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Cronaca dal 1957 al 1981

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INDICE ARCHIVIO NEWS

 

Finestre fotografiche su Liguria e Toscana

Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

A Gennaio 2008 il Parco Naturale
Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - Golfo della Spezia  GOLFO DELLA SPEZIA

Tra la punta di Portovenere e il Capo Corvo si apre una delle più profonde insenature di tutto il litorale occidentale italiano, declamata nei versi di illustri poeti e nella quale è incastonata La Spezia, città sede di porto militare e mercantile, che oggi è anche punto di attracco per le navi da crociera...

Elenco puntato - Le Cinque Terre  LE CINQUE TERRE

Cinque borghi marinari il cui destino è sempre stato storicamente legato alla terra e all'agricoltura piuttosto che alla pesca. Un paradiso naturale della Liguria che nel 1997 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni Mondiali dell'Umanità...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...

 

Close Up

Argomenti del sito in primo piano,
eventi, news e storia del territorio

Le Alpi Apuane
Originano da movimenti
tettonici del fondo marino
e sono un "monumento
geologico" unico al mondo...

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Liguri Apuani e Statue Stele
Le radici più profonde delle
comunità lunigianesi affondano
fino alle soglie della protostoria.
Mari e monti un tempo erano
occupati dalla bellicosa
popolazione dei Liguri Apuani...

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Carta della Lunigiana Storica
Una cartina con note mostra il
territorio, un tempo abitato dai
bellicosi Liguri Apuani, da dove
parte questo sito...

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Antiche ricette in Lunigiana
Piatti prelibati di una cucina essenziale, ma non per questo meno saporita. Cibi dal sapore antico che tornano ad imbandire le nostre tavole dopo  essere stati riscoperti a nuova vita.

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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana

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Ex Ceramica Vaccari
Il comprensorio della fabbrica è un prezioso esempio di civiltà industriale di fine Ottocento e rappresenta un pezzo di storia fondamentale per Santo Stefano Magra e per tutta la Provincia della Spezia. Le aree recuperate vengono oggi dedicate all'arte, allo spettacolo, alla cultura...

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Il dialetto genovese
Le trasformazioni fonetiche avvenute nella parlata di Genova sono un segno inequivocabile del dinamismo espresso dalla città durante i secoli della Repubblica. A Genova il dialetto è una lingua viva, che oggi viene insegnata anche nelle scuole...

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Infiorate del Corpus Domini
"Per tetto un cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori...".
A Brugnato, ogni anno, giovani e
meno giovani si radunano nel
centro storico per abbellire strade
e piazze con disegni floreali,
secondo un'antica tradizione che
origina da un miracolo
avvenuto a Bolsena...

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Mezzi da lavoro storici
I raduni e le esposizioni di questi autoveicoli sono un modo per ricordare ed onorare le persone che, in passato, questi mezzi li hanno guidati per mestiere...

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Mezzi militari storici
I più celebri veicoli militari che hanno partecipato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale sfilano per strade e piazze e mantengono vivo il ricordo di quei terribili giorni...

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INDICE GENERALE   '800   CRONACA  01  02  03  04  05  06   SPORT GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER   RIVISTE
OTTOBRE 1957 - Lo Sputnik I orbita intorno alla Terra e da il via alla corsa verso lo spazio
Il 1957 è l'anno in cui si apre ufficialmente la corsa verso lo spazio con l'entrata in orbita del primo satellite artificiale terrestre, lo «Sputnik I», lanciato dai sovietici. Un mese più tardi il mondo si commuove e si emoziona per la cagnolina Laika - primo essere vivente ad aver lasciato la Terra (a bordo dello «Sputnik II») - che dopo essere entrata in orbita verrà abbandonata nello spazio...
Sulla terra si ricevono i segnali radio del primo satellite lanciato dall'uomo - A Genova due persone hanno captato il segnale radio del primo satellite artificiale: si tratta dei radiotelegrafisti Dau e Trucco, addetti al centro radio del Ministero delle Telecomunicazioni. La prima serie di punti in alfabeto «Morse» è stata avvertita alle 15,36 esatte e si è udita fino alle 15,50. Dopo una pausa, alle 17,06 e sempre sulla frequenza di 20 megacicli, la voce del satellite è ritornata a farsi sentire. In verità era un segnale molto flebile, la cui intensità - in base ad una scala usata dai tecnici radio - raggiungeva appena «forza uno», vale a dire proprio il minimo per farsi ascoltare. Così come si è presentata, la «voce» era caratterizzata da una serie di punti intervallati da spazi vuoti, aventi la lunghezza di un minuto secondo...
Il contato radio con lo «Sputnik I» è stato stabilito anche dalla stazione radiotelegrafica a bordo della motonave genovese «Giorgio Fassio», in navigazione nel mare Arabico. Come ha riferito il comandante, la ricezione è avvenuta alle ore 14,37 (ora di Greenwich)...
In merito all'orbita del corpo celeste artificiale è stato interpellato l'ing. Morghen, consigliere e consulente tecnico dell'Associazione Radioamatori Italiani (ARI). Come lo stesso ha riferito, di essa nulla si sa con esattezza, ma si hanno buone ragioni di ritenere che si tratti di una rotta con sviluppo diagonale o ortogonale rispetto all'equatore. L'orbita, in sostanza, seguirebbe l'andamento dei meridiani, anziché quello dei paralleli.
Per quanto riguarda i segnali radio - trasmessi su lunghezze d'onda di 4 e 15 metri (perciò vietate ai radioamatori italiani) - essi difficilmente possono rappresentare elemento di alto interesse. Vengono infatti trasmessi in codice ed è assolutamente impossibile afferrarne il significato, qualora non si conosca la chiave.
Secondo i radioamatori, trattandosi di ricerca scientifica, i russi avrebbero dovuto prendere accordi con le altre nazioni per stabilire una lunghezza d'onda comune. Dare la possibilità di ricevere i segnali ad un numero di ascoltatori il maggiore possibile, sarebbe stato di utilità generale. In questo modo invece il satellite è più difficile da captare e oltretutto parla una lingua strana, che nessuno lo capisce...
Sintesi e adattamento da "IL SECOLO XIX" del 6 ottobre 1957
LUGLIO 1959 - Il quotidiano di Firenze "La Nazione" festeggia i suoi cento anni di vita
LA NAZIONE del 19 luglio 1959 - Numero speciale in occasione del centenario di fondazione della testata
Cento anni di fatti, avvenuti e pubblicati, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore...

(LA NAZIONE del 19 luglio 1959 - numero speciale del centenario) - "Noi oggi celebriamo festosamente il centenario della Nazione, cioè nient'altro che cento anni di cronaca al servizio dei lettori. Eppure dietro la storia di un giornale, dietro la sua diffusione e il suo successo ( e anzi proprio nella misura di questa diffusione e di questo successo, così spesso legati alla rapidità, all'ampiezza e al carattere sensazionale delle notizie) c'è una questione morale non risolta, c'è un rimorso pesante per le nostre coscienze. Quanti dolori avremo aggravato in cento anni di cronaca? Quante tragedie avremo esasperato con i nostri resoconti? Quanti nomi di innocenti avremo mescolato a quelli dei colpevoli? E per quanti colpevoli avremo saputo proporzionare la cautela nell'informazione alla gravità della colpa, in modo da non

scavare un abisso tra loro e la società, fra loro e la vita? Non parlo qui della cronaca dove protagonista è il destino (una sciagura aerea per esempio)... parlo della cronaca dove il soggetto è l'uomo, con la sua volontà e le sue passioni; dove il comportamento della persona è suscettibile di essere interpretato, in un senso o nel senso opposto; dove la verità non è data dai fatti ma è rinchiusa nella coscienza dell'individuo, e talvolta è sconosciuta perfino a lui. Può allora profilarsi minacciosa e aberrante la figura del giornalista che, in preda ad una specie di furore professionale, sconfina oltre i suoi compiti di informatore, diventa improvvisamente psicologo, investigatore, pubblico ministero, giudice giudicante, e pronuncia nelle poche righe di un articolo un verdetto che ha la pretesa di una verità definitiva...

(sintesi da un art. di Marcello Taddei)

MARTEDI' 19 LUGLIO 1859 USCI' IL PRIMO NUMERO UFFICIALE

LA NAZIONE del 19 luglio 1859 - Il primo numero ufficiale del giornale fiorentino

La sera del 13 luglio 1859, nello studio del Barone Bettino Ricasoli, venne decisa la nascita de "La Nazione", in accoglimento di una domanda presentata fin da maggio da Piero Puccioni, Leopoldo Cempini e Carlo Fenzi, che intendevano dare vita ad un quotidiano politico. Il primo numero della Nazione, compilato in tutta fretta e diffuso la mattina del 14 luglio 1859, alle ore 10, constava di un mezzo foglio, il cui verso era stato stampato solo per metà. Non conteneva ne un cenno di numerazione ne l'indicazione del prezzo. Per quattro giorni di seguito il giornale, firmato dall'Avv. Cempini come direttore responsabile, uscì a cotesto modo; soltanto nel numero del 18 luglio apparvero, di qua e di là dalla testata, due quadretti, il primo dei quali reca il "prezzo della associazione" (per Firenze paoli 18 al trimestre, per la Toscana 21, per il Regno Sardo e per le province romane rispettivamente 28 e 32, "franco al destino"; il secondo il prezzo degli avvisi, crazie 3, o centesimi 2 di fr., per linea) con l'avvertenza che "le  associazioni si  ricevono dai  principali librai

d'Italia e dell'estero". Questo numero inoltre avvisa, in un corsivo d'apertura, che, a partire dall'indomani martedì 19 luglio, "il giornale si pubblicherà completo, cioè di 4 pagine, ed uscirà ogni giorno, ad un'ora pomeridiana". Quindi, il numero del 19 luglio 1859 è da considerarsi ufficialmente, se non storicamente, il primo de "La Nazione": esso infatti reca, al di sopra della testata, la dicitura: "Anno I - Firenze - Martedì 19 luglio 1859. Numero 1". In quel periodo la direzione del giornale era collegiale, cioè di Leopoldo Cempini, Piero Puccioni e Carlo Fenzi, ma il solo Cempini firmava il giornale quale "responsabile", in base alla legge vigente. Dal 10 agosto Cempini (eletto deputato all'Assemblea Toscana per la Sezione di San Lorenzo) fu sostituito nella firma da Piero Puccioni. Col numero del 16 agosto appare la duplice firma di Alessandro D'Ancona "direttore" e avvocato Piero Puccioni "direttore responsabile".  (sintesi da un art. di Michele Risolo)

