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Cronaca dal 1985 al 1986

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INDICE ARCHIVIO NEWS

 

Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

Close Up

Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

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Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

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Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

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Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

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Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

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Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

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Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

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Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

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INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06     SPORT GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
OTTOBRE 1985 - Commando palestinese sequestra la motonave da crociera Achille Lauro
IL SECOLO XIX dell'8 ottobre 1985 - In prima pagina il sequestro della motonave da crociera "Achille Lauro"
L'assalto nelle acque egiziane a 50 Km al largo di Port Said
IL SECOLO XIX del 9 ottobre 1985 - Ore disperate a bordo per gli ostaggi della motonave "Achille Lauro" in mano ai terroristi

( IL SECOLO XIX dell'8 ottobre 1985 ) - SEQUESTRATA L'ACHILLE LAURO" - Un commando palestinese minaccia di farla saltare in aria - Sulla nave, partita da Genova giovedì, oltre 400 ostaggi - Il gruppo, guidato da un "comandante Oman", è armato e dispone di un grosso quantitativo di esplosivo - Chiede la liberazione di prigionieri detenuti in Israele - Più di 600 passeggeri erano sbarcati per un'escursione a terra al Cairo - Al momento dell'attacco, secondo le prime notizie fornite dalla compagnia armatrice, si trovavano a bordo 72 passeggeri e 350 membri dell'equipaggio - L'allarme radio è stato raccolto da una stazione svedese  a  Goteborg, che  ha  provveduto  immediatamente  a

mettersi in contatto con l'Italia per segnalare l'accaduto. Le autorità italiane hanno fatto scattare subito tutti i controlli e sono stati attivati i vari canali diplomatici che hanno confermato la situazione in atto - Al momento non si sa quali degli ospiti della nave siano sbarcati per l'escursione al Cairo.
( IL SECOLO XIX del 9 ottobre 1985 ) - L'"Achille Lauro", in mano ai palestinesi, vaga nel Mediterraneo - ORE DISPERATE A BORDO - Annuncio dei terroristi: "Abbiamo già ucciso due ostaggi" - La Siria nega l'attracco. Contatti segreti in mare aperto? - Le vittime dei dirottatori sarebbero due coniugi americani. Si preparano piani di eventuale intervento militare - I pirati vogliono la liberazione  di  una  sessantina  di  compagni  detenuti in Italia e Israele. Gerusalemme rifiuta - A Genova, dove si sarebbe

LA NAZIONE del 10 ottobre 1985 - Si arrendono i pirati della "Achille Lauro". Un americano morto, tutti gli altri salvi

imbarcato il commando, si indaga su un arabo, con doppio passaporto, arrestato a settembre - Il Ministro della Difesa Spadolini: "Soluzione pacifica". Ma le forze armate sono pronte - Fra mille difficoltà e con scarsi strumenti d'intervento il Ministro degli esteri Andreotti cerca disperatamente una soluzione diplomatica della vicenda...
(LA NAZIONE del 10 ottobre 1985 ) - I PIRATI SI SONO ARRESI - Un americano morto, tutti gli altri salvi - L'ostaggio ucciso sarebbe stato gettato in mare, rivela il Presidente del Consiglio. Giallo sulle effettive intenzioni dei pirati: il braccio destro di Arafat e fonti israeliane sostengono che i terroristi volevano raggiungere Israele con la "Lauro" e prendere ostaggi per ottenere la liberazione di alcuni prigionieri. ma il piano sarebbe stato scoperto. Si apre intanto, durissima, la polemica sul ruolo di Arafat e sulla politica estera del governo - Dal lato propagandistico ad Arafat è andata bene. Il ministro Andreotti ha riconosciuto che il suo intervento è stato determinante e

Craxi lo ha pubblicamente ringraziato - L'annuncio della resa dei dirottatori della motonave "Achille lauro" è stato dato dal ministro degli esteri egiziano Esmat Addel Meguid alle ore 16,35 (le 15,35 in Italia) - Fin dalla mattinata si era capito che l'Egitto e l'Olp di Arafat avrebbero fatto tutto quanto era in loro potere per favorire una soluzione incruenta del più grave atto di pirateria nel Mediterraneo, da molti decenni a questa parte - Fermezza a Washington: "I terroristi dovranno essere puniti".

Durante il sequestro i terroristi uccisero un cittadino americano di origini ebraiche, Leon Klinghoffer, disabile costretto sulla sedia a rotelle. Il corpo di Klinghoffer fu gettato in mare. Il commando, raggiunta Alessandria d'Egitto su una pilotina, continuò la fuga su un aereo che venne però intercettato da caccia americani e costretto ad atterrare nella base di Sigonella. Dopo estenuanti trattative, i terroristi vennero presi in consegna dalle autorità italiane e processati a Genova. Al Molqui, condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Genova per quel sequestro e l'uccisione di Klinghoffer, ha scontato 20 dei 23 anni e 8 mesi di carcere, pena ridotta per buona condotta. A settembre 2009 è stato liberato ed estradato a Damasco, in Siria.

Il 2 dicembre 1994, l'"Achille Lauro" affondò al largo della Somalia, a causa di un incendio scoppiato a bordo 3 giorni prima.
NOVEMBRE 1985 - In Colombia un'eruzione catastrofica sulla catena del Nevado del Ruiz
LA NAZIONE del 15 novembre 1985 - Il vulcano "Arenas" nella catena del Nevado del Ruiz si riattiva causando morte e distruzione
Interi paesi distrutti -  Armero è un lago di melma
IL SECOLO XIX del 16 novembre 1985 - La città di Armero sepolta dalla melma e dai detriti scaricati a valle dalla furia del vulcano

(LA NAZIONE del 15 novembre 1985 ) - VULCANO ESPLODE IN COLOMBIA - Interi paesi sepolti: quindicimila morti - Piccole scosse. Poi mercoledì, alle ore 22, il Ruiz (5.000 metri) ha eruttato. I ghiacciai si sono sciolti, migliaia di tonnellate di acqua, fango e sassi sono precipitati a valle - La cittadina di Armero ora è un lago - Si parla di 15.000 morti, forse 20.000 - E' il bilancio dell'eruzione del vulcano "Arenas" nella regione occidentale  della  Colombia,  nota  per  le  sue piantagioni di caffè.

