magni (Italia) - 3° Antonio Bevilacqua (Italia) - 4°) De Feyter (Belgio) - 5°) Woorting (Olanda) - 6°) Schwarzer (Germania) - 7°) Wagtimans (Olanda) - 8°) Giuseppe Minardi (Italia) - 9°) Gino Bartali (Italia) a 1'5" - 10°) Dekkers (Olanda) a 1'35"
Sintesi da: "TUTTOSPORT" del 3 settembre 1951   -   *** In altra pagina Ferdy Kubler al Tour de France ***

MONDIALI DI CICLISMO 1951 - Il parmense Gianni Ghidini maglia iridata nei dilettanti

STADIO del 2 settembre 1951 - A Varese Gianni Ghidini è campione del mondo di ciclismo su strada, categoria dilettanti
Quarto campione del mondo per l'Italia in queste giornate di trionfo
Venti uomini in gruppo: il parmense precede in volata l'altro azzurro Benedetti, l'olandese Plantaz e lo svizzero Pianezzi, al termine di una corsa che è stata quasi sempre dominata dai corridori italiani - Una spettacolosa fuga del toscano Nencini è stata neutralizzata a quattro chilometri dal traguardo - E quattro! Il quarto italiano che ha conquistato la maglia di campione del mondo, in queste giornate che per noi sono un vero trionfo, è il parmense Gianni Ghidini. Il toscano Rino Benedetti ha completato il successo classificandosi secondo a pochi centimetri dal vincitore e un suo conterraneo, Gastone Nencini, è stato protagonista di eccezionale rilievo della competizione. Il romano Ciancola, a sua volta, ha costituito una pedina importantissima del gioco mirabilmente riuscito alla nostra squadra. Trionfo quindi su tutta la linea ed è comprensibile la commozione che ha preso Giovanni Proietti, il Commissario tecnico che da mesi ormai

vive a fianco di questi ragazzi, che ha sofferto con loro, che è stato criticato, ma che infine ha potuto far quadrare un bilancio veramente stupendo. Perché i ragazzi di Proietti non soltanto hanno vinto, ma hanno dominato per tutta la corsa... Il neo campione del mondo Gianni Ghidini è nato a Golese, in provincia di Parma, il 21 maggio 1930. Corre per i colori dell'Unione Sportiva Italia di Parma dall'inizio della sua carriera. Anche questa valorosa Società quindi - presieduta dall'avvocato Vincenzo Bianchi che in Ghidini ha sempre avuto enorme fiducia - può andare ben fiera del successo odierno. Ghidini è alto 1,71 e pesa 70 chilogrammi. Faceva il meccanico in un'officina prima di dedicarsi esclusivamente alle corse; è al suo quinto anno di attività ed ha già ottenuto 26 vittorie. Si scoprì un probabile corridore percorrendo quotidianamente in bicicletta, per ragioni di lavoro, i 7 chilometri che separano Golese da Parma. E' un atleta fresco, generoso, che ama le azioni d'attacco ed emerge soprattutto in volata e in salita.
BINDA ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI - Durante il mondiale Alfredo Binda confida ad alcuni giornalisti la sua volontà di dimettersi da CT della squadra azzurra. Questo perché ha ricevuto quasi un'imposizione popolare per far correre Bevilacqua al posto di Pasotti. L'UVI se ne è lavata le mani e lui, venuto a conoscenza che se Bevilacqua non avesse corso ci sarebbe stata gente decisa a mettere a soqquadro la corsa, ha dovuto cedere. Riferiva però anche prontamente che non intendeva rassegnarsi a fare quello che vogliono gli altri e pertanto aveva deciso di lasciare il suo incarico. L'UVI, per bocca del vicepresidente Umberto Bina, ha fatto quindi sapere che non intende accettare le dimissioni di Binda... Vedremo chi si stancherà prima!
FAUSTO COPPI NON CORRERA' LA GARA PROFESSIONISTI - Fausto Coppi non sarà in gara domani a Varese perché i sanitari hanno dichiarato che è a letto con 39° di febbre, evitando comunque di pronunciarsi con precisione sulla sua malattia.

