Logo del sito "Tolte dal Cassetto" Prima Pagina

Eventi e campioni del ciclismo

HOME PAGE

PHOTO MAGAZINE

SITE GALLERY

INFO/CREDITS

LINKS/MAIL

SITEMAP

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

 

INDICE ARCHIVIO NEWS

 

Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

Close Up

Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

Grafica elenco puntato link

Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

Grafica elenco puntato link

Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

Grafica elenco puntato link

Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

Grafica elenco puntato link

Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

Grafica elenco puntato link

Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

Grafica elenco puntato link

Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

Grafica elenco puntato link

Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

Grafica elenco puntato link

Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

Grafica elenco puntato link

Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

Grafica elenco puntato link

Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

Grafica elenco puntato link
 
 
 
 
INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06    SPORT  GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
FEBBRAIO 1870 - Viene organizzata la prima corsa di ciclismo su strada, la Firenze-Pistoia
Il vincitore fu un rubicondo giovanotto di venti anni, l'americano Van Heste Rymer

Nel 2005 la bicicletta ha festeggiato i suoi 150 anni di vita. Il "grande evento" avvenne infatti nel 1855 quando a un carrozziere francese di nome Ernesto Michaux venne la brillante idea di costruire due pedali e applicarli alla ruota anteriore di una draisina (due ruote di legno sostenute da un asse avente al centro un sellino, che veniva spinta poggiando i piedi a terra). Dall'utilità della bicicletta come mezzo di trasporto, allo sport, il passo non fu breve: occorsero infatti 13 anni (31 maggio del 1868) prima che nel Parc de Saint Cloud a Parigi si disputasse la prima gara ufficiale tipo pista, su un percorso di 1200 metri.

Dopo la vittoria nella prima corsa ciclistica su strada, l'americano Van Este Rymer si fece ritarrre in uno studio di Firenze seduto su una bicicletta tradizionale

Il velocipedismo prese subito impulso anche in Italia e il 25 luglio del 1869, sul prato della Valle a Padova, si tennero le prime esibizioni di velocità. Alla Toscana, che sarebbe diventata in seguito una rigogliosa terra di campioni, spetta invece il vanto di avere indetta e organizzata la prima corsa su strada a livello mondiale. L'evento si verificò il 2 febbraio 1870, sul percorso Firenze-Pistoia, di 33 chilometri.

In altra pagina
eventi e campioni
dal 1949 al 1985

La corsa fu vinta dall' americano Van Este Rymer, un rubicondo giovanotto di 20 anni, che percorse il tracciato in 2 ore e 12', seguito dai francesi Charles e De Sariette. Quarto arrivò l'italiano Edoardo Lancillotti in 2 ore e 26'. Due anni dopo, il 4 febbraio 1872, constatato che la piazza di Santa Maria Novella a Firenze costituiva una pista ideale, con installazioni naturali che consentivano un ordine perfetto e visibilità ottima per il pubblico, si tennero qui le prime gare di velocità ed inseguimento a carattere nazionale. Gli assi toscani di quell'epoca erano Giuliani, Ancillotti e Isolani.

Le riunioni in Piazza Santa Maria Novella si susseguirono nei giorni festivi con crescente interesse. Aumentavano i praticanti, si perfezionavano le norme di gara e Firenze, con la sua attività, irradiava  in  tutta la  Penisola l'entusiasmo  e  la  passione  per lo sport su due ruote. Il 4 maggio 1873 fu organizzata la seconda competizione su strada, con traguardo nella stessa località di partenza, come si usa ancor oggi  per  molte corse in linea. La gara venne disputata sul percorso Firenze-Prato-Firenze, di 36 chilometri. Vinse il francese De Sariette, con un vantaggio di 2'50" sul fiorentino Barbieri. Gli organizzatori-pionieri delle corse ciclistiche  su  strada, italiani  e  stranieri, residenti  a  Firenze, si  chiamavano  colonnello  Mirafiori, ingegnere  Ciofi, barone  De

Sariette, ragioniere Bartolini, ingegnere Verità, avvocato Fazzini, Desmeure e ancora il principe Corsini e il conte Bastogi, che con l'ausilio di gente del popolo mise in piedi il Veloce Club Fiorentino. All'epoca della costruzione della prima pista  in terra battuta alle Cascine,  la  società avrebbe assunto il nome di Club Fiorentino. Nel 1903, con la fusione dei Velocipedisti e dell'Ardire, la denominazione sarebbe ancora cambiata in Club Sportivo Firenze, al quale venne aggiunto per un certo periodo anche il nome "Pontecchi", per ricordare la memoria di un socio che era stato uno dei più spericolati campioni della pista. In seguito a questo grande impulso fiorentino, nuove società si formarono in ogni centro della Toscana, le cui principali avevano sede a Lucca, Pistoia, Arezzo, Pisa, Prato, Livorno, Siena, Massa Carrara, Grosseto, Empoli e Pontedera. Si stava gettando il buon seme che doveva poi fare crescere in Toscana corridori di eccezionale  statura  atletica, organizzatori  capaci,  dirigenti   accorti  che, con le

PRIMI DEL NOVECENTO - L'"americano volante" Arthur Zimmerman, uno dei campioni dell'epoca, al suo esordio sulla pista in cemento delle Cascine, allestita dal Club Sportivo Firenze

loro imprese, iniziative, interventi diedero lustro alla regione in campo nazionale ed internazionale. Lo sport ciclistico assunse in breve tempo un tale popolarità che lo fece diventare una vera e propria moda. Fu allora che alle gare cominciarono ad affiancarsi i raid, dei quali, uno dei più eclatanti fu sicuramente quello messo in piedi dallo scultore fiorentino Riccardo Aurili che, insieme al francese Vallot, portò a termine in 6 giorni il tratto Parigi-Firenze. Un'altro fiorentino che ben presto si impose in simili imprese fu Tullio Fontana, scomparso intorno alla metà degli anni '50. Nel 1894, per merito di Luigi Pontecchi, alla Toscana andava il primo titolo italiano, quello del mezzofondo dilettanti. Due anni dopo, Pontecchi divenne campione italiano dei professionisti della pista.
Ai primi del Novecento, Beppe Alberti riuscì a portare in Italia anche il campione d'oltreoceano Arthur Zimmerman, detto "l'americano volante", che esordì sulla pista in cemento delle Cascine (vedi foto sopra) allestita dal Club Sportivo Firenze, presieduto dall'avv. Fabbri. Il ciclista USA, fino ad allora, aveva sempre rifiutato allettantissime offerte per la sua ritrosia a spostarsi in Europa. Nel 1893, durante un campionato mondiale indetto a Chicago, aveva conquistato i titoli di velocità sul miglio e di mezzofondo sui 10 km.