L'"Arenas", alto oltre 5.000 metri, coperto da un profondo manto di neve, spento da più di 500 anni, è esploso in una violenta eruzione mercoledì notte. L'enorme calore ha fatto sciogliere immediatamente la neve che lo copriva e quella sulle vicine vette del "Nevado del Ruiz", la catena montuosa alla quale il vulcano appartiene. Un'immensa valanga di acqua si è abbattuta nel giro di pochi minuti sulle valli sottostanti, ha travolto nella sua corsa 5 paesi e cittadine, le ha sommerse in un incredibile e spaventoso mare di fango. Un pilota che ha volato sulla zona ha riferito che il centro di Armero (50.000 abitanti) è scomparso sotto il mare di fango. Non c'è rimasto più nulla. Quello che si vede è solo un lago fangoso. Insieme ad Armero, travolti dalla valanga, sono i centri di Carmelo, Santuario, Pindolito,. Allagati i paesi di Chinchina, Honda e Libano. Le dimensioni della tragedia potranno essere valutate con esattezza solamente fra qualche settimana...
( IL SECOLO XIX del 16 novembre 1985 ) - Devastazione e morte in Colombia sotto l'onda di fango precipitata dal vulcano Ruiz - LA TRAGEDIA DELLA CITTA' SEPOLTA - Impossibile un bilancio: si parla di 30.000 vittime - Allarme di uno scienziato: "L'eruzione può riprendere" - "Neppure il campanile si vede più ad Armero", ha riferito un pilota che ha sorvolato la zona del disastro - I superstiti cercano di aggrapparsi ai supporti di atterraggio degli elicotteri per sottrarsi alla terribile morsa - La ricostruzione dell'apocalisse che ha letteralmente cancellato la città di Armero e una drammatica immagine della tragedia che ha colpito la Colombia: una giovane donna trasformata in una statua di fango e trovata ancora miracolosamente in vita...

(Un bilancio esatto della catastrofe non fu possibile farlo: si stima che le vittime del vulcano siano state circa 25.000)
NOVEMBRE 1985 - Storica stretta di mano tra Reagan e Gorbaciov al summit di Ginevra
IL SECOLO XIX del 20 novembre 1985 - Summit a Ginevra fra Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov
Segnali positivi dal vertice della svolta
LA NAZIONE del 22 novembre 1985 - Meno paura di guerra: Reagan e Gorbaciov annunciano la svolta

(IL SECOLO XIX del 20 novembre 1985) - Nel segreto più assoluto, Reagan e Gorbaciov a passeggio da soli nel parco della villa Fleur d'Eau a Versoix. Il blackout sui colloqui non attenua l'ottimismo. Solo gli interpreti dei due grandi hanno assistito al primo faccia a faccia durato 64 minuti, ben oltre il quarto d'ora previsto. I portavoce Usa e Urss d'accordo sulla possibilità di una "conclusione positiva del vertice" - Un'imprevista passeggiata in un parco sulle rive del  Lemano tra il presidente americano Ronald Reagan e il segretario generale del Pcus Mikhail Gorbaciov ha posto

virtualmente fine al periodo più difficile tra le due superpotenze dalla crisi dei missili a Cuba nei primi anni sessanta... Fin dalle prime battute questo vertice ha preso un indirizzo inatteso e tutto lascia supporre che le cose vadano veramente bene se gli stessi portavoce hanno quasi subito rotto la consegna del silenzio imposta dall'inizio. Il blackout era stato annunciato nella tarda mattinata dal portavoce della Casa Bianca, Larry Speakes, ma già pochi minuti più tardi i portavoce sovietici Lomeiko e Zamiatin hanno potuto affermare: "Riteniamo che entrambe le delegazioni siano nello spirito giusto per portare questo vertice a una conclusione positiva"...
(LA NAZIONE del 22 novembre 1985 - "Ora meno paura di guerra") - Cinque paginette di appunti definiscono questi incontri "franchi e utili", ma prendono anche atto che "restano serie differenze in un certo numero di questioni cruciali". I due leader hanno tuttavia mostrato la massima comprensione per i reciproci punti di vista e "concordano nella necessità di migliorare le relazioni russo-americane e la situazione internazionale". A tal fine decidono di vedersi di nuovo nel futuro più prossimo e Gorbaciov accetta di visitare l'America, mentre Reagan accetta l'invito a recarsi in Russia. Il primo sottocapitoletto riguarda la sicurezza e recita che "le parti hanno concordato sul fatto che una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta" e inoltre che "non vogliono cercare di raggiungere la superiorità militare" (un punto per Gorbaciov). Sotto il capitoletto "colloqui nucleari e spaziali" si dice che i due leader convengono di "accelerare il lavoro di questi negoziati, a completamento degli accordi dell'8 gennaio 1985, diretti a prevenire una corsa agli armamenti nello spazio e a far cessare quella sulla terra". Identità di vedute per quanto riguarda la riduzione del 50% delle armi nucleari e dell'idea di un accordo provvisorio sugli euromissili. (Un punto per Gorbaciov e uno per Reagan). Altri argomenti sui quali c'è accordo: la riduzione del rischio di guerre nucleari attraverso il miglioramento delle comunicazioni (di recente la "linea rossa" da telefonica è diventata telex); la fedeltà al trattato sulla non proliferazione nucleare; l'auspicio di un bando "generale e completo" delle armi chimiche (materia tuttora allo stallo); l'apprezzamento per il negoziato Mbfr sulla riduzione degli armamenti convenzionali (il quale tuttavia è fermo da quindici anni); analogo apprezzamento per la Conferenza sulla fiducia, sicurezza e disarmo di Stoccolma (anch'essa però ha fatto pochi progressi)... Sul sistema strategico di difesa americano, lo Sdi, detto anche "guerre stellari", Reagan ha confermato a Bruxelles che al momento attuale il problema non è risolto e si dovrà continuare a discutere. Gorbaciov gli ha espresso il timore che la ricerca in atto negli Stati Uniti per lo scudo spaziale possa infine avere sbocco nella creazione di armi offensive oggi ancora inesistenti, che altererebbero l'equilibrio mondiale. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Andreotti ha comunque riferito di un'affermazione del capo della Casa Bianca secondo la quale, sul sistema di difesa strategica si sono fatti a Ginevra passi avanti "più di quanto ci si sarebbe potuto attendere"...
Tutti e due i protagonisti sono usciti vincitori, e questo si deve alla reciproca insospettata saggezza politica che tutti e due hanno dimostrato. Questo è un indice importante e positivo per il futuro. E' confermato che i russi intendono questa volta fare sul serio, cambiare il tono delle relazioni, mettersi d'accordo per le armi sulla terra e nello spazio. Anche l'America è d'accordo. Ora ci vorrà tempo, pazienza, buon senso e perseveranza...