Da "STADIO" del 2 settembre 1951 - (sintesi dagli artt. di Dante Ronchi e Luigi Chierici)
ll dilettante genovese  Mino De Rossi conquista il titolo mondiale dell'inseguimento
Milano, 27 agosto - Dalla sagra dei mondiali di ciclismo 1951 è emerso un nuovo trionfatore: il genovese Mino De Rossi, laureatosi campione fra gli inseguitori dilettanti.
L'ansia di tutti era al colmo, allorché De Rossi e il belga Glorieux, dopo essersi allacciato il casco hanno infilato ilo piede nel pedale. Non si sentiva volare una mosca quando veniva dato il segnale della partenza. Aveva così inizio la ridda infernale dei passaggi, dell'accendersi e spegnersi delle lampadine rossa e verde che segnalavano il passaggio degli atleti e quindi la loro posizione. L'accendersi alternato delle luci colorate scandiva il ritmo dello sforzo dei campioni e della passione della folla.
Salutato dall'urlo di questa folla estasiata, con un ultimo sforzo sovrumano, il genovese Mino De Rossi finalmente riusciva a passare la linea d'arrivo prima del suo avversario, il valentissimo Glorieux, difesosi fino all'ultimo col cuore in gola. Il presidente della Federazione Ciclistica Internazionale si è poi avvicinato al neo campione del mondo, gli ha dato la maglia iridata e lo ha aiutato ad indossarla.
La folla in piedi gridava a squarciagola. Sembra banale l'atto di indossare un indumento ma, allorché l'indumento in questione è la maglia iridata e lo spogliatoio è il Vigorelli affollatissimo di persone giunte da tutte le parti del mondo, questo semplicissimo atto assume la grandiosità e l'importanza di un'investitura. E non vi è nessuno, tra gli astanti, che non ne partecipi intimamente e non ne afferri l'importanza  simbolica e, diciamolo pure, che non se ne senta commosso. L'iridato di questa sera, il campione, è un italiano.
Classifica Finale inseguimento dilettanti: 1°) De Rossi (Italia) - 2°) Glorieux (Belgio) - 3°) Messina (Italia) - 4°) Jochums (Belgio)
Da IL SECOLO XIX del 28 agosto 1951
LUGLIO 1969 - Nell'anno della Luna, Eddy Merckx il "cannibale" stravince il Tour de France
IL MESSAGGERO DELLO SPORT del 21 luglio 1969 - Eddy Merckx vince il Tour de France
Un divario davvero "spaziale" tra sé e gli altri
IL TEMPO del 21 luglio 1969 - La vittoria "spaziale" di Eddy Merckx al Tour de France...

Parigi ha decretato il trionfo al campionissimo belga - EDDY MERCKX HA VINTO TUTTO - Dopo il successo di Spruyt, un corridore della sua squadra, nella prima frazione di ieri, la "maglia gialla" ha onorato il pronostico, stravincendo anche l'ultima semitappa a cronometro - Il suo "Tour" è stato un viaggio di Gulliver nel paese dei lillipuziani: oltre alla classifica generale, ha riportato quelle a punti e a squadre, il "Premio della Montagna" e la  combinata...  La  partecipazione  degli  italiani  alla

"Grande Boucle" è stata complessivamente grigia: il meglio piazzato, Felice Gimondi, è finito 4° in classifica generale ad un ritardo di quasi mezz'ora dal vincitore... Non a caso il trionfo di Eddy Merckx nel Giro di Francia coincide con lo sbarco dell'uomo sulla Luna. Sono fatti dell'era moderna, eccezionali come i loro protagonisti, vere perfette possenti macchine umane guidate dalla luce dell'intelligenza - Il vincitore nel momento del trionfo: "Io adoro la bicicletta, il mestiere e l'ambiente"- Gimondi: "Mi hanno applaudito... Bel pubblico!"
Accoglienze clamorose a Parigi per la storica impresa del campione belga - ANCHE MERCKX E' SULLA LUNA - Il mattatore belga ha posto un divario, davvero spaziale, tra se e gli altri: ha trionfato aggiudicandosi il primato anche nelle varie classifiche speciali e lasciando al connazionale Leman quello dei "Traguardi Volanti". Nonostante una caduta, Eddy ha sgominato il campo nella frazione conclusiva a cronometro - Ad un altro belga, Spruyt, la prima semitappa di Creteil - Eddy Merckx, il dittatore su due ruote, ha aperto una nuova era del ciclismo...
CLASSIFICA GENERALE FINALE: 1°) Eddy Merckx (Bel) in 116 ore 16' 01" - 2°) Pingeon (Fr) a 17'54" - 3) Poulidor (Fr) a 22'13" - 4° Gimondi (It) a 29'24".