Nata all'indomani della rivoluzione toscana del 27 aprile, per volontà di un uomo, Bettino Ricasoli, di eccezionale statura morale e politica, che la ispirò e la sorresse col consiglio come con infaticabile fervore la guidarono i patrioti L.Cempini, P.Puccioni, C.Fenzi e A.D'Ancona, La Nazione è sempre rimasta fedele al programma unitario dei suoi fondatori, adeguandolo col trascorrere di decenni alle mutate condizioni del Paese. Unità ha voluto dire per lei compattezza e coscienza di popolo, concordia fra le classi, fratellanza fra gli Italiani. Ha voluto dire, e vuol dire, consapevolezza dei doveri che si impongono agli individui associati del senso dello Stato verso la collettività nazionale, perché dall'incontro con altre genti, con altre lingue  e altre tradizioni, si stabilisce un rapporto di collaborazione destinato a fruttare una più grande realtà umana nella misura in cui ciascuno avrà offerto la più autentica immagine della propria capacità.
Perciò ha sempre dato dell'Italia e degli Italiani una rappresentazione sincera e, quando occorreva, impietosa. Convinta, per essere nata in terra toscana, che la lealtà e la chiarezza sono il presupposto del vero e del giusto, non ha mai adottato la politica dello struzzo, non si è mai nascosta e non ha mai nascosto ai lettori le difficoltà di certi problemi che angustiano da secoli la vita italiana. E con ciò ha creduto di fare solo il proprio dovere...
(sintesi da un art. di Alfio Russo)

Dal numero speciale del centenario con 112 pagine - Anno CI - N. 170 - Edizione del mattino di Domenica 19 luglio 1959
SETTEMBRE 1959 - Primo atterraggio ufficiale all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova

Ieri mattina (30) sulla pista «piccola» del costruendo aeroporto di Genova Sestri Ponente è stato effettuato il primo atterraggio «ufficiale». Altri due velivoli, in precedenza avevano preso terra sulla striscia di terrapieno allestita sul mare, ma si era trattato di atterraggi al limite della clandestinità.
Alle 10,27, dopo 20 minuti esatti di volo, uno «Stinson L5» dell'Aeroclub genovese partito dall'aeroporto di Novi Ligure è spuntato dalla spalliera dei monti retrostanti Sestri Ponente. Era l'ospite atteso, puntuale nonostante le nubi basse incontrate sulla valle dello Scrivia. Dopo un passaggio sul campo il velivolo biposto - pilotato dal direttore della scuola di volo dell'Aeroclub Contigini, ha posto le ruote sulla pista, fermandosi dopo circa duecento metri.
Scopo della prova era quello di constatare l'«atterrabilità» dell'aeroporto in modo da autorizzarne l'uso per qualche giorno, in vista delle manifestazione colombiane. Per tale occasione, infatti, verranno eseguiti alcuni voli dimostrativi. Nella prossima primavera, con l'allungamento della pista e il completamento delle attrezzature, a Sestri Ponente potranno fare scalo aerei pesanti fino a tre tonnellate.
Per controllare l'efficienza e le caratteristiche della pista era presente una commissione arrivata dal comando della zona aerea di Milano. Al sopralluogo ha assistito anche la marchesa Carina Negrone, presidente dell'Aeroclub di Genova, accompagnata da alcuni dirigenti del sodalizio aviatorio. L'Aeroclub è stato infatti il primo ente propugnatore di una pista «corta» che consentisse di iniziare sul nuovo aeroscalo l'attività di volo, seppur limitata agli aerei leggeri.
L'aspirazione ha trovato la miglior comprensione nel Consorzio del Porto, al cui servizio tecnico si deve l'attuale realizzazione. Ieri mattina sono arrivate anche le strutture del nuovo hangar dell'Aeroclub.
Le fondazioni della rimessa erano già state preparate e così pure l'antistante piazzale di sosta per gli aeroplani. Il capannone dovrebbe essere allestito in una diecina di giorni.
Qualche implementazione si inizia a vedere anche nel campo dell'attrezzatura. «Cinesini» nuovi di zecca, dipinti a spicchi bianco/arancione, sono stati allineati alla testata. Saranno poi fissati al suolo ai bordi della pista in modo da delimitare con evidenza il terreno dove si può atterrare.

Da "IL SECOLO XIX" del 1 ottobre 1959
APRILE 1961 - Il maggiore sovietico Yurij Gagàrin è il primo uomo a salire nello spazio
Il maggiore dell'aeronautica sovietica Yurij Gagàrin, primo uomo della storia a volare nello spazio
La Vostok 1 circumnaviga la Terra polverizzando ogni record aeronautico

Yurj Gagàrin, con la sua rapida circumnavigazione terrestre a bordo della navicella «Korabl Vostok 1», si è portato alla vetta delle più importanti classifiche internazionali aeronautiche, cioè quelle della velocità, dell'altezza e della distanza. E lo ha fatto in modo eccezionale, consono al carattere della sua impresa, arrivando a limiti che non è esagerato definire iperbolici. Gagàrin ha infatti viaggiato attorno alla Terra alla fantastica velocità di 28.400 Km/h (altri testi riportano 28.260 Km/h), cioè con una rapidità che solo pochi anni addietro sembrava pazzesco persino pensare, dato che si era alle prese con i problemi creati dalla barriera del suono e, più recentemente, da quella del calore. Se si pensa per un momento agli sforzi che la tecnica aeronautica ha dovuto fare per permettere a mezzi aerei di superare la classica barriera dei 1.000 Km/h e se si tiene conto che  per arrivare  a  simili  traguardi  si  è  dovuto  lottare aspramente contro le leggi della natura per circa mezzo secolo, c'è da restare allibiti pensando che un uomo abbia

potuto letteralmente divorare lo spazio ad una velocità che è più di venti volte quella del suono.
Una prova non comune, più che altro di carattere psicologico ha, invece, dovuto superare Gagàrin per viaggiare nello spazio esterno, dove la parola gravità non ha più alcun significato, ad una quota mai raggiunta da essere umano. I 302 Km toccati (altri testi riportano 327 Km) dal «Vostok 1» nel punto più alto dell'ellisse orbitale da essa descritta (apogeo) non solo fanno sembrare poca cosa i 50.325 metri raggiunti dall'americano Walker con il suo aereo-razzo X15 (o quelli del primato di velocità con 5053 Km/h raggiunti da White, proprio nei giorni scorsi) ma ci danno un'idea esatta degli enormi progressi che la tecnica aeronautica e quella del volo umano hanno compiuto nel giro di questi ultimi anni, specie con lo sviluppo eccezionale assunto dal ramo missilistico. L'impresa di Gagàrin, inoltre, va posta in risalto perché il suo volo costituisce un primato anche sulla distanza percorsa. Il viaggio della «Vostok 1» ha avuto sì una durata brevissima (89 minuti e un secondo, o 6 secondo altri testi) ma l'astronauta russo ha coperto ben 41.500 Km, senza scalo e senza alcun rifornimento in volo (questo è ovvio), limite superiore perciò a qualsiasi altro stabilito in precedenza.
L'Unione Sovietica, all'indomani del coraggioso volo del maggiore di Smolensk, ha chiesto alla Federazione Aeronautica Internazionale di omologare tutti primati che erano stati battuti nella breve ma molto emozionante prestazione, nonostante che il regolamento attuale dei records non preveda la categoria dei missili pilotati. Comunque, anche in caso negativo, i limiti raggiunti da questo eccezionale «astronauta-atleta» rappresentano ugualmente degli exploits di una valore sportivo eccezionale.
La performance di Yurij Gagàrin è solo l'inizio di una lotta contro il tempo e lo spazio, lotta che assumerà negli anni a venire toni sempre più accesi e caratteri sempre più strabilianti, ma ai quali presiederà, in ogni caso, quell'eccezionale essere che è «misura di tutte le cose»: l'uomo. 