MARZO 1986 - Nel carcere di Voghera Michele Sindona morente avvelenato dal cianuro
IL SECOLO XIX del 21 marzo 1986 - Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera
Coma profondo - I medici non lasciano speranze
LA NAZIONE del 21 marzo 1986 - Cianuro a colazione nel carcere di Voghera. Michele Sindona è morente

(IL SECOLO XIX del 21 marzo 1986) -  Dramma nel carcere di Voghera - SINDONA AVVELENATO - Lo sorvegliavano col monitor, l'hanno visto accasciarsi - E' in coma profondo. Gli inquirenti pensano al cianuro - Il bancarottiere si è sentito male mentre stava mangiando il cibo sigillato giunto dalle cucine della prigione. Secondo voci avrebbe detto: "Mi hanno avvelenato". Trovate nella sua cella alcune lettere. Il detenuto era isolato in un reparto e pare che gli alimenti per lui venissero assaggiati.

I medici non lasciano speranze. Il cuore si è già fermato una volta - Condannato tre giorni fa all'ergastolo per l'omicidio Ambrosoli, Michele Sindona sta ora lentamente morendo nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Voghera. Una dose micidiale di cianuro di potassio, dice il magistrato. Coma pressoché irreversibile, encefalogramma piatto, aggiungono i medici, lasciando capire che in pratica non c'è speranza...
(LA NAZIONE del 21 marzo 1986) - CIANURO A COLAZIONE - Sindona avvelenato in carcere. E' morente - Il protagonista del clamoroso caso si trovava nel carcere di Voghera da quando era stato trasferito dall'America per il processo alla Corte d'Assise di Milano. Era in estradizione temporanea e avrebbe dovuto essere riportato negli USA dove è condannato a 25 anni per il crac della Franklin Bank... Ieri mattina Michele Sindona era nella sua cella del carcere di Voghera, sorvegliato a vista dagli agenti di custodia. Ha ricevuto la colazione che, secondo prescrizioni tassative, è portata con vassoio sigillato, dopo che è stata controllata dal medico della casa circondariale. Ha consumato thé o caffé (non è stato ancora accertato) e biscotti. Poco dopo si è sentito male: erano le 8,40... "La repentinità dell'episodio fa pensare al cianuro, anche se trovarlo è un'altra cosa" così dice Francesco De Socio, procuratore della Repubblica... Solo 48 ore prima dell'avvelenamento su Michele Sindona era caduta la pietra tombale del carcere a vita quale mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana che nel 1974 fece registrare un buco di 257 miliardi, 1.000 ai valori attuali della lira. Pagati dai piccoli risparmiatori, ma anche - verosimilmente - dalle organizzazioni affaristico criminali che delle banche sindoniane si sono sempre servite per i loro traffici e i loro investimenti...

I DUBBI DEI PERITI SULL'AVVELENAMENTO DA CIANURO

Il giallo Sindona sta cercando l'ultimo capitolo nei laboratori dell'Istituto di medicina legale di Pavia dove continuano le indagini per appurare o per escludere la presenza del cianuro nel caffè. I periti tossicologici stanno ricostruendo sperimentalmente tutte le situazioni che si possono essere realizzate nella cella di Michele Sindona. E questo per fornire indicazioni più precise sulle esatte circostanze del decesso. Il cianuro è stato trovato nel sangue e nel succo gastrico. Non ci sono dubbi. Ma è stato bevuto col caffé?
Le prime analisi sulla tazzina di plastica non lo avrebbero evidenziato con certezza. Anzi, stando alle prime indiscrezioni, l'avrebbero escluso. Suicidio, allora, con una compressa che avrebbe provocato le "ustioni" nella bocca del defunto?
La risposta sarebbe stata già positiva se i periti non si fossero trovati di fronte ad una situazione chimica piuttosto anomala, rappresentata da un'acidità eccessiva che avrebbe potuto volatilizzare il veleno. Gli interrogativi collegati a questo fattore sono tanti ed è per questo motivo che all'Istituto di medicina legale di Pavia si stanno ricostruendo tutte quelle situazioni che possono essersi realizzate nella cella di Sindona e anche nel bar dove è stato preparato il caffé...
Ieri, alle 16, il sostituto procuratore di Milano ha concluso la fase di indagini nel supercarcere di Voghera. In sei giornate di interrogatori ha ricostruito i comportamenti di tutto il personale interno della casa di pena nella mattina di giovedì 20 marzo 1986 e nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti, ma non è ancora stata emessa alcuna comunicazione giudiziaria.
L'interrogativo principale rimane quello legato al thermos del caffé e al bricco del latte: perché sono stati lavati dopo la consegna dell'ultima colazione a Sindona?...