Estratto da un articolo de "LA NAZIONE" - Supplemento Speciale "Cento anni di vita" del 19 luglio 1959
LUGLIO 1905 - Genova onora il campione Pietro Bixio, scomparso a soli 30 anni

Ieri mattina (27), alle ore 7, nella Villa Criste - presso Busalla - amorevolmente assistito dai famigliari è scomparso il corridore Pietro Bixio, poco più che trentenne.
La triste notizia della sua fine prematura, avvenuta per morbo crudele, ha vivamente impressionato tutti coloro che nel baldo campione del ciclismo italiano conoscevano ed ammiravano la gagliardia e la resistenza impareggiabili. Poiché Bixio era una delle più simpatiche figure di quella foltissima schiera di atleti del ciclismo che, da oltre un decennio, nelle gare internazionali tenevano costantemente alti e trionfanti i colori italiani.
Assieme al Genta, agli Alaimo, ai Pontecchi, ai Bruni, ai Momo e ad altri acclamati campioni egli era diventato uno dei divi delle piste italiane e l'enfant gâté del pubblico genovese che in lui - oltre il forte ciclista - amava il buon ragazzo aperto e gioviale, che nelle comitive sportive portava la nota arguta e gioconda.
Quando si presentava sulle nostre piste era seguito dall'attenzione fiduciosa e incoraggiante dei suoi amici ed ammiratori; veniva subissato da applausi entusiastici e da clamorosi evviva allorché, con uno dei suoi meravigliosi scatti, arrivava primo al traguardo, pallido ma sicuro, con gli occhi sfavillanti dalla gioia per la conseguita vittoria.
L'ultima sua apparizione fu al velodromo del Bisagno, con i campioni belgi Grogna e Ellegard.
La passione per il ciclismo non lo aveva distratto dalle sue occupazioni abituali: fra una gara e l'altra, fra una gita in qualche città vicina e un viaggio all'estero, egli attendeva al suo lavoro presso la «Trattoria del Commercio» in via Carlo Alberto, come un qualsiasi normale esercente.
Vita duplice la sua, fatta per metà di occupazioni pratiche e tranquille, per metà di rischi temerari e di passioni violente.

Da "IL SECOLO XIX" del 28 luglio 1905
APRILE 1907 - Viene organizzata per la prima volta la Milano-Sanremo, classica di primavera
GUERIN SPORTIVO di martedì 16 marzo 1948 - Presentazione della Milano-Sanremo collegata al challenge Desgrange-Colombo
UNA CORSA NATA PER FAR USCIRE IL CICLISMO ITALIANO DALLA SUA MINORITA'
Nella primavera del  1907 si corse la prima "Milano-Sanremo". Allora il ciclismo italiano su strada era tutt'altra cosa: una specie di eroismo. Le strade pessime, le biciclette pesanti, l'indomito spirito battagliero dei corridori non confortato da adeguato sistema di preparazione. Ogni corsa era un'avventura ed il nome di Gerbi, il diavolo rosso di Asti, la bandiera rutilante che il ciclismo italiano sventolava contro gli stranieri. Ma questi erano ben più avanti di noi nell'organizzazione; la sapevano più lunga, erano già abituati ad alternare la strada alla pista, in una parola erano dei maestri. Vennero in Italia per la Sanremo con gli squadroni della Peugeot e dell'Alcion; vennero e vinsero per ben sei volte nelle prime sette dispute, con la parentesi di Ganna nell'edizione del 1909. Così nacque la "Milano-Sanremo" per un desiderio esplodente del ciclismo italiano di tirarsi fuori di minorità, per l'entusiasmo che già conquistava le folle, per le necessità di un'industria che

intravedeva nuove possibilità. A quell'epoca le macchine francesi imperavano in Italia e l'industria oltre Alpe dettava legge. Questa "Milano-Sanremo", seguita a breve distanza dal Giro di Lombardia, fu la squilla per la nscita dell'industria italiana che tanto cammino doveva percorrere malgrado  ogni avverso evento. Poi, trascorso il momento favorevole, le Case francesi disertarono la nostra corsa che divenne esclusivamente nazionale senza perdere della sua importanza.

L'edizione del 1910 fu la più travagliata: causa maltempo, arrivarono solo in sei e qualcuno si perse

L'edizione del 1910 fu la più drammatica. Dopo un mese di marzo ottimo, improvvisamente il tempo cambiò decisamente in peggio. Di "Milano-Sanremo" non ne voleva sapere e per domenica 3 aprile, in piena primavera, preparò un'accoglienza davvero glaciale. Pioggia, vento, freddo già avevano messo di malumore, in partenza, i meno disposti fra i 67 concorrenti. Pochi davvero, ma con quel tempo! Comunque erano presenti tutti i grandi assi del ciclismo francese e belga. Pioggia gelida e sferzante fino a Novi e poi, dopo Ovada, neve. Sul Turchino - in piena tormenta - ne erano caduti oltre trenta centimetri.
L'ascesa del famoso valico in queste condizioni fu un calvario. Van Houwaert - leader della corsa - fece perdere le sue tracce e per molte ore si temette per la sua sorte. Fu ritrovato verso sera in una casa di contadini. La selezione fu massacrante. Quasi tutti abbandonarono la corsa. Da Voltri - ore 12.10 - a Sanremo - ore 18.24 - furono ben sei ore di marcia penosa, all'incredibile media di Km. 19 all'ora! Al traguardo nella città, che in quel giorno apparve tutt'altro che dei fiori, giunsero solamente 6 superstiti: Christophe, il belga baffuto e solido come una quercia, dominatore degli scatenati elementi, che precedette di qualche ora tre modesti ma tetragoni italiani, Cocchi, Marchese e Sala. Un quinto, il genovese Lampaggi, tagliò il traguardo ma venne squalificato. Cuore di pietra degli organizzatori di fronte al dramma wagneriano di questi uomini nella tempesta.
Luigi Ganna squalificato per essere stato trasportato su un'autovettura - Concluse la corsa anche un altro celebre corridore, conquistando la piazza d'onore all'arrivo nella città dei fiori. Si trattava di Luigi Ganna, accolto dai fragorosi applausi del pubblico che per tutta la giornata si era affollato davanti alle vetrine dell'ufficio del giornale «Il Secolo XIX» ove venivano esposti, man mano che arrivavano, i telegrammi segnalanti il passaggio dei corridori dalle diverse città. La sua prestazione venne messa in dubbio da Calais, soigneur dell'equipe Alcyons, secondo il quale il Ganna, dopo Portomaurizio, era stato trasportato da un'autovettura sino a pochi chilometri prima dell'arrivo.
I giornalisti, subito partiti alla ricerca del corridore per chiedere lumi sulla vicenda, lo avevano raggiunto appena uscito dalla doccia. Ganna presentava una vistosa ferita ad un ginocchio (originata in un allenamento precedente) che lo aveva tormentato molto durante la corsa. Parlando con la stampa, il secondo arrivato aveva fatto presente che era incappato anche in due forature, una sul Turchino e l'altra a Savona, che gli avevano fatto perdere parecchio tempo. Appariva molto stanco e avvilito tanto da dichiarare di non voler partecipare più ad alcuna corsa fino al prossimo Giro d'Italia.
Alla domanda se fosse salito su un'autovettura per un buon tratto di strada rispose così: "Possono dire quello che vogliono, ma tale diceria - perché sono certo rimarrà solo una diceria - è priva di ogni fondamento. Ho la coscienza d'aver fatto tutto il percorso con i miei garretti. Christophe è stato bravissimo, ma egli deve la vittoria alla sua prudenza e alla sua fortuna di non essere incappato in incidenti e forature".
Il giorno seguente, pressato dai componenti della Giuria che stava svolgendo le indagini del caso, Ganna dovette ammettere che, essendo stato colto da una stanchezza invincibile,  aveva percorso un tratto di strada sull'Atala del sig. Ferrari di Milano e ne era disceso solo pochi chilometri prima di Sanremo. Da qui era scattata inevitabile la squalifica.
Alla Giuria della Milano-Sanremo del 1910 pervennero anche molti reclami contro il primo arrivato Christophe, che vennero discussi ma non portarono ad alcun esito. La classifica finale non mutò più.
Con la 39a edizione del 1948 la "Milano-Sanremo" riprese la sua funzione di severo banco di prova del ciclismo internazionale, essendo diventata valida come prima prova della challenge Desgrange-Colombo. Un richiamo che indusse una massa di corridori stranieri a rivalicare le Alpi per dare battaglia ai nostri Coppi e Bartali.
Le caratteristiche del classico percorso sono note. Cento chilometri di pianura dal Ticino al Po, dalla piana di Lombardia alla piana piemontese, poi la grigia zona che porta ad Ovada e quindi l'assalto alla famosa asperità del Turchino. Dalla vetta ove tutti sperano di tuffarsi nella calda atmosfera della primavera di Liguria, ove tutti anelano ad un ristoratore bagno di sole, già verso Voltri e quindi lungo le tortuose strade della Riviera. Più di cento chilometri di strada in un ambiente di sogno. La Colletta, i piani d'Invrea, Varazze, Savona, la piana d'Albenga, Alassio, Capo Mele, Cervo, Capo Berta l'ultima fatica e finalmente la meta, il traguardo di Sanremo, regina dei fiori. Sono 281,5 chilometri, una distanza classica per una corsa meravigliosa...