Adattamento dal quotidiano sportivo "TUTTOSPORT" del 28 aprile 1961
La corsa verso il cosmo: un'avventura fantastica ma costellata anche da incidenti mortali
I ripetuti successi della tecnica, un secolo di conquiste culminate con la discesa dell'uomo sulla Luna, ci avevano illuso che la macchina fosse infallibile. Nella corsa verso il cosmo, le imprese più difficili ci sono apparse da quel giorno addirittura banali e si era arrivati al punto che a sorprenderci non era il successo quanto il sapere che esistevano teoriche possibilità di errore. Per questo, il rinvio di una missione spaziale può fare più notizia che il raggiungimento dei suoi obiettivi. Forse per imparare a convivere con l'alta tecnologia, quasi per difenderci da essa, ci eravamo imposti di considerarla banale, scontata, semplice, anche se sofisticatissima.
Quando si verifica un incidente spaziale ci vengono subito alla mente gli accuratissimi conto alla rovescia, le immense sale di controllo, i sofisticati congegni di sicurezza tante volte visi in televisione e ci appare impossibile che non abbiano funzionato come tante altre volte...
Il primo incidente mortale nella corsa verso lo spazio si verificò il 27 gennaio 1967 e vide coinvolti tre astronauti americani: Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Durante la prova a terra di una delle prime capsule del programma Apollo, che poi portò l'uomo sulla Luna, un incendio dovuto ad un cortocircuito (favorito dall'ossigeno puro e pressurizzato che gli uomini stavano respirando a bordo) si sviluppò all'interno della capsula posta alla sommità del razzo Saturn IB. Il tremendo calore generato carbonizzò tutto in circa 15 secondi. I tre morirono bruciati e asfissiati da fumi tossici.
Il primo decesso durante un vero volo spaziale si ebbe il 23 aprile 1967 e riguardò la prima missione sovietica «Soyuz» con uomini a bordo. Il lancio dalla base di Baikonur era stato perfetto e così pure la missione, fino alla tredicesima orbita. Nella capsula si trovava il colonnello Vladimir M. Komarov che, periodicamente, informava sul suo stato di salute e sul corretto funzionamento della strumentazione. Poco più tardi iniziarono le prime difficoltà nelle manovre e nella stabilizzazione della navicella. Alla diciottesima orbita, 26 ore e 45 minuti dopo il lancio, l'astronauta russo iniziò ad orientare la «Soyuz» per il rientro e accese il retrorazzo. Quello che accadde dopo non si potrà mai sapere. Al rientro nell'atmosfera il paracadute di atterraggio si presentò attorcigliato e rimase «a fiamma» fino al momento dell'atterraggio. La capsula impattò sul terreno ad una velocità di 644 km/h e Komarov morì all'istante.
Gli americani furono ad un passo da un'altra tragedia nell'aprile del 1970, con la missione «Apollo 13», programmata per il terzo sbarco sulla Luna. Durante il viaggio di andata, un'esplosione nella fiancata del modulo di comando costrinse i cosmonauti (Haise, Lovell e Swigert) ad interrompere la missione e a rientrare sulla Terra in condizioni di grave emergenza, utilizzando come propulsore il motore del Lem.
Nel 1971 nuovo incidente mortale al rientro di una missione sovietica durante la quale era stato battuto il primato di durata di volo nello spazio (24 giorni in orbita). Perirono i cosmonauti Georgi Dobrovolsky, Vladislav Volkov e Victor Patsayev.
Il 5 aprile del 1975 i sovietici furono protagonisti di un altro inconveniente, fortunatamente senza vittime. La capsula «Soyuz 19» dovette interrompere il volo dopo il decollo per un guasto ad un razzo di spinta. Vasily Lazarev e Oleg Makarov furono recuperati sani e salvi in una regione montagnosa della Siberia.
Il 27 settembre 1983 due cosmonauti russi, Vladimir Titov e Ghennadi Strekalov, uscirono indenni da un grave incidente. Alla base del razzo vettore scoppiò improvvisamente un incendio che fece scattare il dispositivo di salvataggio. La capsula venne eiettata a circa tre chilometri di distanza e i due si salvarono. 
Il 28 gennaio 1986, alle 11,38 di Cape Canaveral, iniziò la decima missione del Challenger, la venticinquesima della serie dello Shuttle, che sarebbe dovuta durare sette giorni. L'equipaggio, composto da sette persone (due donne e cinque uomini), avrebbe dovuto lanciare un satellite per comunicazioni in un'orbita stazionaria sopra il Brasile, studiare la cometa di Halley, effettuare una serie di esperimenti proposti da varie scuole americane sul magnetismo, sulla microgravità, sugli effetti dell'assenza di gravità nella formazione dei metalli e sulla dinamica dei fluidi. Nulla di questo avvenne: circa 75 secondi dopo il lancio il Challenger esplose a qualche decina di chilometri d'altezza sul cielo terso della Florida, diventando un'enorme palla di fuoco. La tragedia si consumò sotto gli occhi di milioni di persone che stavano seguendo la partenza in televisione.
Nell'incidente perirono all'istante: Michael J. Smith, 40 anni, astronauta dal 1980; Francis R. Scobee, 46 anni, reduce del Vietnam, astronauta dal 1976 e comandante del volo; Ronald Mc Nair, 36 anni, chimico della missione, astronauta dal 1979; Ellison S. Onizuka, 39 anni, tenente colonnello, ingegnere aerospaziale, che aveva partecipato in precedenza ad una missione segreta militare dello Shuttle; Sharon Christa Mc Auliffe, 37 anni, insegnante di inglese e storia americana, che, per la prima volta nella storia, avrebbe dovuto tenere una lezione ai suoi alunni dallo spazio; Gregory Jarvis, 42 anni, ingegnere aeronautico, specialista in elettricità e del carico; Judith A. Resnik, 36 anni, arrivata alle missioni spaziali dalla musica classica. Seconda donna americana a viaggiare nello spazio, aveva compiuto il primo volo due anni prima.
Il 1° febbraio 2003 la NASA perse un'altro Shuttle, il Columbia, che si disintegrò al rientro nell'atmosfera mentre si trovava sopra i cieli del Texas. Era la missione n. 107 (di fatto la n. 113), partita il 16 gennaio dello stesso anno. La causa primaria del disastro venne attribuita ad una breccia nel bordo anteriore dell'ala sinistra, apertasi durante la fase di decollo in seguito all'impatto con un pezzo di schiuma isolante staccatosi dal serbatoio esterno. Circa 2.000 frammenti di detriti e resti umani vennero poi rinvenuti sui territori di Texas, Louisiana e Arkansas.
Nella tragedia perirono all'istante i 7 cosmonauti a bordo: Rick Husband, ingegnere meccanico, colonnello dell'US Air Force, comandante della missione; William Mc Cool, pilota; Laurel Clark, medico di bordo, specialista di missione; Kalpana Chawla, ingegnere aerospaziale, specialista di missione; David Brown, pilota e medico di bordo, specialista di missione; Ilan Ramon, colonnello dell'Aviazione israeliana, primo astronauta israeliano; Michael Anderson, fisico, comandante del carico, responsabile della parte scientifica della missione.
Sintesi ed adattamento da "IL SECOLO XIX" e "LA NAZIONE" del 29 gennaio 1986 + stampa specializzata
OTTOBRE 1963 - Pesanti responsabilità nella tragedia del Vajont. Quasi tremila i morti
IL TELEGRAFO del 12 ottobre 1963 - In prima pagina ci si chiede se il disastro del Vajont potesse essere evitato...
Due grandi calamità naturali che hanno segnato l'Italia degli anni '60
IL TELEGRAFO del 5 novembre 1966 - L'Apocalisse in Toscana. L'Arno straripa e invade Firenze e Pisa. Valanghe d'acqua sommergono Grosseto. Danni per milioni anche all'Elba...

All'epoca del fatto la diga del Vajont era la piu' alta del mondo (262 metri). Dal 10 Ottobre 1963 è rimasta solo un monumento ad una delle più eclatanti catastrofi che si siano verificate a livello mondiale, non fosse altro per le modalità con cui si è determinata. Costruita su un terreno instabile, risultò un tale capolavoro di ingegneria da resistere comunque all'impatto di 260 milioni di m3 di terra e roccia che, staccatisi dal sovrastante monte Toc, franarono dentro l'invaso d'acqua da essa generato: il lago del Vajont appunto.
Trecento milioni di m3 di acqua del bacino artificiale, scavalcata la diga, si riversarono nella stretta gola sottostante, generando una pressione d'urto smisurata, travolgendo tutto, seminando morte e distruzione. Longarone, trovandosi proprio in fondo alla valle del Vajont, fu l'abitato più pesantemente

NOVEMBRE 1966 - Apocalisse in Toscana. L'Arno rompe gli argini e invade Firenze e Pisa

colpito dall'evento e riportò il più alto numero di vittime. Quasi tutte le sue abitazioni furono spazzate via dalla furia delle acque. Solo 22 case rimasero in piedi, compreso il palazzo comunale, perché costruiti sul versante destro della vallata e più in altura. Le acque del fiume Piave, scosse da questa tremenda ondata di piena, ritornarono calme solo in corrispondenza della foce, sul mare Adriatico. Il numero dei morti arrivò quasi a tremila.
L'alluvione del 1966 devasta in particolare la Toscana (pesantemente colpite Firenze, Pisa e Grosseto) e mostra, insieme alla tragedia di Longarone, quanti danni possono provocare l'inclemenza della natura e l'imprevidenza dell'uomo.

Il fronte della diga del Vajont in una foto moderna. Come si può vedere, l'opera non venne minimamente scalfita dall'enorme impatto di terra e roccia staccatesi dal monte Toc.
L'invaso e la diga del Vajont come sono oggi, in una foto invernale. Sotto la neve, massi e terra si sono sostituiti all'acqua, che all'epoca arretrò di più di 6 chilometri

(IL TELEGRAFO del 12 ottobre 1963 sul Vajont) - "Alcuni fatti emersi dopo la tragedia starebbero ad indicare l'esistenza di pesanti responsabilità - Si poteva evitare il disastro? - Il pericolo della frana non fu valuto esattamente. Il Ministero dei Lavori pubblici aveva vietato il riempimento del bacino. Era stata chiesta la chiusura della zona al traffico?.... La diga fu costruita dopo perizie sbagliate. Estremamente pericolose le infiltrazioni d'acqua. Va tenuto presente peraltro che gli esami geologici non possono dare risultati definitivi. Sullo nomina una commissione per rintracciare cause e responsabilità...".
(IL TELEGRAFO del 5 novembre 1966 sull'alluvione di Firenze) - "Diluvio e tempeste flagellano l'Italia - Apocalisse in Toscana - La regione al centro del disastro. L'Arno rompe gli argini e invade Firenze. La città vive ore drammatiche: acquedotti inquinati, tubature del gas in pericolo, manca la luce.