Da "LA NAZIONE" del 27 marzo 1986
MARZO 1986 - Stati Uniti e Libia si fronteggiano in una guerra lampo nel Golfo della Sirte
LA NAZIONE del 25 marzo 1986 - Guerra nel Mediterraneo: gli Usa attaccano la Libia
Sei missili di Tripoli contro aerei Usa
IL SECOLO XIX del 25 marzo 1986 - Bombardata dagli USA una base libica - Sei missili di Gheddafi contro gli aerei americani

(LA NAZIONE del 25 marzo 1986) - WASHINGTON - Caccia americani hanno bombardato ieri sera una base missilistica libica nella città di Sirte e affondato una vedetta. L'azione di rappresaglia è avvenuta dopo una serie di attacchi libici senza esito (sono stati lanciati sei missili contro caccia americani in manovra). Il portavoce della Casa Bianca Larry Speakes ha confermato che non si sono avute perdite da parte americana, né di aerei, né di uomini. In precedenza, un comunicato dell'agenzia  libica  "Jana"  aveva  affermato che i

caccia americani avevano bombardato con missili la regione della Sirte, e che le difese antiaeree avevano risposto all'attacco abbattendo tre aerei a reazione americani. Speakes ha affermato anche che le manovre americane nel Golfo della Sirte stanno continuando e che, d'ora in poi, ogni nave o aereo libico che si avvicinerà agli aerei e navi americane sarà considerato ostile. Il presidente Reagan è stato tenuto costantemente al corrente della situazione nel corso della giornata... Nel commentare gli avvenimenti di ieri, il segretario alla difesa Weinberger ha dichiarato che le forze americane hanno attraversato la cosiddetta "linea della morte" indicata da Gheddafi (parallelo 32° 30' che la Libia considera limite delle sue acqua territoriali) almeno 7 o 8 volte dal 1981 e che le manovre non hanno lo scopo di provocare uno scontro militare. L'intenzione è solo quella di affermare il diritto delle navi americane a transitare senza molestia in acque internazionali, come Washington ritiene siano quelle del Golfo della Sirte...

(IL SECOLO XIX del 25 marzo 1986 - La Casa Bianca:"Reagiremo a qualsiasi attacco") - Drammatica svolta durante le esercitazioni della flotta americana oltre la cosiddetta "linea della morte". In seguito al lancio di sei razzi da parte delle forze di difesa di Gheddafi gli americani, per rappresaglia, hanno preso di mira due navi da guerra e una base militare alla periferia della città di Sirte. Tripoli annuncia di aver abbattuto tre aerei Usa; Washington smentisce di avere subito perdite - La guerra dei nervi ingaggiata dagli americani al largo delle coste libiche si è trasformata in battaglia... La notizia dello scontro armato è stata data ieri sera in anteprima dalla televisione libica, mentre da Washington giungeva notizia che i leader del Congresso si recavano alla Casa Bianca per ricevere informazioni da Reagan... Basate sulla presenza, insolita per il Mar Mediterraneo, di ben tre portaerei, la "Coral Sea", la "Saratoga" e la "America", le manovre vedono la partecipazione di altre 27 navi appoggio e di 240 aerei in quello che, secondo il giornale americano "Christian Scienze Monitor", è probabilmente il maggior spiegamento di forze messo in atto dal momento in cui Reagan  ha assunto la presidenza degli Stati Uniti... Le ostilità hanno avuto inizio quando un caccia americano, levatosi in volo da una delle tre portaerei, ha superato quella che in gennaio il leader libico Gheddafi aveva definito la "linea della morte". Si tratta di una linea retta che va da un capo all'altro dell'enorme golfo e che, secondo l'attuale governo libico, delimita le proprie acque territoriali, anche se, in certi punti, questa linea dista dalla costa più di 100 miglia...

IL SECOLO XIX del 26 marzo 1986 - Libia sotto assedio: la Sesta Flotta americana presidia il Golfo della Sirte
La Sesta Flotta presidia il Golfo della Sirte
LA NAZIONE del 26 marzo 1986 - Ancora battaglia nel Golfo della Sirte: bombardamenti e navi affondate

(IL SECOLO XIX del 26 marzo 1986) -  Colpite dai missili americani cinque navi di Gheddafi. Non si conosce la sorte dei settanta uomini d'equipaggio di una corvetta affondata ieri - Tripoli insiste: abbattuti tre aerei americani e uccisi i piloti - Ma il portavoce di Reagan fa ai giornalisti un quadro dettagliato e puntiglioso degli "incidenti" - Dopo il mezzogiorno di ieri non si è più sparato un colpo da nessuna delle due parti - NEW YORK: mentre continuano le manovre della flotta americana anche  al  di là di quella che il colonnello Gheddafi definisce la "linea della morte" e che, invece,

per il mondo sono acque internazionali del Golfo della Sirte, non si spengono i bagliori di fuoco e il pianeta continua a rimanere col fiato sospeso. La situazione di scontro tra la potenziatissima task-force degli Stati Uniti e le forze aero-missilistiche libiche è sempre a livello di crisi, anche se una fonte del Pentagono sottolinea che la grande manovra è agli sgoccioli e potrebbe concludersi prima della fine della settimana. Ma a condizione - ha sottolineato la fonte del Pentagono - "che la smettano di spararci". Purtroppo, però, la tendenza a dialogare con le armi continua ad essere privilegiata dagli opposti schieramenti. I libici attaccano gli aerei americani con i missili forniti dall'Urss e gli americani rispondono attaccando navi e basi. Una risposta flessibile, pur tuttavia pesante, per via della superiorità tecnologica e militare Usa. Così cresce il bilancio delle distruzioni... Unica nota confortante è che il portavoce della Casa Bianca, dopo aver fatto il bollettino di guerra, ha aggiunto che nelle ultime 11 ore ( a mezzogiorno di ieri) non si è sparato più alcun colpo...
La crisi nel Golfo della Sirte ha costretto l'Alitalia a sospendere per la giornata di oggi tutti i voli da e per la Libia, in attesa dell'evolversi della situazione. Domani Alitalia deciderà se riprendere i voli di linea con la Libia o mantenere la sospensione. Il volo LN-127 della Lybian Arab Airlines è partito da Roma per Tripoli con circa 50 minuti di ritardo sull'orario previsto, accumulato nell'andata dalla città libica... Apprensione e ansia in Sicilia: spuntano reticolati a Sigonella. Le basi Nato dell'isola sono le più vicine agli scontri Usa-Libia e nella nottata sono entrate in funzione le fotoelettriche della difesa antiaerea. Sopra l'altra base militare di Trapani-Birgi ci sono dalla notte scorsa movimenti aerei intensi. A Pantelleria, che viene considerata una specie di portaerei in mezzo al Mediterraneo, sotto il controllo stretto di specialisti e tecnici americani, le esercitazioni degli ultimi tempi di "guerra-lampo", sono improvvisamente divenuti dei movimenti veri...