Estratto da "IL NUOVO CITTADINO" di venerdì 19 marzo 1948 - (pagina speciale sulla Milano-Sanremo) e da "IL SECOLO XIX" del 5 aprile 1910

(DAL "GUERIN SPORTIVO" del 16 marzo 1948)  - Siamo convinti che l'edizione numero trentanove della "Milano-Sanremo" vedrà la sua conclusione sul traguardo alla cosiddetta maniera forte. E' vero, le vittorie per distacco sono sedici contro ventidue in volata, ma anche questa si sono sempre avute con gruppi di poche unità, salvo nel 1940, quando Gino Bartali dominò un lotto di trentuno concorrenti lanciati in velocità sullo striscione dell'ultimo chilometro... Il Turchino sarà ancora una volta il giudice di pace ed il selezionatore più temuto dai velocisti. Le successive asperità dei Piani d'Invrea, di Capo Mele e Capo Berta ridurranno ancora gli aspiranti alla vittoria. Vincerà Coppi? Saprà il tortonese, favorito numero uno, bissare il successo del 1946? Lo crediamo, anche se sarà una durissima impresa quella di seminare lungo il percorso avversari irriducibili come Bartali, Ortelli, Maggini, Kint, Masson, Van Steenbergen per non citare che le firme maggiori. La corsa sfinge ha rivelato più di una volta il futuro campione. E' stato così per Bartali nel 1935. Potrebbe esserlo ancora e tutti ne gioirebbero. La "Milano-Sanremo" ha stupito il mondo sportivo per le sorprese tipo Chesi e Varetto. Ma non crediamo che il fatto possa ripetersi. Tutti terranno gli occhi bene aperti...

La Milano-Sanremo del 1948  alla fine venne vinta per distacco da Fausto Coppi che precedette il savonese Vittorio Rossello di 5'17"
LA MILANO-SANREMO E' LA "VAMP" DEL CICLISMO ITALIANO

La Sanremo è una bella creatura che ammalia giovani e vecchi, li fa soffrire delle terribili pene dell'amore per lo sport, illude tutti, e alla fine si concede ad uno solo. Spesso è una sconosciuta ma, da un po' di tempo a questa parte, la Signora Sanremo anzichè ammaliare sta cadendo come una provinciale nella rete di quel terribile Casanova che è Coppi. Questo sogno d'amore dura da un pezzo, ed anche questa volta l'Eros su due ruote ha trafitto con un paio di raggi Fausto e la Sanremo, anche se per qualche istante le sue carezze avessero moltiplicato il desiderio di Claes e De Santi.
E nessuno, d'altronde dubitava. Una bella coppia questa, che fa la fortuna di Zambrini e della "Gazzetta dello Sport". Tutto a lieto fine, col trionfo del più forte e l'applauso per i migliori. Una Sanremo in technicolor con tanto sole, luce e mare. C'era anche il vento, un vento decisamente coppiano, se ha permesso quell'andatura che ha demolito i primati.
IN TUTTA FRETTA - Cosa rarissima, la corsa è partita da Milano con sei minuti di anticipo e Maner Lualdi, che doveva essere uno dei mossieri, aveva salutato subito quella muta di corridori che si era lanciata verso Binasco ad una velocità tale che pareva si dovesse terminare lì e non 288 chilometri oltre. Neanche avessero dei creditori alle calcagna...
BRIVIDO SUL TURCHINO - Le folle assiepate sul Turchino ebbero un brivido vedendo gli inviati della "Gazzetta del Popolo" con dei zucchetti rosso cardinale. Qualcuno disse che erano dei vescovi al seguito di Gino Bartali e perciò la maglia gialla doveva essere in testa. Qualcuno pure si inginocchiò ed a Varale non restò che benedirli....
IL VECCHIETTO FANTASMA - Ad un certo momento nella carovana ci fu un allarme. Un vecchietto si era infilato tra i corridori e non se ne voleva andare. La polizia aveva cercato di allontanarlo, ma da sotto una crosta di polvere l'anziano aveva cavato fuori il numero. Era il 178. Appartiene ad un certo Negrini - di anni 47 - regolarmente iscritto fra i concorrenti. Fila anche lui ad oltre 40 all'ora. Arriverà 97°. Di lui non si potrà dire che è una speranza del ciclismo italiano, ma che di vecchietti simili ce ne sono pochi...
IL FENOMENO - Abbiamo parlato col dott. Campi, cioè colui che un attimo dopo l'arrivo si prende il corpo del vincitore e lo controlla come se fosse un orologio. Ci ha detto: "Coppi, più è magro e più ha la pressione bassa, più va forte". Un  fenomeno insomma. Se tanto mi da tanto, tra gli impiegati statali chissà quanti Coppi in incognito ci sono!"...
LE FATICHE DI URSUS - A Sanremo aleggiava lo spirito di Carlo Masseroni. Le gomme del presidente dell''Inter hanno portato Coppi alla vittoria. Tagliabue, che era già sotto pressione dopo i recenti trionfi del fratello, il famoso baritono, ha detto che lo spirito di Masseroni aleggerà anche a Madrid. Le sue scarpe porteranno validamente i piedi di Amadei, finalmente in Nazionale. Zambrini, in disparte, esultava. Però le vittorie di Coppi lo hanno abituato troppo bene...
RIABILITAZIONE - Uno dei più giovani concorrenti, Doni di 21 anni, ebbe la sorpresa di trovarsi escluso dall'ordine di arrivo della volata in cui era riuscito a battere Kubler. "Mica per niente" dice protestando "ma battere in volata Kubler dopo 290 chilometri di corsa, per me è una cosa importantissima!"...
ELOGIO FINALE - Parlato bene di Coppi, si deve parlar bene degli organizzatori. Tutto è andato bene e crediamo che al Giro d'Italia tutto sarà semplicemente perfetto. Anche loro hanno vinto...