Sintesi dai quotidiani: "Il MESSAGGERO DELLO SPORT" e "IL TEMPO" del 21 luglio 1969
MAGGIO 1971 - Il campione italiano Franco Bitossi vince in volata il 47° Giro di Romagna
LA NAZIONE Sport del 3 maggio 1971 - Franco Bitossi vittorioso nel 47° Giro di Romagna
In vista del Giro d'Italia il nostro ciclismo ritrova uno dei suoi attori più brillanti
Franco Bitossi ha vinto in volata un Giro di Romagna che soltanto negli ultimi 500 metri ha avuto espressioni agonistiche di valore assoluto. Un po' poco per una corsa che si è snodata su un percorso di 226 chilometri nel quale non mancavano, con le dure salite di monte Trebbio e monte Casale, valide proposte d'attacco per gli scalatori, cioè per i corridori di maggiore prestigio.
Invece Motta, Gimondi, Zilioli e Gosta Pettersson, gli uomini più attesi del pronostico sono mancati all'appuntamento nel momento decisivo... Bitossi, protagonista della volata, si era messo in evidenza sul monte Casale, con una decisa rincorsa. Si era infatti fermato per cambiare bicicletta, perché il suo nuovo mezzo aveva delle caratteristiche particolari che dovevano essere meglio collaudate. Il campione d'Italia ha prima ripreso Gimondi e con questi poi è rientrato sui primi... Dopo il ritorno di Marino Basso nelle frenetica Milano-Vignola, quello di Bitossi a Lugo.
Sulla strada che porta al Giro d'Italia il nostro ciclismo ritrova, via via, i suoi attori più brillanti: anche Dancelli, che torna alla ribalta appena un mese e mezzo dopo la frattura al femore...

Bitossi e Dancelli, i nostri più estrosi, ma anche i più validi campioni, si apprestano a recitare nel Giro d'Italia, non più oppresso dalla presenza autoritaria di Merckx, il ruolo di guastafeste. Sbaglia chi nega loro qualche possibilità di successo.
Il 47° Giro di Romagna ha avuto un contenuto deludente. Lo dice, del resto, l'epilogo: più di cinquanta uomini allo sprint. Nella sua lunga storia, solo rarissimamente questa classica si è conclusa con un folto volatone. Il costante impegno e l'alto ritmo (oltre quaranta orari di media) hanno tuttavia tagliato fuori i velocisti «segnati» dalle due importanti salite del percorso. Sul monte Trebbio ci hanno lasciato le penne Zandegù e Sgarbozza; resisteva invece Van Vlierberge, che però pagava lo sforzo nel finale.

Anziché fra gli sprinters, la volata si è perciò risolta in un confronto fra gli uomini più forti e più freschi. Polidori ha lottato gomito a gomito prima di lasciar passare, a poche lunghezze dallo striscione, il grintoso Bitossi; Ritter, altro non velocista si è piazzato terzo.
Franco Bitossi, ex anemico (guai definirlo malato immaginario) artiglia un successo che è ancora più bello perché ritenuto improbabile. Il volatone è lo stesso di quel giorno di marzo a St. Etienne quando nella Parigi-Nizza credeva di avere incominciato una serie e invece lasciò sul primo vittorioso traguardo dell'anno la condizione fisica e l'ispirazione. Dopo un mese e mezzo di cure (senza mai rinunciare agli allenamenti, con un paio di impegni senza pretese) eccolo di nuovo vispo e pimpante come un gallo romagnolo.
Bitossi commenta così il suo successo: "Nemmeno io credevo a questa vittoria. Ho passato dei brutti momenti. La  mia  non  era  una  malattia immaginaria: disturbi epatici,