(LA NAZIONE del 26 marzo 1986 - Ancora battaglia nella Sirte) - Bombardamenti e navi affondate. Un duro bilancio: tre motovedette libiche a picco, un'altra colpita, di nuovo bombardata la base missilistica della Sirte. Lanciati da Tripoli sei missili "SAM". Si calcola che sulle tre navi libiche colate a picco possano aver perso la vita 150 uomini - In Libia i giornali stamattina non sono usciti. I notiziari radio trasmettono comunicati laconici e ripetono che l'aviazione americana ha violato lo spazio aereo e la difesa libica è intervenuta abbattendo tre apparecchi nemici. Il colonnello Gheddafi appare in televisione attraverso filmati di repertorio e rilascia dichiarazioni solo per voce dell'agenzia di stampa "Jana"...
La stampa più autorevole, soprattutto i commentatori, indicano il pericolo di un allargamento del conflitto, il rischio che Gheddafi riesca a trascinare nella brutta faccenda anche l'Urss, che in certa misura l'appoggia. Il "New York Times" dice appunto che il problema è quello di "mantenere il conflitto nei suoi limiti": quasi un invito a interrompere le "manovre" della Sesta Flotta nel Mediterraneo in anticipo rispetto alla data prefissata del 1° di aprile, possibilità che del resto ha lasciato intravedere lo stesso segretario di Stato alla difesa Weinberger... Preoccupazioni vengono anche dalla sorte di quei cittadini americani che sono rimasti in Libia, non rispondendo agli inviti di rientro in patria che il presidente Reagan aveva loro rivolto dopo gli attentati di Fiumicino e Vienna: si tratta di almeno 1.500 persone...

IL SECOLO XIX del 27 marzo 1986 - Diplomazie al lavoro per una tregua nel Golfo della Sirte
Reagan intenzionato a concludere in anticipo le manovre nella Sirte

(IL SECOLO XIX del 27 marzo 1986) - Nel Golfo della Sirte non si è più combattuto. Dopo aver reagito al lancio (senza risultati) di sei missili libici con due bombardamenti e l'affondamento di tre navi avversarie - una quarta è stata danneggiata - gli Stati Uniti hanno proseguito nella tranquillità le proprie "manovre". Non è tempo di armi, ma di parole. E Muamar Gheddafi promette guerra, in cambio di guerra, mentre il leader sovietico Michail Gorbaciov interviene facendo agli Usa una proposta di mediazione: ritireremo la nostra flotta dal Mediterraneo - ha detto in sostanza Gorbaciov - se gli Stati Uniti faranno altrettanto. Il bilancio di due giorni di scontri è comunque sanguinoso: almeno cento i morti, tutti libici. Il computo è stato fatto "grosso modo" dagli americani e tiene conto delle sole probabili perdite subite dalla marina di Gheddafi: quattro le navi colpite, tre quelle affondate; ognuna di esse imbarca almeno trenta marinai e quindi parlare di cento morti sembra abbastanza realistico.

Ma il calcolo ovviamente non tiene conto delle possibili vittime subite dai libici nel corso dei due bombardamenti alla base missilistica di Sirte. La base era stata edificata con l'intervento di specialisti sovietici, ma non si ha notizia di cittadini dell'Urss tra il personale impiegato a Sirte lunedì e martedì. Le esercitazioni americane vedono la partecipazione di una forza militare notevolissima: 25 mila uomini in tutto a bordo di tre portaerei e di altre 27 navi appoggio; l'impiego di 240 aerei tra i quali i modernissimi caccia F-14 e F-18. Le manovre, secondo programma, si dovrebbero concludere il primo di aprile, ma già circola voce negli Stati Uniti che Reagan deciderà per un rientro anticipato...

LA NAZIONE del 16 aprile 1986 - Missili contro l'Italia dopo il duro raid Usa sulla Libia
Gli Usa bombardano Tripoli e Bengasi e Gheddafi lancia missili contro Lampedusa
IL SECOLO XIX del 16 aprile 1986 - L'Italia nel mirino della Libia dopo i bombardamenti di Bengasi e Tripoli

(LA NAZIONE del 16 aprile 1986) - Gheddafi non ha atteso nemmeno che si posasse la polvere degli impianti distrutti dai bombardieri americani ed ha subito cercato di replicare, sparando due missili contro il territorio italiano. L'obiettivo era l'impianto radar dell'isola di Lampedusa: i due missili, lanciati probabilmente da lunga distanza, non hanno nemmeno sfiorato il bersaglio e sono esplosi ad un chilometro e mezzo dalla costa ovest dell'isola. L'impianto, che serve alla Nato, è controllato da personale americano.

Si sono allora alzati in volo intercettori e cacciabombardieri della nostra aeronautica con l'intenzione di rintracciare una fantomatica motovedetta. Dopo mezz'ora di inutile perlustrazione, gli aerei hanno fatto ritorno alle basi. Il fallito attacco libico si è svolto intorno alle 17: tre ore dopo non si sapeva ancora con esattezza quello che era successo, neppure a grandi linee. L'incredibile reazione del dittatore di Tripoli nei confronti dell'Italia è il primo risultato (ma gli esperti di cose militari e di terrorismo si aspettano qualcosa di più grave) dell'attacco sferrato dagli Stati Uniti contro la Libia...