Dal "GUERIN SPORTIVO" del 22 marzo 1949
APRILE 1923 - Girardengo vince e da inizio alla storia sportiva ufficiale del Giro della Toscana
LA GAZZETTA SPORTIVA dell'11 aprile 1948 - Sfida tra Coppi e Bartali attesa nel 22° Giro della Toscana
NATO E CRESCIUTO GRAZIE ALL'IMPEGNO DEL "NUOVO GIORNALE DELLO SPORT"
La prima edizione del "Giro della Toscana" registrata all'anagrafe dello sport risale al 1923. Giova tuttavia ricordare che, già nei due anni precedenti, si era disputata una gara sotto questo titolo per opera della Juventus di Lari. Questo per la precisione nella cronistoria della classica prova, cresciuta poi per l'amore e l'entusiasmo dei promotori che la presero a protezione ( i giornalisti dello scomparso "Nuovo Giornale dello Sport") e la alimentarono con la loro fede e i loro sacrifici personali. I loro nomi sono: Peppino Rossi, Vanni, Mione e Liverani. La corsa è stata sempre molto severa, tanto che la media poche volte è risultata superiore ai 30 all'ora. Anche la distanza è sempre stata notevole, come si può vedere dalla tabella dell'albo d'oro, e le salite molto impegnative. Per questa ragione le vittorie al "Giro della Toscana" sono avvenute spesso per distacco, oppure grazie ad una netta selezione dei più forti, arrivati al traguardo in gruppetti. Le prime due edizioni

furono ad appannaggio di Girardengo. Nella prima il "campionissimo" vinse per pochi centimetri davanti a Gay, Brunero, Gordini ed Aimo, i soli che gli avevano resistito sul percorso; nella seconda "Gira" staccò tutti sulla Collina Pistoiese; forò e fu ripreso, staccò di nuovo tutti e giunse solo a Firenze con 3'20" di vantaggio su Linari e 3'40" su Gordini. Anche Nello Ciaccheri vinse per distacco nel 1925, arrivando a Firenze con 4 minuti di vantaggio su Giuntelli e Gabrielli. Nel 1926 entrò in scena Binda che sul Giogo piantò la compagnia e arrivò con sette minuti di vantaggio su Girardengo e Piemontesi. L'anno seguente Binda si ripeté staccando Piemontesi e Brunero sul San Baronio. Nel 1932 il "Giro della Toscana" venne ripreso da "La Nazione" e si assistette ad un serrato duello fra Binda e Guerra, risoltosi sulla Futa, dove quest'ultimo si involò per arrivare a Firenze 2'40" prima di Giacobbe e lo stesso Binda. Nel 1930 si inaugurò il San Giovanni, che era seguito dal Sugame, protagonista di tante selezioni decisive. Nel 1936 Gino Bartali, venne "scippato" di una vittoria a pochi metri dal traguardo ad opera di Cazzulani, ma fu autore di una doppietta nel 1939 e 1940. Nel '39 fuggì con Vicini al Sugame e lo regolò in volata; terzo arrivò Bizzi dopo 6 minuti. Nel 1940 furono Vicini, Torchio, Tomasconi, Canavesi e Cafferata ad esser battuti sul rettilineo finale...
E' rimasta nella storia del Giro di Toscana la superba vittoria di Fausto Coppi avvenuta nel 1941. Il campione sbaragliò il campo, gia affranto dalle fatiche di una corsa penosa sotto la pioggia, involandosi sull'aspra salita di Vallombrosa e raggiunse il traguardo con 3'15" su Bartali. Grossa sorpresa nel 1942 quando il "Giro della Toscanna" venne vinto dall'indipendente Ortelli, fuggito con Servadei a Serravalle - a cento chilometri dall'arrivo - e liberandosi di lui a 20 chilometri dal traguardo. In quella edizione Bartali arrivò secondo, staccato di 2'33"; insieme tagliarono il traguardo Servadei, Vicini e Coppi, con un ritardo di 3'55".
Nel 1943 ci fu una nuova vittoria di Bizzi (già impostosi nel 1937), questa volta in volata precedendo Servadei, Bartali, Crippa, Ricci, Canavesi e De Stefanis. Coppi era assente perché mobilitato in Sicilia...
Il "Giro della Toscana" riprese nel 1946 e fu prova unica per il campionato italiano. Il successo arrise a Ronconi che, raggiunto Bini sulla salita di Barberino, lo staccò ed ebbe corsa vinta. Bartali arrivò con 6'28" di ritardo, Coppi invece si ritirò.
All'edizione del 1947 furono assenti gli assi e vinse brillantemente Bruno Pasquini, che dopo la selezione al Monte Oppio, piantò la compagnia ed arrivò con 4' di vantaggio su Logli, Martini, Pagliazzi, Coppini, Mazzola e Cecchi.
Nel 1948 il Colle di San Giovanni sarà l'ultima salita del Giro e rappresenterà la novità della classica corsa fiorentina, organizzata questa volta dal "Club Sportivo Firenze" e dalla direzione del "Motovelodromo delle Cascine".

Da "LA GAZZETTA SPORTIVA" dell'11 aprile 1948 - Il Giro di Toscana 1948 venne poi vinto da Bartali, davanti a Luciano Maggini e Sergio Maggini
OTTOBRE 1935 - Il campione ligure Giuseppe Olmo conquista il record dell'ora

Nel pomeriggio odierno (31), sulla pista del velodromo Vigorelli di Milano, alla presenza degli «ufficiali», dei rappresentanti della stampa sportiva e di alcuni appassionati, Giuseppe Olmo ha battuto cinque primati mondiali, conquistando tra l'altro quello ambitissimo dell'ora, prima detenuto dal francese Maurizio Richard con Km. 44.777.
La prova del campione di Celle Ligure è stata davvero spettacolare per potenza e regolarità, ed acquista ancora maggior valore se se pensa che la pista milanese era alquanto umida. Alle 15,13 Olmo inforcava la sua bicicletta argentea sulla quale era applicato il rapporto 7,21, con pedivella di 17 cm e munita di tubolari nazionali del peso di 150 grammi, ed iniziava il suo tentativo.
La regolarità è stata l'arma con la quale Olmo ha vinto oggi la grande battaglia. Egli ha iniziato a correre al ritmo di 31-32 secondi per giro e su questi tempi si è sempre mantenuto fino alla fine, sfoggiando uno stile perfetto, una tempra eccezionale, un'inesauribile resistenza di fiato.
Il primo record crollato è stato quello dei 4 chilometri. Giuseppe Olmo ha compiuto tale distanza in 5'20" (record precedente Archambaud in 5'20" e 1/5). Poi migliorava pure il record detenuto da Binda sui 15 chilometri, completando la distanza in 19'56" (record di Binda 20'20" e 1/5). Il secondo record mondiale battuto è stato quello dei 20 chilometri. Egli ha percorso tale distanza in 26'26" e 2/5 (record precedente Richard 26'32" e 1/5).
Senza accusare alcun segno di stanchezza, Olmo ha proseguito accrescendo gradualmente il vantaggio conseguito fin dall'inizio della prova. In mezzora il campione di Celle Ligure copriva 22,610 Km; concludeva quindi i 25 chilometri in 33'10" e 2/5; ai 30 chilometri arrivava il terzo record di giornata: tempo impiegato 39'54" e 1/5 (record precedente di Richard con 39'58" e 1/5).
Nell'ultimo quarto d'ora Olmo ha sfoderato tutta la sua potenza ed ha continuato imperterrito sempre sul ritmo di 31-32 secondi al giro che aveva tenuto fin dall'inizio. Ampiamente battuto il quarto record mondiale, quello dei 40 chilometri, conclusi in 52'13" (tempo precedente di Richard 53'29" e 2/5). Allo scoccare dell'ora arrivava per Olmo la vittoria più ambita, conquistata dopo aver corso ad una media pari a 45 Km/h.
Appena il campione ligure è sceso di bicicletta è stato subito circondato e complimentato dai presenti. Una vittoria splendida, una prodezza atletica senza precedenti, degna delle migliori tradizioni del ciclismo italiano che oggi riporta in casa un primato ambitissimo.