Due metri d'acqua in Piazza della Signoria. Sette morti a Reggello per una frana e numerosi feriti. Sei deceduti in altre località. venti bambini salvati da un elicottero. Mobilitati esercito, polizia e vigili del fuoco... Ore di terrore nel pisano e nel senese - Straripa l'Arno, inondazione a Pisa - Le acque hanno superato anche il Ponte di Mezzo. Continua ad aumentare il livello del fiume. L'Era rompe gli argini e invade Pontedera: auto travolte, sospesa la produzione alla Piaggio. Crolla un palazzo a Castelfiorentino - La gente si rifugia sui tetti delle case.... Tutta la Maremma è sotto l'acqua - L'Ombrone straripa e le abitazioni di Grosseto sono allagate fino al primo piano - La città isolata, si teme vi siano vittime - 90 persone salvate con gli elicotteri - Violenta mareggiata a Porto Santo Stefano, con battelli affondati - All'Isola d'Elba un fortunale provoca danni per decine di milioni: distrutti vari locali, affonda un peschereccio a Marina di Campo. Altre imbarcazioni da diporto, prima di essere messe al sicuro, hanno riportato notevoli danni.

NOVEMBRE 1963 - Al ligure Giulio Natta viene assegnato il Premio Nobel per la chimica

L'Accademia svedese delle Scienze ha reso noto oggi (5) i nomi dei vincitori dei premi Nobel di quest'anno per la chimica e per la fisica. Il premio per la chimica è andato per la prima volta ad uno scienziato italiano, il prof. Giulio Natta del Politecnico di Milano, che lo dividerà con il tedesco prof. Kari Ziegler, direttore dell'Istituto Max Planck di Müllheim nella Ruhr. La dotazione del premio, una delle più alte da quando esistono i Nobel, quest'anno è di oltre 30 milioni di lire.
Il prof. Giulio Natta, ligure di razza (essendo nato a Porto Maurizio), sta trascorrendo un periodo di vacanza a Sanremo, nella sua bianca villetta che spazia sul mare aperto, proprio sul limite della passeggiata Trento e Trieste. L'abitazione si trova a poche centinaia di metri dal parco di Villa Nobel, in quella parte cittadina un po' «dèmodè» che lo scopritore della dinamite scelse per passarvi gli ultimi anni della sua vita.
Grande è stata la commozione dell'illustre scienziato nel ricevere l'importante comunicazione e grande è stata la sua letizia per un riconoscimento che premia tutta una vita dedicata allo studio... La sua ultima scoperta, quella che gli è valsa il Premio Nobel, è indubbiamente una delle più grandi nel campo plastico tessile e delle gomme sintetiche.
La «polimerizzazione stereospecifica», attraverso la quale si riesce ad organizzare secondo il voluto quelle grandi molecole che prima non era possibile preordinare, oltre ad interessare il campo industriale sarà fondamentale anche in quello scientifico ed aprirà nuovi orizzonti ad una scienza in continua evoluzione e progresso come la chimica industriale.
Il prof. Natta nella realizzazione della sua ultima scoperta si è servito degli studi sui composti metallorganici compiuti dal suo eminente collega ed amico prof. Kari Ziegler della Germania occidentale.
Nel giorno più emozionante della sua lunga e brillante vita di scienziato, il neo Premio Nobel per la chimica non è venuto meno al suo amore per il paese nel quale, ancora fanciullo, ha trascorso tante ore liete. Al volante della sua «1800», che funziona a metano, ha raggiunto perciò Ceriana - un grosso borgo nell'entroterra di Sanremo adagiato sul letto del torrente Armea - per raccogliersi in preghiera sulla tomba della madre. Etna Crespi, madre dello scienziato, era nata lì nella seconda metà dell'Ottocento.
I Crespi sono un'antica famiglia del prospero paese dell'entroterra ligure dove, nella quiete della campagna, Giulio Natta viene spesso per riposarsi e per dedicarsi al suo hobby preferito: la raccolta dei funghi.

Da "IL SECOLO XIX" del 6 e 7 novembre 1963
NOVEMBRE 1963 - Assassinato a Dallas il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy
IL TELEGRAFO del 23 novembre 1963 - A Dallas viene assassinato il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy
Il Presidente è morto in ospedale mezz'ora dopo l'attentato
Il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy, in piedi sulla limousine, saluta la folla pochi minuti prima di essere colpito a morte

(23 Novembre 1963 - dal quotidiano "IL TELEGRAFO") - "Ieri, a Dallas, nel Texas, alle ore 19,30 italiane con un colpo di fucile è stato assassinato Kennedy, raggiunto alla testa da un proiettile mentre si trovava in auto con la moglie e il governatore dello Stato, che è rimasto gravemente ferito. Un agente ucciso. L'urlo straziante della moglie Jacqueline. I drammatici tentativi dei medici per salvargli la vita. Lindon Johnson è il nuovo Presidente...". L'attentatore sarebbe un «marine» di 24 anni filo-castrista, sposato ad una russa. Si chiama Lee H. Oswald - per ora è stato accusato solo dell'uccisione di un agente - Lavorava nell'edificio dove è stato rinvenuto il fucile col quale sarebbe  stato  ucciso  il  Presidente... Durante  la  cattura  avrebbe esclamato " Ora è

tutto finito".  L'UOMO DEL CORAGGIO - "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli e le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana". Tali parole, che egli scrisse 8 anni fa, riassumono la vita e la breve ma intensa missione del 35° Presidente degli Stati Uniti, troncato anzitempo da mano omicida. Il coraggio era per John Kennedy la più ammirevole delle virtù umane...

(OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999) - "A Newport (Stati Uniti), il 12 settembre del 1953 milleduecento invitati partecipano alle nozze tra Jacqueline Lee Bouvier  e John Fitzgerald Kennedy, astro nascente della vita politica americana. I primi anni di matrimonio non sono tranquilli: John subisce due operazioni chirurgiche e Jackie perde un bambino. Ma il peggio deve ancora venire... Il 22 novembre del 1963 Kennedy viene assassinato a Dallas, tre anni dopo la sua elezione e alla vigilia di una rielezione annunciata... Kennedy, l'uomo che sfidò Castro e i sovietici, che iniziò la guerra in Vietnam, che regalò una «Nuova Frontiera» esce di scena. E comincia la leggenda. L'America si commuove davanti all'immagine di Jaqueline in nero, tra i fratelli del marito Edward e Bob, tutti stretti attorno ai piccoli orfani Caroline e John-John che salutano la bara del padre.
La tragedia dei Kennedy... Il 5 giugno del 1968 anche il fratello Bob, senatore in corsa per la Presidenza, viene assassinato".

OTTOBRE 1964 - SVENTATO NEL TEXAS UN COMPLOTTO CONTRO LINDON B. JOHNSON

A undici mesi dai tragici fatti di Dallas e nel pieno corso di una battaglia elettorale che viene condotta senza esclusioni di colpi, la notizia della scoperta di un complotto per uccidere il Presidente USA Lindon B. Johnson ha suscitato viva sensazione in tutti gli Stati Uniti. Già in precedenza si erano verificati fatti tali da mettere in sospetto gli agenti federali o locali in vari posti dove Johnson si è recato per il suo giro elettorale, ma in ogni caso si è avuta l'impressione o di equivoci o di gente più velleitaria che pericolosa. Le rivelazioni e la scoperta fatte dallo sceriffo di Corpus Christi (una città texana a 500 chilometri da Dallas dove è previsto un comizio di Johnson) dimostrano che questa volta di tratta di un complotto che coinvolge un numero non ancora identificato di persone, un tentativo delittuoso che è stato sventato grazie ad informazioni anonime.
Lo sceriffo John Mitchell, di Corpus Christi, destinatario della "soffiata", aveva deciso di saggiare la fondatezza delle segnalazioni mediante un'improvvisa perquisizione nell'abitazione di una delle persone indicate come partecipi ad un complotto contro il Presidente USA. L'informazione anonima appariva assolutamente credibile allorchè 25 «deputies» (agenti dello sceriffo), provvisti di mandato di perquisizione, irrompevano ieri a tarda sera nella residenza di Julius Schmidt, di 29 anni, rinvenendo un intero arsenale di armi, fra le quali un lanciarazzi, mitragliatrici, un mortaio, fucili atti a sparare proiettili ad alta potenza, bombe a mano e circa 20.000 proiettili. Nell'abitazione perquisita gli uomini dello sceriffo hanno trovato anche numerose bandiere naziste, libri di Hitler o su Hitler, elmetti della Wehrmacht o dell'esercito imperiale germanico e fotografie di gerarchi nazisti. Tratto in arresto anche il ventottenne Jerry Bird, che sembra essere collegato all'episodio.
Lo Schmidt era già noto alla polizia per i suoi traffici illeciti e in precedenza era stato associato a concentramenti di armi e munizioni lungo la costa del Golfo del Texas. Secondo lo sceriffo Mitchell, l'arrestato avrebbe dovuto consegnare le armi agli incaricati che si apprestavano ad uccidere il Presidente Johnson.
Schmidt ha ammesso di avere acquistato illegalmente armi, ma nega disperatamente di essere a conoscenza, anche indiretta, di un eventuale attentato contro il Presidente Johnson. Dagli schedari della polizia risulta che Julius Schmidt, artigiano idraulico in proprio, era stato condannato per omicidio nel 1956 alla pena di 10 anni di reclusione. Nel 1958 era stato posto in libertà condizionata per poi essere definitivamente liberato nel 1960. Durante un tentativo di furto in un negozio di autoaccessori insieme ad un complice, lo Schimdt aveva ucciso un guardiano che era intervenuto.
Giunge intanto notizia che sono arrivate minacce anche alla vita del candidato repubblicano Barry Goldwater. A raccoglierle un centralinista telefonico del "Milwaukee Journal" che ha prontamente informato le forze dell'ordine. L'ispettore Leo Woelfel, della polizia di Milwaukee, ha dichiarato che sono in corso delle indagini e che è stato comunque predisposto un piano di protezione per il senatore Goldwater...