(IL SECOLO XIX del 16 aprile 1986 - Stato di guerra nel Mediterraneo dopo l'attacco Usa) - I bombardamenti degli Stati Uniti su Tripoli e Bengasi hanno colpito anche la caserma dove risiede il colonnello Gheddafi, che sembra essere rimasto illeso. Invece la figlia adottiva Hanna, e forse la moglie del leader libico, sono rimaste uccise. Due degli altri sette figli del colonnello sarebbero feriti. Addirittura, secondo fonti diplomatiche, potrebbero essere morti anche loro. Fonti arabe parlano di un migliaio di vittime fra morti e feriti, ma non è stato ancora possibile accertare quali siano i danni reali provocati dal raid.
Su Tripoli e Bengasi l'inferno è scoppiato alle 2 di notte, ma l'operazione militare Usa è scattata parecchie ore prima, alle venti locali. Sono stati impiegati 18 bombardieri supersonici F 111, decollati dalle basi inglesi di Upper Heyfor e Lakenheath, a nord est di Londra, dopo aver ottenuto il via libera dalla signora Thatcher. Sono stati seguiti da due o tre dozzine di aerei cisterna per il rifornimento in volo. Un viaggio lungo quello degli F 111, perchè la Francia ha negato il sorvolo del suo spazio aereo e pertanto hanno dovuto girare al largo delle coste atlantiche ed entrare nel Mediterraneo da Gibilterra. Invece delle due ore previste, i bombardieri sono però arrivati sul bersaglio molto più tardi. Probabilmente a Washington non tutto era pronto per il definitivo ok all'attacco; qualche esperto militare non esclude che la formazione aerea abbia fatto una sosta nella base inglese di Cipro... Il bombardamento ha preso totalmente di sorpresa i radar e la contraerea libica. Nessun apparecchio di Gheddafi si è alzato in volo e nessun colpo di mitraglia è stato sparato prima che le bombe da cinquanta chili cominciassero a cadere sulla capitale libica. Tensione nella colonia diplomatica. Cittadini tedeschi e britannici saranno rimpatriati nelle prossime ore. L'ambasciata italiana è intanto "protetta" all'esterno da un folto stuolo di poliziotti libici... Ore di paura e di ansia per gli italiani residenti in Libia e per i loro familiari che, in Italia, hanno atteso notizia. Poi, con le prime telefonate, la tensione è andata allentandosi. Sono oltre diecimila gli italiani che lavorano nel paese arabo, la seconda "colonia" dopo i sudcoreani...

LA NAZIONE del 17 aprile 1986 - Rivolta a Tripoli contro il leader libico Gheddafi
Dopo il bombardamento americano, rivolta a Tripoli contro Gheddafi

(LA NAZIONE del 17 aprile 1986) - Duro colpo al regime libico. Nella notte i primi scontri, proseguiti poi per tutta la giornata di ieri. Una corvetta ha fatto fuoco dal porto, le guardie del corpo del colonnello si sono scontrate con l'esercito regolare. Il Pentagono smentisce nuovi attacchi. Per Israele, Gheddafi non è stato ucciso e resta al potere - In realtà la sorte di Gheddafi è ancora un mistero. Il leader libico non appare in pubblico dal momento del raid americano e più volte si è sparsa la voce che fosse morto o fuggito. Anche ieri si è sparato nel centro di Tripoli. Ad uno scontro che si presume fra esercito regolare e miliziani hanno assistito numerosi testimoni. I funzionari del governo libico sostengono sostengono però che si è trattato di colpi della contraerea contro un ricognitore americano. A dire il vero, nessuno ha sentito il rumore di un SR-71 Blackbird che  avrebbe  sorvolato  il  porto. Gheddafi  non  si  vede, ma si vedono evidenti i segni

dell'incursione. Le bombe hanno aperto crateri del diametro di dieci metri, molti alberi sono stati abbattuti, l'edificio dove viveva la famiglia del colonnello è seriamente danneggiato... La radio continua con i soliti slogan e invita gli arabi alla guerra santa. Non ci sono segni che si stia svolgendo una lotta per il potere. Incertezza anche sulla sorte di Monsignor Martinelli. Dopo l'annuncio della sua liberazione, il vicario apostolico non è stato ancora visto da nessuno... Timori per i nostri connazionali in Libia (circa 5.000 unità) dopo l'attacco missilistico a Lampedusa. La questione è all'esame del Governo...

APRILE 1986 - Esplode il reattore nucleare di Chernobyl. Paura nel mondo
IL SECOLO XIX del 30 aprile 1986 - Morte nucleare in Urss
Un assurdo silenzio da parte di Mosca nasconde la catastrofe per 72 ore
LA NAZIONE del 1° maggio 1986 - Nube atomica sull'Italia

(IL SECOLO XIX del 30 aprile 1986) - "Sarebbero due i reattori atomici esplosi presso Kiev - Morte nucleare in Urss - Si parla di 3.000 vittime - Irrisori i dati ufficiali - Proteste nel mondo per il ritardato allarme di Mosca - Misure contro il fall-out: la Finlandia vieta di bere l'acqua; proibito in Polonia il latte fresco - Secondo la ricostruzione del disastro fatta in Occidente possibili nuove perdite di radioattività - Kiev città chiusa e, come ha affermato il premio Nobel Carlo Rubbia, con il rischio di un enorme deserto radioattivo - La Tass ammette che sono stati evacuati i 25.000 cittadini di Pripyat, la nuovissima cittadina sorta intorno all'impianto e quelli di tre località vicine. Spiega che l'incidente ha provocato la distruzione di parte degli elementi strutturali dell'edificio danneggiandolo ed una certa  fuga  di  sostanza  radioattiva. Insiste  che il  guasto riguarda solo uno dei

quattro reattori... Secondo Mosca infine la situazione delle radiazioni nella centrale e nel territorio adiacente si è stabilizzata e si sta approntando l'aiuto medico necessario alle persone che sono state colpite. Ai giornalisti occidentali è stato vietato di raggiungere Kiev perchè < potrebbe essere pericoloso >. L'allarme è stato lanciato almeno due giorni dopo il disastro...".

La nube radioattiva raggiunge l'Italia. Varate le prime misure sanitarie e il piano d'intervento
LA NAZIONE del 3 maggio 1986 - Misure precauzionali: vietati latte e verdure. La nube sul Centro Italia

(LA NAZIONE del 1 maggio 1986) - "Nube atomica sull'Italia - Nessun pericolo affermano le autorità - Mosca parla di 197 ricoverati e afferma che il reattore di Chernobyl è stato bloccato. Secondo americani e svedesi anche un altro sarebbe invece danneggiato. I servizi d'informazione Usa rilevano con i satelliti < massicce distruzioni ed enormi perdite di vite umane >. Sempre dagli Stati Uniti d'America arriva un'altra notizia sconvolgente: secondo gli esperti la catastrofe nucleare di Chernobyl avrà effetti disastrosi e prolungati sulla salute della gente e, fra la gente, i più esposti sono i bambini. Infatti lo iodio radioattivo attacca immediatamente la tiroide e, quella dei ragazzi, essendo più piccola, accumula un più alto tasso di questa sostanza mortale. Siccome lo iodio radioattivo contamina in particolare il latte e i prodotti caseari, questa produzione è già stata interrotta in alcune regioni della Polonia. Analoghe misure dovrebbero essere state adottate anche in Unione Sovietica.