STADIO del 3 maggio 1971 - Foto e servizio in prima pagina per Franco Bitossi che, superati i problemi di salute, torna alla vittoria nel 47° Giro di Romagna

anemia, depressione... le analisi parlano chiaro. Il dott. Falai mi ha curato proprio bene, ma non crediate che la mia forma sia già quella buona. Ho ritrovato l'efficienza fisica, ma non interamente la condizione atletica: in salita ho un po' penato, ho forzato troppo sul monte Casale per recuperare duecento metri perduti nel cambio della bicicletta. Ne ho collaudata una preparatami da Branca per il Giro d'Italia. Pesa 8 chili e mezzo, un chilo in meno della vecchia...
La Ciclistica Baracca (settanta corse organizzate in un anno) sa rinnovare costantemente le sue gloriose tradizioni. Un bel lavoro, non c'è che dire. I concessionari Fiat, questa volta, le sono stati molto vicini, ma sperano di esserlo ancora di più in avvenire. Tanta folla a Lugo e lungo il percorso. La bicicletta, in Romagna, è sempre nel cuore di molti...

CLASSIFICA FINALE DEL 47° GIRO DI ROMAGNA: 1°) Franco Bitossi (Filotex) che compie i 226 chilometri in 5 ore e 30', alla media di 40,680 Km/h;
2°) Giancarlo Polidori (Scic); 3°) Ole Ritter (Dreher); 4° Michele Dancelli (Scic); 5° Eric Pettersson (Ferretti)... tutti con lo stesso tempo.

Il tricolore fa il bis in Francia - Il campione d'Italia Franco Bitossi sta talmente bene che, il giorno successivo alla vittoria nel Giro di Romagna, si è splendidamente imposto anche nella 5° edizione della ronda ciclistica dei campioni di Garancieres en Beauce, in Francia. Il toscano è stato fra i grandi animatori della corsa. Si è inserito nel drappello dei sette che ha poi doppiato il grosso e si è dimostrato il migliore velocista del lotto, aggiudicandosi quattro traguardi a punti. Secondo posto per Mattioda (Fr), terzo Altig (Ge).

Sintesi dai quotidiani: "STADIO" - "LA GAZZETTA DI PARMA" - "LA NAZIONE" del 3 maggio 1971
SETTEMBRE 1973 - A Barcellona Felice Gimondi è campione mondiale di ciclismo su strada
STADIO del 3 settembre 1973 - Tutta la prima pagina dedicata a Felice Gimondi, neo Campione Mondiale di ciclismo su strada
Con la maglia di Coppi, il mondiale più bello davanti a Maertens, Ocaña e Merckx
2 settembre 1973 - Sul traguardo del circuito del Montjuich sta per concludersi la prova iridata. A poco meno di novanta chilometri dall'epilogo, Merckx ha sganciato una pattuglia di sette uomini. Sono con lui Maertens, Gimondi, Ocaña, Battaglin, Perurena, e Zoetemelk. Agli scatti di Eddy cedono prima Battaglin (crampi), poi Perurena e Zoetemelk. Quando il quartetto superstite è annunciato all'ultimo chilometro, Felice Gimondi è nella morsa del belga. Ci si chiede se riuscirà almeno a conquistare la medaglia d'argento. Dai duecentocinquanta metri Maertens conduce, in progressione, la volata a Merckx alla cui ruota c'è Gimondi. Ai cento metri Felice sbuca all'esterno, lotta gomito a gomito con Merckx, poi  con Maertens. Irrompono  quasi  in  contemporanea  sul  traguardo. Chi  ha  vinto? C'è un attimo d'incertezza... Poi esplode l'entusiasmo. E' il quarto  titolo  iridato  dopo  quello di  Coppi nel 1953.  Il  ciclismo  è  sport  affascinante, di notevole presa

passionale, proprio per la sua imprevedibilità. Non sempre vince il favorito. Come appunto nel caso di Felice Gimondi e anche di Ercole Baldini (Reims -1958), di Vittorio Adorni (Imola - 1968), di Marino Basso (Gap - 1972), le cui maglie iridate furono conquistate attraverso vicende appassionanti, emozionanti, perfino inattendibili. Quattro mondiali "illogici" dopo quello "logico" di Coppi nel 1953.