Da "IL TELEGRAFO" del 15 ottobre 1964
OTTOBRE 1964 - Drammatica riunione del Comitato Centrale del PCUS: deposto Kruscev
IL TELEGRAFO del 16 ottobre 1964 - Il Comitato centrale del PCUS depone Kruscev
Il comunicato ufficiale parla di dimissioni richieste per "ragioni di età e di salute"

(IL TELEGRAFO del 16 ottobre 1964) - In una drammatica riunione dell'altro ieri al Comitato Centrale del PCUS - KRUSCEV DEPOSTO - Lo sostituiscono Kossyghin (attuale vice Primo Ministro) al governo e Breznev alla segreteria del partito - Sarebbe stato Suslov a presentare la mozione richiedente le dimissioni di Kruscev e a raggruppare intorno a se la maggioranza - Si ignora dove sia l'ex premier - L'Agenzia «Tass» ha pubblicato alle ore 22,02 (ora italiana) del 15 ottobre il seguente comunicato: "Nikita Kruscev è stato esonerato dalle funzioni di primo segretario del Comitato del PCUS e di presidente del Consiglio dei Ministri dell'URSS. Leonid Breznev è stato eletto primo segretario del Comitato Centrale del PCUS. Alexei Kossyghin è stato nominato presidente del Consiglio dei Ministri. la decisione è stata presa nel corso di una riunione plenaria del Comitato Centrale del

PCUS, tenuta mercoledì scorso. In merito alla riunione è stato emesso il seguente comunicato ufficiale: «Una riunione plenaria del Comitato Centrale del PCUS è stata tenuta il 14 ottobre 1964. La riunione plenaria del Comitato centrale del PCUS ha accolto la richiesta di N.S. Kruscev di essere esonerato dalle sue funzioni di primo segretario, membro del Presidium del Comitato Centrale del PCUS e presidente del Consiglio dei ministri dell'URSS in vista della sua età avanzata e del deterioramento della sua salute. Il Plenum del Comitato Centrale del PCUS ha eletto L.I. Breznev primo segretario del Comitato Centrale del PCUS».
ENORME IMPRESSIONE IN ITALIA E NEL MONDO - Riunita d'urgenza la dierzione del PCI - Saragat in collegamento diretto con Mosca durante la riunione del governo - Nenni non fa commenti - Preoccupazioni di Tanassi - A Londra si definiscono «inesplicabili» i motivi delle dimissioni - Da fonte sicura si apprende che Alexis Agiubei, genero di Kruscev, avrebbe cessato da oggi le sue funzioni di direttore de "Le Iszvestia", organo ufficiale del governo sovietico...
LA CARRIERA POLITICA DI KOSSYGHIN E BREZNEV -  Il primo iniziò nel 1939 come commissario delle industrie tessili, il secondo è stato a fianco di Nikita dal 1938 - Kossyghin è nato il 20 febbraio 1904 a Leningrado ed è ritenuto uno dei grandi tecnocrati del regime sovietico. Il padre era operaio. Nel 1919 si era arruolato nell'"Armata Rossa" e nel 1927 aveva aderito al partito comunista sovietico. Ha portato a termine i suoi studi nel 1933 all'istituto tessile di Leningrado...
UNA DURA LEZIONE - A noi democratici dell'Occidente la tecnica del colpo di stato di tipo comunista è ormai troppo nota perché se ne vogliano trarre giudizi di natura morale... Stalin non è Kruscev, si capisce; e Breznev non è Kruscev, anche questo si capisce. Ma il comunismo è sempre lo stesso. Vogliamo dire che i mezzi sono diversi (Stalin, Kruscev, Breznev ecc.) ma il fine ultimo del comunismo è l'immutabile conquista violenta del potere e la sua gestione attraverso la dittatura del partito unico...

AGOSTO 1968 - Drammatico annuncio notturno di Radio Praga: invasa la Cecoslovacchia
IL TELEGRAFO del 21 agosto 1968 - Edizione straordinaria sull'invasione della Cecoslovacchia
Un'azione contraria alle norme del diritto ed ai principi delle relazioni fra Stati socialisti

(Il TELEGRAFO - Edizione Straordinaria del 21 agosto 1968) - "L'annuncio dell'invasione è stato ripetuto ogni dieci minuti, numerose volte, fino alle 4,45 locali, ora in cui Radio Praga ha cessato le trasmissioni. Prima di interromperle l'annunciatore aveva segnalato la cessazione dei programmi di altre emittenti e che aerei stranieri stavano sorvolando il cielo di Praga, a conferma che ormai tutta la Cecoslovacchia era stata occupata dalle truppe del Patto di Varsavia.... Il rombo degli aerei è continuato incessante per tutta la notte. Nelle vie si sono sentite in continuazione le sirene della polizia. In Cecoslovacchia le comunicazioni telefoniche sono interrotte e il centralino rifiuta di accettare qualsiasi comunicazione... A Mosca il governo sovietico ha annunciato oggi che le sue truppe sono entrate nelle prime ore di stamani in Cecoslovacchia, su richiesta delle autorità ceche, «per far fronte ad una minaccia al sistema socialista e allo stato creato dalla costituzione, minaccia proveniente dalle forze controrivoluzionarie entrate in collusione con le forze straniere ostili al socialismo...»"

Un portavoce del segretario generale dell'ONU, U Thant, fa sapere che nessuna azione da parte dell'organizzazione internazionale può essere prevista per ora - Due titoli significativi pongono l'accento sulla sorte di Dubcek e l'eventuale ritorno al potere di Antonin Novotny - Convocata a Roma la direzione del PCI - Sull'UNITA' il titolo a nove colonne recita: «Un grave annuncio da Praga - truppe sovietiche entrano in Cecoslovacchia». Il commento: «Le drammatiche notizie che ci giungono da Praga nelle prime ore del mattino suscitano emozione e profonda preoccupazione nel movimento operaio italiano e internazionale. I compagni della direzione del PCI sono stati convocati per un'immediata riunione, allo scopo di valutare la situazione»."
(OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999) - "Il sogno della libertà dura lo spazio di pochi mesi. Nel 1968 il segretario del Partito Comunista Cecosvlovacco, Alexander Dubcek, sostenuto dagli studenti, comincia un processo di democratizzazione sociale e politico:

I carri armati del Patto di Varsavia per le strade di Praga

è la "primavera di Praga". Invano il leader del Paese satellite di Mosca tenta di rassicurare i sovietici: nella notte tra il 20 e il 21 agosto le truppe del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia. Dubcek è arrestato. Praga viene presidiata dai carri armati. La gente si ribella e centinaia di persone vengono uccise.

OTTOBRE 1975 - Al ligure Renato Dulbecco il Premio Nobel per la fisiologia e la medicina

Eugenio Montale e Renato Dulbecco portano la gente di Liguria ad un prestigioso traguardo: due Nobel nello stesso anno. Del grande poeta, ispirato dalle linee austere e dalle onde scatenate del litorale ligure, si riferisce in altra pagina...
Stoccolma, 16 ottobre - Il medico scienziato Renato Dulbecco, naturalizzato americano ma di origine ligure, ha ricevuto il Premio Nobel 1975 per la fisiologia e la medicina, congiuntamente a due scienziati Usa. Le loro scoperte riguardano «l'integrazione fra virus tumorali e il materiale genetico della cellula».
I tre si divideranno un assegno di 630 mila corone svedesi (oltre cento milioni di lire). Dulbecco lavora presso l'Imperial Cancer Found Laboratory di Londra; gli altri due premiati sono David Baltimore dell'Istituto di Tecnologia del Massachusetts (MIT) e Howard Martin Temin dell'Università del Wisconsin. Quest'ultimo è stato uno degli allievi di Dulbecco quando lo scienziato insegnava presso il «California Institute of Technology» negli anni Cinquanta.
Il padre di Dulbecco, ing. Leonardo, deceduto nel 1969, nacque ad Imperia dove compì gli studi fino al liceo e alla laurea. Trasferitosi a Catanzaro per motivi di lavoro, vi sposò Maria Virdia, scomparsa a Cuneo nel 1972, all'età di 82 anni. Dal matrimonio nacquero tre figli: Renato, che ha oggi (nel 1975) 61 anni, Emma, residente a Savona dal 1961 e Antonio, attualmente domiciliato a Cuneo dove svolge l'attività di medico endocrinologo.
La famiglia Dulbecco abitò ad Oneglia subito dopo la prima guerra mondiale. Nella città ligure Renato ha portato avanti gli studi dalle elementari al liceo. A sedici anni era già all'università di Torino, a ventidue si era laureato, a ventisette era libero docente e assistente, prima in istologia e poi in patologia.
Il trasferimento negli Stati Uniti risale al 1949, dopo due anni di ricerche in campo batteriologico. Negli Usa Renato ottenne ampi consensi e per consentirgli di svolgere al meglio il suo lavoro gli fu assegnata una cattedra d'insegnamento presso l'Istituto di Tecnologia della California.
Nel 1953 ottenne la cittadinanza americana. Venti anni dopo si trasferì a Londra per continuare la sua attività presso l'«Imperial Cancer Research Found».
A proposito delle sue ricerche lo scienziato ha detto che i suoi studi sui virus cancerogeni lo hanno occupato per ben 15 anni e che il lavoro che è stato specificatamente selezionato è solo una delle fasi della sua opera.
Dulbecco ha poi aggiunto di aver dimostrato che il materiale genetico dei virus cancerogeni, il loro DNA, si incorpora nel DNA della cellula ospitante e, una volta lì, vi rimane per sempre, cosicché l'intera progenie della cellula ha le stesse caratteristiche alterate.