Nessuno per il momento sa, con esattezza, ciò che stia accadendo a Chernobyl... E' ancora in corso l'incendio atomico del reattore sfuggito al controllo dei tecnici sovietici. Ma spegnere quell'incendio non è affatto facile...".
(LA NAZIONE del 3 maggio 1986) - "Vietati latte e verdure - Misure precauzionali. La nube sul centro Italia - Provvedimenti <ultracautelativi> dice Zamberletti. Il ministro della sanità Degan ha proibito per due settimane la vendita di verdure a foglia e la somministrazione di latte fresco ai bambini fino ai dieci anni e alle donne in gravidanza. E' necessario lavare la frutta e non bere acqua piovana - La nube radioattiva che si è sprigionata dalla centrale di Chernobyl si sta estendendo su tutto il territorio italiano. La radioattività  nell'atmosfera è il doppio del valore normale. A terra invece va da 2 a 4

I probabili percorsi della nube nucleare sprigionatasi dalla centrale di Chernobyl, che hanno portato le particelle atomiche fin sul Giappone

volte il livello consueto... Fra le particelle che si stanno accumulando c'è lo iodio 131, ma anche il Cesio, una sostanza che ha tempi di degradazione lunghissimi... - L'incendio nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, sarebbe stato domato... L'Unione Sovietica ha deciso di ridurre al minimo il funzionamento di tutti gli impianti analoghi esistenti sul territorio..."

IPOTESI SUI PERCORSI DELLA NUBE ATOMICA, ARRIVATA FINO IN GIAPPONE - Nella sua folle corsa attraverso il mondo, fatta di paura e contaminazione, la nube sprigionata dalla centrale nucleare sovietica di Chernobyl è arrivata fino al Giappone, che dista in linea d'aria (ma la nuvola ha percorso ben più strada) circa 11.000 chilometri. Molti più di quanti ne abbia percorsi per arrivare a Roma (circa 2.000). Come ha fatto a colpire zone tanto diverse, come l'estremo Oriente e l'Europa? Il colonnello dell'Aeronautica Bernacca, esperto di meteorologia e quindi del mutevole gioco dei venti, azzarda due ipotesi. "La prima - spiega - è che dopo l'esplosione la parte più alta della nube si sia elevata fino a tremila-quattromila metri. A quel punto potrebbe essere stata presa dalle correnti occidentali in quota, che vanno da Ovest verso Est, le quali le avrebbero fatto fare un lungo giro, fino a dirigerla sul Giappone. La seconda ipotesi, invece, a mio modo di vedere è più verosimile: si pensa infatti che nei primi giorni la nube sia rimasta compatta e abbia cominciato a spezzarsi sulla Scandinavia. E' probabile che mentre la massa inferiore veniva spinta sull'Europa meridionale, quella superiore abbia preso la "rotta artica", attraversando il Polo e ricadendo a destra, sul Giappone. Mi rendo conto che si tratta di un'ipotesi un tantino suggestiva, però credo che sia andata proprio così. Sul Polo Nord ci sono di solito alte pressioni con circolazione oraria e niente esclude una virata della massa più alta di particelle radioattive. Diciamo pure una "nube bis" che ha solcato il cielo negli stessi giorni in cui sua "sorella" arrivava alle nostre latitudini". Intanto ieri particelle radioattive hanno raggiunto anche la costa occidentale degli Stati Uniti...
MOSCA AMMETTE LA PORTATA DEL DISASTRO - Per la prima volta, a dieci giorni dal disastro nucleare di Chernobyl, il governo sovietico ha ammesso che le radiazioni fuoruscite dall'impianto della centrale sono andate oltre i trenta chilometri e che tutta la zona è stata fatta evacuare. L'agenzia "Tass" ha emesso un comunicato di poche righe nel quale si dice che le radiazioni continuano a scendere e che la situazione nel territorio dell'Ucraina e della Bielorussia si sta stabilizzando, con una tendenza al miglioramento... Misurazioni e rilievi, all'interno della centrale, sono compiuti con mezzi telecomandati e nessuno sa ancora quando e se la popolazione potrà far ritorno nella zona colpita... (da LA NAZIONE del 6 maggio 1986)

GIUGNO 1986 - LE NUVOLE SOPRA CHERNOBYL BOMBARDATE PER IMPEDIRE TEMPORALI

MOSCA - Le nuovole sopra la zona della centrale nucleare di Chernobyl (130 chilometri a nord di Kiev) vengono "bombardate" con reagenti in grado di impedire temporali particolarmente violenti. La "Pravda" informa di questa misura precauzionale, resa necessaria per impedire che precipitazioni atmosferiche troppo violente facciano scorrere dalla "zona di sicurezza" acqua contaminata nel fiume di Priyat, affluente del Dnieper ed in altri bacini idrici. Nei giorni scorsi, i mezzi d'informazione sovietici avevano messo in risalto che al situazione atmosferica sopra la centrale di Chernobyl è mantenuta sotto controllo dai due cosmonauti Leonid Kizim e Valdimir Solovvov, che sono passati dalla stazione orbitale "Salyut-7" alla stazione orbitale "Mir".
Il disastro nucleare provocato dall'esplosione del reattore numero quattro della centrale di Cernobyl continua a provocare timori per la situazione delle falde acquifere e del "Mare di Kiev", grande bacino formato dal fiume Dnieper proprio in prossimità della capitale dell'Ucraina. Tali timori sono ancora maggiori a causa dei mutamenti improvvisi del tempo e di sbalzi continui della temperatura, un fenomeno che, come sottolineano gli scienziati sovietici, non avveniva da decine di anni.
Intorno alla centrale dove si è verificato il più grande disastro nella storia dell'utilizzazione pacifica dell'energia atomica le radiazioni permango ancora molto alte. E' terminata infatti la prima fase durante la quale è stato scavato un tunnel sotto il reattore esploso, ma ancora non è completato il "sarcofago" che dovrebbe sigillare tutto l'impianto...