Da "STADIO - trent'anni di sport" - supplemento alla testata del 16 novembre 1975 (estratto da un art. di Ermanno Mioli)
GIUGNO 1984 - Con una crono fantastica, Francesco Moser vince a Verona 67° Giro d'Italia
STADIO/CORRIERE DELLO SPORT dell' 11 giugno 1984 - Moser nella leggenda del ciclismo dopo aver vinto il 67° Giro d'Italia
L'asso trentino batte Fignon di 2'24" e chiude in rosa nell'ultima fatica

MOSER LEGGENDA! - Il campione di Palù di Giovo ha deciso dopo un  test in mattinata di usare le ruote lenticolari. E' stata la più veloce crono mai corsa in un Giro. Distacchi galattici: Fignon a 2'24", Gisiger a 2'28", Freuler a 2'44". Sesto Baronchelli, ottavo Argentin. Per Francesco trionfo all'Arena di Verona con tifo calcistico. A Palù campane a festa. Il commento di Felice Gimondi: "Con lui il ciclismo ha voltato pagina". IL VINCITORE: "Solo adesso ho capito quanto sia duro vincere il Giro. La mia è sempre stata una corsa in salita, una sfida col tempo. LO SCONFITTO FIGNON è crollato al suolo dopo la crono. Le sue prime parole sono state per lui: "Grande Moser, è stato davvero il più forte." - UN'IMPRESA MUNDIAL: Moser segnala, col suo trionfo, una realtà che ci coinvolge. L'impresa impossibile, la vittoria di un Giro d'Italia, inutilmente inseguita per dieci volte, all'undicesima arriva, frutto di una cocciuta,

Francesco Moser al Giro d'Italia 1980 (foto Bianchi)

tenace, italianissima volontà d'arrivare. Come il Campionato del Mondo di calcio, un paio d'anni fa in Spagna, anche la maglia rosa finale di Moser commuove ed esalta la gente in un festoso pomeriggio dell'imminente estate. I grandi del ciclismo osannano il campionissimo dopo la nuova, leggendaria impresa. Le parole di Gino Bartali:" Fignon non era superiore agli altri, Francsco si";  Alfredo Martini:"Con questa folla in Messico (record dell'ora) avrebbe raggiunto i 53"; Jacques Anquetil taglia corto: "Semplicemente fantastico....".  (Da "STADIO - CORRIERE DELLO SPORT" dell'11 giugno 1984)

DOPO IL TRIONFO AL GIRO MOSER PUNTA AL MONDIALE

Chi avrebbe mai immaginato che si sarebbero create le condizioni di un nuovo "Moser day" dopo i festeggiamenti per l'epica impresa del record dell'ora a Citta del Messico? Francesco Moser ha voluto sorprendere tutti, ha strabiliato la sua gente, quei fedelissimi dei Moser-club, almeno trentamila persone organizzate in tutt'Italia. E mentre continuano ad arrivare centinaia di telegrammi, compreso quello di Carraro - presidente del CONI - Palù di Giovo, il paese nel quale Moser è nato e vive, si è inebriato di gioia. Ieri mattina, nel suo maxi-negozio alle porte di Trento, Moser si è concesso una pubblica riflessione a meno di 24 ore dal trionfo.
Francesco ha subito chiarito che il ritorno in rosa da Verona è stato per lui addirittura più entusiasmante di quello del Messico. Ora ha altri impegni: una settimana di circuiti dei quali farebbe volentieri a meno. Ma come si fa?
Quasi certamente non correrà la Coppa Bernocchi (campionato italiano) per puntare a quello a squadre. Alla domanda su cosa mancasse ancora a Moser in questo anno magico, risponde: "Manca il titolo mondiale. ma il tracciato del Montjuich è difficile: si tratterà di correre una specie di crono in classifica, è vietato perdere terreno. Ma mi piacerebbe molto" - Come ti sembra il Giro che hai appena vinto? - "Mi pare sia stato un bel Giro e la mia una vittoria meritata. Ho sofferto solo in occasione delle tappe brevi, ma non ho mai conosciuto una vera crisi. Anche ad Arabba, in definitiva, non ero proprio distrutto, visto quello che sono riuscito a fare nei giorni seguenti" - E dei tuoi avversari cosa dici? - "Fignon ha compiuto una grande impresa nella tappa dei cinque colli, non si discute. E' un ottimo corridore e potrà anche rivincere il Tour, Hinault permettendo... Visentini è andato bene fino a quello sfogo clamoroso, che non era diretto a me ma all'organizzazione. Ma la vera sorpresa è stato Argentin, che ha fatto grandi cose anche grazie a nuovi metodi di allenamento. Può essere il Moser del futuro, anche se dovete ricordarvi che di Moser ce n'è uno solo!".
Secondo Michele Ferrari, 30 anni, braccio destro del prof. Conconi e medico sociale della GIS - Tuc Lu, la squadra del vincitore del giro, il corridore trentino, adeguatamente preparato ed assistito, può sicuramente puntare a vincere il Tour de France 1985.
Francesco ha ancora margini di miglioramento notevoli e la fiducia si basa sul fatto che è un atleta straordinariamente resistente: il suo "motore" rende molto in condizioni estreme, come quelle che propone la corsa francese ed ha battuto Fignon, che il Tour l'ha vinto l'anno scorso. Moser fra un anno avrà 34 anni, ma è ancora un atleta pieno di energie...