Da "IL SECOLO XIX" del 01 Novembre 1935
SETTEMBRE 1946 - Sergio Maggini, il migliore in gara, vince in volata il 36° Giro del Piemonte
TUTTOSPORT del 16 settembre 1946 - Sergio Maggini vince il Giro del Piemonte
GARA SOTTOTONO PER LA MANCANZA DEI MIGLIORI CORRIDORI NAZIONALI
Ortelli, Ronconi e Logli disertano la corsa, conclusa da 14 corridori in volata. Ai 150 metri dall'arrivo Maggini parte irresistibilmente, supera Covolo e poi Coppini e va a vincere indisturbato. Covolo chiude poi al secondo posto, terzo è Bevilacqua. Luigi Casola e Serse Coppi piombano insieme sulla linea del traguardo e i dirigenti di corsa hanno un bel da fare per stilare l'ordine d'arrivo, che poi vedrà il fratello di Fausto al 5° posto. Le vicende del Giro del Piemonte sono note: erano assenti Fausto Coppi, impegnato a Parigi, Bartali che era a correre a Ostenda, Ricci, Bini, Leoni e Zanazzi che erano occupatissimi in Svizzera e pertanto la corsa ha vissuto solamente sul confronto fra lo squadrone della Benotto, due componenti della Welter e alcuni biancocelesti che correvano ognuno per sé. Insomma un Giro del Piemonte sottovoce, in chiave di zanzara: un "Girettino del Piemontino", perché mancavano i «tenori» della strada, le primedonne del ciclismo nazionale..

La colpa di tutto questo è generale: degli organizzatori, perché quindici o venti giorni non bastano per improvvisare un'opera simile; della Federazione e delle Case perchè attualmente non hanno sufficiente autorità; dei big del ciclismo perché fanno quello

che vogliono, cioè il minimo sforzo per il massimo guadagno. Essi formano una ganga e se non viene l'uno non viene neppure l'altro, anche perché non ci sarebbe sugo a battere dei comprimari o, peggio, ad essere battuti. Guadagnano cifre astronomiche per correre sui circuiti e sulle piste estere e, quanto a correre su strada, hanno già... lo stipendio annuo che corre, e corre magari sul milione. La loro casa stessa non li obbliga a correre se correndo possono rischiare di essere battuti da una casa minore. Se li richiamano energicamente, marcano visita: un improvviso raffreddore, uno stiramento muscolare non è difficile scoprirselo. Si dice che il titolare di una casa minacciasse domenica centomila lire di multa per due dei suoi «assicelli» assenti, ma intanto ha dovuto ingoiare la pera perché pare che uno di quelli gli abbia chiesto, per l'anno prossimo, due milioni di stipendio e l'altro soltanto... duecento biciclette! E poiché il calmiere non è possibile, come nel calcio, non essendoci la possibilità di ingaggiare assi forestieri, il  coltello  per  il  manico  l'hanno i nostri cari «tenori». Così ci si é alzati a

GIRO DI LOMBARDIA 1947 - Sergio Maggini ha appena ritirato il sacchetto delle vivande al rifornimento di Asso

a notte fonda per andare a vedere un Giro del Piemonte senza salite, punzonato in Piazza Vittorio, partente dal Motovelodromo e arrivante al Valentino. I concorrenti erano meno di trenta e per un quarto (sette) erano tutti della stessa casa, la Benotto, che forse nell'occasione potevasi chiamare Bensette. Molti di più gli ufficiali e i giornalisti, attentissimi a non lasciarsi sfuggire le minime bellezze della corsa...

Da "TUTTOSPORT" del 16 settembre 1946 - Ordine d'arrivo: 1°) Sergio Maggini che copre i 272 Km del percorso in 8 ore 39', alla media di Km 31,407 - 2°) Antonio Covolo (primo degli indipendenti) - 3°) Antonio Bevilacqua - 4°) Luigi Casola - 5°) Serse Coppi - 6°) Oreste Conte - 7°) Ubaldo Pugnaloni
SETTEMBRE 1946 - Adolfo Leoni ritorna a vincere il primo Giro dell'Emilia del dopoguerra
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 23 settembre 1946 - Adolfo Leoni vince il 31° Giro dell'Emilia, il primo del dopoguerra
Una gara per tutti animata da una brillante fuga di Ubaldo Pugnaloni
E' ritornato il vecchio, caro "Giro de l'Emilia 1909", della nostra lontana gioventù, ed è stato un ritorno che gli spettatori sparsi ovunque lungo il suo non breve percorso hanno salutato con entusiasmo vibrante. Il 31° Giro dell'Emilia si presentava nella nuova veste di una gara non più per scalatori e per uomini usi alle fatiche più aspre, ma aperta alle possibilità di tutti, dei passisti come dei velocisti, degli atleti di fondo così come dei levrieri. All'onore della cronaca è balzato inizialmente Ubaldo Pugnaloni il quale, piantato il gruppo poco oltre la metà della salita di Monfestino, se n'è andato tutto solo per circa 60 chilometri, non facendosi raggiungere che a 12 chilometri dall'arrivo. Ma nel gruppo degli inseguitori erano precisamente gli uomini veloci, da Leoni a Maggini a Toccaceli, i quali, una volta raggiunto il primo, non hanno pensato che alla volata, nella quale la meglio non poteva che spettare ad Adolfo Leoni. Alla  fine, la gara ha detto che il  percorso, pur

comprendendo una sola salita, è risultato tale da favorire una netta selezione delle forze in campo, risultando poi netto anche il distacco fra gli otto componenti il primo gruppo e gli undici del secondo, che hanno tagliato il traguardo con oltre 5' di ritardo...
Gli otto di testa sono entrati nella pista del Velodromo di Bologna fra il clamore assordante della folla; in testa c'era Serse Coppi, seguito da Bresci, Sergio Maggini e Leoni. L'ordine non cambia al suono della campana, ma all'inizio dell'ultimo giro Leoni si porta sull'alto della curva per scattare fulmineo e superare con decisione Bresci e Coppi, ingaggiando al tempo stesso una lotta per la vittoria con Maggini. All'uscita sul rettilineo finale, Leoni passa in modo irresistibile per vincere di quasi una macchina il suo secondo Giro dell'Emilia. Il vincitore compie poi il giro d'onore, acclamatissimo dalla folla. Il secondo gruppo è stato regolato in volata da Crippa davanti a Bevilacqua e Corrieri. Un plauso alla "Velo Sport Reno" che ha mobilitato tutti i suoi sperimentati dirigenti, Zoni, Lorenzoni, Calzolari, Rovinetti, Marsaldi, affinchè la corsa avesse un risultato degno delle sue tradizioni...

Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT" del 23 settembre 1946 - (sintesi da un art. di Erardo Mandrioli) - Ordine d'arrivo: 1°) Adolfo Leoni che compie il percorso di Km. 258 in 7 ore e 15', alla media oraria di Km. 35,580 - 2°) Sergio Maggini da Pistoia - 3°) Serse Coppi da Castellania - 4°) Giulio Bresci da Prato - 5°) Quirino Toccaceli da Roma - 6°) Mario Fazio da S.Eufemia - 7°) Ubaldo Pugnaloni da Ancona - 8°) Ezio Cecchi da Lucca - (tutti in gruppo).
ONORE E VITTORIE IN TERRA STRANIERA PER I CORRIDORI ITALIANI
Già gli esperti stranieri hanno espresso giudizi lusinghieri sul nostro ciclismo e in particolare sui due assi che quest'anno hanno in diverse occasioni sbaragliato il campo straniero. Ma all'ammirazione, e forse anche allo stupore per la superiorità di Coppi e di Bartali, si sono aggiunte altre considerazioni che fanno più solida la reputazione dei nostri atleti all'estero. La recente affermazione di Serse Coppi nel Circuito di Parigi (corsa su strada) ha fatto scrivere a Baker d'Izy che se i Coppi e i Bartali rappresentano i "fenomeni", il ciclismo italiano ha però in serbo molti altri campioni di valore. Bresci, Bertocchi, Baito, Zanazzi, Bailo, Ronconi, Leoni, Bini, nomi che spesso si sono fatti onore e hanno vinto anche all'estero, dimostrando chiaramente che in Italia le riserve sono parecchie e ottime, senza contare che ci sono anche i Camellini, Tacca, Brambilla, residenti all'estero, che di tanto in tanto con notevoli vittorie fanno sentire la forza del ciclismo italiano.
Bisogna andare in Italia, si dice, per imparare qualcosa, per vedere all'opera i corridori italiani sulle loro strade, per scoprire il segreto della loro ascesa. E' per questo motivo che Teisseire, Vietto, Lazaridès (per citare qualche nome dei ciclisti francesi più noti) già pensano alla trasferta in Italia per il 40° Giro di Lombardia e si allenano per presentarsi nelle migliori condizioni. Intanto Coppi e Bartali all'estero fanno faville. Domenica scorsa Coppi si riaffermava vincendo ancora con netta superiorità il Circuito di Lugano, che già aveva vinto nel 1945 e Bartali andava a trovare i corridori del Belgio su un circuito per batterli e, quello che è più sorprendente, in... volata!
Gli italiani sono sempre stati considerati corridori da strada, da salita, da corse dure. Invece riescono anche a tirarti fuori di queste vittorie in circuito, su percorsi diversi dalle vere e proprie corse classiche, come Coppi ha fatto a Parigi e a Lugano, mentre Bartali a Sciaffusa e Marchienne...
Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT" del 9 ottobre 1946
MARZO 1947 - Luciano Maggini vince il Gran Premio di Nizza davanti al compagno Ortelli
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 10 marzo 1947 - Luciano Maggini vince il Gran Premio di Nizza di ciclismo, battendo in volata il campione italiano e compagno di squadra Vito Ortelli
Splendida giornata con 100 corridori al via nella prima corsa della stagione
La squadra della Benotto ha riportato un completo successo nel Gran Premio di Nizza, occupando i primi due posti della classifica. Già subito dopo la partenza si era notato che sia Ortelli che Luciano Maggini erano in splendide condizioni - specialmente il primo - tanto da passare spesso in testa al plotone. Si può dire anzi che Ortelli abbia controllato tutti i partecipanti dal principio alla fine della corsa e, se avesse voluto, avrebbe potuto terminare primo con distacco. Si è avuta anche la netta impressione che, nella volata finale, egli non abbia spinto al massimo per lasciare vincere il suo compagno di squadra Maggini. Cento corridori hanno preso il via con un tempo splendido. Le defezioni fra gli iscritti sono state trascurabili... Nella parte iniziale della gara tre corridori danno vita ad una fuga che durerà ben 100 Km. Si tratta di Bobet, Gauthier e Barbaroux, i quali passano a Grasse e a Cannes con due minuti di vantaggio sul grosso degli inseguitori.

Saranno però raggiunti al primo passaggio da Nizza, ai piedi della Turbie, che costituisce la grande asperità del percorso. Otto corridori attaccano quindi la salita, al culmine della quale transita poi da solo Neri, acciuffato poco dopo Montecarlo da Ortelli che si era lanciato al suo inseguimento. Si pensava che il campione italiano avrebbe insistito nella sua azione, invece ha preferito attendere il suo compagno di squadra Maggini, favorendo il tal modo il ritorno di un folto gruppo di inseguitori. All'arrivo si sono presentati ben sedici corridori, ma non c'è stata storia nella volata perchè i due italiani si sono subito piazzati immediatamente in testa per tagliare il traguardo in invidiabili condizioni di freschezza. Degli altri italiani, Ronconi era sofferente ad un ginocchio ed è arrivato 30°, davanti a Vicini e dietro a Volpi; Conte si è ritirato per insufficienza di allenamento; Fermo Camellini non ha fatto una gran corsa e anche sulla Turbie è rimasto molto nell'ombra. Luciano Teisseire è rimasto vittima di alcuni incidenti meccanici e ha finito le energie per recuperare sul gruppo di testa. La rivelazione della giornata è stato l'aspirante Bobet, ex campione di Francia dilettanti, distintosi in molte fasi della corsa...

Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT" del 10 marzo 1947 - (sintesi da un art. di Mario Brun) - Ordine d'arrivo: 1°) L. Maggini che percorre i 162 Km. in 4 ore 24'28" - 2°) Vito Ortelli a due macchine - 3°) Paul Neri - 4°) Kaller - 5°) Fricker - 6°) Molineris - 7°) Bonnet - 8°) Bobet - 9°) Camellini - 10°) Galliussi
MARZO 1947 - Con una corsa strepitosa Gino Bartali solo nella bufera della Milano-Sanremo
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 20 marzo 1947 - Gino Bartali, solo nella bufera, vince la Milano-Sanremo. Ezio Cecchi ripreso a pochi chilometri dal traguardo
Cecchi, in fuga, vince al Turchino ma è ripreso a pochi Km dal traguardo
Dopo otto ore e mezza di corsa massacrante, tra fango, buche, ghiaia e pioggia i corridori arrivati a Sanremo sono solo 39 su 135 partiti. La selezione è stata pesantissima e dal primo all'ultimo in classifica c'è un'ora di tempo. Ad esser sinceri, gli arrivati superano le previsioni fatte sul percorso durante la gara. Chi poteva pensare a tanti arrivati sotto quel flagello, specie considerando la situazione di chi era già in grave ritardo e senza alcuna speranza? Gli stranieri sono stati travolti dalla troppo severa prova: il primo di loro, Alberto Sercu della Arbos, ha tagliato il traguardo con un quarto d'ora esatta di ritardo. Complessivamente i migliori sono stati gli elvetici, dai due della Olmo, Croci-Torti e Tarchini, all'anziano incrollabile Litschi della Fuchs, al velocista Koblet. Un solo spagnolo è arrivato, Olmos. Episodio commovente al traguardo dove il battuto toscanino Ezio Cecchi, lo scopaio di Monsummano, finisce la gara sorridendo ma con le lacrime agli occhi

pensando di avere deluso i suoi padroni. Loro invece erano raggianti e commossi per la bella fuga spasmodica non andata in porto. La corsa si è decisa sul Capo Berta. Bartali l'affronta impetuosamente e in duecento metri pianta la sua compagnia per andare  a  riprendere Cecchi. Bizzi  è  sempre il più energico  a  resistere ma alla fine anche lui deve rassegnarsi a veder partire il

rivale di tante battaglie passate. Dopo Imperia Bartali scorge Cecchi davanti a sé, prende fiato, poi riparte, lo raggiunge e lo stacca. Il sogno del bravo Cecchi è svanito, ma il lottatore non si arrende ancora. Vuole conservare almeno il secondo posto: si batte, resiste ai morsi della fatica, mentre l'asso è già avanti sicuro, padrone, dominatore del campo.
Bartali sembra volare sull'asfalto; rispetto a un'ora prima è fresco, sorridente e composto come nei suoi giorni migliori e letteralmente brucia i chilometri che lo dividono dall'arrivo. La corsa diventa un monologo di Bartali, ovunque  acclamato  dalla  folla, sempre più

"Gino, il sole tramonta ma tu non tramonti mai" - così recita uno striscione dei tifosi liguri per Bartali che, ormai anziano, continuava a rivaleggiare dignitosamente con i suoi più giovani avversari
Gino Bartali aveva molti estimatori anche fuori Toscana. Con questo striscione, uno dei più originali di tutta la "letteratura murale" del Giro d'Italia, i suoi tifosi della Liguria lo salutarono - ormai quasi quarant'enne - al suo passaggio in Riviera, durante una delle sue ultime sgroppate lungo le strade della Penisola.

numerosa perché nel frattempo era smesso di piovere. Forse Giove Pluvio ha voluto riservare al pubblico la soddisfazione di godersi completamente lo spettacolo finale, a Bartali la gioia di un'indimenticabile ovazione, a Cecchi e a tutti gli altri valorosi superstiti della tremenda fatica un attimo di sollievo... Per tradizione, vincitori e vinti della Sanremo saranno presenti domenica al Velodromo Vigorelli di Milano per la ripresa delle riunioni su pista all'aperto. Sulla pista di Via Arona con gli assi italiani saranno naturalmente in lizza gli stranieri che più si sono messi in lizza nella "classicissima" di primavera.

Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT"  - edizione speciale per la Milano-Sanremo del 20 marzo 1947 - Ordine d'arrivo: 1°) Gino Bartali (Legnano) che compie il percorso di Km. 285 in 8 ore e 33', alla media di Km/h 33,300- 2°) Ezio Cecchi (Welter) a 3'57" - 3°) Sergio Maggini (Benotto) a 9' - 4°) Luciano Maggini (Benotto) - 5°) Osvaldo Bailo (Welter) - 6°) Olimpio Bizzi - 7°) F. Magni - 8°) V. Ortelli - 9°) A. Sercu (primo degli stranieri) - 10° G. Cottur
QUANDO AL "GIARDINO D'INVERNO" ANDO' ALL'ASTA LA LEGNANO DI BARTALI

Almeno ti aspetteresti che diventasse rossa dall'emozione o dalla vergogna, attorniata da tanto pubblico e da tanta ammirazione. Invece é lì, verde lucertola, come lucertola a scaldarsi, al sole dei riflettori smaglianti e curiosi, che frugano con i loro occhi irrequieti nei suoi congegni per scoprirne il miracoloso segreto. E' la campionissima, la grande festeggiata: si chiama Legnano, è la bella compagna di Bartali e il fiorentino le vuole bene appena un pochino meno della sua sposa.
Se la guardava, Bartali, con un briciolo di malinconia: gli davano la laurea ad honorem di primo atleta d'Italia, gli davano una medaglia d'oro, gli davano discorsi e applausi, ma gliela portavano via, quella verde sposina tutta in ghingheri con quei garofani bianchi e rossi e quelle romantiche violette che, mani ignote, le avevano gettato al trionfale ingresso.
Ahimè, non può parlare. E' difficilissimo per dei radiocronisti intervistare una bicicletta. Bisogna aiutarla un poco con la fantasia per interpretarne i pensieri, che devono essere molti e importanti, in un così cruciale momento della sua carriera.
Se la contendono a cifre favolose e ciò la inorgoglisce un poco e la incivettisce (la bicicletta è donna). In fondo, però, ha una puntarella di preoccupata tristezza. Se potesse parlare, sicuramente racconterebbe che: con Bartali andò a Roma per ricevere la benedizione del Papa (fu un gran giorno quello per lei); che con Bartali andò a Napoli, gioconda staffetta dell'industria settentrionale al meridione; che con Bartali andò sulle Dolomiti e al Passo Rolle l'aspettava la letterina di De Gasperi; che con Bartali vinse il Giro della Rinascita.
Ora lo deve lasciare e c'è sempre un velo di malinconia negli addii. Con il suo compagno di tanti chilometri fa gli ultimi metri sulla pista del "Giardino d'Inverno" e i pedali cigolano piano, tanto piano che nessuno se ne accorge, fuorché noi. E nessuno, fuorché noi, sa che il lamentoso cigolìo è il modo di piangere delle biciclette...
In un tavolo da solo, appartato, attento osservatore, un austero signore in smoking presenziava all'asta della «bici» Legnano.
Occhiali, sigaretta tremolante tra le labbra, visibilmente emozionato, viveva la «salita» delle cifre che venivano offerte. Era Mario della Torre, che forse mai nella sua lunga e fortunata vita da industriale aveva provato tanta gioia. Il «listino» della Legnano saliva alle stelle: cinquanta, sessanta, settantacinque, ottanta, i cento di Cimatti..., in un succedersi di botte e risposte.
Alla fine se n'é andata a 150 mila lire. Chissà cosa costano le nuove...
Dal fondo della sala era risuonato un «centocinquanta!» netto e squillante: era l'imperterrita Sisal e per lei Della Pergola, mentre probabilmente Tagliabue, timidetto, gli impartiva gli ordini di scuderia.
Però ci sorge un dubbio: Della Pergola, notoriamente, in bicicletta non ci sa andare, nel vero senso dell'espressione!
Che si sia deciso una buona volta ad imparare e, da buon megalomane, proprio con la bicicletta del miglior corridore d'Europa?...