Da "IL SECOLO XIX" del 17 ottobre 1975
GIUGNO 1976 -  Alle elezioni politiche italiane ammessi al voto anche i diciottenni ( Camera)
IL GIORNO del 20 giugno 1976 - Elezioni politiche in Italia: 40 milioni di italiani alle urne. Per la prima volta, alla Camera, votano anche i diciottenni
Chiamati alle urne quasi 40,5 milioni di italiani
LA NAZIONE del 20 giugno 1976 - Elezioni politiche in Italia: Per gli italiani una scelta decisiva. Rinnovati appelli agli elettori da parte dei leader dei partiti

(IL GIORNO del 20 giugno 1976) - "Dopo la più breve e accesa campagna elettorale del dopoguerra, 40 milioni di italiani alle urne - I senatori da eleggere sono 315, i deputati 630 - Votano: 21.084.386 donne, 19.352.208 uomini - Tre milioni di giovani dai 18 ai 21 anni voteranno per la prima volta (per la Camera) - L'ordine ai seggi assicurato da 120.000 uomini fra soldati, carabinieri, agenti di PS e guardie di Finanza - 40 giorni di comizi in migliaia di manifestazioni...

Gli occhi del mondo puntati sull'Italia; le corrispondenze dalle capitali straniere - Dagli Stati Uniti: «La società italiana è giunta ad un bivio» - Il "New York Times" presenta il solito contrasto fra la famiglia che voterà democristiano per la difesa della libertà e la famiglia che voterà comunista, perché vuole riforme ed efficienza... - Il "Washington Post" è ancora oggi il più attento osservatore dell'attuale situazione italiana... in una corrispondenza da Mosca, Peter Osnos scrive che i sovietici si preparano a dichiarare la loro soddisfazione per i prossimi risultati in Italia, ma se questa soddisfazione sia genuina oppure no è da vedersi... Le predizioni nella capitale sovietica riflettono «la straordinaria ambiguità» dei sentimenti del Cremlino verso i comunisti italiani e la sensazione che le loro sorti «potranno avere un effetto profondo sulle politiche sovietiche»... Dalla Francia: Cautela nei giudizi sull'esito del voto - Dall'Inghilterra: L'«efficienza» tema della consultazione - Dalla Germania: «Improbabile il voto di protesta» - Dall'Urss: «E' indispensabile il ruolo del PCI...»"
(LA NAZIONE del 20 giugno 1976) - "Oggi e domani le elezioni più importanti degli ultimi anni - Per gli italiani una scelta decisiva - I votanti per la Camera saranno 40,5 milioni, per il Senato 35 - Non si escludono risultati differenti per i due rami del Parlamento - Cautela di tutti sull'esito - Salvo clamorose sorprese, per la formazione del nuovo governo si prevedono un lungo braccio di ferro tra i partiti e dure battaglie... Il problema-base è se il voto di domani e dopo accentuerà ulteriormente lo spostamento a sinistra dell'elettorato o lo fermerà e riequilibrerà... L'andamento della campagna elettorale, imperniata sullo scontro fra DC e PCI, ha messo in rilievo l'importanza della posta in gioco e potrebbe avere effetti soprattutto sull'elettorato fluttuante... Nessuno degli altri partiti si da per perdente... Il PSI conta di superare il fatidico muro del 15%..."

APRILE 1977 - Il quotidiano di Livorno "Il Telegrafo" compie cento anni di vita
IL TELEGRAFO del 29 aprile 1977 - Supplemento per celebrare il centenario del quotidiano di Livorno
Un giornale nato da un garibaldino e, quasi sempre, vissuto alla garibaldina...

(DAL 1° NUMERO DE "IL TELEGRAFO" - 29 aprile 1877) - "AI LETTORI - Il nostro giornaletto si occuperà, per lo più, delle cose lontane, cioè di quelle che son per accadere in que' paesi dove il russo e il turco s'accapigliano, sfogando un odio antico e minacciando in Europa e in Asia grandi e pericolose novità. Noi farem si che ogni persona la quale non ami vivere col capo dentro il sacco, venga tutte le sere ad aspettarlo con ansietà e pigli bizza se accada mai che è tardi un minuto, perchè le notizie ci fioccheranno da ogni parte e non ce le recherà il procaccia.
IL TELEGRAFO narrerà le battaglie, i fatti d'arme, le avvisaglie, i diavoleti e tutto quanto avvenga di clamoroso in questo povero trambasciato mondo, facendo si che nessun sen vada a letto senza aver contezza di ciò che s'è fatto sulla superficie del globo, dal levar del sole all'apparecchiar della tavola. Basterebbe questo per rendere IL TELEGRAFO

graditissimo a tutte le creature umane che vivono tra 'l Ponte di Stagno e l'Antignano, senza differenza di culto o di color politico o di cervello; ma il nostro giornaletto non si ristringerà ad occuparsi a rigor di termine solo delle cose che accadono in lontananza. Perchè, ogni sera, farà così di volo un breve cenno sulle faccende di casa, dicendo ciò che si fece e ciò che non si fece intra muros, mettendo il becco sul libro della Questura, sullo scartafaccio della Polizia Municipale, et quidem in Borsa, dove si trema e dove si patiscono le pene dell'inferno, perchè non cè merlo di becco giallo e avvezzo ad uccellar il suo prossimo che, a questi lumi di luna, non abbia timore di patir la sorte de' pifferi di montagna e non si raccomandi con tutta l'anima a Cristo o a Moisè.
Poi discorrerà, tratto tratto, delle cose di Roma, cioè degli svenimenti del Sommo Pontefice, dei puerperj dell'on. De Pretis, delle chiacchere dei deputati e del sonno dei senatori, della concordia dei ministr, delle convenzioni ferroviarie di là da venire, del corso forzoso estinguibile in centoquaratasett'anni, della questione degli zuccher e dei broccoli del ministro Majorana, delle file de' nuovi cavalieri progressisti e di tant'altre cose indispensabili in un periodico che voglia meritarsi almeno gli onori della tonsura nel sacerdozio della libera stampa...".

IL TELEGRAFO nacque da un'idea del direttore della «Gazzetta Livornese», il garibaldino Giuseppe Bandi, il quale con una edizione pomeridiana del giornale intendeva principalmente informare i livornesi su quello che stava accadendo al fronte della guerra russo-turca. Il quotidiano, come si può leggere nella prima pagina del primo numero, assunse immediatamente anche altri propositi, tra i quali quelli di metter lingua (il becco) nelle vicende in Questura, nei verbali della Polizia Municipale e negli affari politici di Roma... Dopo la Liberazione la testata fu sostituita da quella de "IL TIRRENO" fino agli inizi degli anni '60, quando riprese nuovamente il vecchio nome. Appena terminato il centenario di vita, tornò ad essere definitivamente "Il TIRRENO".
AGOSTO 1980 - Strage alla stazione ferroviaria di Bologna causata da una bomba
IL SECOLO XIX del 3 agosto 1980 - Strage alla stazione di Bologna, 76 morti, si scava fra le macerie
Una delle più grandi tragedie del dopoguerra
LA NAZIONE del 3 agosto 1980 - Semidistrutta la stazione di Bologna: 77 morti e 180 feriti

(IL SECOLO XIX del 3 agosto 1980) - "Una terrificante esplosione ha provocato una delle più grandi tragedie del dopoguerra - Strage alla stazione di Bologna, 76 morti, si scava fra le macerie - Duecento feriti, decine dei quali in fin di vita - Prevale l'ipotesi di un attentato fascista - Crollato l'edificio delle sale d'aspetto affollate di viaggiatori e dove c'erano anche alcuni uffici. Altre vittime tutt'attorno. Scene spaventose: «Alle ore 10,25 un boato come quello dei bombardamenti e un fungo di fumo e polvere si è alzato dall'edificio delle

sale d'aspetto. Quando il fumo si è dissolto il fabbricato non esisteva più e si poteva vedere distintamente un treno sporco e lacerato, fermo sul binario» dice un testimone. I primi feriti caricati su un bus: sei giungeranno cadaveri all'ospedale. Tra le vittime molti bambini e giovani. Tra i calcinacci estratta gente ancora viva - Un'intera città accorre a dare aiuto - Ogni mezzo diventa un'ambulanza per soccorrere i feriti - la morte è tornata a Bologna 6 anni dopo l'«Italicus» - Mille drammi privati all'interno della sciagura: una donna è impazzita, da ore sta aspettando il marito; un maresciallo solleva un lenzuolo e sotto trova la figlia - Due telefonate dei NAR, ma Rognoni dice: «Mancano dati certi» - Un ritardo salva l'espresso da Genova - Il parere di un esperto in esplosivi...".
(LA NAZIONE del 3 agosto 1980) - "Bomba o disgrazia: ancora misteriosa l'esplosione - Semidistrutta la stazione ferroviaria di Bologna - 77 morti e 180 feriti - Fino a notte fonda si è scavato fra le macerie alla ricerca dei superstiti. Alcuni corpi sono stati lanciati a decine di metri di distanza. Lo scoppio terrificante sarebbe avvenuto nella sala d'aspetto di 2a classe e non nel ristorante, come si era creduto in un primo momento. Questo avvalorerebbe l'ipotesi dell'attentato (si è avuta anche una rivendicazione di neofascisti dei NAR). Il Presidente della Repubblica Pertini ha interrotto le vacanze per raggiungere  la città emiliana - L'ipotesi della bomba è quella che trova più credito, anche se gli inquirenti non lasciano cadere tutte le altre possibili cause - La notizia arriva ai Giochi Olimpici di Mosca - Ore d'angoscia e tensione alla Presidenza del Consiglio..."

NELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA persero la vita 85 persone e si contarono 203 feriti. Le indagini si rivelarono subito difficili. Il 23 novembre del 1985 si arriva a una sentenza definitiva: i terroristi di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro vengono condannati all'ergastolo come esecutori materiali, ma si proclameranno sempre innocenti. A Licio Gelli vanno 10 anni per depistaggio. (OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999)
AGOSTO 1980 -  Storica vittoria degli operai polacchi. Solidarnosc é sindacato autonomo
LA NAZIONE del 31 agosto 1980 - Gli operai della Polonia vincono la loro battaglia. Concesso il sindacato autonomo (Solidarnosc)
In Polonia diventa legale il diritto di sciopero
CORRIERE DELLA SERA del 25 gennaio 1981 - Sciopero nei cantieri di Danzica. Walesa vince la sfida per l'ottenimento del sabato non lavorativo...

(LA NAZIONE del 31 agosto 1980) - "Dopo 16 giorni di scioperi senza precedenti nei Paesi dell'Est - Gli operai polacchi hanno vinto - Concesso il sindacato autonomo - Gli accordi siglati a Danzica e a Stettino sono stati approvati dai  vertici  del  partito - Il  nuovo  organismo «autogestito» collaborerà a fianco del sindacato ufficiale - Legalizzato il diritto di sciopero - Prima di arrivare all'intesa Gierek avrebbe avuto il consenso di Mosca - Il  lavoro  non  sarà  ripreso finché i dissidenti (ieri ne è stato arrestato un altro) resteranno in carcere...

Il regime comunista polacco ha ceduto su tutta la linea. La Polonia, primo paese del campo socialista, consente la creazione di un sindacato indipendente, non soggetto cioè alle direttive del partito unico... La Polonia è il primo paese comunista a legalizzare quello che negli altri Stati dell'Est rimane un reato punito con il carcere: il «diritto di sciopero»... Promessi aumenti salariali e un piano per l'edilizia popolare...".
(IL CORRIERE DELLA SERA del 25 gennaio 1981) - "Media dell'80% nelle astensioni ieri dal lavoro - Walesa vince la sfida del sabato - Ai cantieri di Danzica gli assenti sono stati 9 su 10 - La TASS: «Coloro che organizzano questi scioperi farebbero bene a riflettere» - Il giornale dell'esercito sovietico sottolinea il problema della «sicurezza collettiva» - Missione di alti ufficiali dell'URSS a Varsavia, Budapest e Bucarest - Manovre di truppe nei Paesi satelliti... - «Solidarietà» non intendeva arrivare ad una nuova prova di forza sulla questione dei sabati liberi. Vi è stata trascinata da quei dirigenti del partito che hanno colto al volo l'occasione per ribadire la linea della fermezza e della disciplina uscita consacrata dal vertice di Mosca..."

DICEMBRE 1981 - Arrestati un migliaio di leaders di Solidarnosc. Scioperi e scontri a fuoco
LA NAZIONE del 14 dicembre 1981 - La Polonia rischia il bagno di sangue dopo l'arresto dei leaders di Solidarnosc

(LA NAZIONE del 14 dicembre 1981) - "L'esercito con pieni poteri arresta nella notte un migliaio di leader di «Solidarietà» - Stato d'assedio, legge marziale e coprifuoco; i sindacalisti minacciano lo sciopero per oggi - La Polonia rischia il bagno di sangue - Walesa, l'unico non in carcere, invitato a svolgere subito trattative - In prigione anche alcuni ex dirigenti del governo e del partito, fra i quali Gierek - Come si è sviluppata l'azione repressiva - Perquisizioni a tappeto nelle sedi di «Solidarnosc» - L'internamento o persino la pena di morte a chi non obbedisce ai militari - Chiuse le scuole...

IL SECOLO XIX del 15 dicembre 1981 - Gli operai di Solidarnosc resistono ai militari polacchi

Intervento poliziesco a Danzica - Il paese è isolato dal mondo - Le misure di emergenza del consiglio militare - Angoscia in Italia: unanime condanna - Haig: un negoziato senza interferenze...".
(IL SECOLO XIX del 15 dicembre 1981) - "Ore decisive in Polonia dopo il colpo dei militari - Gli operai resistono - Occupate le più grandi fabbriche di Varsavia. Il sindacato libero tenta di organizzarsi. Lo spettro della fame. Manifestazioni davanti ai negozi vuoti e alle pompe di benzina chiuse. Tagliati tutti i contatti con l'Occidente. Accorato appello del Primate: «Conservate le teste e le mani per il futuro» - Solidarnosc chiama allo sciopero generale... Un disastro per il Cremlino..."

IL SECOLO XIX del 16 dicembre 1981 - Dilagano gli scioperi in tutta la Polonia. Si spara a Varsavia e Danzica. Lech Walesa arrestato dalle autorità polacche

(IL SECOLO XIX del 16 dicembre 1981) - "Dopo il colpo dei militari, il Paese s'avvia verso la tragedia - Si spara a Varsavia e Danzica - Dilagano gli scioperi in tutta la Polonia - Scontri a fuoco tra membri di Solidarnosc e soldati. Gli operai avrebbero minato i cantieri «Lenin» di Danzica e le miniere di Cracovia, che sono stati occupati. Appello agli studenti di medicina della capitale: presentatevi negli ospedali. Incidenti nelle università. Il Primate della Chiesa di Polonia si rifiuta di incontrare Jaruzelski. Le notizie filtrano, nonostante il totale «black-out» - A colloquio con gli operai di due grandi fabbriche di Varsavia: «Walesa è stato portato via dai carri armati... Il Primate non può aver detto quelle parole» - L'annuncio che tutti temevano è stato dato ieri mattina a Stoccolma da Stefan Trezinski, rappresentante di «Solidarnosc» in Svezia: «Lech Walesa è stato arrestato da parte delle autorità polacche». Mentre da Lisbona l'ambasciatore  polacco  si  affrettava a precisare che  il  Presidente  del  Sindacato Autonomo «si trova tuttora nelle vicinanze di

Varsavia dove ha colloqui con i rappresentanti del governo» - Da Roma: importante svolta nella linea ideologica e politica del PCI. Il segretario Enrico Berlinguer, ieri sera a «Tribuna Politica» ha rotto gli ultimi indugi: «Quello che sta accadendo in Polonia ci fa pensare che la capacità propulsiva dell'Est Europeo, che ha la sua nascita nella rivoluzione d'ottobre, si sia andata esaurendo. Oggi siamo giunti a considerare che quella fase si chiude. Se ne deve aprire un'altra... Alcuni insegnamenti di Marx e Lenin devono essere abbandonati e da noi stessi sono stati abbandonati. Due esperienze storiche, quella socialdemocratica e quella dell'Est europeo, sono entrambe superate...»"

GIUGNO 1986 - POLONIA "NORMALIZZATA" - Jaruzelski recita il requiem per Solidarnosc

Il generale Wojciech Jaruzelski, capo della Polonia, ha aperto il congresso del partito comunista, il primo che si tiene dopo l'imposizione - nel 1981 - della legge marziale nel paese. Il suo discorso inaugurale è stato improntato ad un attacco contro il movimento in clandestinità di "Solidarnosc", ma ha fatto capire che le autorità sono pronte a liberare un congruo numero di prigionieri politici, poiché è diminuita l'influenza del sindacato autonomo sulla società.
Nell'aula attenta erano presenti 1.776 delegati del partito e 107 delegazioni straniere, tra le quali spiccava quella del Pcus, guidata personalmente dal segretario generale Mikhail Gorbaciov e di cui fa parte anche il ministro degli esteri Shevardnadze... Secondo Jaruzelski, Solidarnosc ha perduto l'appoggio da parte della società polacca e nello stesso tempo è passato sotto controllo di estremisti «appoggiati e finanziati» da enti di spionaggio occidentali. Il leader comunista polacco ha ribadito che è in corso una lotta per il futuro della Polonia e che non si può e non si vuole essere tolleranti nei confronti di attività che danneggiano il paese. In merito alla liberazione dei prigionieri, ha fatto intendere che dal provvedimento di clemenza saranno esclusi i recidivi, il che significa che molti dirigenti di Solidarnosc non potranno essere scarcerati...
Secondo fonti dell'opposizione, il numero dei prigionieri politici è salito invece a 350, dai meno di 200 che erano all'inizio dell'anno. Risale infatti a poche settimane fa l'inizio dell'operazione di polizia tendente ad incarcerare quanti più oppositori possibile prima del congresso del Pc. La Polonia ha amnistiato 630 prigionieri politici nel 1984 ed altri 200 sono stati liberati l'anno scorso, ma dopo ogni amnistia il numero dei detenuti per motivi politici è sempre aumentato.
Nella prima metà del suo discorso, Jaruzelski ha posto l'accento anche sui gravi problemi economici che angustiano la Polonia: il paese ha una scarsa produttività, esportazioni deboli ed un debito di 30 miliardi di dollari con l'estero. Non sono mancate le critiche al partito che, dopo il periodo di Solidarnosc ha perduto un milione di iscritti e continua a soffrire di problemi di credibilità di fronte alla società, in particolare fra i giovani, gli operai e gli intellettuali...