 (Da "LA NAZIONE" del 12 giugno 1984 - estratto da un art. di Gianni Marchesini)
LUGLIO 1985 - Bernard Hinault si aggiudica per la quinta volta il Tour de France
TOUR DE FRANCE 1985 - Bernard Hinault in azione durante la cronometro di Auphelle
"Nanard" diventa il più grande corridore francese di tutti i tempi
Il ciclista statunitense Greg Lemond, secondo in classifica generale (foto Bianchi)

(IL SECOLO XIX del 21 luglio 1985) - Oggi il Giro di Francia si conclude con la classica tappa che porterà i corridori ai Campi Elisi. Per Hinault si tratterà di una trionfale passerella e anche del quinto bersaglio in questa difficile corsa. A quota cinque, Bernard Hinault eguaglia il record di Jacques Anquetil e Eddy Merckx. Inoltre, in base ai risultati ottenuti nelle varie classiche e nelle altre corse a tappe, il bretone nella classifica generale del ciclismo sorpassa Anquetil e si piazza alle spalle di Merckx e del grande Fausto Coppi. Diventa così il più grande corridore francese di tutti i tempi.
Ieri ad Auphelle lo statunitense Greg Lemond aveva vinto la 21a tappa del Tour, una cronometro individuale sulla distanza di Km. 45,700, distanziando di cinque secondi proprio il compagno di squadra e maglia gialla Bernard Hinault. L'americano si è imposto alla rispettabile media oraria di oltre 43 orari, nonostante che il tracciato, disegnato su un saliscendi attorno al lago di Limousine, fosse estremamente nervoso.

Anquetil ha definito la prova la più difficile corsa contro il tempo istituita al Tour. Questa conometro ha scandito la scala dei valori attualmente esistenti in questa appassionante corsa a tappe. C'è stato il duello tra Hinault e Anderson, poi ancora la sfida fra i due irlandesi Roche e Kelly. Ma l'ha spuntata proprio Greg Lemond che, a cinque chilometri dall'arrivo di Auphelle accusava un ritardo di cinque secondi sulla maglia gialla. In effetti Hinault aveva fatto segnare il miglior tempo intermedio, ma ha leggermente ceduto nella fase finale, di fronte ad un dislivello di 10 chilometri. La classifica generale vede Hinault in maglia gialla, al secondo posto Lemond con un ritardo di 1'54", al terzo Stephen Roche a 4'29".
TOUR DE FRANCE DONNE - Si conclude oggi anche il Tour de France riservato alle donne. Saldamente al comando della classifica è l'italiana Maria Canins, che si avvia al trionfo parigino. L'Italia è in testa anche alla classifica per nazioni in quanto la Bonanomi è al quarto posto della generale e la Chiappa al quinto...

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