DA "LA GAZZETTA DELLO SPORT" del 12 marzo 1947
GIUGNO 1948 - Tutta Savona fa il tifo per i fratelli Rossello, assi del pedale

Per rintracciare i due fratelli Rossello basta fare una capatina in Via Quarda Superiore, dove ha sede il negozio che gestiscono. Solitamente sono intenti alla revisione e alla vendita delle biciclette che hanno per marchio di fabbrica il loro nome.
Vincenzo e Vittorio: venticinque anni il primo e ventidue il secondo, sono attualmente legati alla casa Legnano e sono i fidi collaboratori di Bartali; Vincenzo ha al suo attivo una trentina di vittorie, ottenute tutte nel periodo dilettantistico; come il fratello ha corso per la Wilier-Triestina. Con l'andare del tempo, essendosi sempre di più affermato per le sue ottime qualità atletiche e morali, è passato alla Legnano.
Come professionista ha vinto la sua prima gara nel recente Giro d'Italia e precisamente la tappa Udine - Auronzo ove, con un comportamento magnifico, riusciva a staccare i suoi diretti avversari di due minuti e mezzo, imponendosi all'attenzione e all'ammirazione dei tecnici. Egli è molto soddisfatto delle sua prestazione al Giro d'Italia e si ripromette di fare ancora di più nel prossimo Giro di Francia, al quale ha già fatto le ossa dopo avervi preso parte lo scorso anno, sempre nella squadra della Legnano.
Anche Vittorio è riuscito a vincere una trentina di corse; successi conseguiti come indipendente e come dilettante; ha partecipato ai campionati mondiali dei dilettanti nel 1947, che videro una volata finale di ben 56 concorrenti, fra i quali il campione savonese. Come professionista ha vinto il circuito di Taranto. Nella stagione odierna si è particolarmente distinto, conquistando il secondo posto nella classicissima Milano - Sanremo e classificandosi al 13° posto nel Giro di Toscana.

Da "IL SECOLO XIX" del 16 giugno 1948
GIUGNO 1948 - Al Giro della Svizzera Ferdy Kubler acciuffa Robic e lo brucia sul traguardo
LA GAZZETTA DELLO SPORT del 19 giugno 1948 - Giro della Svizzera: nella tappa di Arosa Kubler batte in volata Robic dopo averlo ripreso sull'ultima rampa...
Tappa calvario per il francese e ancora sfortuna per l'eccellente Martini
Quattro volte l'ago trafisse le gomme di Robic, quattro volte - e tre in momenti cruciali - il piccolo francese dovette mettere i piedi a terra e cambiare la ruota. La prima volta fu appena fuori Lugano, un incidente di poco conto. La seconda invece sulla discesa del San Bernardino, dove Robic era passato solitario, secondo all'inseguimento della lepre Bonaventure. La terza e la quarta nella salita decisiva di Arosa, agevolando assai così il fortissimo ritorno di Kubler, che poté agguantarlo a pochi chilometri dal traguardo. I quattro tubolari di Robic sono il pegno della sua malasorte: sarebbe stata una vittoria platonica ("testa di vetro" è lontano in classifica generale) ma non importa; Robic meritava che il suo sogno non si infrangesse a solo due chilometri dall'arrivo. Comunque Ferdinand Kubler ha gettato sulla bilancia di questa tappa decisiva l'argentea spada del più forte. Nel giro d'onore è stato applaudito freneticamente, quasi un'apoteosi finale.

In realtà oggi Kubler ha vinto e meritato di vincere il Giro della Svizzera, perché non si vede come nell'ultima tappa qualcuno possa pensare di sbriciolargli il suo granitico vantaggio. La sua corsa di oggi è stata un modello di avvedutezza tattica e di splendente energia nel poderoso finale. Giulio Bresci non lo ha mollato sino a tre chilometri dall'arrivo, si è difeso con le unghie sino all'ultima pedalata, ma alla fine ha dovuto cedere seppur di poco. Per Martini le cose sarebbero andate diversamente, se non avesse rotto la catena sulla salita finale di Reichenau. Aveva già sopravanzato Kubler e Bresci e si era lanciato da solo all'inseguimento di Robic quando il guasto meccanico lo ha obbligato ad arrestarsi (sembra esserci un incantesimo atroce sulle catene dei corridori italiani in questo Giro della Svizzera)... L'ultima giornata del 12° Giro della Svizzera comprenderà due mezze tappe: la prima da Arosa a Flawil di 150,5 Km, la seconda da Flawil a Zurigo di 115,5 Km. Due percorsi senza difficoltà...
FORMATE LE SQUADRE ITALIANE PER IL 35° TOUR DE FRANCE - La presidenza dell'UVI ha comunicato ieri che la CTS dell'UVI ha approvato le formazioni delle squadre partecipanti al Giro di Francia, segnalate dal CT dei professionisti.

La SQUADRA "A" (direttore tecnico Alfredo Binda) sarà composta da: Gino Bartali, Adolfo Leoni, Vincenzo Rossello, Giovanni Corrieri, Giordano Cottur, Egidio Feruglio, Guido De Santi, Antonio Bevilacqua, Bruno Pasquini e Fermo Camellini.

La SQUADRA "B" (direttore tecnico Palmiro Mori) sarà composta da: Aldo Ronconi, Oreste Conte, Attilio Lambertini, Virgilio Salimbeni, Enzo Coppini, Umberto Drei, Vittorio Magni, Mario Fazio, Nello Sforacchi e Serafino Biagioni.

Gino Bartali esige (è normale la sua richiesta) che tutti i suoi compagni di squadra abbiano lo stesso materiale, le stesse ruote, gli stessi accessori, per evidenti ragioni di interscambio durante la corsa. Camellini, italiano residente a Monaco, deve ora fornire rassicurazioni sul suo mezzo meccanico, altrimenti il suo posto in squadra sarà preso da Serafino Biagioni, che verrebbe a sua volta sostituito nella squadra "B" da una riserva... La nomina di Palmiro Mori (ottimo ex velocista mantovano) a direttore tecnico della squadra "B" era già stata decisa da qualche giorno, ma è stata comunicata ufficialmente soltanto ieri...

Da "LA GAZZETTA DELLO SPORT"  - di sabato 19 giugno 1948 (sintesi da artt. di Giorgio Fattori e redazionali) - In effetti le ultime due semitappe non modificarono la classifica generale e il Giro della Svizzera 1948 venne vinto da Ferdinand Kubler, davanti all'italiano Giulio Bresci. Al Tour De France 1948 trionfò Gino Bartali (per la seconda volta) davanti al belga Brik Schotte. La vittoria di Bartali  contribuì ad evitare in Italia una guerra civile dopo l'attentato a Togliatti.
INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06    SPORT  GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
 
TOLTE DAL CASSETTO - Finestre fotografiche su Liguria e Toscana
 

HOME PAGE

PHOTO MAGAZINE

SITE GALLERY

INFO/CREDITS

LINKS/MAIL

SITEMAP