Da "LA NAZIONE" del 30 giugno 1986
"SOLIDARNOSC" VENNE SCIOLTO DAL REGIME POLACCO e passò in clandestinità fino alla fine del comunismo. Nel 1989, dopo la caduta del «Muro di Berlino» e la vittoria di Walesa nelle libere elezioni, fu uno dei soggetti della nuova Polonia democratica ma, lacerato al suo interno da insanabili contrasti, perse consensi e venne relegato a margine delle scene. A Lech Walesa, nel 1983, venne assegnato il «Premio Nobel» per la pace.
OTTOBRE 1980 - La regina Elisabetta II d'Inghilterra in visita ufficiale a Genova

Elisabetta entusiasma gli «inglesi d'Italia» - Piove sul popolo e sulla Regina. Cade una pioggerella inglese. In quel contorno tutto suo, in un ambiente meteorologico che le riproduce attorno panorami familiari, Elisabetta II d'Inghilterra incontra Genova e i genovesi; passa tra la folla in attesa sotto ombrelli che si urtano, tonfano, si sbudellano a vicenda.
Città autenticamente repubblicana, ma altrettanto autenticamente assetata di avvenimenti, spettacoli e personaggi, Genova dedica alla Regina sentimenti a metà tra curiosità e simpatia, si affolla lungo il percorso del corteo reale («privato» quel tanto che basta a non escludere i corazzieri) quando ancora l'aereo è in volo verso il «Cristoforo Colombo»...
La folla di quella che viene considerata la più britannica delle città italiane e che ha, nelle proprie leggende di eleganza, «il camiciaio a Londra», resta affacciata per ore dai marciapiedi di quel percorso che attraversa piazza della Vittoria, via XX Settembre, piazza De Ferrari. L'arrivo di Elisabetta d'Inghilterra è un po' come una riscossa elettrizzante, un ritorno al buon tempo antico. Nelle strade c'è già qualche cenno d'eleganza un po' irreale, un cappello a larghe tese, qualche mano guantata. In via XX Settembre la gente si interroga su tre scozzesi in gonnellino che suonano la cornamusa: "Sono autentici!"...
Qualche scuola ha chiuso le aule prima del tempo. I bambini delle elementari sperimentano con le maestre, emozionate a loro volta, le sensazioni di un incontro regale. I reali sbucano con un po' di ritardo sul previsto dalla sopraelevata. Al posto dell'attesa «Rolls Royce» c'è solo una «Fiat 132» blindata e blu.
Il passaggio della Regina e di Filippo d'Edimburgo ha per la folla, bagnata e paziente, l'ingrata rapidità di una scena intravista: lei saluta, lui anche, ed è finita per la gente dei marciapiedi, per quella delle finestre, per gli scolaretti, le signore eleganti, i nostalgici, gli ironici, per chi crede e chi no. E' una città che, tutto considerato, accoglie gli ospiti con rispetto ed esprime contemporaneamente simpatia e senso della realtà dei tempi...
Piove più di prima quando Elisabetta arriva a Palazzo Tursi, quando Filippo d'Edimburgo ne esce reggendo l'ombrello ad Ardenia Cerofolini, ignorando principescamente le mani che dalla folla si protendono verso di lui, invocando un impossibile contatto. Un vero e proprio rovescio si scatena quando la Regina d'Inghilterra arriva a Palazzo Spinola. Elisabetta scende dall'auto, si muove elegante, impassibile e sovrana al cospetto della pioggia copiosa e delle impalcature che rivestono lo stabile. Si volta per un attimo e sorride, muove la mano in un saluto contento, un po' pontificale, forse un po' troppo striminzito per ripagare a sufficienza la gran folla bagnata per la lunga attesa...

Sintesi e adattamento da "IL SECOLO XIX" del 17 ottobre 1980 - (art. Roberto Badino)
NOVEMBRE 1980 -  Un disastroso terremoto colpisce il Sud dell'Italia: migliaia i morti...
LA NAZIONE del 24 novembre 1980 - Disastroso terremoto nel Sud Italia, centinaia di morti fra le rovine
Maggiormente colpite l'Irpinia, il Salernitano e la Basilicata
IL FOTOGRAFO del dicembre 1980 - Edizione straordinaria "Terremoto: immagini di una catastrofe"

( LA NAZIONE del 24 novembre 1980 ) - "Disastroso terremoto nel Sud - centinaia di morti fra le rovine - Il sisma del nono o decimo grado della scala Mercalli, ha colpito con particolare violenza la Campania e la Basilicata. Interi edifici sono crollati a Napoli, Potenza e in altri centri. La popolazione terrorizzata si è data alla fuga con ogni mezzo, rendendo più difficile l'opera di aiuto. Mobilitata la Protezione Civile. Colonne di soccorso, partite da tutta la Penisola, convergono verso la zona del cataclisma - Difficile ovunque l'opera di soccorso. Le linee elettriche e telefoniche sono saltate da Roma fino alla Calabria, rendendo impossibili  le  comunicazioni tra  le  zone terremotate  e  la  sala

operativa del Viminale a Roma - A Balvano più di cento morti - (IL SECOLO XIX del 25 novembre 1980) - "Il terremoto che ha colpito il Sud  si  rivela  una  delle  più grandi  sciagure  della  storia  italiana - Migliaia di morti e dispersi - Ieri sera la tragica

LA NAZIONE del 26 novembre 1980 - A tre giorni dal sisma, ancora non si sa quanti sono i morti. Polemica sul ritardo nei soccorsi...

contabilità ufficiale parlava di 1012 vittime, ma nei paesi dell'Irpinia, del Salernitano e della Basilicata mancano all'appello moltissimi abitanti. In molti centri i soccorritori non sono ancora giunti. Da mesi si temevano scosse nelle zone colpite ed erano stati collocati sismografi-spia. I detenuti tentano un'evasione in massa dal carcere di Poggioreale. La tragedia delle venti famiglie sepolte a Napoli dal crollo di una casa popolare. Decine di vittime sotto  la  chiesa  di Balvano. La gente chiede a Pertini  «pulizia»... Proclamato il lutto nazionale.

IL SECOLO XIX del 29 novembre 1980 - Pioggia e neve sui terremotati. Le tendopoli crollano nel fango. Migliaia nella morsa del freddo. Altre persone estratte vive dalle macerie...

(LA NAZIONE del 26 novembre 1980) - "Ancora non si sa quanti sono i morti. Polemica sul ritardo nei soccorsi - Il ministero degli interni parla di 2400 vittime, destinate "ad aumentare in modo considerevole" - Duecentomila senzatetto, quattro paesi interamente  distrutti, mentre  la  terra  continua  a  sussultare - La tragedia  dell'Alta Irpinia:  la  gravità del disastro scoperta

scoperta venti ore dopo il sisma - Pochi uomini e mezzi dice Zamberletti che propone l'esodo dei terremotati - Secondo il commissario governativo, non è possibile tenere i sopravvissuti sotto le tende. Per ora sono disponibili solo il 5% delle forze necessarie -  Pertini ha visto rabbia e  dolore - In  crisi le  Ferrovie  dello Stato: sette linee sono ancora bloccate. Chiuse anche sei strade statali per l'intero percorso, mentre altre 25 arterie minori sono parzialmente chiuse o transitabili con difficoltà. E' ancora chiusa l'autostrada Salerno-Reggio Calabria.
(IL SECOLO XIX del 29 novembre 1980) - "Il maltempo con pioggia e neve continua ad infierire sui terremotati - Le tendopoli crollano nel fango, migliaia nella morsa del freddo - Altri sepolti vivi tratti in salvo dalle macerie - Il dramma di vecchi e bambini. Occorrono roulotte. Moltissimi dei senzatetto dovranno essere trasferiti in altre zone. Ancora caos nei soccorsi. Non tutti i paesi colpiti dal sisma raggiunti dall'esercito - Zamberletti: «A Roma il terremoto sembrava solo una questione di palazzo...» - Vivere con l'incubo di nuove scosse. La gente ha l'orecchio teso al latrare dei cani. Bottiglie capovolte

IL SECOLO XIX del 25 novembre 1980 - Il terremoto nel Sud, una delle più grandi sciagure italiane - Migliaia di morti e dispersi

diventano sensibili e immediati sismografi - Cinque giorni dopo il terremoto, sotto le macerie continuano a trovare gente viva. Ciò che sembrava speranza assurda si sta avverando. Ieri sera, alle 21, due bambini sono stati salvati a Lioni nell'Avellinese... A Sant'Angelo dei Lombardi, nelle ultime 24 ore, sono stati trovati e salvati altri 10 sepolti vivi... Ormai piove ininterrottamente da tre giorni nelle zone del sisma e sulle montagne del Potentino e dell'Irpinia è iniziata a cadere anche la neve... Per i 250.000 senzatetto le notti si fanno sempre più lunghe e difficili da sopportare nelle tende fradice d'acqua..."

E' LA TERZA VOLTA NEL XX SECOLO , dopo il 1930 e il 1962, che l'Irpinia viene devastata da un sisma. Il terremoto del 23 novembre 1980 (decimo grado della scala Mercalli), fa tremare la terra per 30 interminabili secondi e causa circa 3.000 vittime. Viene avvertito e provoca danni e morti nell'intera Campania e anche in Basilicata. Il bilancio finale dei Vigili del Fuoco parla anche di circa 280.000 sfollati e 8.848 feriti.
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