Da "LA NAZIONE" del 30 giugno 1986
Ufficialmente le vittime dirette del disastro nucleare furono 65 e circa 500 i feriti; l'ONU presume che per le conseguenze indirette delle radiazioni, nel corso di 80 anni, i decessi saliranno a 4.000; secondo Greenpeace il dato precedente va elevato a circa 6 milioni in 70 anni, cifra ritenuta esagerata dai Verdi Europei che indicano come numero massimo non più di 60.000 morti. Le persone che dovettero abbandonare le loro terre contaminate dalle radiazioni furono oltre trecentomila.
APRILE 1986 - Il quotidiano genovese "Il Secolo XIX" compie 100 anni di vita
Volume "IL SECOLO XIX - 1886-1986", una delle iniziative per celebrare il centenario di vita della testata genovese
Fu il primo giornale italiano a dotarsi di mezzi tecnici e rotative necessari per uscire a 6 pagine

(DAL LIBRO DEL CENTENARIO 1886-1986 IL SECOLO XIX) - "Il 25 aprile 1886 fu stampata la prima copia di un quotidiano che era destinato a stabilire una connessione profonda tra la sua vita e la storia stessa di Genova e della Liguria. Questo quotidiano era "Il Secolo XIX" e forse neppure i suoi stessi fondatori avrebbero potuto immaginare il grande meccanismo che stavamo mettendo in moto. "Il Secolo XIX" è uno dei pochi esempi di giornale che, da un certo momento in poi, è riuscito a porsi come simbolo, l'immagine stessa di una città e di una regione che hanno rappresentato un punto nevralgico per lo sviluppo dell'intera nazione... Si pensi che "Il Secolo XIX" fu il primo quotidiano italiano a dotarsi dei mezzi tecnici e delle rotative necessarie per uscire a 6 pagine, arricchendosi di servizi e di informazioni superiori agli altri giornali nazionali, i quali potevano stampare solo 4 pagine. La trasformazione dei quotidiani italiani in imprese industriali ebbe "Il Secolo XIX" in prima fila, espressione di avanguardia di una regione tra le più avanzate d'Italia dal punto di vista dello sviluppo della societa civile (Tommaso Giglio, direttore nel 1986).

LA PRIMA SEDE DEL NUOVO GIORNALE FU IN SALITA SAN GIROLAMO - La redazione del Secolo XIX si componeva, oltre che del fondatore e direttore, Conte Ferruccio Macola, del redattore capo, un certo Lodi, già redattore di un'altro foglio milanese; dell'Avvocato Carlo Imperiali; di Federico Donaver, che più che un redattore vero e proprio era un collaboratore assiduo, al quale era affidata la trattazione degli argomenti di interesse cittadino e di carattere amministrativo comunale; di Enrico Rossi, corrispondente da Roma; del primo cronista Ferdinando Massa e di Ernesto Bertolotto.
La prima sede del nuovo giornale fu in salita San Girolamo, in un locale a volta, dal quale si accedeva scendendo qualche gradino. L'aspetto di quel seminterrato rassomigliava più ad una cella di prigione che ad una redazione. L'unica finestra, dalla quale proveniva una fioca luce, si apriva a livello strada e pertanto era stata munita di un'inferriata con relativa griglia metallica. Questa stanzetta, chiamata pomposamente redazione, comunicava con i locali della tipografia Marittima, posti allo stesso piano, dal lato di Via Caffaro e ricchi di aria e di luce. Il proprietario della tipografia era l'ingegner Cesare Gamba, il quale l'aveva impiantata qualche anno prima in quel locale, occupato anteriormente dalla birreria Muller, allo scopo di stamparvi un giornale radicale: Il Mare, che per un anno aveva avuto un buon successo, ma trascorso il quale aveva sospeso improvvisamente ed inaspettatamente le sue pubblicazioni. L'amministrazione del "Secolo XIX" fu affidata a Pietro Mosetig.

QUANDO FONDO' IL "SECOLO XIX" FERRUCCIO MACCOLA AVEVA APPENA 25 ANNI, un buon passato da militare nella Marina e una nascita nobile; apparteneva ad una famiglia di conti originaria di Camposampiero (Padova) e aveva posto la sua cultura media al servizio di una sua grande passione: il giornalismo. In tale materia il Macola aveva idee pratiche ed innovatrici. Era un grande ammiratore di Dario Papa, il brillante e battagliero direttore dell'"Italia del Popolo" di Milano, ed amava imitarlo, dando al giornale una spiccata impronta di notiziario, sia abolendo i lunghi e pesanti articoli di politica estera ed interna, sia commentando le notizie di maggiore rilievo con note brevi e qualche osservazione acuta e, a volte, paradossale. Quando Macola, dopo aver fatto un giro quotidiano per Genova, scriveva le sue "quattro righette", tremavano tutti, dagli assessori ai carrettieri. La sua arguzia fece sì che il primo numero del "Secolo XIX" uscisse il giorno di Pasqua, per sfruttare il fatto che, in tale ricorrenza festiva, tutte le testate fanno vacanza. Ma il suo proposito principale, di battere il "Secolo" di Milano, riuscì solo in parte: quel giorno, è vero, molti lettori del "Secolo" di Milano acquistarono il "Secolo XIX", per poi tornare però, il giorno dopo, al loro foglio abituale e preferito. Per un bel pezzo i lettori del "Secolo XIX" furono molto pochi ma Macola non si perse d'animo e arrivò anche ad adottare metodi americani per far conoscere il suo giornale, facendo uso di portatori di cartelli pubblicitari che giravano, giorno e sera, per le vie cittadine.
Macola ebbe il merito di mettere al mondo un quotidiano dedicato prevalentemente - se non proprio eslusivamente - ai lettori. Il giovane editore-direttore puntava molto sulle vendite e per questo cercò di trovare un immediato collegamento tra Genova, Savona e La Spezia, ai fini di una più ampia diffusione. In un primo tempo Macola organizzò due edizioni del "Secolo XIX"- una del mattino e una del pomeriggio - affidando alla seconda il compito di battere in freschezza i giornali milanesi. Ma anche l'edizione del mattino aveva compiti di penetrazione nell'area ligure. Fin dalla nascita, dunque, "Il Secolo XIX" era tutt'altro che un effimero foglio elettorale...

Da "IL SECOLO XIX - 1886-1986", volume celebrativo dei cento anni della testata
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